Economia

Economia 19 Aprile 2019

Cambio al vertice per due categorie della Cgil Imola: Liviana Giannotti segretaria Filcams, Veruska Grementieri alla Flai

Liviana Giannotti è la nuova segretaria della Filcams-Cgil di Imola. L’assemblea generale della categoria, che rappresenta i lavoratori del commercio, turismo e servizi, si è riunita lo scorso 9 aprile alla presenza del segretario della Filcams regionale Paolo Montalti e l’ha eletta con 20 voti a favore, un astenuto e una scheda bianca. Sindacalista della Cgil di Imola dal 1989, con esperienza in diverse ca-tegorie e da ultimo alla guida della Flai, Liviana Giannotti succede a Morena Visani, entrata a tempo pieno nella segreteria confederale della Camera del lavoro imolese. «La Filcams – spiega Giannotti – è la categoria in cui ho svolto la mia prima esperienza sindacale quando sono uscita in distacco dalla mia azienda molti anni fa. Ora è diventata la prima categoria della Camera del lavoro di Imola per numero di iscritti, oltre 2 mila. Mi impegnerò per portare avanti il buon lavoro svolto fin qui da chi mi ha precedu-to».

Alla guida della Flai, categoria che rappresenta i lavoratori del settore agroalimentare, subentra alla Giannotti Veruska Grementieri. Lunedì 15 aprile, infatti, è stata eletta dall’assemblea generale della categoria, alla presenza del segretario Flai Emilia Romagna, Umberto Franciosi: 11 i voti a favore e un astenuto. Grementieri ha iniziato la sua esperienza sindacale come Rsu in Coop Adriatica, per poi diventare funzionaria della Filcams-Cgil di Imola nel 2010, dove è rimasta fino a oggi. «Ringrazio le delegate e i delegati per la fiducia – ha affermato – e conto sul loro supporto per svolgere al meglio il ruolo che mi è stato assegnato». (r.cr.)

Nelle foto: a sinistra Liviana Giannotti con Paolo Montalti, a destra Veruska Grementieri

Cambio al vertice per due categorie della Cgil Imola: Liviana Giannotti segretaria Filcams, Veruska Grementieri alla Flai
Economia 17 Aprile 2019

Arriva “Imola City Hub', il progetto da 5,2 milioni di euro che potrebbe lanciare in orbita il primo satellite imolese

Imola potrebbe avere, in un futuro non troppo lontano, il proprio satellite in orbita a 500 chilometri da terra e in grado di monitorare il territorio, transitando sopra la città a cadenza quindicinale o settimanale. Il condizionale è d’obbligo, perché ancora non si conosce l’esito del bando europeo «Urban innovative actions» (Uia) che permetterebbe di finanziare il progetto, del costo di oltre 5 milioni e 200 mila euro, proposto dal Comune nel ruolo di capofila assieme a quattro aziende imolesi che metteranno in rete le loro competenze: Npc-Spacemind (na-nosatelliti per la raccolta dati), SisTer (analisi ed elaborazione dati), Imola Informatica (aggregazione e archiviazione dati), Antreem (interfacce utente per piattaforma web e smartphone).

Per ora si sa che il progetto «Imola city hub» è stato ammesso alla selezione assieme ad altri 174 progetti e che, di questi, ne verranno finanziati 25, con una probabilità di riuscita quindi che si aggira attorno al 14%. Ma l’Amministrazione comunale è ottimista e ha anticipato i dettagli in una conferenza stampa che si è svolta il 2 aprile alla presenza anche della sottosegretaria alle Politiche agricole alimentari e forestali, Alessandra Pesce. Il progetto in questione risponde al tema della «Transizione digitale», riguardante idee sulla digitalizzazione dei servizi delle città europee, finalizzate a sviluppare servizi pubblici digitali, riducendo il peso amministrativo e burocratico sui cittadini. Tradotto per Imola: un sistema che permette, ad esempio, di mettere in contatto gli imolesi con la Pubblica amministrazione, proporre referendum con voto online all’insegna della democrazia diretta, migliorare i servizi digitali esistenti, analizzare la situazione del dissesto idrogeologico, monitorare strade, parcheggi e flussi turistici (tramite l’uso delle celle telefoniche), ottenere dati sulla qualità dell’aria e per l’agricoltura, avviare percorsi di attrattività turistica.

