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Economia 1 Giugno 2019

Il Palio dei Borghi con i balestrieri di Sansepolcro chiude la Sagra dell'Agricoltura edizione 2019

La 38ª edizione della Sagra dell’Agricoltura si avvia verso il gran finale: il Palio dei Borghi, in programma domenica 2 giugno, quest’anno nella sua veste innovativa con i balestrieri di Sansepolcro a sfidarsi in una gara di abilità balistica per il successo finale. Una novità che renderà sicuramente ancor più appassionante il 36º Palio dei Borghi, evento clou di una edizione della Sagra nella quale non sono mancati i momenti di festa, tra la tradizionale selezione di miss, l’offerta gastronomica (anche in questi ultimi giorni stand aperto dalle 19 e domenica anche dalle 12) e tante iniziative per bambini e ragazzi.

Ma le novità non sono certo mancate. Già a partire dalla prima giornata, venerdì 24 maggio, che ha visto per la prima volta il taglio del nastro tenersi alla mattina, con il sindaco Stefano Golini e il patron della Sagra, Renato Folli, accendere i motori della manifestazione circondati da tanti ragazzi. Erano i circa 600 alunni delle scuole di Mordano, Bubano e Sasso Morelli che si sono ritrovati tutti assieme per una mattinata in cui hanno partecipato ai numerosissimi laboratori tutti per loro.

La selezione di Miss Italia, andata in passerella sabato, ha visto il successo di Cecilia Buzzanca, 18 anni, di Argelato, che si è aggiudicata la fascia di Miss Mordano – Miss Palio dei Borghi. Al secondo posto, fascia Miss Rocchetta Bellezza, Martina Iacurci, 20 anni, da Modena; terzo per Maria Grazia Bologna, 18 anni, di Imola; quarto per Angela Tufano, 29 anni, di Soliera (Modena); al quinto posto a pari merito Beatrice Molignini, 17 anni, di Bologna e Matilde Fabbri, 19 anni, di Forlì. (r.cr.)

Maggiori dettagli sull”ultimo weekend della sagra sono su «sabato sera» del 30 maggio

Nella foto le miss elette nella selezione regionale a Mordano

Il Palio dei Borghi con i balestrieri di Sansepolcro chiude la Sagra dell'Agricoltura edizione 2019
Economia 23 Maggio 2019

Torna dal 24 maggio al 2 giugno la Sagra dell'Agricoltura di Mordano che quest'anno presenta molte novità

La Sagra dell’Agricoltura di Mordano apre i battenti. Da venerdì 24 maggio a domenica 2 giugno il campo sportivo di Mordano accoglierà la 38ª edizione di una manifestazione ricca di tradizione, ma anche di innovazioni, senza dimenticare lo spettacolo, la musica e un gustoso menù di gastronomia. Oltre al trasloco nel campo sportivo, altra novità riguarda il taglio del nastro, anticipato alla mattina del 24 maggio (ore 10). Poi, l’intera giornata di venerdì sarà dedicata a bimbi e genitori. «Ci saranno dei laboratori per 600 alunni delle scuole del territorio, molti dei quali manipolativi e dedicati alla gastronomia locale», ha spiegato Silvia Ercolani, componente del comitato organizzatore.

Una festa, insomma, per tutta la famiglia, che culminerà con la 36ª edizione del Palio dei Borghi, domenica 2 giugno. Ma quest’anno sarà un palio diverso: niente più cavalli montati a pelo, ma a sfidarsi saranno i balestrieri di Sansepolcro, antico sodalizio che fonda le sue radici nel Rinascimento toscano. Venendo al programma, sabato 24 maggio, oltre al taglio del nastro alle 10 nel campo sportivo di Mordano, ci saranno a partire dalle 9.30 i laboratori didattici dedicati agli Antichi mestieri e giochi di una volta, che vedranno impegnati gli alunni delle scuole di ogni grado di Mordano, Bubano e Sasso Morelli fino alle 11. Alle 18 altro momento di divertimento con i tornei di calcio e di pallavolo, che coinvolgerà i genitori degli alunni e gli insegnanti dei ragazzi delle scuole di Mordano e Bubano. Alle 21.30 la serata musicale si animerà con la pop-dance show offerta dai «Moka Club».

