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Cronaca 3 Gennaio 2019

Nomine Ausl, Andrea Neri è il nuovo direttore sanitario in sostituzione di Emanuela Dall'Olmi

Con l”inizio del nuovo anno sono cambiati alcuni incarichi ai vertici dell”Azienda usl di Imola. Queste le nuove nomine valide dal 1° gennaio: Andrea Neri è il nuovo direttore sanitario, Gabriele Peroni ha assunto l’incarico di direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica e Laura Serra quello di direttore facente funzione della Pediatria e Nido.

Nel dettaglio, Andrea Neri, già direttore del Presidio ospedaliero imolese dall’agosto 2016, sostituisce in qualità di direttore sanitario Emanuela Dall”Olmi, andata in pensione il 31 dicembre 2018. La Dall”Olmi era in carica dal gennaio 2016 dopo essere stata, dal 2007, direttore del Presidio ospedaliero e titolare dell’interim del Distretto imolese e delle Cure primarie.

Per quanto riguarda Peroni, anche da direttore del Dipartimento di Sanità pubblica continuerà a svolgere l”incarico di responsabile dell”Igiene e Sanità pubblica, mentre Gabriella Martini, giunta al termine del secondo mandato al vertice del Dipartimento, resterà alla guida dell”Igiene veterinaria.

Venendo alla terza nomina, Laura Serra come facente funzioni di Pediatria e Nido prende il posto occupato fino al 31 dicembre da Sandra Brusa, andata in pensione alla fine dell”anno.

Il direttore generale Andrea Rossi, nel ringraziare coloro che lasciano l”incarico, ha voluto esprimere un pensiero soprattutto per Emanuela Dall’Olmi, «una professionista – ha detto – il cui contributo è risultato determinante in questi anni e a cui mi lega una profonda stima e riconoscenza. Accogliamo in direzione generale Andrea Neri che abbiamo avuto modo di conoscere ed apprezzare in questi due anni e mezzo e siamo certi che darà un apporto altrettanto fondamentale al proseguo di questo mandato».

Il nuovo direttore sanitario, 53 anni, nato a Ravenna ma bolognese di adozione, dopo la laurea in Medicina e Chirurgia si è specializzato in Igiene ed Organizzazione dei servizi ospedalieri nel 1996 ed ha ricoperto una serie di incarichi di direzione medica presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria S. Orsola-Malpighi (1997-2008) per diventare poi il direttore del Presidio Ospedaliero di Ravenna (2008-2013) e quindi il direttore del Distretto di Ravenna dell’Ausl della Romagna. Fino alla nomina del nuovo direttore manterrà anche la guida del Presidio ospedaliero imolese.

Nella foto il neo direttore sanitario Andrea Neri con il direttore generale dell”Ausl Andrea Rossi

Nomine Ausl, Andrea Neri è il nuovo direttore sanitario in sostituzione di Emanuela Dall'Olmi
Cronaca 3 Gennaio 2019

Sono due maschietti l’ultimo nato del 2018 e il primo del 2019 a Imola

L’ultimo arrivato del 2018 è nato alle ore 19.22 del 31 dicembre, il primo del 2019 è nato alle ore 7.56 dell’1 gennaio. Impossibile sapere i nomi, dato che le famiglie hanno preferito mantenere la riservatezza, possiamo solo dire che in entrambi i casi si tratta di maschietti, confermando così il trend dell’ultimo anno che ha visto una predominanza di fiocchi azzurri (507 contro 430 femmine). Inoltre i genitori non sono di origine straniera.

Complessivamente sono stati 938 i nati l’anno scorso nel reparto di Ostetricia dell’ospedale di Imola, diretto da Stefano Zucchini, un numero in crescita (erano 916 del 2017). I bambini con almeno un genitore extracomunitario sono stati 422 e 85 i figli di stranieri comunitari. Il totale dei parti è stato di 923 (di cui 14 gemellari), 317 quelli cesarei. I parti svolti in analgesia epidurale sono stati 56. 