In caso di vincita, il programma della Commissione europea finanzierà l’80% dei costi, mentre la parte restante, circa 1 milione e 200 mila euro, sarà ripartita tra i partner del progetto. Per quanto riguarda il Comune, ha precisato il vicesindaco e assessore allo Sviluppo economico Patrik Cavina, «metteremo a disposizione il personale e uno spazio fisico all’interno del centro storico (al momento non ancora individuato), per supportare l’alfabetizzazione informatica del cittadino e introdurlo ai servizi digitali offerti dal Comune».Un altro obiettivo è riuscire ad aumentare il numero degli imolesi iscritti alla rete regionale Lepida. «Oggi sono 5 mila, ma nei prossimi tre anni puntiamo a coinvolgere 20 mila cittadini» ha puntualizzato Cavina. Il satellite potrebbe essere utilizzato anche da altri Comuni, «ad esempio quelli gemellati con Imola – ha poi proseguito il vicesindaco -. Questa esperienza potrebbe essere portata a livello dei Comuni del ConAmi». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”11 aprile 

Nella foto la presentazione del progetto “Imola City Hub”

Arriva “Imola City Hub', il progetto da 5,2 milioni di euro che potrebbe lanciare in orbita il primo satellite imolese
Economia 16 Aprile 2019

Sacmi ha inaugurato Innovation Lab, la struttura di ricerca cofinanziata da un bando regionale

L’assessore alle Attività produttive della Regione Emilia Romagna, Palma Costi, ed il presidente nazionale di Legacoop, Mauro Lusetti, hanno inaugurato martedì 9 aprile, l’Innovation Lab creato da Sacmi nel 2017, struttura di ricerca cofinanziata dal bando regionale sull’attrattività degli investimenti in settori avanzati di Industria 4.0 (Por Fesr 2014-2020) e candidata a diventare nodo della Rete Alta Tecnologia dell’Emilia Romagna. In pratica, un laboratorio dedicato alle attività di ricerca e sviluppo nell’applicazione dell’Internet of things e delle tecnologie abilitanti 4.0.

Tra i compiti dell’Innovation lab, però, non c’è solo l’individuazione di tecnologie abilitanti al servizio di Industria 4.0, ma anche e soprattutto la formazione delle figure professionali necessarie a gestire questo tipo di progetti ed a tradurli in una strategia vincente per il tessuto produttivo. Non è un caso, quindi, se martedì ha preso il via anche Rethinking the future, ciclo di incontri e seminari sui temi della rivoluzione 4.0 nel mondo delle imprese. Sei appuntamenti, all’auditorium 1919 di via Selice Provinciale, per aprire una «finestra sul futuro», secondo la definizione del professor Raffaele Secchi, docente alla Liuc Business School e curatore scientifico della rassegna. Sacmi, cooperativa fondata nel 1919, intende infatti celebrare i suoi cent’anni di storia aziendale all’insegna dell’innovazione, della qualificazione del lavoro, della sinergia con il territorio.