Sabato 25 maggio si comincerà nel primo pomeriggio con un’altra novità rappresentata dalla mostra canina amatoriale Meticci e cani di razza, organizzata da Latinborder e presentata da «Mai dire bau»» Mauro Marani. Le iscrizioni avverranno sul posto, dalle ore 14 alle 15, al costo di 5 euro e una giuria di bambini premierà i primi tre cani classificati nelle categorie in gara (per informazioni Laura Caroli, 3470843899, latinborder@gmail.com). Dalle 14.30 si aprirà anche il mercatino ambulanti. In serata, dalle ore 21.30, spazio al tradizionale appuntamento con la selezione regionale del concorso di bellezza Miss Italia, con cinque fasce in palio, tra cui la più ambita, quella di Miss Mordano – Miss Palio dei Borghi, che regalerà l’accesso alle finali regionali. La selezione è organizzata dalla GYmEvents di Marco Pellegrini, mentre la serata sarà presentata da Antonio Borrelli. Nel corso della serata si esibirà la cantante riminese Malhara.

Domenica 26 maggio dalle ore 9, nel campo sportivo spazio all’Aia del Contadino, con tantissimi animali e la riproposizione di mestieri di una volta, oltre al mercatino ambulanti. Il momento clou della giornata è rappresentato dal Tractor raduno, che ogni anno porta decine e decine tra trattori, mietitrebbie, vendemmiatrici e altre macchine agricole a radunarsi, dalle ore 8.30, nel piazzale di Agrintesa, in via Cavallazzi (per iscrizioni Carla Liverani, 3287251892), per poi dare luogo ad una lunga carovana che, percorrendo le vie Lughese, Graziadei e Pirandello, arriverà verso le 10 all’area parcheggio del River Side, sul lungofiume di Imola, per restare in mostra fino alle 11.30, momento durante il quale sarà offerto ai presenti un rinfresco a base di frutta di stagione, quindi il ritorno a Mordano. Nel frattempo, alle ore 10.30, nel palatenda della Sagra dell’Agricoltura, sarà celebrata la santa messa in commemorazione dei soci e collaboratori defunti, mentre il pomeriggio, dalle ore 15, si svolgeranno le esibizioni di tiro alla slitta (aperte a tutti, per iscrizioni Maurizio Brini, 3487349938) e speed pulling, che vedrà all’opera trattori di serie di varie categorie, oltre a dimostrazioni di pulling di mezzi speciali. Durante la manifestazione sarà presente una esposizione di macchine agricole e una dedicata ai fuoristrada del gruppo Lamone 4×4 Off Road. Alle 21.30 momento di spettacolo con il gruppo «Giorgio e le magiche fruste di Romagna». (r.cr.)

Articoli e programma completo su «sabato sera» del 23 maggio

Nella foto un momento della presentazione della Sagra

Torna dal 24 maggio al 2 giugno la Sagra dell'Agricoltura di Mordano che quest'anno presenta molte novità
Cronaca 20 Maggio 2019

Il salame di Stefano Poggipollini conquista il primo premio alla tredicesima edizione del Campionato castellano

Il salame più buono del 2019 a Castel San Pietro Terme è quello prodotto da Stefano Poggipollini, che si è aggiudicato il “13° Campionato castellano dei Salami”. La manifestazione, patrocinata da Comune e Pro Loco di Castel San Pietro Terme, ha l”obiettivo di promuovere la tradizione, molto diffusa nelle campagne castellane, di produrre salami a domicilio per autoconsumo, con ricette che si tramandano di generazione in generazione.

La premiazione è stata effettuata dal sindaco di Castel San Pietro Terme, Fausto Tinti, affiancato dal presidente del Comitato, Luigi Roli e dall”assessore Giuliano Giordani. Questa è una festa di amicizia che si tiene ormai da 13 edizioni, perché i castellani amano ritrovarsi, sorridere e stare insieme, amano le relazioni – ha sottolineato Tinti -. Ringrazio gli organizzatori per questi 13 anni, la giuria e il ristorante La Torretta che ha ospitato la serata. Un ringraziamento particolare all’Accademia della Cucina Italiana che faceva parte della giuria e che ha premiato il vincitore con un piatto d’argento, a testimonianza che le varie realtà culturali di questo territorio sanno integrarsi anche con una semplice festa come questa».

