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Cronaca 1 Gennaio 2019

Lo chef Antonio Scaccio di «Affetti & Sapori» cucina per i Vip su yacht in rotta tra Miami, Caraibi ed Europa

«Da sempre ho desiderato viaggiare, l’ho fatto per puro piacere o lavoro, mi sono spostato e ho abitato in tante città, sono un po’ “nomade” in questo, chissà un giorno riconoscerò il posto dove fermarmi…». La voce arriva da Miami, in Florida, e lui è Antonio Scaccio, che a Imola ha gestito fino a pochi mesi fa il locale «Affetti & Sapori Cucina Naturale», nel quartiere Zolino. Proprio la vetrina chiusa del locale e il cartello nel quale si informa la clientela che lo chef è impegnato a bordo di uno yacht, ha stuzzicato la nostra curiosità e ci ha spinti a cercarlo per saperne di più.

Con molta disponibilità Scaccio, cinquantasettenne, autore di libri di cucina vegetariana e vegana, ha accettato di raccontarci la sua esperienza, attualmente a bordo del mega yacht «Utopia4», un 63 metri che appartiene ai miliardari americani J.R. and Loren Ridinger, proprietari di Market America, un incrocio, come loro lo definiscono, tra Amazon e Qvc, tra i più ricchi negli Stati Uniti.

Per lo chef di origine siciliana non è la prima esperienza di questo genere. Per diversi anni ha lavorato sullo yacht di Dolce e Gabbana ed è stato richiesto su altri yacht nel Mediterraneo, così come negli Stati Uniti e nei Caraibi. «Lavorare su una barca non è scontato, servono conoscenze a 360 gradi, praticità, lungimiranza, velocità, attenzioni – racconta -. Con i vip poi è tutto inaspettato ma io cerco di stare sempre un passo avanti a loro, è importante per godere della stima di chi ti paga e acquisire autorevolezza tra chi lavora con me». L’«Utopia4» si sposta tra i Caraibi, le Bahamas, il Nord America e l’Europa, a seconda delle stagioni. I proprietari, che possiedono anche altre barche, amano organizzare eventi importanti con super vip al seguito, occasioni mondane in cui business e divertimento si fondono. Solo per citare alcuni nomi, Scaccio nei giorni scorsi ha cucinato per Eva Longoria, Serena Williams, Jennifer Lopez, Alicia Keys, Justin Bieber…

«Ogni cosa, dalla qualità del cibo al servizio devono essere assolutamente impeccabili». Uno yacht come quello dei Ridinger ha un equipaggio fisso di tredici persone, dal comandante ai marinai, passando per lo chef e i suoi aiutanti. Quando ci sono gli eventi, altri vengono ingaggiati all’occorrenza perché tutto fili alla perfezione, compresi i fuochi d’artificio. «Io sono tra i più “anziani”. Il nostro lavoro è impegnativo dal punto di vista professionale – prosegue Scaccio -. Ci occupiamo della preparazione del cibo, dell’approvvigionamento, della sistemazione di interni ed esterni dello yacht, lo scopo è di far star bene tutti, dai vari guest allo staff».

Una vita che non offre solo vantag-gi. Scaccio confessa che gli mancano «l’affetto della mia compagna, rimasta a Imola» e le amicizie, ma non sa quando tornerà. Inevitabile parlare anche di «Affetti & Sapori». «Ci ho lasciato il cuore – ammette -. Avevo formato diversi aiutanti pensando di affidare loro il locale affinché proseguissero l’attività, ma li ho “persi” per strada per i motivi più vari. E non me la sono sentita di ripartire da zero con altri. Quello che ho costruito a Imola è unico come concept store biologico certificato. La gestione era difficile perché si trattava di un locale con tante proposte diverse ogni giorno: pesce, vegano, cibi per intolleranti, sushi, sashimi, biscotteria, pizza al taglio e pane con farine antiche o lievitazioni naturali da gourmet, pasticceria, paella, il servizio catering».