«Sacmi – ha ricordato il presidente Paolo Mongardi – nasce nel 1919 dal coraggio e dalla determinazione di nove persone, accomunate da un ideale: il miglioramento delle condizioni di vita attraverso il lavoro. In questi 100 anni di storia la nostra cooperativa ha raggiunto i vertici della manifattura mondiale grazie alla capacità di uomini straordinari di riconoscere ed anticipare il cambiamento, secondo le peculiari sfide poste da ogni epoca storica e contesto socioeconomico. Fare la nostra parte in questa delicata fase di trasformazione, che pensiamo altrettanto densa di opportunità per le nostre imprese e i nostri territori, è l’obiettivo di questi incontri che proseguiranno per tutto il 2019 per celebrare il centenario». (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”11 aprile

Nella foto l”assessore regionale Palma Costi in visita a Sacmi accompagnata dal presidente Paolo Mongardi

Sacmi ha inaugurato Innovation Lab, la struttura di ricerca cofinanziata da un bando regionale
Economia 13 Aprile 2019

La cantina “Dalfiume Nobilvini' festeggia 70 anni con un Sangiovese superiore che sarà presentato al Very Wine

L”azienda vinicola di Castel San Pietro Terme “Dalfiume Nobilvini” compie 70 anni. Da tre generazioni la passione e la determinazione contraddistinguono la storia imprenditoriale della famiglia Dalfiume, che festeggia l”importante ricorrenza con una novità: “LXX Riserva Settanta” a marchio Villa Poggiolo, un Sangiovese Superiore Dop che ha debuttato nei giorni scorsi al Vinitaly e che sarà presentato al territorio sabato 13 e domenica 14 aprile a Very Wine 2019. L”evento, capace di attirare numerosi appassionati con degustazioni di cibo e vino, quest”anno viste le condizioni meteo sfavorevoli si terrà direttamente nella Cantina “Dalfiume Nobilvini”, in via Madonnina n. 3041 a Castel San Pietro Terme.

In realtà per la famiglia Dalfiume l”’amore per il vino e la lavorazione della vigna è nata ancora prima, addirittura nei primi decenni del Novecento, con Odoardo Dalfiume che già coltivava la vite nel podere che aveva in affitto, vendendo ad amici e vicini il vino che ne ricavava. La passione si fece tuttavia più forte al termine della Seconda guerra mondiale quando i Dalfiume si trasferirono a Bologna. Era la primavera del 1949 ed Odoardo, insieme alla moglie Adele, diede vita in via Massarenti alla “Cantina Dalfiume e figli”.

Di lì a poco la famiglia si spostò in zona Pontevecchio, sempre a Bologha, dove c”erano gli spazi sufficienti per organizzare l’attività d”impresa in modo più strutturato. I figli gemelli di Odoardo e Adele, Gianni e Franco, furono coinvolti fin da bambini nell’attività familiare, diventando il braccio e la mente di un’azienda in crescita, capace di guadagnare un’importante quota di mercato in città e provincia. Nel 1975 la famiglia acquistò la cantina di Alberici Cleto di Castel San Pietro Terme, dando avvio a una nuova fase di sviluppo dell”attività aziendale che continuò a crescere negli anni ’80 quando l”impresa divenne produttrice diretta di uve affittando alcuni poderi sui colli bolognesi. E negli anni ”90, ecco un altro passaggio importante: l”acquisto, nel 1991, degli oltre 70 ettari di Tenuta Poggiolo, l’azienda vitivinicola di famiglia che ha dato il nome al “top quality brand” “Villa Poggiolo”.

La seconda metà degli anni ”90 ha visto poi il subentro alla conduzione della Cantina della terza generazione della famiglia, nelle persone di Davide e Silvia, figli rispettivamente di Franco e Gianni, che a seguito della scomparsa di Franco seppero raccogliere il testimone, con l”appoggio di Gianni. Il resto è storia di oggi, con la crescita della presenza nella grande distribuzione e nella ristorazione. «“Ancora oggi- commenta l”amministratore unico Davide Dalfiume – percorriamo con passione il viaggio iniziato dal nonno Odoardo e perseguiamo con determinazione il sogno dei nostri genitori: portare ogni giorno sulla tavola la tipicità, i profumi e i sapori più autentici dell’Emilia-Romagna. LXX Riserva Settanta è un vino elegante e possente, che racconta gli anni vissuti e le vite che li hanno attraversati, cresciuto in cantina lentamente, senza fretta, ma sempre controllato, viziato. Fin da subito destinato ad essere una Riserva, perché settant’anni sono tanti, per produrlo abbiamo selezionato le migliori uve Sangiovese, perché il territorio è la nostra forza da sempre». (r.cr.)

