#MOTORI&DINTORNI – L’altro Giro: quello della Lancia, squalificata per colpa dell’autostrada
Bei tempi quelli del Giro d’Italia, quando passava da Imola. Ma quale Giro? Non certo quello in bici – del resto Mordano e Castel Guelfo non sono lontani -, ma quello automobilistico, che vide il nostro tracciato assoluto protagonista nelle edizioni dal 1973 al 1980. Si parla del fulcro temporale più significativo di questa importante manifestazione, capace di richiamare fi or di piloti, soprattutto legati al Gruppo Fiat, in quanto la gara fu pensata dall’Automobil Club Torino.
Una specie di ritorno alla Mille Miglia (sebbene di Giri d’Italia a quattro ruote ne fossero stati effettuati già a inizio Novecento), ma con una formula diversa rispetto alla maratona che partiva da Brescia: tratti aperti al traffico non cronometrati, alternati da prove speciali, su strada o in autodromo. Per farla breve, una gara davvero pazza, dove le vetture si mischiavano al tra co di tutti i giorni per poi darsi battaglia nei tratti cronometrati. Qualcosa come oltre 2000 chilometri da percorrere, solitamente in quattro o cinque giorni davvero splendidi. Tra tutte le edizioni – a cui aggiungiamo anche il biennio 88/89 con le vittorie dell’Alfa 75 Imsa guidata, tra gli al tri, da Riccardo Patrese – quella che fece in assoluto più rumore fu quella del 1979, svoltasi a metà ottobre.
Nella prova speciale all’autodromo di Imola, gara vera e propria, si misurarono nientepopodimeno che Gilles Villeneuve, in equipaggio con l’asso dei rally tedesco Walter Röhrl e il fido navigatore Christian Geistdörfer, e appunto Riccardo Patrese, a sua volta a ancato dall’altro grande manico dei rally (finlandese) Markku Alén e Kikki Kivimäki.
Dopo lo spettacolo in pista, arrivò il fuori programma. Entrambe le Lancia, a causa di un’interpretazione molto personale del regolamento da parte del capo spedizione della stessa Lancia, Daniele Audetto, presero l’autostrada per recarsi a Misano alla tappa successiva, anticipando i diretti avversari, anziché percorrere la Via Emilia. Il malumore montò piano piano nella carovana e, dopo la prova al Santamonica, dove Villeneuve ne combinò di tutti i colori prima di lasciare la gara, la competizione proseguì.
All’arrivo a Torino, in Piazza San Carlo, dopo una sortita in centro Italia, una marea di gente salutò l’arrivo dei piloti, ma dopo molte ore, un coraggiosissimo collegio di commissari sportivi squalificò la squadra ufficiale Lancia (per l’utilizzo dell’autostrada anche nelle prime battute della manifestazione) e per tanto tempo non si parlò d’altro. Non c’era il Var, telecamere, telepass o tutor, ma agli atti dei verbali vennero anche inserite le deposizioni di vari casellanti che si trovarono davanti questi mostri. Tutta un’altra Italia, non per forza peggiore, anzi…
(nelle cuffie “Duel”, Propaganda, 1985)
Massimiliano Regazzi
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