Scaccio lascia aperta una porta per un suo futuro ritorno: «Mi scrivono in tanti… Per adesso l’attività è ferma, vedremo se ci saranno investitori disposti a fare qualcosa insieme». (m.t.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 20 dicembre

Nella foto sopra: Antonio Scaccio con l”attore e cantante Jamie Foxx

Nelle altre due foto: Scaccio con il resto dell”equipaggio e un suo piatto

Imola

Lo chef Antonio Scaccio di «Affetti & Sapori» cucina per i Vip su yacht in rotta tra Miami, Caraibi ed Europa
Cronaca 23 Ottobre 2018

La zuppetta dell'Hostaria 900 trionfa al concorso legato alla Festa dei Frutti dimenticati di Casola Valsenio

E” imolese il piatto migliore del concorso l”Indimenticabile. La seconda edizione della gara abbinata alla Festa dei Frutti dimenticati di Casola Valsenio è stata infatti vinta dall’Hostaria 900, l”unico ristorante di Imola in lizza.

La “Zuppetta di mele della rosa con polpettine di Mora Romagnola”, proposta dal titolare del locale, Orazio Galanti, ha battuto la concorrenza dei piatti realizzati dagli altri partecipanti al concorso, l”Acquavitae presso il Grand Hotel di Riolo Terme, la Cantina del Bonsignore di Brisighella, il ristorante San Biagio Vecchio di Faenza e la Locanda Senio di Palazzuolo sul Senio.

«L”abbinamento della carne di maiale con le mele è un abbinamento di antica tradizione, che è stato riproposto e ben valorizzato in questo piatto – si legge nella motivazione scritta dalla giuria -. La Mela della Rosa è una delle varietà tra le più antiche di mela, coltivata già nel 1300. Ha una parte giallo/verdina ed una rosata che la fa somigliare ad una bella guancia tanto che quando si voleva fare un complimento ad una bella ragazza si diceva che era bella come una mela della rosa».

I giurati, che rappresentavano If Imola Faenza Tourism Company,  Proloco Casola Valsenio, Associazione per la valorizzazione dei Frutti Dimenticati e Istituto Alberghiero di Riolo Terme, hanno particolarmente apprezzato l”abbinamento del «gusto asprino della mela» con le «deliziose polpettine di carne». «L”uso della Mora romagnola – prosegue la motivazione – denota una particolare attenzione ai prodotti del nostro territorio. Piacevole anche la presentazione, fatta in un piatto che ricordava nella forma le zuppiere che venivano messe al centro della tavola e da cui tutta la famiglia attingeva per il pasto, in un gesto di grande comunione».

Una particolare segnalazione è stata inoltre riservata al ristorante San Biagio Vecchio, per «aver colto appieno lo spirito del concorso, impegnandosi particolarmente nell”organizzazione di una serata che è risultata ben riuscita e con grande interesse e partecipazione del pubblico presente».

Nella foto un momento della premiazione

La zuppetta dell'Hostaria 900 trionfa al concorso legato alla Festa dei Frutti dimenticati di Casola Valsenio
Cronaca 11 Settembre 2018

Locali Imola, Sirio ha riportato la musica alle Acque Minerali e ora punta a vincere il bando pluriennale

Discoteca, liscio, serate a tema, ma anche colazioni, pranzi leggeri, aperitivi, corsi di yoga, eventi per bambini e tanto altro. Quella che sta per concludersi è stata un’estate densa di novità per il bar all’interno del parco delle Acque minerali di Imola. Il gruppo ravennate Sirio Spa si è infatti aggiudicato la gestione del locale dal 5 giugno al 31 ottobre, proponendo un aumento di 5.700 euro rispetto al canone a base d’asta (8.000 euro). Un’offerta che faceva ben sperare per il rilancio dopo alcuni anni decisamente travagliati, uscite di scena importanti e gestori scappati in anticipo senza versare quanto dovuto.