Nella foto la famiglia Dalfiume

La cantina “Dalfiume Nobilvini' festeggia 70 anni con un Sangiovese superiore che sarà presentato al Very Wine
Economia 10 Aprile 2019

Da anni Lem Carni e Imola Bevande alimentano la solidarietà donando le eccedenze al Banco Alimentare

La legge antisprechi, la cosiddetta legge Gadda dal nome della prima firmataria, è entrata in vigore il 14 settembre 2016. Si tratta per intenderci della normativa nata per favorire e incentivare, attraverso vari strumenti (sgravi fiscali, politiche educative, campagne di sensibilizzazione, semplificazione delle procedure), il recupero e la donazione delle eccedenze di cibo, farmaci e altri prodotti. Uno strumento certamente utile per combattere gli sprechi e dare una mano a chi, come la Fondazione Banco Alimentare, si occupa da anni della raccolta e del recupero di generi alimentari per ridistribuirli ad associazioni e strutture caritative.

Ma c’è anche chi non ha avuto bisogno di leggi per fare una scelta chiara di solidarietà. È il caso di alcune aziende del territorio che da tanti anni collaborano con il Banco Alimentare fornendo regolarmente i loro prodotti vicini alla data di scadenza. Tra queste c’è la Lem Carni, l’azienda di Toscanella che produce e vende carne di qualità in tutta Italia ed esporta in vari paesi europei. Fondata da Giambattista Lama, tuttora titolare, attualmente la Lem Carni conta una sessantina di dipendenti, ha una rete di 120 agenti commerciali. Il fatturato annuo solo commerciale (escludendo quindi le filiere produttive) è di 20 milioni di euro. Con una filosofia che punta alla qualità, la stessa che la Lem offre anche a chi è meno fortunato, attraverso la beneficenza. Come nasce la scelta di collaborare con il Banco Alimentare e con altre realtà caritative? Lama risponde con semplicità: «Io ho fatto la gavetta e la gavetta è una grande maestra. Nella vita ho avuto la fortuna di avere una bella famiglia e il lavoro giusto, che mi ha permesso di creare piccoli capitali che ci coprono per il futuro. Perché non fare beneficenza? La famiglia Lama è molto attenta alle realtà come il Banco, non abbiamo bisogno dileggi, perché abbiamo le nostre motivazioni».

La stessa attenzione e motivazioni simili contraddistinguono anche l’esperienza di Imola Bevande. Anche per Giuseppe Sgalaberni, amministratore e proprietario, insieme al fratello Luca, dell’azienda di Mordano nata nel 1992 e che impiega oggi una quarantina di persone, la relazione con il Banco Alimentare è consolidata e quasi naturale.«Nel nostro contesto è molto facile avere prodotti vicino alla scadenza – spiega -. La collaborazione è cominciata con il primo presidente Giovanni De Santis e l’abbiamo consolidata con il direttore Gianluca Benini. Riteniamo eticamente corretto mettere a disposizione le merci piuttosto che buttarle via, creando un’utilità per altre persone. Il nostro standard di vendita è di 90 giorni, non andiamo oltre per scelta aziendale, quando oltrepassiamo il limite mettiamo le merci a disposizione del Banco, al quale forniamo le bevande anche per gli eventi, le cene e altre attività». (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 aprile

Nella foto: a sinistra Giuseppe Sgalaberni, a destra Giambattista Lama

Da anni Lem Carni e Imola Bevande alimentano la solidarietà donando le eccedenze al Banco Alimentare
Economia 10 Aprile 2019

Premiato al Vinitaly come “Benemerito della viticoltura' il presidente dell'Enoteca regionale di Dozza