Oltre Poggipollini, sono stati premiati con ceste di prodotti alimentari altri quattro partecipanti alla manifestazione, che è itinerante e che quest”anno si è svolta, appunto, al ristorante La Torretta di Castello. Il secondo posto è andato a Cristian Maurizi, terzi a pari merito Giorgio Cavaliero e Piero Passerini, davanti a Franco Romagnoli. In gara c”erano 21 salami, tutti confezionati da produttori artigianali privati, che sono stati giudicati da una giuria di sette membri. Alla cena di premiazione erano presenti oltre cento partecipanti e tutti i produttori in concorso hanno ricevuto un attestato di partecipazione. (r.cr.)

Nella foto il vincitore Stefano Poggipollini premiato dal sindaco Fausto Tinti (a sinistra)

Il salame di Stefano Poggipollini conquista il primo premio alla tredicesima edizione del Campionato castellano
Cronaca 3 Maggio 2019

Quadrone, Barbarossa, cipolla e radiotelescopio: sabato 4 maggio Medicina protagonista su Rai 2 a Sereno Variabile

Medicina protagonista a “Sereno Variabile” sabato 4 maggio. La popolare trasmissione televisiva di Rai Due, condotta da Osvaldo Bevilacqua e in onda dalle 17, dedicherà infatti una puntata alla pianura bolognese.

A Medicina le telecamere Rai percorreranno un itinerario tra storia, natura, cultura e sapori tipici. Si andrà infatti alla scoperta dell”oasi di protezione faunistica “Il Quadrone”, istituita nel 1985, 270 ettari tra coltivazioni e cassa di espansione del canale Garda, un mosaico ambientale dove trovano rifugio numerose specie animali e vegetali.  Si parlerà inoltre della Festa del Barbarossa, la tradizionale rievocazione storica in programma a settembre, che ricorda i fatti accaduti nel 1155, quando l”imperatore giunse al Castello di Medicina e lo liberò dal Senato di Bologna. Una”altra tappa da non perdere sarà la stazione radioastronomica, ma ci sarà tempo anche per un incontro con il Consorzio della Confraternita della Cipolla. 

La puntata di “Sereno Variabile” toccherà anche il museo della Civiltà Contadina a San Marino di Bentivoglio, Cadriano (dove verrà intervistato Gino Fabbri, presidente dell”Accademia Maestri Pasticceri Italiani), il museo dei Burattini  e il museo dell”Ocarina a Budrio. (r.cr.)

Nella foto, tratta dal sito del Comune di Medicina, il radiotelescopio Croce del Nord

Quadrone, Barbarossa, cipolla e radiotelescopio: sabato 4 maggio Medicina protagonista su Rai 2 a Sereno Variabile
Cronaca 19 Aprile 2019

Carrera di Castel San Pietro, tra le novità dell'edizione 2019 in arrivo i braccialettini gadget colorati

Arrivano i braccialettini-gadget della Carrera. E’ una delle novità di questa edizione 2019 della kermesse castellana. A raccontarlo è il presidente del Club Carrera, Andrea Tozzi: «Abbiamo voluto fin da subito porre maggiore attenzione all’immagine della Carrera, che negli ultimi anni era stata un po’ messa da parte». Quindi via libera al marketing con «Luca Scala che ha avuto l’idea dei braccialetti ed ha seguito lo sviluppo del progetto».

Scala collabora da diversi anni con il Club Carrera e negli ultimi quattro è stato direttore artistico nell’organizzazione dell’evento correlato «Miss & Mister Carrera». «Ci sono altre idee in cantiere, che vedremo di realizzare e presentare nei prossimi mesi, di cui una per la prossima Carrera dei Piccoli – anticipa Tozzi – l’obiettivo è quello di rendere il logo Acc (Associazione Club Carrera, ndr) un marchio presente sul territorio tutto l’anno, non solo all’inizio di settembre». Ad affiancare Scala nello sviluppo di nuove idee saranno Fabrizio Tassoni e Riccardo Barbieri del Cafè della Carrera, che si occuperanno anche della comunicazione social.