Sirio Spa, nata come gestore del servizio ristorazione bar in ambito ospedaliero presso il Sant’Orsola Malpighi, oggi si occupa di 75 punti vendita, dalla ristorazione autostradale e stradale (SirioGrill, soprattutto sull’Autostrada A22 Modena-Brennero) all’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna con ristorante e bar a marchio La Ghiotta, passando per tre fast food in franchising Burger King a Jesolo Lido, Bolzano e Venezia. Complessivamente, ha raggiunto un fatturato annuo di oltre 60 milioni di euro e dà lavoro a circa 600 dipendenti.

Presidente del gruppo dal 2004 è l’imolese Stefania Atzori, alla quale abbiamo chiesto un bilancio di questa prima estate. «E’ sicuramente positivo – afferma decisa -. Abbiamo assunto 7 persone, che salgono a 15 se consideriamo anche quelle che lavorano “a chiamata” per gli eventi. Complessivamente, per noi si è trattato di un investimento da 50 mila euro». Oltre al bar aperto tutti i giorni dalla colazione agli aperitivi passando per un pranzo veloce, «siamo soddisfatti e orgogliosi di essere riusciti a portare la musica» tiene a rimarcare Atzori. Una cosa tutt’altro che scontata, visti i ben noti limiti imposti dal regolamento comunale (al massimo 50 serate senza andare oltre le 2 di notte) e la necessità di dotarsi di un impianto audio diverso dal precedente.

«Abbiamo installato nuove casse che concentrano il suono solo sulla pista dove si balla e non abbiamo mai sforato l’orario – prosegue -. Questo ci ha consentito di instaurare ottimi rapporti con chi ha la casa nelle vicinanze». Per l’estate 2018 sono state create due serate con musica da discoteca. Al martedì, gratuita per i giovanissimi e limitata alla pista piccola e coperta a fianco del bar, e al giovedì, quando l’evento richiama ragazzi anche sopra ai 20 anni e c’è un biglietto d’entrata (da 3 a 5 euro, a seconda dell’orario).

«La discoteca richiama un migliaio di ragazzi ogni sera (il limite fissato per la capienza è 1.400, ndr) – dice la Atzori -. Anche i genitori la apprezzano perché consente loro di portare i propri figli vicino casa. Oltre al servizio di sicurezza, abbiamo scelto di avere sempre un’ambulanza nel parcheggio pronta per ogni evenienza. Non eravamo obbligati, ma crediamo faccia parte delle nostre responsabilità». L’obiettivo, tuttavia, era quello di aprire le Acque a varie fasce d’età. Da qui la creazione di serate a tema (ad esempio ballo liscio e il tango), corsi di yoga e campi estivi per i ragazzi, «che proseguiranno in settembre, mentre per ottobre valuteremo in base alla stagione».

Finita la stagione, il Comune di Imola dovrà pubblicare un nuovo bando pluriennale «e noi abbiamo intenzione di partecipare con il nostro progetto, realizzabile nel corso di una gestione più lunga» afferma decisa. (gi.gi.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 6 settembre

Nella foto Stefania Atzori

Locali Imola, Sirio ha riportato la musica alle Acque Minerali e ora punta a vincere il bando pluriennale
Economia 20 Giugno 2018

Massimiliano Mascia del San Domenico cucina per beneficenza con Gordon Ramsay e Carlo Cracco

Lo chef Massimiliano Mascia del San Domenico di Imola tra gli chef stellati protagonisti della serata “Gordon Ramsay & Friends” al Forte Village in Sardegna. Un evento giunto alla seconda edizione che ha lo scopo di raccogliere fondi per la Fondazione del celebre cuoco inglese e della moglie. Insieme a Mascia (2 stelle Michelin) e Ramsey (7 stelle Michelin complessive per 4 dei suoi 23 ristoranti) anche Giuseppe Mancino (2 stelle Michelin) e Carlo Cracco (1 stella Michelin), anche quest”ultimo ben noto volto dei format di cucina televisivi.

