Economia

Economia 18 Marzo 2019

A Medicina 106 ditte a caccia dell’appalto per la nuova palestra della scuola media Simoni

«Per aggiudicarsi l’appalto della nuova palestra per la scuola media Giuseppe Simoni, hanno presentato un’offerta ben 106 ditte e consorzi, un numero che ovviamente ha allungato i tempi, ma stiamo aprendo le buste e a breve i lavori saranno aggiudicati». Il vicesindaco Matteo Montanari motiva così i tempi che si stanno allungando per l’avvio della ricostruzione da circa 1,6 milioni della palestra scolastica di via Gramsci.

I lavori prevedono l’adeguamento e messa a norma dell’edificio  (risalente al 1967) mediante demolizione e ricostruzione, da completare entro 270 giorni da parte della ditta vincitrice. Il Comune ha valutato che intervenire sull’esistente avrebbe comportato costi troppo alti su una struttura oggi poco funzionale per l’utilizzo sia delle scuole che delle associazioni sportive, in particolare pallacanestro e pallavolo. Da qui la decisione di procedere con la costruzione di una nuova palestra.

L’intervento prevede per prima cosa la demolizione dell’esistente da 650 metri quadri e la costruzione di un nuovo edificio con tetto in legno lamellare da circa 1190 metri quadrati, in pratica quasi un raddoppio, su tre blocchi distinti ma collegati tra loro. Per le risorse necessarie ha potuto mettere in campo circa 300 mila euro dallo Stato, ovvero dalla programmazione nazionale per l’edilizia scolastica, altri 500 mia dalla Regione e 800 mila euro di fondi propri. (l.a.) Altri particolari nell’articolo su “sabato sera” del 14 marzo. 

Nella foto Matteo Montanari

A Medicina 106 ditte a caccia dell’appalto per la nuova palestra della scuola media Simoni
Economia 16 Marzo 2019

Una legge regionale a difesa delle api e degli insetti impollinatori, tutte le novità

L’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna ha approvato nuove norme per lo sviluppo, l’esercizio e la tutela dell’apicoltura. «La nuova legge nasce per dare risposte efficaci alle problematiche del settore, introducendo al contempo regole di tutela dell’ambiente» spiega con soddisfazione la consigliera regionale Pd Francesca Marchetti. Le api, attraverso l’impollinazione, svolgono una funzione insostituibile per il mantenimento della biodiversità vegetale e sono vere e proprie sentinelle ambientali. Ma l’apicoltura è anche una importante fonte di lavoro e reddito, con l’Emilia Romagna che si colloca al terzo posto, dopo Piemonte e Lombardia con circa 3.900 produttori, dei quali più di un terzo esercitano l’apicoltura in modo professionale, e quasi 140 mila alveari.  

Tra le principali novità introdotte dalla nuova legge vi è la difesa del patrimonio genetico dell’ape italiana o ape ligustica, sottospecie dell’ape mellifera esportata in tutto il mondo per le sue caratteristiche di docilità, alta produttività e maggior resistenza alle malattie. Per l’ape italiana la purezza genetica naturale rischia di essere irrimediabilmente compromessa dalle pratiche di ibridazione. La nuova legge regionale vieta l’introduzione in Emilia Romagna di api diverse dalla sottospecie ligustica, così come non si potranno svolgere attività di selezione e moltiplicazione di api regine e di materiale apistico vivo di sottospecie diverse. Di grande importanza anche il rafforzamento delle misure di difesa igienico-sanitaria per proteggere sia gli alveari dal rischio di diffusione di malattie che le api e gli altri insetti pronubi (che contribuiscono all’impollinazione) dai danni causati dall’uso improprio o eccessivo dei prodotti chimici in agricoltura.