Molte (ben 213) le donne che hanno scelto di partorire ad Imola pur provenendo da comuni fuori dal territorio dell’Ausl. Se il parto è portato a termine senza complicazioni ed il neonato è sano, madre e figlio vengono dimessi al terzo giorno di vita del bambino e, entro una settimana dalla nascita, il pediatra scelto dalla famiglia incontrerà il piccolo, con un appuntamento già fissato in ospedale. Al momento della nascita viene anche distribuito il libretto pediatrico: un documento sanitario che accompagna il bambino fin dai primi giorni di vita, un diario clinico che sarà di volta in volta compilato dal pediatra, dagli specialisti e dai genitori, in modo da avere un quadro integrato di tutte le fasi di crescita e salute. Una sezione del libretto è anche dedicata ai consigli utili ai genitori (posizione del neonato durante il sonno, alimentazione ed allattamento, cura dei denti, uso dei farmaci, prevenzione degli incidenti, gioco e tempo libero) e alle informazioni fondamentali su come affrontare le malattie più comuni. (l.a.)

Nella foto gruppo con l”équipe dell”Ostetricia

Sono due maschietti l’ultimo nato del 2018 e il primo del 2019 a Imola
Cronaca 12 Dicembre 2018

Permanenza massima 6 ore in pronto soccorso, indicazioni regionali e novità a Imola

«La Regione ci sta chiedendo un tempo di permanenza complessivo in pronto soccorso che tenda a non superare le 6 ore, noi ci riusciamo nell’81 per cento dei casi ma dobbiamo migliorare un po’ per arrivare al 90 per cento». Andrea Neri, direttore del presidio ospedaliero dell’Ausl di Imola, conferma l’indicazione sulla quale sta lavorando la Regione. Le lamentele per le lunghe attese in pronto soccorso si rincorrono da sempre. Ora l’assessorato alla Salute dell’Emilia Romagna ha chiesto un impegno specifico anche su questo, dopo l”attenzione degli ultimi anni sulle liste d”attesa di visite, esami e interventi chirurgici programmati.

Se consideriamo che i codici rossi devono essere visti immediatamente, i problemi arrivano con gli altri. «Da un punto di vista sanitario è importante quanto si aspetta prima della visita del medico – precisa Neri -, su questo, per quanto ci riguarda, abbiamo dei tempi buoni che vanno dai 33 minuti per i codici gialli, che sono il 35 per cento degli accessi, ai 116 dei verdi, ovvero il 49 per cento degli accessi, poco meno per i bianchi. Il nostro obiettivo non è essere velocissimi con chi non doveva venire in pronto soccorso – chiarisce Neri – ma essere bravi con le patologie che possono essere subdole, come i codici gialli, questa è la nostra prima missione».

Per il pronto soccorso di Imola, che lotta da sempre con le persone che, un po’ per «tradizione» e un po’ per comodità, vi si rivolgono impropriamente invece di andare dal medico di famiglia o alla guardia medica, una complicazione in più da gestire. I codici bianchi attualmente sono l’11,5 per cento. Numeri non da poco se consideriamo che «ogni giorno accedono al triage complessivamente 150 persone per un totale di 53.222 all’anno» dettaglia Patrizia Cenni, direttrice del dipartimento di Emergenza, «più o meno le stesse degli anni scorsi».

Neri e Cenni hanno ben chiaro il problema e ci stanno lavorando da più punti di vista. «Per prima cosa dall’1 ottobre è stato inserito un infermiere in più al triage per 12 ore al giorno» dettaglia Neri. Ora sono tre, più due solo per l’anagrafica fino alle 20. «L’infermiere in più è utile per i pazienti in attesa di rivalutazione dopo la visita medica e per gestire i piccoli sovraffollamenti». Inoltre, in previsione dei picchi influenzali «il bed manager sarà presente anche il sabato pomeriggio, la domenica e i festivi». Si tratta dell’infermiere incaricato di gestire i ricoveri, che tiene i rapporti con i reparti, nonché i pazienti e i famigliari dell’Obi, cioè i letti per le osservazioni brevi intensive della Medicina d’urgenza. Attivare rapidamente un ricovero significa ridurre la permanenza in pronto soccorso. (l.a.)