Un quartetto stellato per la prima volta in cucina insieme nel prestigioso resort per la Gordon & Tana Ramsay Foundation che sostiene la Great Ormond Street Hospital Children”s Charity.

Il “nostro” chef ha proposto per l’occasione un primo piatto: riso mantecato all’olio extra vergine di oliva con crema di piselli, spugnole e sugo di arrosto. Tra l”altro, Mascia a luglio e agosto si occuperà della Terrazza San Domenico proprio nel cuore del Forte Village. Affiancato da parte dello staff proveniente dalla cucina di Imola, proporrà agli ospiti alcuni grandi classici del San Domenico, come l’Uovo in Raviolo San Domenico con burro di malga Parmigiano dolce e tartufo di stagione. Senza dimenticare la classica piadina romagnola per portare un po” della passione e vitalità dell’Emilia Romagna in Sardegna.

Nella foto Massimiliano Mascia, Gordon Ramsay, Giuseppe Mancino e Carlo Cracco

Massimiliano Mascia del San Domenico cucina per beneficenza con Gordon Ramsay e Carlo Cracco
Cronaca 3 Giugno 2018

I ricordi dello chef Battizocco: «L’incontro con Cracco e il matrimonio di Pavarotti»

Lo chef Davide Battizocco ha vinto nella sezione Professionisti l’edizione 2018 del concorso internazionale «Bartolomeo Scappi», competizione promossa dall’omonimo istituto alberghiero di Castel San Pietro, in cui si è diplomato tredici anni fa.

I suoi «Cappelletti di baccalà mantecato all’olio extravergine d’oliva nel suo latte affumicato e purè di cipolle caramellate», con un ripieno decisamente originale come chiesto dai giudici, hanno saputo convincere, permettendogli di agguantare il primo premio tra i dodici cuochi in gara. E’ il terzo successo in altrettante partecipazioni per lo chef ozzanese, dopo le vittorie nel 2015 e nel 2016.

Il ristorante La sosta del Gallo, gestito da Battizocco in società con la cugina Daniela Zanardi presso Gallo Bolognese, riflette la filosofia dello chef. Si tratta, infatti, di un locale a gestione familiare che nel suo menù coniuga piatti tradizionali e pietanze più ragionate ed elaborate. Ed è proprio tra i tavoli degli accoglienti ambienti del ristorante che si è svolta questa intervista.

Quali sono le esperienze nel contesto scolastico che le sono rimaste più impresse?
«Sicuramente partecipare a vari concorsi, anche all’estero, mi ha permesso di farmi le ossa e capire quanto forte era la competizione. Poi ricordo con particolare piacere la vittoria nell’ultimo anno di scuola, il 2005, del concorso nazionale indetto dalla rivista “La Cucina Italiana”. Vinsi portando una ricetta studiata da un mio professore e il premio lo ricevetti dalle mani di Carlo Cracco, che allora era “meno televisivo” e non aveva ancora l’aura di notorietà di oggi. Un’altra esperienza particolare è stata partecipare, durante uno stage presso un’azienda di catering nel 2003, al matrimonio di Luciano Pavarotti e Nicoletta Mantovani a Modena. Mi ha permesso di vedere cosa è necessario curare per arrivare ai massimi livelli in questo settore».

Poi ha deciso di mettersi in proprio. Come è iniziata la storia del ristorante?
«Io e mia cugina Daniela abbiamo rilevato la proprietà del ristorante da ormai sette anni, e tutto è iniziato il giorno in cui, fermandomi a fare benzina, notai il locale proprio di fianco alla pompa. Qualche tempo dopo venni a sapere che i proprietari volevano cedere l’attività, così ci siamo buttati in questa avventura. Abbiamo aperto nel febbraio del 2011 e, in questo lasso di tempo, il ristorante, la cucina e gli ambienti sono evoluti con noi, nonostante la scelta di mantenere una conduzione familiare e non assumere dipendenti ci abbia portati a fare un passo alla volta, senza sconvolgimenti».