Nei periodi di fioritura saranno vietati i trattamenti con prodotti fitosanitari con attività insetticida o acaricida oppure che riportano in etichetta l’indicazione della pericolosità per la salute di api e altri insetti. La nuova legge, inoltre, dà la possibilità alla Giunta regionale, in accordo con le associazioni di produttori del Tavolo regionale apistico, di individuare delle «zone di rispetto» all’interno di aree di rilevante interesse apistico e agroalimentare in cui vietare i trattamenti. Ridefinite anche le attività di vigilanza e controllo, compreso l’apparato sanzionatorio. (r.cr) 

Nelle foto la consigliera regionale Francesca Marchetti  e degli alveari

Una legge regionale a difesa delle api e degli insetti impollinatori, tutte le novità
Economia 13 Marzo 2019

L'Ima continua a crescere e acquista altre due aziende di macchinari per il confezionamento caffè e food

Ima particolarmente attiva nel food e nei macchinari per il settore coffee. A fine febbraio ha annunciato infatti due nuove acquisizioni. Ha sottoscritto un accordo per l’acquisto del 70% del capitale di Spreafico Automation, la società di Calolziocorte (Lecco) detenuta dalla famiglia Spreafico, specializzata nelle macchine automatiche per il riempimento e la preparazione delle capsule di caffè (single serve) e prodotti solubili. Ed ha rilevato il 61,45% del capitale della Tecmar Sa, società argenti-a con sede a Mar del Plata, importante player nel mercato latino-americano nelle macchine automatiche per il confezionamento nei settori caffè e food.

«Il nostro gruppo ha già una consolidata presenza nel settore caffè – spiega Alberto Vacchi, presidente e amministratore delegato di Ima -. E l’ingresso contestuale in Spreafico Automation e Tecmar permette di completare la gamma di prodotti offerti e di rafforzare significativamente il posizionamento nel mercato latino-americano, previsto in grande crescita nei prossimi anni». (r.cr.)

L'Ima continua a crescere e acquista altre due aziende di macchinari per il confezionamento caffè e food
Economia 12 Marzo 2019

Calano a Imola le imprese agricole femminili. Il racconto di alcune imprenditrici del settore

Al 31 dicembre 2018 a Imola le imprese attive femminili nel settore Agricoltura, Silvicoltura e Pesca erano 172, tre in meno rispetto alla fine del 2017. Una leggera flessione che riflette il panorama del circondario, della provincia di Bologna e della regione Emilia Romagna. Nel circondario, infatti, sempre nel-lo stesso settore, a dicembre si contavano 395 imprese in rosa (nel 2017 erano 414), in provincia 2.015 (nel 2017 erano 2.094), in regione erano 85.006, 102 unità in meno rispetto alla fine del 2017. Dati forniti dal Registro delle imprese delle Camere di commercio elaborati da Unioncamere Emilia Romagna che, pur riflettendo un segno meno, raccontano di donne che hanno fatto del lavoro nell’agricoltura un’opportunità, una scelta in un settore difficile che ha conosciuto crisi profonde e che rappresenta una sfida continua.

Per alcune il «fare agricoltura» è stato naturale, perché figlie di genitori agricoltori, per altre la scelta è stata dettata dall’amore o dalla necessità. Altre ancora hanno avuto l’opportunità di svolgere altre attività, ma poi il richiamo della terra le ha riportate ad occuparsi di piante e animali. C’è la storia di Luana Tampieri, 32 anni, imolese, un diploma di tecnico nella gestione aziendale, una laurea in economia e un lavoro presso due studi contabili di Imola e presso un’azienda controllata del gruppo Hera. «Poi ho capito – racconta lei stessa – che quella non poteva essere la mia vita “chiusa in un ufficio”, ho quindi scelto di rimanere nel settore agricolo investendo tempo e denaro nell’azienda di famiglia». Dall’anno scorso Luana è presidente di “Donne in campo Emilia Romagna”, l’associazione della Cia, Confederazione italiana agricoltori, che si occupa delle politiche femminili.