Altri particolari nell”articolo completo su «sabato sera» del 6 dicembre 

Nella foto il coordinatore infermieristico dell”emergenza Simone Cavini e il primario Patrizia Cenni

Permanenza massima 6 ore in pronto soccorso, indicazioni regionali e novità a Imola
Cronaca 8 Dicembre 2018

Guardie giurate al pronto soccorso di Imola per aumentare la sicurezza, il plauso dei sindacati

«La direzione è quella giusta anche se ancora tanto c’è da fare». Questo il commento di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl alla luce delle azioni messe in campo dall’Ausl dopo che a settembre era stato sollevato il problema della sicurezza per gli operatori dell’ospedale di Imola, in particolare in pronto soccorso durante i tso (trattamenti sanitari obbligatori).

Azioni che hanno visto l’inserimento di un infermiere in più nel triage (dall’1 ottobre) e soprattutto della vigilanza privata (dal 17 novembre, dalle ore 19 a mezzanotte; l’incarico è andato all’Axitea Spa di Bologna).

Cosa manca ancora? Un protocollo integrato tra Ausl e municipale per la gestione congiunta dei tso con corsi di formazione per gli operatori, vautazione con polizia e carabinieri per la gestione delle urgenze, definizione di una nuova modalità di ingresso pedonale al pronto soccorso, criptare l’identificazione degli operatori al triage.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 6 dicembre

Nella foto la guardia giurata Daniele Compitiello della Axitea Spa

Guardie giurate al pronto soccorso di Imola per aumentare la sicurezza, il plauso dei sindacati
Cronaca 1 Novembre 2018

Imola in rete con Bologna e un milione di pazienti: nasce la Chirurgia vascolare più grande d'Italia

La più grande Chirurgia vascolare d’Italia è stata presentata nei giorni scorsi in 6 ospedali dell’area metropolitana bolognese per seguire 1 milione di pazienti: Policlinico Sant’Orsola e Ospedale Maggiore si specializzeranno sulle emergenze e sulle malattie delle arterie; Bazzano, Budrio e Imola diventeranno punto di riferimento per le malattie venose, mentre il Rizzoli lo sarà per interventi ortopedici e vascolari associati.

«La chirurgia vascolare negli ultimi decenni – è stato motivato alla presentazione del progetto – ha visto uno sviluppo significativo di nuove tecniche e tecnologie, non ultime quelle endovascolari. A partire dalla metà degli anni 2000 sono stati pubblicati numerosi studi che dimostrano una relazione tra volumi di attività e prognosi, in particolare per gli aneurismi dell’aorta addominale, con una significativa diminuzione della mortalità a 30 giorni. Da queste considerazioni è nato il progetto che ruota su due capisaldi: unificare in un’unica unità operativa l’attività; specializzare ogni ospedale per garantire la massima efficacia ed efficienza e per ottimizzare l’uso delle sale ibride ad alta tecnologia del nuovo Polo cardio-toraco-vascolare del Sant’Orsola per le patologie complesse, che ne prevedono l’utilizzo prioritario. Obiettivo non secondario è inoltre quello di ampliare la rete formativa per gli studenti della Scuola di specializzazione».

Come funzionerà in pratica la nuova unità operativa interaziendale? «Con la sottoscrizione di un accordo quadro e con la successiva convenzione tra Azienda ospedaliero universitaria, Ausl di Bologna, Ausl di Imola e Università – spiegano da Bologna – le Aziende hanno delegato le funzioni di Chirurgia vascolare alla struttura del Policlinico del Sant’Orsola, che assume così valenza metropolitana. Il personale medico rimane in carico alle Aziende, ma viene assegnato temporaneamente allo svolgimento delle funzioni delegate, facendo parte di una unica équipe che ruoterà nelle varie sedi operative. Il direttore dell’unica Unità operativa è responsabile così della programmazione delle attività e della negoziazione del budget, in tutte le sedi».