Che impronta cerca di dare alla sua cucina?
«Sono un amante della cucina tradizionale, e penso che la tradizione tramandata possa costituire un’ottima base per creare un servizio di qualità. Penso che molti ristoranti sbaglino a puntare tutto solo sull’aspetto gastronomico e innovativo. E’ importante sapere creare, ma se la tagliatella la fai male il cliente nel tuo ristorante non ci tornerà più. Continuo a cercare di imparare da autodidatta, frequentando ristoranti di alto livello per carpire qualcosa di utile dal lavoro dei professionisti all’opera, oppure da una particolare scelta nell’arredamento del locale. Però al contempo mantengo un forte legame con la tradizione». (ri.ra.) 

L’intervista completa e la ricetta dei cappelletti al baccalà mantecato sul “sabato sera” del 31 maggio. 

Nelle foto: lo chef Battizocco durante la premiazione e i suoi cappelletti di baccalà con i quali ha vinto il concorso Bartolomeo Scappi (Industrialfoto)

I ricordi dello chef Battizocco: «L’incontro con Cracco e il matrimonio di Pavarotti»
Cronaca 29 Maggio 2018

Osservanza, il ristorante nell’ex L’Altro Caffè vuole aprire a fine giugno

Il cantiere è ormai agli sgoccioli e, a breve, potrà aprire il ristorante. L’immobile dell’ex L’Altro Caffè sarà il primo tra quelli che fanno parte del complesso dell’Osservanza ad avere una nuova vita. Nel settembre del 2016 il fabbricato e l’area cortiliva annessa sono stati aggiudicati per venti anni allo chef Michele Quitadamo, 35 anni, già cuoco dell’Opera Dulcis di piazza Matteotti.

In febbraio, finalmente, sono cominciati i lavori a carico di Osservanza Srl. Si tratta di un restauro conservativo, che include il rinnovamento dell’impianto idrico, fognario e degli impianti elettrici, infissi, nuovi servizi igienici, manutenzione della copertura con smontaggio e rimontaggio degli architravi, l’allacciamento al teleriscaldamento. Il costo è di 500 mila euro e gli operai della cooperativa borghigiana Cims dovrebbero ultimare l’opera entro metà giugno.

Lo chef Quitadamo dovrà eseguire a sue spese i lavori dell’impiantistica dedicata all’attività vera e propria e provvedere all’arredo e all’allestimento di sala e cucina. L’idea è trasformarlo in un ristorante con una cinquantina di coperti e un’area bar, con annesso dehor per sfruttare gli spazi esterni nel periodo estivo. «I lavori stanno procedendo – aggiorna lo chef Quitadamo  -. Contiamo di ultimare l’allestimento entro fine giugno e inaugurare».Nel momento in cui gli verranno consegnati i locali ristrutturati, lo chef si è impegnato a pagare un affitto che, come da base d’asta, sarà di 24 mila euro per i primi due anni, che salgono a 30 mila euro nel terzo e quarto anno e poi a 36 mila euro per i restanti sedici anni.

Quitadamo a suo tempo è stato l’unico a presentare un’offerta (un’altra società fu esclusa perché la domanda era incompleta) e ha proposto un rialzo del 2,5 per cento. L’Altro Caffè, raccontò, l’aveva colpito per la posizione: «All’interno di un bel parco, vicino al centro storico e con un parcheggio vicino». (gi.gi.) 

Nella foto lo chef Michele Quitadamo controlla il cantiere

Osservanza, il ristorante nell’ex L’Altro Caffè vuole aprire a fine giugno

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