Flavia Montroni ha un anno in più e quando l’abbiamo raggiunta telefonicamente stava guidando il trattore nel terreno di famiglia a Castel San Pietro. Noi donne riusciamo a fare tante cose insieme. «E’ vero – ci ha detto -, ma la terra non aspetta. Adesso, ad esempio, dietro al trattore, che ho dovuto imparare a guidare, ho altri collaboratori che attendono il mio passaggio per continuare il lavoro. Mi sono laureata nella progettazione delle aree verdi, ma quando è stato il momento di scegliere se andare a Torino per proseguire la specialistica ho pensato agli sforzi dei miei genitori e per non perdere ciò che avevano conquistato con la fatica ho deciso di rimanere e di dedicarmi all’agricoltura. Ho scelto la praticità. Avevo bisogno di muovermi».

E poi le storie di Giulia Serrao e Alice Padula, associate alla Coldiretti di Imola. «Sono nativa di Roma – racconta Giulia Serrao, 44 anni titolare del Podere Colombara a Ponticelli – ma sono arrivata a Imola partendo da Siena per amore. Mio marito abitava a Imola ed è stato naturale seguirlo. L’avvio nel mondo dell’agricoltura lo abbiamo deciso tardi, insieme». Laureata in Biologia e finito il dottorato non aveva prospettive, ma una cosa era certa. «Amo tantissimo gli animali e la natura e andando in giro in mountain bike un giorno abbiamo visto un posto bellissimo, ce ne siamo innamorati e abbiamo dato avvio alla produzione e vendita di albicocche». Lavoro, però, troppo impegnativo e poco remunerativo. «E allora ci siamo inventati una nuova attività, abbiamo avviato un laboratorio per l’essicazione di frutta biologica. Abbiamo dovuto imparare tante cose, e ancora stiamo imparando». Da un’intuizione, un’attività condivisa che, giorno dopo giorno, aumenta la sua produzione.

La storia di Alice Padula, 32 anni, è ancora più originale. «Io sono estetista, ma da tre anni sono diventata coltivatrice diretta per esigenza. Già nel tempo libero aiutavo mio marito nell’allevamento di galline, conigli a Borgo Tossignano e andavo con lui nelle fiere e mercati di animali vivi. Praticamente da part-time questo lavoro è diventato il mio. Ho dovuto adattarmi tantissimo. Quando prima andavo a lavorare entravo in un bel salone profumato, oggi gli odori che sento sono sicuramente diversi. Il contatto con la natura, però, è irrinunciabile». Queste, e tante altre, sono storie che rimangono troppo spesso nascoste. «Di donne che lavorano in agricoltura – sottolinea Luana – se ne parla troppo poco. La capacità imprenditoriale femminile nel settore agricolo è ancora poco apprezzata». (al.gi)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 7 marzo

Nella foto da sinistra Flavia Montroni, Luana Tampieri e Giulia Serrao

Calano a Imola le imprese agricole femminili. Il racconto di alcune imprenditrici del settore
Economia 12 Marzo 2019

Fioritura anticipata per gli alberi da frutto a causa del febbraio mite, ma si teme il ritorno del freddo

Peschi e albicocchi sono già prossimi alla fioritura, ma un po’ tutte le coltivazioni sono in grande anticipo a causa di un febbraio insolitamente caldo e siccitoso. Nei prati hanno già fatto capolino margherite, tarassachi e ranuncoli. Una «finta primavera» che ha ingannato le coltivazioni, favorendone un «risveglio» anticipato che le rende particolarmente vulnerabili all’annunciato ritorno del freddo. «I cambiamenti climatici in atto – rileva Coldiretti Emilia Romagna – si manifestano con sfasamenti stagionali ed eventi estremi, con pesanti effetti sull’agricoltura regionale, che negli ultimi dieci anni, a causa delle bizzarrie del tempo, ha subito danni per oltre 2 miliardi di euro. La gestione del rischio è quindi un fattore sempre più strategico per la competitività delle aziende agricole, per questo è necessario che le nostre aziende assicurino i loro prodotti sia vegetali che animali».

