#Motori&dintorni – La rinascita del motocross italico, cosa si può fare a Casalfiumanese
Nel week-end appena passato il microcosmo del motocross è stato piacevolmente scosso da una notizia, o meglio da un evento: dopo vent’anni è tornato il mondiale di specialità a Montevarchi, una pista che è più di una pista e più di un luogo di culto del fuoristrada.
Pista dura, contropendenze, sassi e commissari imolesi
Una storia, quella di questo ritorno nella provincia di Arezzo, che sarebbe tutta da raccontare, ma onestamente chi scrive non ne ha le capacità, perché non si tratta solo di un ritorno in calendario o della cronaca in sé e per sé. Si tratta di molto di più, un contesto dove il motocross non è il protagonista principale ma solo la scenografi a di una storia con ben altre questioni in mezzo. Ne viene tuttavia che in un week-end molto tosto, reso possibile anche dalla presenza di un buon gruppo di commissari di percorso imolesi e limitrofi del motoclub 04 Park (per intenderci i «ragazzi» del Monte Coralli di Faenza), si è rivisto un motocross molto italico con pista dura, contropendenze, sassi, eccetera.
Nel 2006 Andrea e Valter Bartolini, nel minicross scoprimmo Kiara
Vent’anni dicevamo… Tanti, pochi o un’eternità; forse sembrava ieri. Vent’anni fa, per esempio, esattamente il 25 aprile del 2006, si consumò uno degli ultimi vagiti della pista di Casalfiumanese, con una gara regionale di titolazione, ma dai grandi nomi. Vinse Andrea Bartolini (gran manico ancora in quegli anni, ma a dire il vero lo è anche adesso), precedendo l’altrettanto polso pesante del fratello Valter, altro pilota davvero granitico. Nella MX2 vinse Mirco Bartolini, mentre tra gli MX4 ci fu il successo di Gian Luca Ravaglia e Gianluigi Gandolfi .
Interessante anche la classifica del minicross, dove più che i vincitori (con il massimo rispetto) Mantovani, Parmiggiani e Violi spicca un quarto posto finale di Chiara (adesso Kiara) Fontanesi, la quale nella sua carriera, oggi ancora in corso, andrà a vincere sei mondiali femminili di cross – che potrebbero anche diventare di più -, l’ultimo dei quali proprio ad Imola nel 2018.
Il futuro Museo dovrebbe ricordare l’ultimo capitolo di una bella storia.
Chissà se nel futuro «piccolo» museo del motocross, presente nel programma di riqualificazione dell’area che prevede l’utilizzo della ex palazzina dello speaker e dei cronometristi per questo progetto, ci sarà spazio per quel martedì del 2006, ad occhio e croce l’inizio dell’oblio della pista, che nel 2007 non era più presente nei calendari federali per poi chiudere nel 2008 per motivi più o meno noti.
Dalla storia al futuro, le elettriche per una Valley che sia un po’ Motor
Anche Montevarchi è a rischio continuo, una lotta perenne, come lo furono gli ultimi anni di Casale e di una storia irripetibile.
Certo, ci saranno i percorsi di mountain-bike, le lodevoli iniziative legate alle handbike, ma il cross, seppur poco, si è evoluto.
Certo di moto elettriche da fuoristrada non ce ne sono tante, è un mercato che fa fatica a decollare, ma se proprio vogliamo ricordare quegli anni, almeno le moto elettriche, una volta, buttiamocele dentro: l’ultima volta che la strada era percorribile, serrando gli occhi si vedeva, dall’alto, ancora il percorso delle «rumorose». Intanto chiudiamo la cartella di quella gara, con le classifiche, il posterino, la burocrazia e la puzza dei vent’anni di archivio dentro un mobile, segno di una «Valley» che divenne, purtroppo, meno «Motor» ma anche un frammento di un segnale di allarme ancor oggi forse non ben recepito. (Nelle cuffie «Talk to you», Anotr ft. 54 Ultra)
Massimiliano Regazzi
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Il campo cross di Casalfiumanese nel 2006
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