Pierluigi Sciolette, presidente dell”Enoteca regionale dell”Emilia Romagna, che ha sede nella Rocca di Dozza, è stato insignito al Vinitaly di Verona del premio “Angelo Betti – Benemerito della viticoltura 2019″. A consegnarglielo era presente l”assessore all”Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Emilia-Romagna, Simona Caselli. «Quello che viene consegnato a Sciolette – ha dichiarato Caselli – è un premio alla carriera e ai grandi meriti di un uomo del vino in Emilia Romagna. Attualmente è presidente di Enoteca Regionale, ma la sua è una straordinaria storia di promozione del Lambrusco nel mondo. Sciolette, infatti, è stato il primo che oltre trent”anni fa è andato all”estero a vendere i nostri vini, diffondendo quel connubio tra cibo e vino di cui oggi tutti parlano. Uno degli importanti impegni che sta portando avanti negli ultimi anni è quello per far ottenere la certificazione di sostenibilità del territorio».

Il premio, intitolato ad Angelo Betti, ideatore di Vinitaly, si assegna dal 1973 ai grandi interpreti del mondo enologico italiano, su segnalazione degli assessorati regionali all’agricoltura, che hanno il compito di indicare coloro che, con la propria attività professionale, hanno contribuito al progresso qualitativo della produzione viticola ed enologica della propria regione e del proprio Paese. Al Vinitaly, nel corso della prima giornata che si è svolta domenica 7 aprile, è stato anche presentato il progetto sul Turismo del vino, nel corso di un incontro  al quale hanno partecipato lo stesso Sciolette, il direttore di Enoteca regionale Emilia Romagna Ambrogio Manzi, il direttore di Qualivita Mauro Rosati e l”assessore Caselli.

«Con questa progettualità – ha affermato il presidente dell”Enoteca regionale – abbiamo voluto mettere un focus sull”identità enologica di un territorio che si sviluppa lungo l”intera via Emilia, da Piacenza a Rimini. Un valore aggiunto straordinario fatto di prodotti, paesaggi, storie tutte da raccontare per aumentare l”appeal turistico sia a livello nazionale sia internazionale». «L”Emilia Romagna – ha aggiunto Caselli – sa offrire un ventaglio di opportunità turistiche differenti e differenzianti. L”eno-turismo e la gastronomia sono comparti e ambiti in forte espansione in ambito turistico. Abbiamo tanti progetti per permettere un”esperienza che sappia integrare il bello e il buono di ciò che l”agroalimentare e il turismo della regione sa offrire. Un progetto slow che vogliamo promuovere e incentivare anche perché lo scopo è far scoprire il bello e il buono che la regione sa offrire». (r.cr.)  

Nella foto l”assessore regionale Simona Caselli con il presidente dell”Enoteca regionale dell”Emilia Romagna Pierluigi Sciolette

Premiato al Vinitaly come “Benemerito della viticoltura' il presidente dell'Enoteca regionale di Dozza
Economia 9 Aprile 2019

Castel Guelfo, Castel San Pietro e Ozzano aderiscono al progetto “Verde urbano' in difesa delle api. Assente Imola

Ci sono anche Castel Guelfo, Castel San Pietro e Ozzano Emilia tra i 75 comuni dell’Emilia Romagna che hanno aderito al progetto Verde urbano avviato nel 2014 dal Conapi, il maggiore consorzio italiano di apicoltori e dal Centro agricoltura ambiente Giorgio Nicoli di Crevalcore, dedicato alla tutela delle api nell’ambito della gestione fitosanitaria del verde pubblico e privato. Nell’elenco non compare però Imola.