Le prime foto dei braccialetti sono già apparse sulla pagina Facebook della Carrera, griffate con i colori dei vari team oltre a quelli istituzionali del Club, ovvero l’amaranto e il bianco, e le scritte «#WeLoveCarrera» oppure «Carrera1954». L’idea è che appassionati e tifosi dei vari team possano acquistarli (a offerta libera) per sfoggiare visibilmente il loro sostegno. (ri.ra.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”11 aprile

Nella foto Andrea Tozzi con i braccialetti

Carrera di Castel San Pietro, tra le novità dell'edizione 2019 in arrivo i braccialettini gadget colorati
Cronaca 6 Aprile 2019

A Sassoleone è tempo di Sagra della Cuccagna: stasera e domani pomeriggio le manche della cronoscalata al palo

E” in programma oggi, sabato 6 e domani, domenica 7 aprile a Sassoleone la “Sagra della Cuccagna”, tradizionale appuntamento primaverile organizzato dalla locale Proloco in collaborazione con la Apd Sassoleone 2015. La sagra ha origini incerte, ma secondo alcune fonti risale al 1882.

L”apertura è prevista stasera alle 19, mentre domani i festeggiamenti inizieranno alle 14. Entrambe le giornate saranno condotte da Nearco, che salirà sul palco e animerà Piazza del Leone con la sua musica ballabile. Non mancherà la celeberrima cronoscalata al palo per gli adulti, che nella serata di oggi vedrà lo svolgimento della prima manche, resa più affascinante dall”ambientazione notturna. La seconda manche della gara per le persone adulte è in programma domani, preceduta da quella riservata ai bambini. La classifica delle due manche determinerà il vincitore della Sagra della Cuccagna 2019. 

Il menù della manifestazione prevede inoltre esibizioni dell”artista di strada Fabio Saccomani, che proporrà un numero all”insegna del divertimento e uno spettacolo di bolle per grandi e piccoli, mentre domani, nell”intervallo tra le scalate dei bambini e degli adulti, darà spettacolo il duo comico composto da Marco Dondarini e Davide Dalfiume, già ospiti in passato della trasmissione televisiva Zelig. Come da copione, la giornata domenicale si concluderà con il lancio degli zuccherini dalle finestre e dai balconi che affacciano sulla piazza. A Sassoleone ci sarà, inoltre, la possibilità di mangiare allo stand gastronomico con specialità a base di piadina e birra artigianale e di fare acquisti al mercatino.

Per chi non lo sapesse, il palo della cuccagna è ricavato da un unico tronco di abete e misura oltre 15 metri, mentre per i bambini la prova termina a 7 metri. I concorrenti affrontano la cronoscalata dotati di appositi imbraghi di sicurezza e devono cercare di salire nel minor tempo possibile, adottando la tecnica preferita. I tempi migliori sono inferiori ai 12 secondi. Passando invece agli zuccherini, quest”anno saranno 4 quintali i dolcetti prodotti dalla Proloco e lanciati dalle finestre. (r.cr.)

Nelle foto i due momenti più caratteristici della Sagra: la “pioggia” di zuccherini e la scalata al palo

A Sassoleone è tempo di Sagra della Cuccagna: stasera e domani pomeriggio le manche della cronoscalata al palo
Cultura e Spettacoli 15 Marzo 2019

Lom a merz si accende domani e quest’anno si sposta in piazza Matteotti

«Il “Lume a marzo” – afferma il presidente della Pro Loco di Imola, Franco Capra – è un’antichissima festa del nostro territorio, che vogliamo mantenere in vita e trasmettere alle nuove generazioni». E così domani, sabato 16 marzo, ritorna il Lom a merz in centro a Imola con la sua quarantunesima edizione. «I grandi fuochi propiziatori che illuminavano campagne e colline erano fin dall’età romana il retaggio dell’antica tradizione contadina dei fuochi di marzo (in dialetto lom a merz), un rito magico e simbolico per propiziarsi le forze della natura in vista dell’arrivo della primavera e quindi del risveglio della terra – continua Capra -. I “Lom a merz” venivano fatti con i sarment, le potature delle viti, e i contadini cantavano e ballavano; i bambini correvano intorno al fuoco giocando e intonando canti benauguranti. Negli anni del dopoguerra la tradizione stava spegnendosi, quando la Ca’d’Iomla della Società del Passatore decise di proporre questa festa in città, nella piazza principale di Imola. Fu un’idea brillante che rinnovava una tradizione e la trasmetteva a chi non aveva più radici contadine».E nella piazza centrale, ossia piazza Matteotti, approda quest’anno la festa, lasciando la storica location di piazza Gramsci. Dalle ore 17, si potrà quindi degustare il Brulè del Passatore con vino Doc e la tipica pié fritta di Fontanelice, nonché la dolce ciambella di Imola offerta dal forno Savelli, ricevere la tradizionale piastrella ricordo della Cooperativa ceramica di Imola con un’immagine storica (il cui ricavato andrà al progetto di solidarietà No Sprechi), visitare il mercatino delle opere dell’ingegno, far volare in cielo i palloncini portafortuna, ed ascoltare l’intrattenimento musicale al piano bar di Luca e Sara. Nella serata dopo la fiaccolata stracittadina dei pattinatori imolesi e  l’accensione del lom, alle ore 20, ci sarà spazio per la tradizione romagnola con la Banda del Passatore di Brisighella con gli Stcjucaren. (r.c.)