L”articolo completo è su «sabato sera» del 1° novembre

Nella foto un momento della presentazione del progetto interaziendale dedicato alla Chirurgia vascolare

Imola in rete con Bologna e un milione di pazienti: nasce la Chirurgia vascolare più grande d'Italia
Cronaca 2 Ottobre 2018

Montecatone saluta Gian Piero Belloni: il primario dell'Area Critica in pensione dopo 17 anni di servizio

E” andato in pensione dopo 17 anni di servizio a Montecatone il dottor Gian Piero Belloni, direttore del Dipartimento clinico – riabilitativo, primario dell”Area Critica dell”ospedale e, dal 2016, primario anche del reparto di Gravi Cerebrolesioni Acquisite.

Lo sostituirà, in qualità di facente funzioni dell”Area Critica, la dottoressa Mariella Uneddu, che già faceva parte dello staff, mentre la facente funzioni del reparto delle Gravi Cerebrolesioni sarà la dottoressa Pamela Salucci.

Al dottor Jacopo Bonavita, primario dell’Unità Spinale di Montecatone, toccherà invece svolgere anche il ruolo di direttore del Dipartimento clinico – riabilitativo e dell”integrazione.

Tornando al pensionamento del dottor Belloni, il direttore generale e sanitario di Montecatone, Roberto Pederzini, ha voluto salutarlo con queste parole: «Il dottor Belloni, persona di alto valore e ottimo professionista, ha contribuito con il suo impegno allo sviluppo e al miglioramento dell’intera azienda, lasciandoci una struttura di alto profilo conosciuta e apprezzata a livello nazionale. Credo davvero di rappresentare tutti i professionisti di Montecatone nel ringraziarlo per quanto ha fatto in questi anni e nell”augurargli il meglio per il futuro personale».

Una nota dell”Istituto ricorda che l”Area Critica di Montecatone è nata proprio in questi anni di percorso professionale del dottor Belloni ed è cresciuto in qualità proprio grazie al primario e ai suoi collaboratori.

«Oggi – prosegue la nota – l’Area Critica di Montecatone con la Terapia Intensiva e Sub Intensiva, recentemente ampliata, è un reparto moderno e all’avanguardia, dotato di grande professionalità e competenza. Permette una precoce presa in carico dei pazienti con lesioni complesse e con quadri clinici critici, garantendo una immediata attivazione del percorso riabilitativo. Tutto ciò va attribuito all’incarico ricevuto circa diciassette anni fa proprio dal dottor Belloni e alla sua capacità di svilupparlo e concretizzarlo nella struttura d”eccellenza di cui oggi dispone l’Istituto di Montecatone».

Nella foto il dottor Belloni con alcuni medici di Montecatone

Montecatone saluta Gian Piero Belloni: il primario dell'Area Critica in pensione dopo 17 anni di servizio
Cronaca 24 Luglio 2018

Montecatone, taglio del nastro per la nuova terapia sub intensiva e per la piscina destinata alla riabilitazione

L’istituto di Montecatone cresce per rispondere sempre meglio alle esigenze di un grande centro di cura per le lesioni al midollo spinale per le cerebrolesioni.

Sabato scorso sono state inaugurati il nuovo edificio che ospita l’unità operativa sub intensiva e la ristrutturata piscina per la idrokinesiterapia, due interventi inseriti in un corposo programma di ampliamento e risistemazione della struttura. I fondi utilizzati derivano tutti da mutuo e da utili di gestione della Montecatone Rehabilitation Institute Spa. 

Il nuovo edificio, in particolare, ha il pregio di permettere l’accorpamento dei due reparti dell’area critica, terapia intensiva e sub intensiva, precedentemente situate su piani diversi dell’edificio storico. In questo modo sono stati ampliati notevolmente gli spazi di assistenza, garantendo una maggiore integrazione tra assistenza e controllo medico, un utilizzo migliore delle persone e delle tecnologie, con migliori condizioni di comfort per pazienti, familiari e operatori.

