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Cronaca 8 Settembre 2020

Ponte di via Guazzaloca, Comune di Medicina e Bonifica progettano demolizione e ricostruzione

Entro la fine del 2021 il nuovo ponte sarà ultimato e percorribile». È questa la promessa che il sindaco di Medicina, Matteo Montanari, fa ai residenti e agli agricol- tori che dallo scorso autunno stanno subendo dei disagi, da quando cioè è stato chiuso al traffico il ponte lungo via Guazzaloca che passa sopra lo scolo allacciante Garda.

Chiariamoci, si tratta di una strada in aperta campagna, tra il capoluogo e la frazione di Buda, con poche abitazioni. Tuttavia, la chiusura del ponticello, decisa dopo un sopralluogo dei tecnici comunali nell’ottobre del 2019, ha spostato il traffico, in particolare mezzi agricoli, su via Canale e via Buda. «La chiusura si è resa necessaria perché la spalla, l’imposta e parte dell’intradosso dell’arcata del ponte hanno subito danni piuttosto consistenti a causa di un cedimento della fondazione – spiega Montanari –. Stiamo realizzando il progetto con il Consorzio della Bonifica Renana, che è competente essendo il ponte sopra un canale».

In sostanza, la Bonifica darà una mano al Comune per la progettazione dell’opera (si ipotizza un nuovo ponte in ferro da posizionare già montato), mentre l’ente locale si impegnerà a finanziarla. A questo proposito, «con una delibera di Giunta abbiamo inserito l’intervento nel piano triennale delle opere» aggiunge il sindaco. Lo studio di fattibilità tecnica ed economica ipotizza infatti un costo di 292 mila euro tra progettazione, demolizione e ricostruzione. Tra l’altro, essendo un manufatto realizzato oltre settant’anni fa, è stato necessario interfacciarsi con la Soprintendenza. «Abbiamo provveduto in via preliminare a una verifica di storicità del ponte, ma non è vincolato» conclude Montanari. (gi.gi.)

Nella foto: il ponte lungo via Guazzaloca

Ponte di via Guazzaloca, Comune di Medicina e Bonifica progettano demolizione e ricostruzione
Cronaca 26 Agosto 2020

Parapetti più alti nel ponte di viale Dante sul Santerno

Sono terminati qualche giorno fa i lavori di restauro e risanamento conservativo del parapetto del ponte sul Santerno in viale Dante, di grande importanza perché collega la città all’autodromo, al parco delle Acque minerali e allo stadio Romeo Galli.

Nell’analisi complessiva sullo stato di salute dei ponti di Imola, infatti, lo Studio Micheloni, incaricato da Area Blu, aveva evidenziato come i parapetti fossero troppo bassi rispetto alla normativa attuale. «Inizialmente i lavori si sono concentrati sul ripristino dei parapetti esistenti – dice Donata Mestri di Area Blu –. Poi, al di sopra, sono stati posizionati i nuovi in cemento prefabbricato come i precedenti moduli che costituiscono il parapetto, che hanno consentito di alzare la protezione di una decina di centimetri».

Ad eseguire l’opera, del costo di 42 mila euro (più Iva), è la ditta Zambelli Srl di Galeata. (gi.gi.)

Nella foto (Isolapress): il ponte di viale Dante a Imola

Parapetti più alti nel ponte di viale Dante sul Santerno
Cronaca 25 Luglio 2020

Inaugurato il ponte di via Mingardona che unisce i comuni di Castello, Monterenzio e Casalfiumanese

Questa mattina è stato inaugurato il ponte di via Mingardona in località San Clemente, un un’opera importante al servizio dei comuni di Castel San Pietro, Monterenzio e Casalfiumanese, finanziata dalla Regione Emilia-Romagna con un importo di 240mila euro, nell”ambito di un programma complessivo per mettere in sicurezza il territorio emiliano-romagnolo dal rischio idrogeologico. I lavori si sono conclusi lo scorso 7 luglio.