«Al momento il dialogo con il Comune di Imola si è interrotto – precisa Giorgio Baracani, vicepresidente di Conapi – ma è un progetto al quale teniamo molto e sicuramente riapriremo i colloqui». Il progetto intende informare e sensibilizzare sull’importanza di una corretta gestione a basso impatto ambientale del verde ornamentale pubblico e privato per la salvaguardia delle api e degli altri insetti utili, con ricadute positive sulla qualità ambientale, la salvaguardia della salute pubblica e della biodiversità anche nei contesti urbani.

«Il progetto, inoltre- aggiunge Baracani-  non ha costi per le amministrazioni e prevede incontri con i responsabili della gestione del verde urbano ma anche incontri pubblici di sensibilizzazione rivolto alla popolazione per informarla e condividere l’adozione di tecniche “pulite” per la gestione del verde privato». (al.gi.)

Nella foto Giorgio Baracani

Castel Guelfo, Castel San Pietro e Ozzano aderiscono al progetto “Verde urbano' in difesa delle api. Assente Imola
Economia 9 Aprile 2019

Produzione del miele in ripresa secondo i dati 2018 dell'Osservatorio nazionale, ma preoccupa la siccità

La diffusione in questi giorni del report annuale curato dall’Osservatorio nazionale miele con sede a Castel San Pietro, mette in primo piano il mondo del miele e degli apicoltori. La pubblicazione rende noto l’andamento produttivo e di mercato per la stagione 2018 di questo prezioso prodotto e riporta le informazioni della banca dati apistica istituita nel 2009 e che dal 2017 presenta l’elenco completo del panorama apistico. Dalle pagine emerge che all’1 marzo 2019 ci sono in Italia 55.877 apicoltori, in Emilia Romagna sono circa 3 mila. Gli alveari presenti sul territorio nazionale sono 1.273.663, in Emilia Romagna sono circa 87.536. Tutti numeri in linea con il 2017.

«Nel circondario imolese – precisa Giorgio Baracani, apicoltore di Castel Guelfo e vicepresidente di Conapi, il maggiore consorzio italiano di apicoltori – gli alveari censiti sono 8.488 e corrispondono al 9,7 per cento degli alveari presenti in regione. Il numero di apicoltori della zona non è direttamente estraibile, ma si stima superiore alle 250 unità; di queste, almeno una decina sono dedite all’allevamento delle api regine». Dal report anche i dati sulla produzione del 2018. «A parte quella primaverile – precisa Giancarlo Naldi, direttore dell’Osservatorio nazionale miele – in Emilia Romagna non è andata male, sia pure con grande disomogeneità da zona a zona. Dopo tre anni di raccolti magri e soprattutto dopo un 2017 pressoché tragico possiamo essere un po’ positivi».

Il 2018 è stato un anno con una partenza difficile a causa della forte siccità del 2017 che ha fatto sentire i suoi effetti anche in avvio di questa stagione e per il clima che ha contribuito a peggiorare una situazione già delicata. «Analizzando le principali fioriture, al nord si è tornati a fare l’acacia dopo anni molto magri, ma purtroppo l’Emilia Romagna, con una media di 10 chili/alveare, ne produce meno della metà di quella attesa. Soddisfacente, sia pure con una certa irregolarità, il castagno e bene, sempre nella nostra regione, anche il tiglio prodotto in pianura». Dalla regione al locale. «Facendo una stima in base ai dati in nostro possesso – ribatte Baracani – possiamo dire che nel circondario imolese abbiamo avuto nel 2018 una produzione di circa 194 tonnellate delle diverse tipologie di miele».

