#Motori&Dintorni – L’impresa di Lucchinelli del 1981: a 45 anni Imola potrebbe rimediare
Imola, 12 luglio 1981 - Gp di San Marino. Il podio della classe 500 con Marco Lucchinelli vincitore davanti a Barry Sheene (alla sua sinistra) e Graeme Crosby (alla sua destra). Foto di Angelo Dal Pozzo
Sport
26 Agosto 2026

#Motori&Dintorni – L’impresa di Lucchinelli del 1981: a 45 anni Imola potrebbe rimediare

16 agosto, ma del 1981. Quarantacinque anni fa ad Imola, secondo la storia meteorologica, c’erano 32 gradi. Mentre ad Anderstorp, Svezia, duemila chilometri più a nord, l’archivio parla di una ventina di gradi, ma percepiti erano almeno 1.000. Dopo undici gare, Marco Lucchinelli – in sella alla Suzuki del Team Gallina – si laureò campione del mondo della classe 500, la MotoGP di allora, e così anche a Imola la temperatura raggiunse presto quei mille gradi quando il risultato venne diramato da radio e televisione.

Lucchinelli, spezzino di origine, era praticamente imolese. Eppure questa vittoria fece molta più breccia tra gli appassionati che nelle istituzioni. Certo, Marco non era un pilota convenzionale, ma molto puro. Se oggi i nuovi damerini passano da moto buone a moto sulla carta molto meno performanti e dicono che «si tratta di un’opportunità per diventare pilota ufficiale», allora Lucchinelli voleva capitalizzare, tanto che le prime crepe con Suzuki vennero proprio perché avrebbe voluto la tuta libera (per le sponsorizzazioni). Ma quel mondiale, al di là dei dettagli di vittorie, cadute e delle dritte del grande Barry Sheene, fu un risultato che riportò il motociclismo italiano alla dimensione che meritava. Nessuno pensava più, ormai, che Giacomo Agostini potesse avere un erede come iridato nella massima serie dopo l’ultimo successo del 1975. Nessuno pensava che un team italiano con moto giapponesi potesse farcela contro i pari cugini inglesi del team Heron, orfani certo di Sheene ma con un Mamola in grande spolvero. Nessuno pensava che, ai punti, Kenny Roberts fosse battibile dopo tre titoli consecutivi. E forse nessuno pensava neanche, per esempio, che il main sponsor del Team Gallina, Canale 5, diventasse poi negli anni quello che è diventato.

Un titolo di rottura dunque per un uomo che poi nella sua vita ne ha passate davvero di tutti i colori, trasferendo nel quotidiano quello che è una metafora delle corse: quando si cade, si soffre innanzitutto tanto, troppo, ma non sempre è colpa di chi sta strisciando per terra contro un muro. Destino, estro, manico. Ancora oggi quella calda estate motociclistica di 45 anni fa, con Imola non protagonista principale ma sfumatura importante di colori irripetibili, forse è ricordata più di altre imprese, un po’ come il Mondiale di calcio degli azzurri dell’anno dopo in Spagna. Forse, passato tutto questo tempo, Imola potrebbe rimediare con un riconoscimento vero, istituzionale, per quello che può essere considerato anche un nostro figlio. Allora, le cronache raccontano che, al ritorno in città, ci fu un tentativo per organizzare un momento di ringraziamento alla Fiera del Santerno, presso le scuole Carducci, nella stessa serata del concerto di Gianni Morandi, ma poi la cosa non ebbe il dovuto proseguo. E, arrivando ad oggi, non è mai troppo tardi, e soprattutto non si rischia mai di essere ripetitivi nel riconoscere le imprese sportive che sono andate oltre le statistiche, rimaste nel nostro immaginario ma soprattutto ben vive nel nostro presente e negli uomini che le hanno rese possibili.

(nelle cuffie «Un’estate fa», Franco Califano, 1972).

Massiliano Regazzi

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