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Cronaca 21 Gennaio 2019

A Mordano controllati tutti i ponti stradali, sono circa quaranta quelli censiti che fanno capo al Comune

Era la fine del 2017 quando l’Amministrazione guidata dal sindaco Golini si mise in moto per compiere il censimento completo dei ponti stradali presenti sul territorio di propria competenza, in pratica quelli la cui manutenzione è a carico del Comune. Al termine della verifica è risultato che ce ne sono una quarantina. Comunque sia, «si tratta di un provvedimento che tutti i Comuni presto o tardi sono chiamati a mettere in pratica per rispettare la normativa vigente datata 1991 per la quale viene imposto a tutti gli enti, amministratori, concessionari, gestori e proprietari di infrastrutture di predisporre un servizio di censimento, ispezione primaria e vigilanza dei manufatti stradali di propria competenza o facenti parte della rete stradale gestita» precisa l’assessore all’Ambiente con delega a Manutenzioni e patrimonio Gianni Duri.

L’Amministrazione mordanese si è avvalsa della consulenza di Michele La Monica, ingegnere dello Studio Micheloni, con sede legale a Lastra di Signa, in provincia di Firenze, e una filiale anche a Bubano, e noto per lavori simili svolti nel ravennate. Mordano, in pratica, ha deciso di iniziare gli studi in anticipo rispetto ad altre realtà vicine. «Dozza e Imola si stanno attivando anche loro in questi giorni» conferma Alfonso Calderoni, dell’ufficio tecnico del Comune. Una decisione, ci tiene a sottolineare Duri, che non è collegata «ai fatti tragici di Genova dell’agosto scorso». La Monica è stato incaricato, oltre che dell’attività di censimento, anche di svolgere un primo servizio di ispezione, vigilanza e diagnosi della stabilità dei ponti. «La quasi totalità dei manufatti presenti nel mordanese sono stati realizzati in mattoni, con una luce massima dell’arco di 4-5 metri» precisa Calderoni. Nei rilevamenti sono state riscontrate anche alcune criticità ma considerate «assolutamente non gravi a tal punto da mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini e la viabilità» aggiunge.

In questi giorni, lo Studio Micheloni provvederà ad una ulteriore verifica dei ponti che hanno presentato comunque le maggiori criticità. Si parla, ad esempio, di consolidare archi, risanare cordoli e paramenti, fissare parapetti o metterne, curare qualche piccola lesione o indebolimento. Nel dettaglio, quelli da sistemare subito sono 11: due in via Bazzino, due di via Pagnina e due di via Colombarone, uno in via Valentonia, uno in via Colombarone Canale, uno in via San Francesco, uno in via Nuova e uno in via Fossa Maestà. Dall’ufficio comunale fanno sapere che «questa ulteriore verifica dovrebbe concludersi entro marzo-aprile, meteo permettendo» e che «gli altri ponti saranno controllati nei prossimi due anni, in base anche alla loro data di costruzione e ai problemi rilevati, in modo da poter dilazionare la spesa nel tempo». Sin d’ora l’Amministrazione assicura che «nessuna strada sarà chiusa al traffico». (d.b.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 17 gennaio.

Nella foto: il ponte di via San Francesco a Mordano

A Mordano controllati tutti i ponti stradali, sono circa quaranta quelli censiti che fanno capo al Comune
Cronaca 23 Agosto 2018

Carseggio, il nuovo ponte in via Macerato sarà realizzato nel 2019

I soldi ci sono, la progettazione è agli sgoccioli, ma i residenti di via Macerato, nella frazione di Carseggio, ormai è certo che dovranno affrontare un altro inverno potendo utilizzare soltanto il guado (o l’impervia stradina alternativa che conduce alla via Maddalena), in attesa che il nuovo ponte venga realizzato.

Un’attesa che si prolunga dal settembre del 2014, quando la piena del Santerno danneggiò irrimediabilmente il vecchio ponte (poi demolito). Poi, a tempo di record, venne costruito un primo guado in cemento per consentire ai residenti di attraversare. Quando due anni più tardi il guado venne distrutto da un’altra piena, ne fu costruito un secondo, ultimato nella primavera del 2017. Il tutto in attesa della costruzione del nuovo, definitivo, ponte. In agosto, il sindaco Gisella Rivola ha ricevuto dalle mani dei progettisti del servizio Area Reno e Po di Volano dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile (ex Servizio tecnico di bacino) il progetto definitivo e, a breve, verrà approvato l’esecutivo. «Si tratta di un ponte di prima categoria, quindi attraversabile anche dai mezzi pesanti – dice Rivola -. Sarà in acciaio e cemento, ad un’unica campata, quindi senza pilone centrale, ma con dei tiranti di sostegno. Inoltre, sarà alto due metri in più rispetto al precedente. Vogliamo presentare il progetto ai cittadini in un incontro pubblico da fissare nella seconda metà di settembre».

