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Cultura e Spettacoli 28 Marzo 2019

Degustazioni al museo, torna Voluptates con i vini dal mondo

Torna Voluptates, la degustazione di vini da tutto il mondo che si tiene al Museo San Domenico di Imola: da venerdì 29 a domenica 31 marzo ecco la XVI edizione della rassegna organizzata dall’associazione Voluptates di Imola, in collaborazione con il Comune di Imola, con i Musei civici e con l’Associazione Italiana Sommelier Romagna. Come di consueto i visitatori di Voluptates potranno scegliere tra circa duecento grandi vini italiani, francesi e di altre regioni vitivinicole europee: ci sarà così un enorme banco d’assaggio con celebri etichette internazionali e grandi nomi del Belpaese, «affiancati da tanti produttori forse meno noti – dicono gli organizzatori -, ma capaci di produzioni straordinarie, sovente tesi al massimo rispetto dell’ambiente e al recupero di vitigni tradizionali a rischio abbandono».

L’ingresso quest’anno è di 20 euro e comprende un bicchiere con tasca e un coupon che consente la degustazione fino a cinque vini e un assaggio di prodotti gastronomici. Sarà come sempre possibile aggiungere singole degustazioni supplementari a costi variabili tra 2 e 12 euro. Inoltre, sabato 30 marzo alle 19, la trecentesca Sala del Capitolo farà da cornice alla  degustazione di otto vini europei condotta da Alessandro Rossi, wine manager, degustatore, scrittore nonché relatore marketing e vino per l’Università Iulm di Milano. Domenica 31 alle 17, invece, Sara Boveri presenterà i vini prodotti da uve timorasso nell’azienda di famiglia Luigi Boveri. Da segnalare che alcuni vini, disponibili in quantità limitate, saranno proposti in ognuna delle tre giornate; ciò potrebbe comportare che nel corso della degustazione risultino esauriti, ma nuovamente disponibili nelle giornate successive.

Ritorna poi la collaborazione con il Ristorante San Domenico di Imola: Valentino e Natale Marcattilii e Massimiliano Mascia, nella serata di venerdì 29 marzo e domenica 31 a pranzo, proporranno per Voluptates una selezione di tre dei piatti che hanno fatto e fanno la storia del San Domenico, su prenotazione (55 euro, compreso carnet di degustazione vini).

Grazie all’opera di circa settanta tra sommelier di Ais Romagna e volontari, e alla collaborazione di enti, produttori e privati, il ricavato di Voluptates verrà destinato ad iniziative di utilità sociale e benefiche, attive nell’imolese, sul territorio nazionale e all’estero (nelle precedenti edizioni sono stati sostenuti, ad esempio, il Comune di Amatrice, l’Ausl di Imola – Oncologia, il Comitato Sao Bernardo).

Voluptates si tiene venerdì 29 e sabato 30 marzo dalle 17 alle 22, domenica 31 marzo dalle 12 alle 19 (chiusura anticipata della biglietteria in caso di affluenza superiore alla capienza). Info www.voluptates.it

Nella foto, di Isolapress, un”immagine dell’edizione 2018 di Voluptates

Degustazioni al museo, torna Voluptates con i vini dal mondo
Cronaca 7 Novembre 2018

La Casa Vinicola Poletti in vetrina all'International Wine & Spirits di Hong Kong

Ci saranno anche i vini della Casa Vinicola Poletti di Imola all’International Wine & Spirits in programma, da domani al 10 novembre, a Hong Kong. I prodotti, insieme a quelli di altre aziende del nostro territorio, saranno presentati da Enoteca Regionale Emilia Romagna all”interno della tradizionale attività internazionale di promozione dei vini emiliano-romagnoli. La fiera asiatica, infatti,  è uno degli appuntamenti più importanti per i professionisti e per gli operatori economici del settore eno-agroalimentare dell’Estremo Oriente, grazie alla presenza di espositori provenienti da ogni parte del mondo.