Al taglio del nastro presenti i tre sindaci: Fausto Tinti di Castel San Pietro, Ivan Mantovani di Monterenzio, Beatrice Poli di Casalfiumanese, insieme a Irene Priolo, assessora all”Ambiente, Difesa del Suolo e della Costa, Protezione Civile Regione Emilia Romagna, e alla consigliera regionale Francesca Marchetti, circondati da assessori, consiglieri e tecnici comunali, rappresentanti delle consulte territoriali, delle associazioni agricole, della Polizia Locale e dei Carabinieri e cittadini. «Questo è un ponte che unisce – ha esordito il sindaco Fausto Tinti  -. Abbiamo lavorato di concerto per tutto il territorio, e rivolgo un ringraziamento particolare a Francesca Marchetti, insieme ai funzionari della Regione e ai tecnici che ci hanno messo l’anima perché questa opera fosse realizzata in breve tempo. E’ soprattutto grazie alla sua determinazione che l’abbiamo portata a casa». «Voglio rivendicare l’interezza di questa vallata del Sillaro – ha aggiunto la sindaca Beatrice Poli – e proprio su questo ponte rivediamo la bellezza della vallata nel suo insieme. Ringrazio l’ufficio tecnico e il Comune di Castel San Pietro che ci ha abbracciato in questa progettazione e la Regione per il supporto che ha dato in questo percorso. La sfida ora è rivederci per ripensare insieme la Vallata». «Questa vallata ha sofferto per la chiusura di questo ponte e di quello di Molino Nuovo – ha affermato la consigliera castellana comunale e regionale Francesca Marchetti -, ma siamo certi che la Giunta regionale e l’assessore Priolo non ci faranno mancare il loro sostegno anche in questa legislatura. E’ stato un lavoro in rete, che ha abbracciato tre Comuni e che il Comune di Castel San Pietro si è assunto solidarmente, per tutti i cittadini che hanno scelto di rimanere a vivere in queste frazioni, ai quali dobbiamo dare risposte e servizi. La bellezza della politica è rispettare gli impegni, al di là degli annunci elettorali».

Inaugurato il ponte di via Mingardona che unisce i comuni di Castello, Monterenzio e Casalfiumanese
Cronaca 21 Gennaio 2019

A Mordano controllati tutti i ponti stradali, sono circa quaranta quelli censiti che fanno capo al Comune

Era la fine del 2017 quando l’Amministrazione guidata dal sindaco Golini si mise in moto per compiere il censimento completo dei ponti stradali presenti sul territorio di propria competenza, in pratica quelli la cui manutenzione è a carico del Comune. Al termine della verifica è risultato che ce ne sono una quarantina. Comunque sia, «si tratta di un provvedimento che tutti i Comuni presto o tardi sono chiamati a mettere in pratica per rispettare la normativa vigente datata 1991 per la quale viene imposto a tutti gli enti, amministratori, concessionari, gestori e proprietari di infrastrutture di predisporre un servizio di censimento, ispezione primaria e vigilanza dei manufatti stradali di propria competenza o facenti parte della rete stradale gestita» precisa l’assessore all’Ambiente con delega a Manutenzioni e patrimonio Gianni Duri.

L’Amministrazione mordanese si è avvalsa della consulenza di Michele La Monica, ingegnere dello Studio Micheloni, con sede legale a Lastra di Signa, in provincia di Firenze, e una filiale anche a Bubano, e noto per lavori simili svolti nel ravennate. Mordano, in pratica, ha deciso di iniziare gli studi in anticipo rispetto ad altre realtà vicine. «Dozza e Imola si stanno attivando anche loro in questi giorni» conferma Alfonso Calderoni, dell’ufficio tecnico del Comune. Una decisione, ci tiene a sottolineare Duri, che non è collegata «ai fatti tragici di Genova dell’agosto scorso». La Monica è stato incaricato, oltre che dell’attività di censimento, anche di svolgere un primo servizio di ispezione, vigilanza e diagnosi della stabilità dei ponti. «La quasi totalità dei manufatti presenti nel mordanese sono stati realizzati in mattoni, con una luce massima dell’arco di 4-5 metri» precisa Calderoni. Nei rilevamenti sono state riscontrate anche alcune criticità ma considerate «assolutamente non gravi a tal punto da mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini e la viabilità» aggiunge.