Ma Confagricoltura Emilia Romagna indica anche un’altra strada. «L’inverno mite ha anticipato la ripresa vegetativa di alcune specie di albicocco, a fioritura precoce, molto diffuse sul territorio (Wonder Cot, Sweet Cot, Rubista e Aurora) e sarà così, a seguire, anche per tutte le altre varietà di drupacee. Il rischio è che nella fase della fioritura ritorni il freddo, o addirittura il gelo, come avvenne l’anno scorso. Occorrono quindi nuove varietà in grado di ritardare la fioritura».

In Emilia Romagna le colture frutticole coprono una superficie di 110.000 ettari circa (di cui 50.000 coltivati a vite). «Il cambiamento climatico – rimarca Confagricoltura Emilia Romagna – ci spinge ancora di più a investire in ricerca e sperimentazione, a sostegno di un comparto che eccelle per qualità se paragonato a quello degli altri paesi competitor. Abbiamo bisogno di rilanciare la ricerca pubblica italiana in ambito frutticolo, per ottenere varietà adatte alle nostre condizioni pedoclimatiche e al meteo in continuo cambiamento». (r.cr.)

Fioritura anticipata per gli alberi da frutto a causa del febbraio mite, ma si teme il ritorno del freddo
Economia 11 Marzo 2019

Ha festeggiato 20 anni il Consorzio “Conforme' di Medicina, che produce foraggio per la filiera del parmigiano-reggiano

Medicina non è solo sinonimo di cipolla. Tra le tipicità agricole occupa un posto di rilievo anche il foraggio, coltivato in maniera estensiva sui terreni pianeggianti del comune che, rispetto agli altri della provincia di Bologna, è caratterizzato dalla superficie agricola più estesa. Da vent’anni esatti i produttori locali sono rappresentati dal Consorzio foraggicoltori di Medicina, conosciuto con la sigla Conforme. «Il consorzio – ci spiega il presidente, Mauro Quartieri – è nato nel febbraio 1999 da un piccolo gruppo di produttori per tutelare il foraggio di Medicina, valorizzare e garantirne l’origine, sino all’utilizzatore finale».

Oggi conta 51 soci, che all’interno del perimetro comunale coltivano a erba medica una superficie complessiva di quasi 900 ettari. Nei primi vent’anni di attività, festeggiati lo scorso 21 febbraio al termine dell’assemblea di approvazione del bilancio, Conforme ha ideato e portato avanti diverse iniziative per valorizzare il prodotto. Tra queste, il timbro socio e il marchio Spago giallo, registrato fin dal 1999, per rendere immediatamente identificabile il foraggio. «Vent’anni fa – spiega il presidente – questo era l’unico metodo di imballo del foraggio, ma con il passare del tempo molti soci sono passati alla legatura dei balloni con la rete, da qualche anno anch’essa gialla con le bande verdi. A metà degli anni 2000 abbiamo realizzato anche le “etichettatrici” per balloni, con il contributo della Camera di commercio di Bologna, la Regione, la Provincia e il Comune di Medicina. Oggi utilizziamo la rete gialla con le bande verdi, ma ci sono ancora diversi soci che preferiscono “etichettare” le rotoballe, alla luce dei riscontri positivi da parte di chi le acqui-sta, poiché ulteriore garanzia dell’origine medicinese».

Circa l’80% della produzione dei consorziati è destinata alla famosa filiera del parmigiano reggiano, mentre la quota restante viene acquistata in prevalenza da allevatori dell’alta Italia e della Sardegna. Mercati, questi, più di nicchia, ma da cui si ottengono formaggi altrettanto noti come il trentingrana o il pecorino romano. Cinque anni fa, inoltre, Conforme si è attivato per dotare Medicina di una nuova pesa pubblica, inaugurata nel 2014 in via Fabri, nella zona industriale. «Dopo la dismissione della vecchia pesa di via Fava – racconta Quartieri – nel 2013 l’Amministrazione comunale ha fatto un bando per la realizzazione di una nuova pesa. Abbiamo partecipato e realizzato l’opera tramite un contributo pubblico e un finanziamento ministeriale. La pesa, aperta 24 ore su 24, è certificata dall’ufficio pesi e misure della Camera di commercio. Lo scontrino rilasciato è quindi valido ai fini legali. Col senno di poi è stato un investimento importante, soprattutto alla luce della cessione da parte di Cesac dello stabilimento ex Cometa Patfrut, a cui molti si rivolgevano per questo servizio».