Nella foto il fuoco acceso nel 2018 in piazza Gramsci

Lom a merz si accende domani e quest’anno si sposta in piazza Matteotti
Cronaca 19 Febbraio 2019

Fino al 28 febbraio si può chiedere l'autorizzazione alla macellazione dei suini per uso familiare

Scade il 28 febbraio nei comuni del circondario imolese l’autorizzazione per richiedere la macellazione per uso familiare dei suini. Le carni non potranno entrare nel circuito commerciale, ma solo essere consumate in quello domestico-privato. Un’attività che oggi sopravvive in campagna e non solo, anche se in misura certamente ridotta rispetto al passato, intanto perché si è sviluppata una forte salumeria industriale ed artigianale, in secondo luogo perché molti preferiscono ormai comprare direttamente dai macelli la carne necessaria per fare i propri insaccati.

Determinante la denuncia all’Ausl con almeno 24 ore di anticipo, per consentire ad un veterinario pubblico di effettuare i controlli sanitari di routine. Richieste sempre più in calo anche nel nostro territorio come ci conferma Gabriella Martini, direttore del Servizio veterinario dell’Ausl di Imola. «Nel periodo da dicembre 2017 a febbraio 2018 le richieste sono state 262; a dicembre 2017, in particolare, erano 145. A dicembre 2018, le richieste sono scese a 123. Un numero che quasi sicuramente non aumenterà di tanto nel corso dei prossimi giorni. Un calo dovuto al caldo di dicembre, ricordiamoci che la temperatura è condizione necessaria per la conservazione dell’insaccato, ma anche per la mancanza di persone anziane abili per questa attività e che hanno piacere di riproporre ai familiari, per la mancanza ormai di locali idonei, non ci sono più tante case di campagna adatte a questo scopo e per un consumo più limitato di carne, soprattutto di maiale, sulle nostre tavole».

Una mutazione che, comunque, non deve far diminuire anche le regole igienico-sanitarie per le quali tanto si raccomanda anche l’azienda Ausl e che vengono riportate su una dettagliata e precisa «istruzione operativa», rilasciata a chi fa la domanda per la macellazione. Ma questa diventa l’occasione per ricordare una tradizione antica contadina, che viene ripresa oggi nelle tantissime feste e sagre del nostro territorio. «Da diversi anni – ricorda Giovanni Bettini, presidente della Clai – alla Festa del contadino a Sasso Morelli organizziamo la “Corsa del salame”, una sorta di ruba bandiera con al centro, invece del solito fazzoletto, un salame, e “L’arte dei norcini”, la dimostrazione da parte dei nostri maestri salumieri della lavorazione delle carni per produrre salsicce, salami, coppe, ciccioli. Un modo per ricordare, o raccontare, le tradizioni contadine. Oggi in pochi allevano maiali per poi ucciderli e quindi lavorare la carne, ma in molti vengono nei nostri punti vendita per acquistare la carne e preparare poi in casa le confezioni di insaccati».

E c’è anche chi organizza a Castel San Pietro “La gara dei salami”. «Nel nostro territorio – racconta Luigi Roli, presidente onorario della Società ciclistica Dal Fiume, che da dodici anni propone questa iniziativa – ogni anno almeno circa 25 persone aderiscono a questa competizione, segno che nelle nostre abitazioni la tradizione è ancora molto presente. E tanti sono anche i giovani che partecipano. Questo ci fa ben sperare per il futuro».

L’uccisione del maiale, dicevamo. Un rito, una festa. Il maièl, porz, ninín, gonc’, insomma il maiale lo si comprava dal mercatino di passaggio e, mangiando di tutto, ingrassava fino a Natale, tanto che la sua grassezza testimoniava implicitamente il benessere della famiglia che lo aveva nutrito; poi lo si uccideva e si dava inizio a quella che era una delle feste più importanti dell’anno. Sì, perché, era una vera ricchezza per tutta la famiglia. Il re della tavola in Emilia Romagna. Da animale esempio di ogni vizio, ad arca di abbondanza. E se è vero che mangia di tutto, lui stesso è a sua volta mangiato per intero. (al.gi.)