In questi giorni, lo Studio Micheloni provvederà ad una ulteriore verifica dei ponti che hanno presentato comunque le maggiori criticità. Si parla, ad esempio, di consolidare archi, risanare cordoli e paramenti, fissare parapetti o metterne, curare qualche piccola lesione o indebolimento. Nel dettaglio, quelli da sistemare subito sono 11: due in via Bazzino, due di via Pagnina e due di via Colombarone, uno in via Valentonia, uno in via Colombarone Canale, uno in via San Francesco, uno in via Nuova e uno in via Fossa Maestà. Dall’ufficio comunale fanno sapere che «questa ulteriore verifica dovrebbe concludersi entro marzo-aprile, meteo permettendo» e che «gli altri ponti saranno controllati nei prossimi due anni, in base anche alla loro data di costruzione e ai problemi rilevati, in modo da poter dilazionare la spesa nel tempo». Sin d’ora l’Amministrazione assicura che «nessuna strada sarà chiusa al traffico». (d.b.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 17 gennaio.

Nella foto: il ponte di via San Francesco a Mordano

A Mordano controllati tutti i ponti stradali, sono circa quaranta quelli censiti che fanno capo al Comune
Cronaca 23 Agosto 2018

Carseggio, il nuovo ponte in via Macerato sarà realizzato nel 2019

I soldi ci sono, la progettazione è agli sgoccioli, ma i residenti di via Macerato, nella frazione di Carseggio, ormai è certo che dovranno affrontare un altro inverno potendo utilizzare soltanto il guado (o l’impervia stradina alternativa che conduce alla via Maddalena), in attesa che il nuovo ponte venga realizzato.

Un’attesa che si prolunga dal settembre del 2014, quando la piena del Santerno danneggiò irrimediabilmente il vecchio ponte (poi demolito). Poi, a tempo di record, venne costruito un primo guado in cemento per consentire ai residenti di attraversare. Quando due anni più tardi il guado venne distrutto da un’altra piena, ne fu costruito un secondo, ultimato nella primavera del 2017. Il tutto in attesa della costruzione del nuovo, definitivo, ponte. In agosto, il sindaco Gisella Rivola ha ricevuto dalle mani dei progettisti del servizio Area Reno e Po di Volano dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile (ex Servizio tecnico di bacino) il progetto definitivo e, a breve, verrà approvato l’esecutivo. «Si tratta di un ponte di prima categoria, quindi attraversabile anche dai mezzi pesanti – dice Rivola -. Sarà in acciaio e cemento, ad un’unica campata, quindi senza pilone centrale, ma con dei tiranti di sostegno. Inoltre, sarà alto due metri in più rispetto al precedente. Vogliamo presentare il progetto ai cittadini in un incontro pubblico da fissare nella seconda metà di settembre».

Per quanto riguarda i tempi, «l’obiettivo è affidare i lavori entro la fine di quest’anno per costruire l’opera l’anno successivo, ultimandola prima dell’inverno 2019» aggiunge il sindaco. Sulla questione costi, invece, ci sono novità perché il ponte così progettato avrà costi maggiori di quanto ipotizzato inizialmente. Da tempo, infatti, è noto l’impegno della Regione Emilia Romagna a finanziare interamente l’opera. Ora, ai 985 mila euro già stanziati, «nel corso dell’assestamento di bilancio di luglio abbiamo aggiunto ulteriori 600 mila euro» conferma il consigliere regionale Roberto Poli (Pd). Fatti due conti, si tratta di un’opera che supererà il milione e mezzo di euro.

gi.gi.

