MOTORI&DINTORNI
Sport
29 Aprile 2026

MOTORI&DINTORNI – L’eterno Michele, Alboreto è «uno di noi»

Qual è stato l’evento motoristico più importante nel weekend del 18 e 19 aprile? La 6 Ore di Imola? Forse, ma c’è stato dell’altro. A Rozzano, in provincia di Milano, Nadia Astorri, moglie di Michele Alboreto, sabato ha voluto radunare le persone più vicine al grandissimo pilota lombardo. Lo scorso 25 aprile è ricorso il venticinquesimo anniversario del terribile incidente al Lausitzring – avvenuto durante alcuni test con l’Audi R8 Sport Endurance – che, a causa di una maledetta perdita di pressione di uno pneumatico, ci portò via quell’atleta definito, senza retorica, il «pilota gentiluomo». L’occasione ufficiale è stata l’inaugurazione di una mostra fotografica dedicata a Michele e di un talk show, ma tantissimi ex piloti di Formula 1 e alcuni manager si sono ritrovati per un ricordo che è andato ben oltre la rievocazione.

Alboreto è una figura legata anche a Imola. Forse perché sulla nostra pista debuttò ben 45 anni fa in Formula 1 (3 maggio 1981) con la sua Tyrrell sponsorizzata da una nota azienda ceramica che, nella ragione sociale, aveva proprio il nome di Imola. Non andò benissimo, ma l’anno dopo, il 25 aprile 1982, Alboreto, sempre su Tyrrell e con la scritta «Imola» estesa sull’abitacolo, conquistò il suo primo podio in F1. Inoltre, nel momento in cui sogniamo un italiano campione del mondo, è giusto ricordare che Alboreto, il titolo, lo sfiorò nel 1985 con Ferrari, ma gli sfuggì per palesi errori tecnici della Scuderia.

Adesso l’uomo. Alboreto, dopo l’incidente di Ayrton Senna, non fu tenero con Imola, ma nemmeno col sistema F1 contro il quale aveva già combattuto in tante situazioni paradossali. Con trasparenza e oggettività, diede un aiuto determinante nel ricercare i reali motivi della morte del brasiliano, mettendo a disposizione, con la sua discrezione, conoscenza ed esperienza di tanti anni di gare. Un lavoro rivelatosi fondamentale per interpretare la dinamica dell’incidente e contribuire alla verità su quel maledetto 1° maggio. Alboreto, del resto, nel 1991 ebbe un incidente simile a quello del tre volte campeão mundial paulista al Tamburello e sapeva benissimo di cosa stava parlando. Nessun genio e sregolatezza, difficilmente sopra le righe: Michele era «uno di noi», come si dice spesso, ma con un piede destro e un cuore immensi e soprattutto eterni.

(Nelle cuffie: Everything Counts, Depeche Mode, 1983)

Massimiliano Regazzi

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