La presenza di un’area critica è molto importante per Montecatone, perché permette di prendere in carico al più presto i pazienti con lesioni complesse e con quadri clinici critici, garantendo una precoce attivazione del percorso riabilitativo e l’attivazione della qualificata equipe multiprofessionale (medici, fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti, assistenti sociali, psicologi) dell’istituto.  La palazzina si estende su tre piani, due di circa 400 metri quadri ciascuno ed il terzo ad uso locale tecnico di circa 200 metri quadri.

Il centro dell’attività è al primo piano, dove si trovano nove stanze, due doppie e sette singole, per complessivi 11 posti letto. E’ inoltre disponibile una palestra per l’attività riabilitativa, che rende possibile lo svolgimento in autonomia di attività per le quali finora si usavano gli spazi messi a disposizione dalle altre unità operative. Al piano terra, ancora al grezzo, si svilupperà l’attività di diagnostica, con la presenza delle apparecchiature per risonanza magnetica e tac.

La nuova unità sub intensiva è completa di dotazioni tecnologiche di alto livello, dai monitor multiparametrici, che facilitano la gestione e la lettura dei parametri clinici ai letti multicare, dotati di un’ampia gamma di funzioni legate alla movimentazione e cambiamenti posturali, al fine di agevolare i trattamenti riabilitativi precoci e personalizzati. Anche le stanze sono complete di attrezzature per il monitoraggio continuo dei pazienti e ogni posto letto ha una propria tivù, per creare un ambiente il più possibile familiare. Inoltre, nella progettazione del nuovo edificio sono state tenute in conto le esigenze di mitigazione dell’impatto sul paesaggio e sono state adottate soluzioni per assicurare la migliore integrazione con l’edificio storico e con l’ambiente circostante. 

L’intervento ha consentito, infine, di realizzare un nuovo accesso al parco tramite una piccola corte interna che vede anche la presenza di un giardino zen comprensivo di panchine, oltre che di ripensare l’ingresso ambulanze: in futuro gli arrivi e le partenze in ambulanza avverranno tramite un ingresso riservato, direttamente dentro la struttura, aumentando le condizioni di confort termico e climatico rispetto a prima.  

Oltre all’unità sub intensiva sabato scorso, alla presenza della sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, è stata inaugurata anche la piscina di idrokinesiterapia. Costruita nel 2001, la vecchia struttura non era infatti più sufficiente per i pazienti e per il personale riabilitativo. La ristrutturazione, completata nei primi mesi dell’anno, oltre al rinnovamento completo dei servizi spogliatoi e bagno, ha portato alla realizzazione di una nuova vasca, più grande di quella esistente e uno spazio di lavoro più ampio per ospitare in compresenza più pazienti e professionisti.  La vasca è stata allargata a 54 metri quadri rispetto ai precedenti 28, con una conformazione open space, con tre diversi livelli di altezza dell’acqua che permettono di diversificare, personalizzare e mirare i  percorsi riabilitativi.

L’ambiente della piscina dispone di postazioni di lavoro con getti d’acqua, nuoto controcorrente e idromassaggio, oltre che di corrimani e altre attrezzature. Si può entrare in acqua con rampa, camminamento e utilizzando la carrozzina fino ad una profondità d’acqua di 60 centimetri, oppure con sollevatore a soffitto.

Passando infine all’illuminazione, i locali ricevono luce diretta solo nelle ore mattutine quindi, per evitare una luce eccessiva e permettere una buona visione del nuovo giardino interno, sono state montate tende regolabili elettricamente. Le finestre in corrispondenza della quota dell’acqua sono state allargate per sfruttare al massimo la luce naturale, mentre l’illuminazione artificiale è incassata nel controsoffitto. I colori tenui e chiari delle pareti hanno lo scopo di aumentare la luminosità degli ambienti ricordando i colori del cielo e delle nuvole. 