L”articolo completo su «sabato sera» del 23 agosto.

Nella foto: il secondo guado ultimato nel 2017

Carseggio, il nuovo ponte in via Macerato sarà realizzato nel 2019
Cronaca 25 Aprile 2018

Storie della Liberazione, quando un ponte sul Correcchio fece passare i polacchi

Gli episodi legati alla liberazione, avvenuti il 14 aprile 1945, o nelle giornate immediatamente precedenti o successive sono numerosi, ma il più delle volte la loro memoria si è perduta man mano che i protagonisti ci hanno lasciato. Non è questo il caso di Leo Monduzzi, all’epoca quindicenne, che ricorda con chiarezza quanto avvenne in quei giorni. «Quei ricordi sono sempre stati presenti nella mia memoria – precisa Leo – ma se ne restavano fermi e non sentivo la necessità di farli uscire. Da un po’ di tempo, però, ho cominciato a pensare che un episodio in particolare meritava di essere raccontato, perché tutti potessero conoscerlo».

Siamo nell’aprile 1945, gli Alleati stanno preparando una grande offensiva per conquistare la Pianura Padana e sperano di dare il colpo definitivo alla Germania di Hitler e ai suoi alleati. I preparativi includono incursioni aeree e bombardamenti di artiglieria per indebolire il nemico e spianare la strada all’avanzata. «Eravamo sfollati nel podere Brenta, condotto dai miei zii Monti, di proprietà del padre di Ebe Stignani – racconta Leo – che si trova tra via Casalegno, via Correcchio e vicolo Crucca. Bombe e granate cadevano sempre più spesso e, per ripararci, furono scavate delle piccole gallerie nella sponda del Correcchio, poco più che misere tane dove ci si stava a malapena e molto scomodi; comunque, grazie a queste, avemmo un minimo di protezione. Ricordo che uno di quei giorni mi trovavo nei campi, quando vidi arrivare un cacciabombardiere a volo quasi radente, rapido mi gettai in un fosso, mentre l’aereo sganciava le due bombe che portava sotto le ali per colpire il ponte sul Correcchio a Pontesanto e bloccare la ritirata ai tedeschi. Mancò il bersaglio! Una bomba cadde da un lato del ponte e una dall’altro, nell’aia del podere oggi sede di Hera. A farlo saltare forse ci pensarono i tedeschi, dopo che ebbero fatto passare i loro mezzi».

L’offensiva alleata, iniziata sul Senio tra il 10 e l’11 aprile, stava raggiungendo Imola. I tedeschi se ne andarono dalla città e dai dintorni tra il 13 e il 14, lasciando solo pattuglie e cecchini per rallentare l’avanzata. I polacchi infatti, stavano avanzando a nord della via Emilia e il loro obiettivo principale era raggiungere e prendere Bologna, per avere così il controllo su una vasta area della Pianura Padana. «Quell’ufficiale parlava abbastanza bene l’italiano e voleva sapere se c’erano ancora ponti transitabili – spiega Leo – e io gli risposi che i tedeschi li avevano distrutti. Mi propose di salire con lui sulla cingoletta e di fargli da guida e io accettai. Usciti dalla stradina che dal podere Brenta mette in via Correcchio, indicai all’ufficiale un ponticello, rimasto intatto perché alcuni uomini, penso appartenessero alle Sap, avevano sabotato i contatti che azionavano le mine fabbricate dai tedeschi. “Bene, passeranno di qui” propose l’ufficiale.

f.t.

L”articolo completo su «sabato sera» in edicola dal 25 aprile.

Nella foto: il ponte che immette nella proprietà che oggi appartiene alla famiglia di Luigi Grandi

Storie della Liberazione, quando un ponte sul Correcchio fece passare i polacchi

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