Il ruolo del consorzio è fonda-mentale anche per dare valore al lavoro dei foraggicoltori. «Il consorzio – aggiunge – ha la possibilità di dialogare con i consorzi di filiera. Da tre anni siamo anche organizzatori dell’evento “Medicina in medica”, un’occasione per creare contatti con gli allevatori e valutare le esigenze dei soci». Nel 2018 i soci del consorzio hanno ottenuto una produzione media a ettaro di circa 120-130 quintali. «E’ stata una annata positiva – afferma Quartieri -, con quantitativi leggermente superiori a quelli dell’anno precedente. Abbiamo avuto qualche difficoltà durante la raccolta, a causa delle piogge frequenti e abbondanti. Coltivare foraggio conviene ancora, nonostante i prezzi al produttore non siano alti. E’ una pianta migliorativa del terreno, si lavora per guadagnare poco e i margini di vendita sono risicati. In questi ultimi anni, però, abbiamo cominciato a incentivare la vendita diretta ad aziende zootecniche, con un discreto vantaggio per i soci». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 7 marzo

Ha festeggiato 20 anni il Consorzio “Conforme' di Medicina, che produce foraggio per la filiera del parmigiano-reggiano
Economia 6 Marzo 2019

Gianfranco Montanari di Confartigianato presidente di turno del Tavolo delle imprese del territorio imolese

Il vice presidente di Confartigianato Imprese Bologna metropolitana, Gianfranco Montanari, è il nuovo presidente di turno del Tavolo di coordinamento delle organizzazioni imprenditoriali del territorio imolese. Montanari subentra ad Astro Turrini, presidente di Coldiretti Imola, alla guida dell”organismo costituito nel 1998 e del quale fanno parte le principali associazioni di rappresentanza delle aziende del circondario imolese.

Tra i temi più urgenti in agenda per il Tavolo si sottolinea la questione dell’Autodromo, sulla quale in questi giorni si è espresso lo stesso Montanari nel suo ruolo di presidente della società turistica If Imola Faenza, per chiedere che si mettano al bando le polemiche al fine di salvaguardare la stagione alle porte. Una nota di Confartigianato, in proposito, sottolinea che «è opinione condivisa da tutto il Tavolo che un maggior numero di open-day rivolti alla cittadinanza e gli eventi ciclistici siano ottime iniziative che tuttavia non bastino per mantenere attiva una struttura nata per gli sport motoristici. L’autodromo porta risorse al territorio e le imprese chiedono la stabilità della programmazione già decisa e, prima di apportare cambiamenti, chiedono di potersi esprimere entrando nel merito di valide alternative e progettualità. Su questo tema le associazioni intendono confrontarsi a breve con l’Amministrazione comunale imolese».

Autodromo a parte, un”altra questione sulla quale le associazioni imprenditoriali lavoreranno nel breve termine è quella della Camera di Commercio, tematica già avviata dalla precedente presidenza, per definire come gestire in modo condiviso questo importante servizio alle imprese, a seguito della chiusura dell’ufficio imolese dell’ente. «Il nostro – ha commentato il neo presidente – è un tavolo tecnico, politicamente indipendente, unito nell’affrontare i problemi dell’economia locale e orientato a un dialogo costruttivo con le istituzioni e la pubblica amministrazione, al fine di contribuire allo sviluppo economico del nostro territorio». (r.cr.)