Nelle foto: il taglio del nastro, la nuova terapia sub intensiva dall”interno e la facciata dell”edificio esterno fronte giardino

Montecatone, taglio del nastro per la nuova terapia sub intensiva e per la piscina destinata alla riabilitazione
Cronaca 19 Luglio 2018

Sanità, quattro scenari per la riorganizzazione di Ausl e ospedali, la parola passa ai cittadini

Dipartimenti di continuità per raccordare ospedale e territorio e rispondere più efficacemente alle esigenze di prossimità e continuità assistenziale dei cittadini. Dipartimenti interaziendali di ambito metropolitano per servizi trasversali come l’Emergenza-urgenza o per aggregare strutture specialistiche. Più quattro scenari che corrispondono ad altrettante ipotesi di cambiamento. Il primo prevede Accordi di programma per esercitare funzioni di programmazione e di alta gestione attraverso un organo di governo comune nel quale siederanno i direttori generali delle Aziende metropolitane. Il secondo, un soggetto giuridico autonomo di tipo Consortile al quale le Aziende rimettono le risorse necessarie per lo svolgimento delle funzioni e delle attività di interesse comune. Il terzo, la creazione di una nuova Azienda ospedaliero-universitaria, centro per il trattamento di patologie complesse a vocazione chirurgico-interventistica e polo di riferimento nazionale per la ricerca e la didattica nella quale far confluire le alte specialità del Sant’Orsola e dell’Azienda usl di Bologna. Il quarto, un’Azienda di nuovo tipo sanitario-universitaria per la piena integrazione di assistenza, didattica e ricerca nei livelli territoriali ed ospedaliero distrettuale di riferimento.

Questo in estrema sintesi il contenuto del famoso e atteso documento sulla riorganizzazione e integrazione della sanità metropolitana. Un centinaio di pagine e dieci allegati, frutto di un anno di lavoro del Nucleo tecnico incaricato. Il documento è stato già acquisito Conferenza territoriale sociale e sanitaria metropolitana (Ctss), presente il Comune di Imola e presentato pubblicamente martedì 17 in una conferenza stampa da Giuliano Barigazzi, presidente della Ctss e assessore alla Sanità del Comune di Bologna, Francesco Ubertini, rettore dell’Università di Bologna, e Sergio Venturi, assessore alle Politiche per la salute della Regione. Presenti i direttori generali delle Aziende sanitarie, Andrea Rossi per Imola.

Difficile capire quale soluzione sia la migliore per Imola. Il documento rappresenta solo delle ipotesi e neppure tropo dettagliate. Per decidere quale direzione prendere è previsto un percorso di partecipazione aperto a cittadini e addetti ai lavori: è stato attivato uno spazio online dove scaricare i materiali e far pervenire proposte sul sito partecipa.comune.bologna.it. Inoltre il documento è disponibile anche su www.ctss.bo.it e sui siti delle Aziende sanitarie come www.ausl.imola.bo.it.

A settembre saranno poi organizzati degli incontri pubblici gestiti dalla Ctss metropolitana con la Fondazione Innovazione Urbana di Bologna. Questa fase si concluderà in ottobre. Il fattore tempo non è irrilevante dato che tutte o quasi le proposte del documento hanno bisogno di modificare le normative regionali vigenti e nel 2019 l’Emilia Romagna andrà alle elezioni per il rinnovo di presidente e Assemblea. (l.a.)