In merito all’evoluzione dell’apicoltura professionale, i dati in nostro possesso riportano un aumento degli apicoltori con partita Iva, di quegli operatori cioè che si rivolgono al mercato e che detengono la schiacciante maggioranza degli alveari. «L’Emilia Romagna – sottolinea ancora Giancarlo Naldi – sta perfettamente in questa evoluzione, confermando alta capacità professionale e propensione ad anticipare le sfide». I produttori dell’Emilia Romagna insomma hanno grandi potenzialità, ma anche un peso notevole dei fattori limitanti che gravano sul settore, ad iniziare dall’impatto degli eventi estremi sempre più frequenti dovuti al cambiamento climatico, per continuare con i danni che si subiscono dall’utilizzo ancora diffuso di pratiche agricole scorrette, dalle patologie e dagli aggressori che incombono. (al.gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 aprile

Nella foto Giancarlo Naldi

Produzione del miele in ripresa secondo i dati 2018 dell'Osservatorio nazionale, ma preoccupa la siccità
Economia 8 Aprile 2019

Terre Cevico ha inaugurato una nuova struttura polivalente nella Tenuta Masselina, sulle colline di Castel Bolognese

Una nuova storia. Per Terre Cevico, ma forse anche per l’enologia romagnola. E’ quanto mai azzeccato lo slogan che ha accompagnato l’inaugurazione della Tenuta Masselina che, alla struttura già esistente, ne ha aggiunta una riqualificando un antico fienile con sala riunioni, sala degustazioni, ma soprattutto una magnifica bottaia. Ma non solo: ci sono anche un locale adibito per la produzione del vino in anfora e uno per produrre spumanti con il metodo classico (la vinificazione con cui si ottiene lo Champagne) da uve di trebbiano, sangiovese e grechetto gentile (pignoletto).

Immersa sulle prime colline di Castel Bolognese venendo da Imola (alla rotonda prima di arrivare al centro abitato si volta a destra lungo via Serra – tanto amata dai cicloamatori per lo scarso traffico su quattro ruote e per il panorama – e si prosegue per qualche chilometro), il primo impatto che si ha con la Tenuta Masselina è la quiete di una natura armonica e curata che accoglie il visitatore, lasciando subito spazio ad un magnifico fienile romagnolo ristrutturato in chiave moderna con ampie vetrate. Nascosta al piano interrato il cuore di questo posto, una curatissima bottaia. Fuori 22 ettari di terreni, di cui 16 coltivati a vite, tutti interamente in biologico.

«Dopo quattro anni di durissimo lavoro è una grandissima gioia aver realizzato una struttura polifunzionale che mette a sintesi quella che è la nostra visione del vino oggi – spiega il presidente Marco Nannetti -: altissima qualità, territorio, ambiente e cultura. Vogliamo che ogni bottiglia rappresenti al meglio la nostra terra. Siamo all’inizio di una nuova storia che ha al centro vino, uomo e paesaggio. L’obiettivo è produrre vino con la consapevolezza che si è custodi di un paesaggio di cui l’uomo è solo una parte. Questo progetto si fon-da sull’altissima qualità abbinata alla sostenibilità ambientale ed energetica nella produzione di vino e delle attività ad esso correlate». Per questo, oltre all’agricoltura biologica, vi sono sistemi per il recupero delle acque meteoriche, per lo sfruttamento della geotermia, un impianto fotovoltaico da 12 kw sulla parte del tetto esposta a sud e un’importante coibentazione degli ambienti.

La Tenuta Masselina è dunque un ambiente polifunzionale, flessibile per le necessità commerciali, ma anche aperta al pubblico, visto che sul sito (www.masselina.it) è possibile prenotare degustazioni guidate e visite alla cantina e ai vigneti. «Qui si respira il lavoro dei campi, la bellezza della natura, lo stare bene e, ovviamente, l’aroma dei grandi vini – continua Nannetti -. Tenuta Masselina si innesta perfettamente in quelle linee guida per l’esercizio dell’attività enoturistica che proprio in questi giorni ha ufficializzato il Mipaaft».