Nella foto il neo presidente del Tavolo degli imprenditori, Gianfranco Montanari

Gianfranco Montanari di Confartigianato presidente di turno del Tavolo delle imprese del territorio imolese
Economia 6 Marzo 2019

Enertronica ingloba l'Elettronica Santerno, la fusione per incorporazione sarà effettiva entro giugno

Elettronica Santerno diventa Enertronica Santerno. Una differenza di due sole lettere che però condensano al loro interno l’importante cambiamento in atto per l’azienda di via della Concia, produttrice di inverter applicati al settore fotovoltaico, così come all’automazione civile e industriale. Nata nel 1970 nella vallata del Santerno (da qui il riferimento rimasto nel suo nome, anche se nel tempo la sede si è spostata prima a Imola e poi a Castel Guelfo), Elettronica Santerno era entrata nel gruppo padovano Carraro nel 2006, diventando rapidamente leader di mercato nel settore fotovoltaico e passando nel giro di pochi anni da un fatturato di 11 milioni a oltre 140 milioni di euro. Fino a quando la bolla del settore non è scoppiata, anche per effetto della scomparsa degli incentivi pubblici. Dal 2010 al 2016 si è quindi verificata una forte contrazione dei volumi, del fatturato e del numero di dipendenti (da 250 a 125), quest’ultimo ottenuto attraverso una serie di drastiche ristrutturazioni.

Alla fine del 2016 la proprietà dell’azienda (51%) è passata dal gruppo Carraro ad Enertronica, società quotata in borsa sul mercato Aim Italia, dedicato alle piccole e medie imprese in cerca di capitali per finanziare la propria crescita. La società, nata nel 2005 a Frosinone da uno spin off universitario, progetta, installa e gestisce impianti fotovoltaici di piccola taglia, fornendo un prodotto «chiavi in mano», pronto per la messa in servizio. Dopo il passaggio di proprietà, Elettronica Santerno ha assorbito tutte le attività industriali del gruppo laziale.

A due anni esatti di distanza, lo scorso dicembre, Enertronica ha ottenuto il controllo anche delle restanti quote societarie di Elettronica Santerno, raggiungendo un accordo con il gruppo Carraro che ha ceduto il 49% procedendo a un aumento di capitale per 4,1 milioni di euro. Il contratto prevedeva anche l’impegno, da parte di Enertronica, di procedere alla fusione per incorporazione. La società Elettronica Santerno sarà quindi estinta. «L’impegno alla fusione – ci spiega l’amministratore delegato di Enertronica e di Elettronica Santerno, Vito Nardi – è per sancire la centralità del progetto Santerno all’interno del gruppo Enetronica, che con la fusione prenderà il nome di Enetronica Santerno. Per lo stesso motivo, la sede legale sarà trasferita da Milano a Castel Guelfo. La fusione è un passaggio formale che serve anche a ottimizzare la gestione delle risorse, eliminando duplicazioni e sovrapposizioni societarie e amministrative. Oggi, ad esempio, abbiamo due distinti Consigli di amministrazione. Il marchio verrà conservato. Elettronica Santerno è un brand importante dal punto di vista commerciale, apprezzato e noto nel mondo».

La fusione diventerà effettiva entro giugno. Al 31 ottobre scorso Enertronica aveva un fatturato di 4 milioni e 167 mila euro, con ricavi in diminuzione del 73%, contrazione dovuta, si legge nel progetto di fusione, «ai volumi significativi registrati nell’anno precedente». Sempre alla fine di ottobre il fatturato di Elettronica Santerno era di circa 14 milioni e 400 mila euro, in flessione dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2017, «principalmente per effetto di slittamento/ritardo di alcune commesse nel settore fotovoltaico». A fine anno l’azienda di Poggio Piccolo contava 97 dipendenti. «I dati definitivi del 2018 li avremo a inizio maggio – anticipa l’amministratore delegato -. Nel 2016 abbiamo chiuso a meno 10 milioni di euro, nel 2017 siamo andati vicino al pareggio, la variazione del risultato netto è evoluta in termini di miglioramento».