Nella foto 

Sanità, quattro scenari per la riorganizzazione di Ausl e ospedali, la parola passa ai cittadini
Cronaca 27 Giugno 2018

Tumore allo stomaco, intervento rivoluzionario presso la Gastroenterologia di Imola. La testimonianza

“Desidero ringraziare i medici e gli infermieri dell’ospedale che hanno fatto un lavoro eccezionale e mi hanno rimesso in piedi in un tempo record” inizia così il racconto di Marco, affetto da tumore dello stomaco curato in maniera mini-invasiva dalla Gastroenterologia di Imola. “Mi avevano diagnosticato un carcinoma del cardias – spiega -, malattia particolarmente insidiosa non solo per la sua natura maligna ma anche perché la posizione al passaggio tra l’esofago e lo stomaco avrebbe richiesto un intervento chirurgico assai pesante e con esiti incerti sulla ripresa della mia salute, già minata da alcune precedenti disavventure e dal sovrappeso corporeo, ma alla fine è andato tutto per il meglio”. 

La testimonianza del settantaduenne imolese è stata raccolta e rilanciata dalla stessa Azienda usl imolese con una nota nella quale viene anche spiegato nel dettaglio la tecnica utilizzata da Sandro Sferrazza, medico della Gastroenterologia che ha eseguito l’intervento: “Abbiamo fatto una dissezione sottomucosa per via endoscopica. Una metodica in uso da circa due anni presso la nostra Unità operativa ed eseguita solamente in pochi centri specializzati sul territorio nazionale. Consente di asportare tumori anche molto estesi, purché non siano troppo profondi e non abbiano ancora provocato metastasi, utilizzando la gastroscopia o la colonscopia, a seconda della sede del tumore”.

Per questa tecnica si usano bisturi miniaturizzati. “Consentono di staccare con grande precisione, letteralmente millimetro per millimetro, il tumore senza romperlo affinché l’intervento sia curativo e si possa consegnare un pezzo unico per l’esame istologico – continua Sferrazza -. Nella maggior parte dei casi non è necessario eseguire ulteriori interventi né chemioterapie e consente di lasciare intatti l’organo e la sua funzione”. Come sottolinea lo specialista non è una metodica applicabile a tutti i tipi di tumore, ma quando si può utilizzare il vantaggio per il paziente è notevole rispetto alla chirurgia tradizionale.

Pietro Fusaroli, il direttore della Gastroenterologia imolese che ha coordinato l”operazione, aggiunge: “E” stato un impegno di notevole complessità, di una durata da record, ben dieci ore. Avevamo eseguito interventi simili in precedenza, ma questo è stato di eccezionale complessità tecnica a causa dalla posizione del tumore e dalla sua estensione”. Ad esempio, le infermiere dell”équipe si sono dovute alternare nel corso della giornata in sala operatoria. “Si può affermare di aver scritto una pagina di buona sanità a Imola, con attrezzature d’avanguardia ed operatori esperti – conclude soddisfatto Fusaroli -. Il benessere del paziente, che dopo pochi giorni dall’intervento era già a casa, è stata la ricompensa più grande”. (r.c.)

Nella foto l”équipe della Gastroenterologia che ha eseguito l”intervento

Tumore allo stomaco, intervento rivoluzionario presso la Gastroenterologia di Imola. La testimonianza
Cronaca 13 Giugno 2018

Riorganizzazione estiva dell'ospedale, i sindacati: meno letti ma poco personale per i turni notturni in Geriatria

Come ogni anno l”Ausl riorganizza l’attività ospedaliera, in vista delle ferie del personale sanitario, approfittando anche del fisiologico calo della richiesta di prestazioni e del numero di cittadini che accedono ai servizi. Coinvolti sono sia il presidio di via Montericco sia l’ospedale di comunità di viale Oriani a Castel San Pietro. “Le riduzioni sono molto limitate” assicurano dall’Ausl con una nota. In effetti risultano invariati i posti in Medicina A, Area Post Acuti, Day Service internistico, Day Hospital Oncologico, Ortopedia, Ostetricia Ginecologia, Medicina di Urgenza, Cardiologia ed Area critica, nonché nel Servizio diagnosi e cura e connessa Residenza per i trattamenti intensivi.  