L”articolo completo è disponibile su «sabato sera» del 14 febbraio

Fino al 28 febbraio si può chiedere l'autorizzazione alla macellazione dei suini per uso familiare
Cultura e Spettacoli 27 Gennaio 2019

Le curiosità del dialetto castellano nel vocabolarietto realizzato da Marisa Marocchi e Giorgio Biondi

La «manga ala raglà», «i côsp» e «la bandiga». Forse solo i più anziani oggi sanno che si tratta di termini ben precisi dei mestieri di sarto, calzolaio e muratore. Si tratta di alcuni degli oltre 400 termini in dialetto castellano raccolti e tradotti da Marisa Marocchi e Giorgio Biondi nel «Vocabolariàtt Castlàn-Itagliàn», arricchiti di spiegazioni sulle origini culturali e lessicali e presentato dall’Associazione Terra Storia Memoria in occasione della Giornata nazionale dei dialetti domenica 20 gennaio, in collaborazione con AuserArt, il centro sociale Scardovi e Pro Loco castellana.

Il prosieguo del lavoro avviato dallo stesso Biondi una decina di anni fa con il primo volume «Al Dialàtt Castlàn», che presentava la grammatica e diversi termini del dialetto castellano. «Era presente anche una piccola parte riservata ai mestieri, che ho pensato si potesse ampliare» spiega Marocchi. Da questo spunto è nato un primo vocabolario dedicato al mondo contadino, seguito ora da quello dei mestieri di sarto (sèrta e sèrt), muratore (muradaur) e calzolaio (calzuler), che è pure correlato di dvd per facilitare comprensione e pronuncia. Le professioni sono state scelte sulla base della disponibilità delle informazioni: non sono stati consultati, infatti, documenti o fonti cartacee, ma si è affidato l’intero processo di traduzione alle conoscenze linguistiche tramandate e consolidate di generazione in generazione.

Marocchi ha approfittato della sua esperienza nell’ambito dell’edilizia, maturata in trentasei anni di lavoro presso la Cooperativa edile di Castel San Pietro e poi nella Cesi, poi ci sono parole oggi andate in disuso, perché sono cambiati i tempi, le necessità, i modi di progettare e di costruire. «Ad esempio, nella costruzione c’erano la salghè e la stablidûra. Nell’abbigliamento del mastro muratore occorrevano la bustéina e al grinbèl. Po’ ui ìra al sbianchizén, al geòmetro e a la fén: la bandîga». L’esperienza personale si è rivelata utile anche per quanto riguarda l’ambito della sartoria: «Essendo figlia di una sarta conoscevo molti dei termini, ma ciononostante mi sono affidata alla consulenza di una signora del mestiere che mi ha aiutato con le voci più specifiche». Con tanto di curiosità, ad esempio, la «manga ala raglà» in sartoria indica una manica scesa e larga, comoda da infilare, che prende il nome dal generale inglese Raglan, eroe di Waterloo privo di un braccio. Altrettanto peculiari sono i «trasferimenti» dalla lingua francese nei termini dialettali della sartoria.

La sinergia con gli esperti del mestiere è continuata nella sezione dedicata ai calzolai. Nerino Boninsegna le ha ricordato, tra i tanti termini, lo «sparadèl», ovvero il guardolo, la striscia di gomma o cuoio cucita o incollata per unire bene suola e tomaia ovvero la scarpa stessa, da cui nasce il detto spesso citato quando si vuole indicare che una persona ha commesso un errore plateale: «L’è andéda fuori dallo sparadèl». Ma ci sono anche parole e termini che indicano oggetti oramai andati in disuso per il variare delle lavorazioni o delle migliorate condizioni di vita, come i côsp, sorta di zoccoli di legno usati come scarpe da chi aveva poco denaro.

I vocabolarietti hanno un obiettivo molto chiaro: liberare il dialetto dall’aura di volgarità che gli è stata attribuita con il passare degli anni. «Da sempre, è una lingua parlata dagli strati più poveri della popolazione, e indicativo di ciò è la totale assenza di termini dialettali relativi alle scienze o alla letteratura – spiega Marocchi – ma ciò non significa che si possa sminuirne lo status di lingua vera e propria, che peraltro era riconosciuta al Bolognese dallo stesso Dante Alighieri. Sarebbe bene mantenerla per quelli che sono i rapporti interpersonali, perché è in quell’ambito che sviluppa il massimo della espressività» continua. (ri.ra.)