Le esportazioni vinicole dell’Emilia Romagna, per le quali la Cina rappresenta il decimo Paese di destinazione, si attestano intorno agli 8,6 milioni di euro nel 2016, un dato in crescita del +5% sul 2015, ma con un deciso calo rispetto al 2012 anno in cui si è raggiunto il picco massimo di 15 milioni di euro (-42%). Negli ultimi anni il mercato cinese rappresenta una fetta delle esportazioni di vino regionale intorno al 3%. (d.b.)

Nella foto: il «Novebolle» della Casa Vinicola Poletti

La Casa Vinicola Poletti in vetrina all'International Wine & Spirits di Hong Kong
Cronaca 2 Ottobre 2018

Intervista a Francesco Cioria, il sommelier e manager che gestisce i vini del San Domenico

A trent’anni Francesco Cioria ha già alle spalle una carriera di successo. Originario di Vallata (Avellino), paese irpino di nemmeno 3 mila abitanti, dopo il diploma all’Istituto alberghiero di Vieste ha inanellato esperienze in Italia e all’estero. Tra il 2011 e il 2012 è per la prima volta al San Domenico. «Avevo sempre sentito parlare del San Domenico – spiega – e decisi di mandare il curriculum. Sono stato io a propormi. Ho fatto un tirocinio e poi sono stato assunto come cameriere». Nello stesso periodo completa il percorso per diventare sommelier Ais. «Fino a 16 anni non bevevo vino – così racconta come è nata la sua passione -. La passione è nata dopo, durante gli anni all’Istituto alberghiero. Mi sono reso conto che esisteva anche del vino buono. Con i soldi guadagnati lavorando in pizzeria nei weekend ho cominciato a comprare bottiglie da 20-30 euro, a leggere riviste di settore, ad assaggiare, a parlare con i produttori. E’ stato un susseguirsi».

Da appassionato, il primo impatto con la cantina del San Domenico se lo ricorda bene. «Mi misi le mani nei capelli – dice sorridendo -. Davanti a tanta maestosità sono rimasto shoccato per una ventina di minuti, non avevo mai visto niente del genere…». Alla fine del 2012 riparte per l’Australia. «E” un paese bellissimo. Ma per la ristorazione è ancora un po’ “primitivo” rispetto ad altri Paesi. Anche nei ristoranti importanti, in menu non manca l’hamburger…». Alla fine del 2014, ritorna al San Domenico. Questa volta da cliente. «Ero a cena per salutare gli ex colleghi. Tra una chiacchiera e l’altra, è arrivata la proposta di occuparmi della gestione della cantina. Non me lo aspettavo. La mattina dopo ero lì per firmare il contratto». Per Cioria comincia una nuova avventura, in un ruolo mai ricoperto prima. «Ho impiegato mesi per prendere conoscenza di tutto il patrimonio enologico. Ho catalogato bottiglia per bottiglia. E nel tempo sono arrivato ad assaggiare il 90 per cento di quello che abbiamo».

E i riconoscimenti non tardano ad arrivare. Nel 2016 viene nominato «Miglior sommelier d’Italia» nell’ambito del Best Italian wine awards, mentre quest’anno si è aggiudicato il premio speciale Dire fare sognare, promosso da Partesa (gruppo Heineken Italia). Il 5 ottobre invece riceverà a Parma il titolo di «Ambasciatore dello champagne», assegnato dal Comité Champagne allo scopo di mettere in luce le professionalità in grado di meglio far conoscere e apprezzare questo tipo di vini. Sotto al San Domenico c’è un tempio consacrato al dio Bacco. Antiche stanze in mattoni a vista e volte a botte, che custodiscono un patrimonio enologico unico nel suo genere, esclusivo tanto quanto il famoso ristorante stellato a cui appartiene. Da quattro anni il «custode del tempio» è il giovane sommelier Francesco Cioria. E’ lui a raccontarci l’importanza di questo luogo.