Si tratta solo dell’ultima tappa di un fermento, quello di Terre Cevico, che ha portato nelle scorse settimane anche all’acquisizione di un’importante cantina veronese (Montresor), dopo aver fatto negli ultimi anni tanti investimenti tra cui Fico e la cantina all’istituto Ghini-Scarabelli di Imola da cui è nato un vino pensato dagli studenti e presentato un anno fa a Vinitaly. Quel Vinitaly che che è cominciato il 7 aprile a Verona Fiere e che vede nuove novità in vetrina per il gruppo cooperativo romagnolo. (c.f.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 aprile

Nella foto il taglio del nastro

Terre Cevico ha inaugurato una nuova struttura polivalente nella Tenuta Masselina, sulle colline di Castel Bolognese
Economia 8 Aprile 2019

Operazione salvataggio e rilancio per la Wegaplast, cosa è stato fatto per rimettere l'azienda in sicurezza

«Il nostro scopo è ristrutturare e rilanciare Wegaplast, salvaguardando nella misura maggiore possibile le maestranze». Paolo Finatti ha le idee molto chiare. Da inizio anno, dopo il suo ingresso nel rinnovato consiglio di amministrazione guidato però sempre dal presidente Alberto Ponzellini, ha di fatto preso le redini dell’azienda per far fronte a una situazione che lui stesso non ha esitato a definire «drammatica». Un punto quasi di non ritorno per l’azienda dozzese del settore della plastica, specializzata nella progettazione e produzione di stampi su misura, così come nello stampaggio di componentistica destinata per il 72% al mondo dell’automotive e in percentuale minore per gli elettrodomestici. In totale, circa 1.500 diversi articoli, spesso difficili da realizzare sia dal punto di vista tecnico sia estetico, per marchi come Lamborghini, Fiat, Maserati, Magneti Marelli, Bmw, Jaguar.

«Il primo problema che si è evidenziato – riassume Finatti, che in passsato ha ricoperto incarichi presso realtà importanti come Barilla, Coca Cola e Lar- è legato ai mercati e agli scenari esterni, che negli ultimi anni sono cambiati molto. Wegaplast non ha messo in campo tutti gli strumenti necessari per rispondere a questo cambiamento e si è ritrovata impreparata ad affrontare una situazione sempre più calante per quanto riguarda la marginalità. L’obiettivo del 2019 è riportare l’azienda in pareggio e con il contributo dei lavoratori sarà fattibile. In questi primi tre mesi di lavoro – va al sodo il manager – abbiamo messo a punto un piano industriale che ha convinto tre banche ad aprire nuove linee di credito, diverse dalle precedenti. Abbiamo chiuso accordi con tutti i fornitori per piani di rientro, siamo riusciti coinvolgere i clienti e a dimostrare loro che Wegaplast sta cambiando velocemente pelle ed è pronta per essere di nuovo un partner affidabile».

Ancora più incisivo l’intervento sulla riorganizzazione interna. Ad oggi Wegaplast conta 129 addetti, 7 dei quali nello stabilimento di Budrio. «Non parliamo di esuberi, ma di ricollocazione – precisa Finatti – per un bilanciamento corretto tra lavoratori diretti, impegnati cioè alle macchine, e indiretti, di supporto alla produzione. Colloquiamo in modo costante con i sindacati e stiamo cercando la condivisione nelle soluzioni gestionali. Per alcune funzioni è stata aperta una procedura per l’uscita di una ventina di persone su base volontaria. La cassa integrazione è già aperta, ma non la stiamo utilizzando». 

Riguardo al futuro prossimo dell’azienda, Pinatti spiega: «Nei prossimi anni Htplastic è interessata a entrare nella compagine azionaria di Wegaplast. Nell’ottica delle sinergie, Wegaplast è tra le aziende con un passato molto importante, una “tecnicità” forte e una validità certificata, ma a bassa produttività. Abbiamo già avviato inoltre una collabroazione con l’azienda modenese Lar, impegnata anch’essa nel settore della plastica, ma con tipi di produzioni diversi rispetto a Wegaplast». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 aprile

Nella foto: il reparto produttivo alla «Wegaplast» di Toscanella (isolapress)

Operazione salvataggio e rilancio per la Wegaplast, cosa è stato fatto per rimettere l'azienda in sicurezza

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