L”articolo è su «sabato sera» del 24 gennaio

Nella foto Marisa Marocchi durante il recital per la presentazione del vocabolarietto al Centro Scardovi

Le curiosità del dialetto castellano nel vocabolarietto realizzato da Marisa Marocchi e Giorgio Biondi
Cultura e Spettacoli 11 Novembre 2018

Le antiche tradizioni del mese di novembre, tra festività religiose, credenze popolari e piatti tipici

Il primo giorno di novembre, Ognissanti, è una grande festività religiosa dedicata a tutti i santi, ma nella tradizione pagana (Romagna, terra celtica) si festeggiava il Capodanno, col ritorno sulla terra dei defunti. I Celti erano un popolo dedito all’agricoltura e alla pastorizia per cui la fine dell’estate, con la fine dei raccolti, diventava anche la fine dell’anno: la fine di una stagione per iniziarne una nuova: l’inizio dell’anno nel calendario contadino.

Quando la Chiesa impose le proprie regole e il proprio calendario liturgico, dedicò il giorno 1 ai Santi e il 2 alla commemorazione dei defunti. E’ rimasta però l’usanza pagana di fare opere di bene in memoria dei defunti e cioè la «fava dei morti». Un tempo si cuocevano fave, ceci, fagioli e lupini da mangiare in famiglia e da offrire ai poveri che quel giorno chiedevano l’elemosina, la carité di mort, e che in cambio dicevano preghiere per i defunti della famiglia.

La mattina del giorno dei morti i bambini dovevano alzarsi presto per andare al cimitero, perché dopo i genitori dovevano lavorare. Partivano da casa che era ancora buio, con tanta voglia di dormire ancora, ma li consolava l’idea che tra le bancarelle dei fiori c’era spesso qualcuno che vendeva castagne, brustulline e lupini. Nelle campagne c’era poi un’usanza molto antica, quella di rifare i letti con lenzuola pulite perché i defunti, così voleva la tradizione, per un giorno sarebbero ritornati sulla terra fra i loro cari, sarebbero ritornati a riposare nei loro letti.

Sarebbero ritornati a visitare le loro case e allora occorreva lasciare anche la tavola apparecchiata e il fuoco acceso, perché potessero mangiare e riscaldarsi. I Celti credevano infatti che alla vigilia di ogni nuovo anno il Signore della Morte, il Principe delle Tenebre, chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti e che tutte le leggi dello spazio e del tempo fossero sospese e quindi fosse permesso al mondo degli spiriti di unirsi al mondo dei viventi. Un’antica usanza di questo periodo dell’anno è dunque quella delle «fave dei morti», che si riallaccia probabilmente alla cultura dei Celti. Ma perché proprio il nome «fava»? Che cosa ha a che fare questa pianta erbacea leguminosa, coi dolci e con quei biscotti che troviamo in questi giorni nelle botteghe dei fornai, nelle bancarelle dei mercati e naturalmente nelle case dove ancora vi è l’usanza di fare i dolci?

La fava è una specie erbacea, originaria dell’Asia occidentale, coltivata per i semi, utilizzati a scopo alimentare e consumati soprattutto freschi, crudi o cotti. E’ una pianta annuale diffusa anche nella pianura Padana, seminata generalmente in marzo e raccolta in estate. Secondo gli antichi, le fave, quelle vere, i semi commestibili di color verdastro, contenevano le anime dei morti, quindi erano cibo di rito nella ricorrenza. Presso i Romani le fave erano sempre presenti nei conviti funebri, cotte nell’acqua con l’osso di prosciutto. La fava si offriva alle Parche, a Plutone e a Proserpina ed era celebre per le cerimonie superstiziose. I fiori della fava erano considerati un segno lugubre e le fave, i semi, soprattutto quelli neri, erano considerati un’offerta funebre. Gli Egizi invece consideravano questo legume cosa immonda, quindi non la mangiavano e nemmeno osavano toccarla. (ve.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”8 novembre

Le antiche tradizioni del mese di novembre, tra festività religiose, credenze popolari e piatti tipici

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