Quali sono le peculiarità della cantina che gestisce?

«Il San Domenico esiste dal 1970. Ha quindi alle spalle quasi 50 anni di storie, collezioni e acquisti. Abbiamo un totale di circa 12 mila bottiglie e 1.800 etichette. Contando anche i distillati, il numero sale a più di 2 mila etichette. In Emilia Romagna non credo ci siano altre cantine come questa e in Italia ce ne sono poche. Oggi solo i ristoranti storici possono permettersi di averne una simile. Per i ristoranti più recenti immobilizzare un certo capitale da destinare al vino è più complicato».

A proposito di capitale, è possibile quantificarne il valore?

«E’ difficile fare una stima effettiva. Spesso sono bottiglie acquistate diversi decenni fa, a un prezzo che ad oggi non è più lo stesso. Il 35 per cento della nostra collezione è costituita da pezzi che hanno più di vent’anni». 

lo.mi.

L”articolo completo su «sabato sera» del 27 settembre.

Nella foto; Francesco Cioria, sommelier e responsabile della cantina del «Ssan Domenico».

Intervista a Francesco Cioria, il sommelier e manager che gestisce i vini del San Domenico
Economia 6 Luglio 2018

Casa vinicola Poletti festeggia i 90 anni con lo spumante Novebolle Romagna DOC “Anniversario”

La Casa vinicola Poletti compie 90 anni e festeggia l”anniversario con il lancio di un nuovo spumante. Novebolle Romagna DOC 90° “Anniversario” è il nome dell”ultima creazione dell”azienda fondata nel 1928 da Aurelio Poletti e attualmente guidata da Carlo Poletti, affiancato dalle figlie Elena e Diana.

La presentazione dello spumante è avvenuta nel corso di un serata speciale organizzata al podere “La Sagrestana”, in occasione di CinemaDivino, la manifestazione che da 12 anni propone, in Romagna e in altre regioni italiane, la proiezione di film di successo all’interno delle cantine del territorio, con degustazione inclusa. 

Con il Novebolle l”azienda imolese intende, inoltre, lanciare una sfida ambiziosa al più celebre e blasonato Prosecco, partendo dalla consapevolezza della qualità del prodotto. “Il Trebbiano – sottolinea infatti Elena Poletti – è il simbolo per eccellenza della Romagna, insieme al Sangiovese. E” un vino che, se opportunamente selezionato e lavorato, può dare risultati straordinari”.

Attualmente, la Casa vinicola è la prima cantina privata della Romagna per volumi di produzione. Lavora 50mila quintali di uva all”anno (il 10-15% dei quali rappresentano la speciale selezione per la linea ‘top’ La Sagrestana) e ha anticipato di decenni l’industrializzazione del settore.

Elena Poletti ricorda in particolare che fu il nonno Aurelio, insieme al figlio Angelo, enologo di famiglia, ad avere l’idea di commercializzare in tutta Italia il vino in damigiana, per poi investire, a partire dal dopoguerra, in un moderno impianto di imbottigliamento. In quegli anni Poletti si consolidò come realtà industriale aperta all”internazionalizzazione (una consistente quantità di vini Poletti viene esportata in Scandinavia, Australia, Stati Uniti, Russia), pur mantenendo le caratteristiche di azienda familiare con radici ben salde nel territorio.

Oltre a produrre in proprio, Poletti lavora anche uve conferite da agricoltori del territorio, con i quali vige un consolidato rapporto. Una parte importante, poi, la fanno l”enologia e le tecnologia. “Oggi – conferma Elena – abbiamo due bravissimi enologi a cui cerchiamo ogni giorno di fornire, tramite investimenti importanti, il meglio della tecnologia disponibile per affinare tutte le delicate fasi della vinificazione e dell’imbottigliamento. Anche sul Sangiovese Superiore, che è la nostra produzione di punta dal 1970, abbiamo lavorato intensamente sull’aspetto del gusto, per affiancare alle peculiarità storiche di questo campione dei vini romagnoli anche moderne caratteristiche richieste dal mercato quali morbidezza e rotondità”. 