Invece sono stati ridotti a partire da lunedì 11 giugno e fino al 30 settembre i posti letto nella piattaforma medica del terzo piano che contiene la Medicina B (con posti anche di Gastroenterologia e Oncologia) e la Geriatria: rispetto ai 60 letti complessivi ne vengono “tolti” 14, a seconda delle esigenze e dei pazienti. Inoltre la Pediatria da lunedì prossimo, il 18 giugno, e fino al 30 settembre passa da 15 a 11 posti letto, con chiusura per tutto il mese di agosto del Day Hospital pediatrico.

Nel dipartimento Chirurgico le riduzioni riguardano i reparti di Otorinolaringoiatria ed Oculistica che, di fatto, chiuderanno dal 28 luglio al 2 settembre, ma le cui urgenze verranno comunque accolte presso i reparti di Ortopedia e Ginecologia i cui posti restano invariati; l’Urologia si riduce di 4 letti, la Chirurgia generale di 6 e la Breast unit (chirurgia senologica) di 2. Da notare che luglio e la prima decade di agosto verranno utilizzate per effettuare i previsti lavori di ammodernamento delle sale operatorie, non sarà ovviamente interrotta del tutto l’attività (le sale operatorio sono otto), ma nel fissare gli interventi programmati se ne terrà conto.

Infine, il polo di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva ridurrà in parte l”attività, mantenendo attiva una sala endoscopica per 12 ore al giorno dal lunedì al venerdì.  Passando oltre Sillaro, come consuetudine la Day surgery polispecialistica sospenderà le attività dal 23 luglio al 2 settembre, mentre l’Ospedale di Comunità da lunedì 11 giugno fino al 9 settembre è sceso dai 33 posti letto complessivi abituali a 21 di cui 12 per la Struttura di cure intermedie e 7 di Hospice (di solito sono 21 di Struttura cure intermedie e 12 di Hospice). Questo il quadro.

I sindacati di categoria della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil, però. sono preoccupati per le presenze del personale nel turno notturno della piattaforma medica “ridotte a soli 3 infermieri, per gestire 28 posti letto di Medicina e i 14 posti letto di Geriatria – scrivono in una nota -. Solo tre infermieri nel turno di notte che devono assolvere a tutti i bisogni sanitari e di base di questi 42 ricoverati. E’ evidente che questo numero rappresenta un problema perchè alla partenza delle attività del turno notturno un infermiere da solo deve mobilizzare i pazienti per prestare le cure necessarie, questione non semplice viste le condizioni di sostanziale non autosufficienza degli utenti della Geriatria.

Abbiamo fatto un”assemblea sindacale nella quale gli operatori ci hanno espresso la necessità di inserire nel turno di notte un infermiere in più e operatori socio sanitari (oss) per poter gestire le due unità operative di Medicina e di Geriatria con due coppie di operatori in maniera tale che si possano dare le risposte necessarie agli anziani e agli utenti che vengono ricoverati.

Abbiamo inviato una richiesta in tal senso alla quale l”azienda ha dato una risposta che non ci convince”. I sindacati concludono: “Riteniamo che la salute degli abitanti del circondario imolese e la sicurezza delle cure siano obiettivo prioritario di tutte le parti e di tutte le componenti in campo”. (l.a.)

AGGIORNAMENTO DEL 13 GIUGNO:  In merito, l’Ausl ha tenuto a sottolineare che “Quest’anno le riduzioni di posti letto nell’ospedale di Imola sono meno importanti rispetto ad anni in cui erano in atto le ristrutturazioni dei reparti che alcune volte le hanno rese anche logisticamente necessarie”.Aggiungendo sul tema del personale che “Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, essa è garantita in modo del tutto proporzionale alla riduzione dei pazienti: i minuti di assistenza per paziente, anche nella fascia notturna, sono gli stessi che si hanno durante l”anno e garantiscono pienamente i parametri richiesti”. Domani, tra l’altro, è previsto un ulteriore incontro con i sindacati.

Nella foto l”ospedale di via Montericco

Riorganizzazione estiva dell'ospedale, i sindacati: meno letti ma poco personale per i turni notturni in Geriatria

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