Per quanto riguarda i tempi, «l’obiettivo è affidare i lavori entro la fine di quest’anno per costruire l’opera l’anno successivo, ultimandola prima dell’inverno 2019» aggiunge il sindaco. Sulla questione costi, invece, ci sono novità perché il ponte così progettato avrà costi maggiori di quanto ipotizzato inizialmente. Da tempo, infatti, è noto l’impegno della Regione Emilia Romagna a finanziare interamente l’opera. Ora, ai 985 mila euro già stanziati, «nel corso dell’assestamento di bilancio di luglio abbiamo aggiunto ulteriori 600 mila euro» conferma il consigliere regionale Roberto Poli (Pd). Fatti due conti, si tratta di un’opera che supererà il milione e mezzo di euro.

gi.gi.

L”articolo completo su «sabato sera» del 23 agosto.

Nella foto: il secondo guado ultimato nel 2017

Carseggio, il nuovo ponte in via Macerato sarà realizzato nel 2019
Cronaca 25 Aprile 2018

Storie della Liberazione, quando un ponte sul Correcchio fece passare i polacchi

Gli episodi legati alla liberazione, avvenuti il 14 aprile 1945, o nelle giornate immediatamente precedenti o successive sono numerosi, ma il più delle volte la loro memoria si è perduta man mano che i protagonisti ci hanno lasciato. Non è questo il caso di Leo Monduzzi, all’epoca quindicenne, che ricorda con chiarezza quanto avvenne in quei giorni. «Quei ricordi sono sempre stati presenti nella mia memoria – precisa Leo – ma se ne restavano fermi e non sentivo la necessità di farli uscire. Da un po’ di tempo, però, ho cominciato a pensare che un episodio in particolare meritava di essere raccontato, perché tutti potessero conoscerlo».

Siamo nell’aprile 1945, gli Alleati stanno preparando una grande offensiva per conquistare la Pianura Padana e sperano di dare il colpo definitivo alla Germania di Hitler e ai suoi alleati. I preparativi includono incursioni aeree e bombardamenti di artiglieria per indebolire il nemico e spianare la strada all’avanzata. «Eravamo sfollati nel podere Brenta, condotto dai miei zii Monti, di proprietà del padre di Ebe Stignani – racconta Leo – che si trova tra via Casalegno, via Correcchio e vicolo Crucca. Bombe e granate cadevano sempre più spesso e, per ripararci, furono scavate delle piccole gallerie nella sponda del Correcchio, poco più che misere tane dove ci si stava a malapena e molto scomodi; comunque, grazie a queste, avemmo un minimo di protezione. Ricordo che uno di quei giorni mi trovavo nei campi, quando vidi arrivare un cacciabombardiere a volo quasi radente, rapido mi gettai in un fosso, mentre l’aereo sganciava le due bombe che portava sotto le ali per colpire il ponte sul Correcchio a Pontesanto e bloccare la ritirata ai tedeschi. Mancò il bersaglio! Una bomba cadde da un lato del ponte e una dall’altro, nell’aia del podere oggi sede di Hera. A farlo saltare forse ci pensarono i tedeschi, dopo che ebbero fatto passare i loro mezzi».

L’offensiva alleata, iniziata sul Senio tra il 10 e l’11 aprile, stava raggiungendo Imola. I tedeschi se ne andarono dalla città e dai dintorni tra il 13 e il 14, lasciando solo pattuglie e cecchini per rallentare l’avanzata. I polacchi infatti, stavano avanzando a nord della via Emilia e il loro obiettivo principale era raggiungere e prendere Bologna, per avere così il controllo su una vasta area della Pianura Padana. «Quell’ufficiale parlava abbastanza bene l’italiano e voleva sapere se c’erano ancora ponti transitabili – spiega Leo – e io gli risposi che i tedeschi li avevano distrutti. Mi propose di salire con lui sulla cingoletta e di fargli da guida e io accettai. Usciti dalla stradina che dal podere Brenta mette in via Correcchio, indicai all’ufficiale un ponticello, rimasto intatto perché alcuni uomini, penso appartenessero alle Sap, avevano sabotato i contatti che azionavano le mine fabbricate dai tedeschi. “Bene, passeranno di qui” propose l’ufficiale.

f.t.

L”articolo completo su «sabato sera» in edicola dal 25 aprile.

Nella foto: il ponte che immette nella proprietà che oggi appartiene alla famiglia di Luigi Grandi

Storie della Liberazione, quando un ponte sul Correcchio fece passare i polacchi

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