La cantina imolese ha dunque le idee chiare e guarda con fiducia al futuro.

“Siamo consapevoli di lavorare al fianco di grandi colossi romagnoli e italiani – conclude la nipote di Aurelio Poletti – e questo ci impone due cose: primo, operare sul mercato come una vera e propria azienda industriale, con il nostro impianto da 25 milioni di litri l’anno che lavora sia sulle nostre produzioni sia su linee ed etichette personalizzate richieste dai mercati nazionali e internazionali. Il secondo aspetto, per distinguerci dalla concorrenza, consiste nel valorizzare il nostro punto di forza, che è lo storico rapporto con il nostro territorio e la capacità di interpretarne l’identità, dal campo alla bottiglia”. (r.c.)

Nella foto sotto da destra: Eleonora Poletti, i nipoti Francesco e Maria Giulia,
le sorelle Diana ed Elena, infine l’altra nipote Giorgia

Casa vinicola Poletti festeggia i 90 anni con lo spumante Novebolle Romagna DOC “Anniversario”
Cronaca 20 Giugno 2018

Concorso «Vino del Tribuno», premiati numerosi vini imolesi e menzione speciale per un bianco di Dozza

Domenica scorsa a Cesenatico sono stati premiati i vincitori dell’edizione 2018 del Concorso “Vino del Tribuno”, evento organizzato e promosso dal Tribunato di Romagna. Al concorso hanno partecipato oltre 80 vini romagnoli tra D.O.C.G., D.O.C. e I.G.T.  e hanno conquistato il “Diploma di Gran Merito”  quelli che hanno ottenuto il punteggio più alto nelle diverse categorie, raggiungendo almeno 82 punti su 100 mentre sono stati premiati ex-aequo con “Diploma di Merito” i vini che hanno ottenuto un punteggio non inferiore agli 80/100.

I vini imolesi che hanno ottenuto il Diploma di Gran Merito sono stati: Colli d”Imola Bianco “Artemisia” 2014 dei Poderi delle Rocche di Dozza, Rubicone Manzoni Bianco Igt “Due Pievi” 2016 del Fondo Ca” Vecja di Imola, Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc del 2015 delle Siepi di S.Giovanni di Fontanelice.

I vini imolesi che hanno ottenuto il Diploma di Gran Merito sono stati: Romagna Albana Secco Docg “Compadrona” 2017 dei Poderi delle Rocche di Dozza, Romagna Trebbiano Doc 2017 della Franzona di Imola, Colli d”Imola Chardonnay Doc “Coppiere” 2017 dei Poderi delle Rocche di Dozza, Manzoni Bianco Rubicone Igt “Cheilante” 2017 d Morini di Imola, Romagna Sangiovese Superiore Doc “Alle Sorse” 2017 della Cavim di Imola, Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc “Vino del Curato” 2014 dell”Azienda Galassi di Imola, Colli d”Imola Cabernet Sauvignon Riserva Doc “Mastio Rosso” 2014 dei Poderi della Rocche di Dozza, Romagna Albana Spumante Doc “Incanto di Dozza” 2017 della Cantina Assirelli di Dozza e Romagna Albana Passito Docg “Pathos” 2014 di Tampieri di Dozza.

Inoltre, ha ottenuto una menzione speciali con “Il Tribuno che accompagna” il Colli d”Imola Bianco “Artemisia” 2014 dei Poderi delle Rocche di Dozza.

r.c.

Nella foto: la premiazione del concorso «Vino del Tribuno»

Concorso «Vino del Tribuno», premiati numerosi vini imolesi e menzione speciale per un bianco di Dozza

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