Nardi è comunque fiducioso. «Il 2019 – prosegue – si prospetta un anno con numeri molto interessanti e ordini acquisiti per un valore tra i 40 e i 50 milioni di euro. Si tratta al 90 per cento di commesse all’estero, come la fornitura per il più grande impianto fotovoltaico dell’America Latina, in Brasile, del valore di 20 milioni di dollari, e altri importanti lavori in Sudafrica, Spagna, Vietnam. Stiamo anche lavorando intensamente per aumentare il livello di produzione interna. Ciò non significa che ridurremo il ricorso a terzisti, ma a fronte dei volumi in aumento l’azienda sta cercando di darsi una struttura più stabile. Già ora stiamo assumendo personale al ritmo di 2 o 3 addetti al mese: ingegneri elettronici ed elettrotecnici, ma anche operai». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 28 febbraio

Nella foto la sede di Elettronica Santerno a Castel Guelfo

Enertronica ingloba l'Elettronica Santerno, la fusione per incorporazione sarà effettiva entro giugno
Economia 5 Marzo 2019

I cento anni di Berardi Bullonerie, l'azienda di Castel Guelfo che oggi ha 12 filiali, 250 addetti e continua a crescere

Berardi Bullonerie compie quest’anno un secolo di vita e di storia. Sono infatti trascorse cento primavere esatte dalla nascita della bottega artigiana affacciata su piazza Maggiore a Bologna, attività che nel tempo si è sviluppata fino ad arrivare al grande gruppo di oggi, specializzato nella distribuzione di viti, bulloni e minuteria metallica per vari settori (automotive, edile, arredamento e oleodinamico), con quartier generale in via San Carlo a Poggio Piccolo, con 109 addetti, numero che però sale a 250 se si considerano anche le 12 filiali in diverse città italiane. Oltre a queste ci sono le società partecipate: Vibolt a Castel Maggiore e Vitman a Lugo, entrate nel gruppo nel 2006, e la bresciana Vibf Fasteners, acquisita al 100% proprio a inizio anno e attiva nella commercializzazione di viti, bulloni, spine, tappi, molle, con un giro d’affari annuo di circa 4 milioni di euro. Un’acquisizione che permette all’azienda guelfese di incrementare il già vasto assortimento di materiali a disposizione del cliente: 150 mila referenze, 45 mila articoli a stock, più di 3 miliardi e mezzo di pezzi consegnati all’anno.

«Non è solo con le acquisizioni che si cresce – spiega il presidente, Giovanni Berardi, pronipote del fondatore Giulio e quarta generazione alla guida dell’azienda di famiglia, con la quinta in arrivo – ma grazie anche alle strategie commerciali che da un secolo determinano la crescita dell’impresa Berardi, l’ampliamento continuo della gamma presente in magazzino, che oggi si arricchisce di nuovi prodotti, funzionali alla trasformazione tecnologica dei processi produttivi (gli elementi standard e i sistemi di fissaggio in plastica), il continuo aggiornamento tecnologico e la qualità dei prodotti, monitorata e certificata, e l’estensione sui mercati esteri, in particolare in Marocco, con la neonata Berardi Maroc, e Croazia».

Nel gennaio del 2003 l’azienda si è trasferita da Bologna a Castel Guelfo, organizzando un magazzino semiautomatizzato in via della Concia. E’ invece del 2017 il nuovo stabilimento realizzato in zona Montecanale, su un’area di 27 mila metri quadri, con un centro direzionale dotato di 1.500 metri quadri di uffici, affiancati da un magazzino di circa 10 mila. Qui prosegue lo sviluppo dei servizi kanban, oggi disponibili anche su app, che consentono ai clienti di essere riforniti solo quando occorre il materiale e di non dover fare magazzino, ottimizzando tempi e costi.Questo e altri sistemi di logistica integrata su misura, diventati fiore all’occhiello di Bullonerie Berardi, sono stati infatti concepiti, spiega l’azienda, «per sostenere le imprese partner con un rifornimento costante di bulloneria, raccorderia, fascette o componenti per l’oleodinamica, con certezza di risparmio di tempo, energie e risorse economiche, perché tutto il necessario è garantito da un solo fornitore».

«A distinguerci e garantire lavoro in questi decenni – conferma Giovanni Berardi – è stata la capacità di fornire supporti di tipo tecnico, commerciale e logistico, aggiornati con soluzioni e tecnologie avanzate». Nel 2018 il fatturato dell’azienda ha superato i 73 milioni di euro (oltre 77 milioni, considerata anche la nuova acquisizione bresciana), confermando il trend di successo del gruppo con una crescita del 10% sul 2017. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 28 febbraio

Nella foto lo staff della Berardi Bullonerie in occasione della visita dell”arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Maria Zuppi, dello scorso 23 gennaio

I cento anni di Berardi Bullonerie, l'azienda di Castel Guelfo che oggi ha 12 filiali, 250 addetti e continua a crescere
Economia 4 Marzo 2019

Un finanziamento di 400.000 euro dal programma Horizon 2020 per il montascale Sirena della Tgr di Ozzano Emilia

Si chiama Sirena ed è un montascale a ruote che consente di trasportare anche le sedie a rotelle. E’ il progetto con cui l’azienda ozzanese Tgr ha partecipato al programma Horizon 2020, ottenendo un finanziamento a fondo perduto di circa 400 mila euro, che consentirà di coprire circa il 70% dei costi di sviluppo e realizzazione.

Nel 2018 Tgr ha festeggiato i suoi primi 40 anni di attività. L’azienda di via Lombardia, che oggi ha 15 dipendenti, era nata per lanciare sul mercato un ciclomotore elettrico. Il successo sulla stampa non è stato seguito dal successo nelle vendite e la produzione si è poi concentrata sui montascale per il trasporto merci. Le richieste dei clienti hanno in seguito indotto la famiglia Toselli a sviluppare anche prodotti per il trasporto di persone e a specializzarsi negli ausili che permettono ad anziani e disabili di superare le barriere architettoniche. Un business, quest’ultimo, che è arrivato a coprire il 90% del fatturato complessivo, di circa 2 milioni di euro.

«Di solito – ci spiega la titolare Patrizia Toselli, figlia del fondatore – i montascale a ruote hanno la poltrona incorporata. In commercio esistono già prodotti che permettono di trasportare anche una persona sulla propria carrozzina, ma sono difficili da guidare. Il nostro obiettivo era quindi mettere a punto un montascale facile da guidare, più stabile sulle scale, smontabile in modo da poter essere caricato facilmente in auto». Anche per Tgr l’apporto dei fondi europei è stato determinante. «Senza contributi non avremmo potuto affrontare un progetto di questo tipo – sottolinea -. Dieci anni fa, quando c’era più marginalità, potevamo investire molto in ricerca e sviluppo. Ora non più». Fondamentale è stato anche il supporto di una società esterna specializzata in bandi europei. «Abbiamo avviato il percorso nel 2017, superando il primo step al primo tentativo, cosa che ha stupito anche Confindustria Emilia – racconta -. Senza la consulenza di una società specializzata non saremmo riusciti a compilare in maniera corretta i documenti secondo tutti i criteri richiesti dalla Commissione europea. E già così è stato molto complicato» ammette.

La prima tranche di finanziamenti è arrivata lo scorso aprile. La fase di messa a punto del prototipo di Sirena è tuttora in corso. «Al momento – ci aggiorna – stiamo effettuando i test sull’autonomia del montascale. Stiamo anche cercando di migliorare il suo movimento sui pianerottoli. Entro aprile 2020 dovremo essere pronti per il mercato». Mercato che però sta diventando sempre più complesso. «Oggi gli acquisti nel settore sanitario avvengono attraverso gare – spiega Toselli – e purtroppo il risultato dipende solo dal prezzo. Per aziende come la nostra, che realizzano prodotti di qualità ma più cari rispetto ad altri, è penalizzante. Nelle gare, infatti, non viene attribuito alcun punteggio, ad esempio, al grado di sicurezza del prodotto. Questo si traduce per noi in un calo del mercato, che ci porta a puntare di nuovo sui montacarichi per il trasporto merci e ad espandere i rapporti con l’estero». (lo.mi.)

Nella foto Patrizia Toselli, titolare della Tgr, con il montascale Sirena

Un finanziamento di 400.000 euro dal programma Horizon 2020 per il montascale Sirena della Tgr di Ozzano Emilia

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast