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Cronaca 2 Maggio 2020

Il 4 maggio la riapertura delle 11 stazioni ecologiche gestite da Hera nel circondario imolese

Come avevamo già annunciato in precedenza (leggi qui), da lunedì 4 maggio Hera riaprirà tutte le stazioni ecologiche affidate alla sua gestione, che nel circondario imolese sono complessivamente 11. Nelle ultime settimane erano rimaste in servizio soltanto  le stazioni ecologiche più grandi, soprattutto quelle dei capoluoghi, in quanto più adatte ad assicurare le condizioni di sicurezza necessarie a contenere i contagi da Coronavirus e continuare ad offrire un servizio indispensabile per aziende e famiglie. 

Continueranno comunque ad essere osservate le limitazioni previste, a tutela sia degli operatori incaricati della gestione che degli utenti del servizio, sempre per garantire la protezione individuale e il mantenimento delle distanze fisiche tra le persone. Questi accorgimenti, avvertono dalla multiutility, «potranno produrre piccole limitazioni o rallentamenti nello svolgimento dei servizi, che Hera si impegnerà a contenere al minimo». (r.cr.)

Il 4 maggio la riapertura delle 11 stazioni ecologiche gestite da Hera nel circondario imolese
Cronaca 30 Aprile 2020

Prende il via a Castel San Pietro da maggio la campagna di prevenzione contro le zanzare

Con il mese di maggio prenderà il via a Castel San Pietro Terme il piano anti-zanzare, nella consapevolezza che la prevenzione è importare per evitare la proliferazione dei fastidiosi insetti nel territorio comunale e, di conseguenza, il diffondersi di malattie infettive come Chikungunya, Dengue, Zika, West Nile, che si trasmettono all’uomo proprio attraverso la puntura di insetti vettori come la zanzara tigre (aedes albopictus) e la zanzara comune (culex pipiens). Nei primi dieci giorni del mese partiranno, per proseguire fino all’autunno, i trattamenti larvicidi nelle aree pubbliche, ad opera di una ditta specializzata incaricata dall’Amministrazione comunale. Il programma dei trattamenti è stato predisposto in collaborazione con il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl di Imola e comprende i tombini e le altre  raccolte d’acqua su suolo pubblico, in ottemperanza alle linee guida della Regione che prescrivono strategie di lotta integrata a basso impatto ambientale.

A fronte di interventi eseguiti dal Comune nelle aree pubbliche, la lotta anti-zanzare prevede però che i cittadini facciano la loro parte in quelle private. In particolare, si raccomanda alle persone di eliminare o vuotare settimanalmente i recipienti all’aperto, come sottovasi, bidoni, secchi e innaffiatoi. Alla cittadinanza saranno inoltre distribuiti anche quest”anno i kit gratuiti di prodotto antilarvale, da usare una volta al mese in tombini, caditoie, grondaie e pozzetti sbrecciati. La distribuzione avverrà, ovviamente, osservando le modalità necessarie a garantire il rispetto delle misure di prevenzione della diffusione del Covid-19.

Per informazioni e aggiornamenti si può consultare il sito del Comune di Castel San Pietro o la pagina Facebook dell”Amministrazione. (r.cr.)

Nella foto la zanzare tigre

Prende il via a Castel San Pietro da maggio la campagna di prevenzione contro le zanzare
Cronaca 20 Aprile 2020

Al via l'attività di prevenzione e controllo della zanzara tigre

Con l’arrivo del caldo, torna come ogni anno l’allarme zanzara tigre. E proprio da oggi scatta la lotta serrata alle larve: il Comune di Imola, infatti, ha disposto il via alla campagna di disinfestazione, accompagnata da una serie di “consigli utili” sul versante della prevenzione.

1) Evitare l’abbandono definitivo o temporanea di contenitori di qualsiasi natura e dimensione nei quali possa raccogliersi acqua piovana, ed evitare qualsiasi raccolta d’acqua stagnante anche temporanea;
2) procedere allo svuotamento dell’eventuale acqua in essi contenuta e alla loro sistemazione in modo da evitare accumuli idrici a seguito di pioggia; diversamente, procedere alla loro chiusura mediante rete zanzariera o coperchio a tenuta o allo svuotamento giornaliero, con divieto di immissione dell’acqua nei tombini;
3) trattare l’acqua presente in tombini, griglie di scarico, pozzetti di raccolta delle acque meteoriche, e qualunque altro contenitore non eliminabile (comprese fontane e piscine non in esercizio) ricorrendo a prodotti di sicura efficacia larvicida;
4) tenere sgombri i cortili e le aree aperte da erbacce, da sterpi, e rifiuti di ogni genere, e sistemarli in modo da evitare il ristagno delle acque meteoriche o di qualsiasi altra provenienza;
5) svuotare le fontane e le piscine non in esercizio o eseguire adeguati trattamenti larvicidi;
6) evitare che si formino raccolte d’acqua in aree di scavo, bidoni, pneumatici, e altri contenitori; qualora l’attività richieda la disponibilità di contenitori con acqua, questi debbono essere dotati di copertura ermetica, oppure debbono essere svuotati completamente con periodicità non superiore a 5 giorni;
7) assicurare, nei riguardi dei materiali stoccati all’aperto per i quali non siano applicabili i provvedimenti di cui sopra, trattamenti di disinfestazione da praticare entro 5 giorni da ogni precipitazione atmosferica;
8) all’interno dei cimiteri, qualora non sia disponibile acqua trattata con prodotti larvicidi, i vasi portafiori devono essere riempiti con sabbia umida; in alternativa l’acqua del vaso deve essere trattata con prodotto larvicida ad ogni ricambio;
9) i conduttori di serre, vivai, esercizi di commercio di piante e fiori ed attività similari, devono attuare una lotta antilarvale correttamente programmata al fine di contrastare la proliferazione delle zanzare autoctone e l’introduzione di zanzare di specie esotiche. (r.cr.)

Al via l'attività di prevenzione e controllo della zanzara tigre
Cronaca 15 Gennaio 2020

L'Istituto Ramazzini, che ha un poliambulatorio anche a Ozzano, si avvia a diventare un Irccs

C”è un motivo di interesse in più per l”incontro  che si svolgerà domani a Imola nell”ambito della rassegna CooperAttivaMente ambiente e salute e per i prossimi due in programma il 30 gennaio e il 13 febbraio. L”Istituto Ramazzini, dal quale provengono i ricercatori che relazionano il pubblico sulle tematiche oggetto della rassegna, si è visto infatti accogliere la proposta formalizzata ieri alla Regione Emilia-Romagna di essere riconosciuto come Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs). Non solo: la Regione ha deciso di avviare immediatamente l”attività istruttoria per arrivare al riconoscimento.

Si tratta di un importante traguardo per l”Istituto, fondato 40 anni fa dal professor Cesare Maltoni e che, dal 2015, ha aperto un poliambulatorio anche a Ozzano Emilia dopo quello già in funzione a Bologna, mentre i laboratori del Centro di ricerca intitolato proprio al fondatore si trovano dagli anni Settanta nel Castello di Bentivoglio. Il Centro di ricerca sul cancro «Cesare Maltoni» è diventato negli anni una realtà d’eccellenza indipendente e riconosciuta a livello internazionale, che ha ottenuto dalle sue ricerche risultati fondamentali nel campo della medicina ambientale e del lavoro, portando al lancio di programmi di prevenzione e di protezione della salute pubblica.

Per quanto riguarda i prossimi passi del percorso di costituzione e riconoscimento in Irccs, occorrerà innanzitutto il pronunciamento favorevole dell’Assemblea legislativa che sarà elettra il 26 gennaio, poi l’Istituto “Ramazzini” dovrà presentare una nuova formale domanda di riconoscimento alla Giunta, che dovrà verificare i requisiti necessari e inviare poi la documentazione al Ministero della Salute, competente sul riconoscimento.  Gli Irccs hanno una grande importanza, sottolinea la Regione in una nota, «per lo sviluppo della programmazione sanitaria regionale, in quanto coniugano attività di ricerca, clinica e sperimentale favorendo l’erogazione di prestazioni assistenziali di grande qualità e innovazione». In tutto in Emilia-Romagna queste realtà sono quattro: l”Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, l”Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, l”Istituto in tecnologie avanzate e modelli assistenziali in oncologia di Reggio Emilia l”e Istituto Scientifico Romagnolo per lo studio e la cura dei tumori di Meldola. (r.cr.)

Nella foto tratta dal sito dell”Istituto Ramazzini il professor Cesare Maltoni

L'Istituto Ramazzini, che ha un poliambulatorio anche a Ozzano, si avvia a diventare un Irccs
Cronaca 14 Novembre 2019

Otto nuove telecamere in arrivo entro fine anno a Castel San Pietro grazie a un cofinanziamento regionale

Installare nuove telecamere, riqualificare via Mazzini e promuovere i gruppi d icontrollo di vicinato. Sono questi i tre assi sui quali si muove «CSPT- Citizens Security emPowermenT» (tradotto, potenziamento della sicurezza dei cittadini), il progetto di prevenzione integrata dell’Amministrazione castellana che ha appena ottenuto un cofinanziamento dalla Regione Emilia Romagna pari al 70%, risorse stanziate in attuazione della legge regionale numero 24 del 2003 sulla promozione di un sistema integrato di sicurezza delle città e del territorio regionale e per la prevenzione della criminalità. 

Una prima linea di intervento, come detto, riguarda l’installazione di nuove telecamere. Nello specifico, si tratta di cinque nuove postazioni leggi-targa (o targasystem), in grado quindi di leggere le targhe dei veicoli, segnalando in tempo reale alle forze dell’ordine la presenza di un veicolo senza assicurazione o non in regola con la revisione periodica, nonché, pur se ancora con qualche limitazione, i mezzi rubati. Queste nuove telecamere saranno installate all’incrocio tra via Emilia e via Riniera, tra gli Stradelli Guelfi e via San Giovanni, lungo la Sp 21 Val Sillaro all’altezza della frazione di Molino Nuovo, in via Liano nei pressi della località Picchio e in via Madonnina in corrispondenza della lottizzazione Borghetto. Tutte controlleranno i veicoli in entrata a Castel San Pietro.

A queste si aggiungeranno altre tre telecamere ambientali che verranno posizionate lungo via Mazzini e che terranno sotto controllo alcuni bar, la sala scommesse e l’area del centro sociale Scardovi e relativo giardino. La via Mazzini, poi, sarà interessata da un vero e proprio intervento di riqualificazione. Infine, il progetto prevede la promozione dei gruppi di vicinato, ossia cittadini che si scambiano informazioni tramite messaggi sul telefonino se qualcuno nota qualcosa di strano. Complessivamente, il progetto ha un costo di 96 mila euro, dei quali 66 mila derivanti da contributo regionale, che si aggiungono ai 35 mila (su 50 mila totali) già erogati da viale Aldo Moro nel 2017 per il progetto di rianimazione sociale ed educatori di strada. (gi.gi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 14 novembre

Nella foto di gruppo scattata durante la conferenza stampa di presentazione del progetto da sinistra: il luogotenente Antonio Rossi, comandante della stazione Carabinieri di Castello; l”ispettore capo Leonardo Marocchi della polizia locale di Castel San Pietro; il vicesindaco Andrea Bondi, il sindaco Fausto Tinti; il sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale Giammaria Manghi; la consigliera regionale Francesca Marchetti; il responsabile dell”Area Sicurezza urbana e Legalità della Regione Gian Guido Nobili; l”aAssessore Giuliano Giordani.

Otto nuove telecamere in arrivo entro fine anno a Castel San Pietro grazie a un cofinanziamento regionale
Cronaca 8 Novembre 2019

Attenzione al monossido di carbonio, le regole per non correre il rischio di un'intossicazione che può essere letale

Due episodi di intossicazione da monossido di carbonio nell”ultimo mese e mezzo nel circondario imolese, con il secondo che ha coinvolto ben nove persone, costrette a ricorrere alle cure del pronto soccorso e che per fortuna, grazie alla tempestività della diagnosi, se la sono cavata senza gravi conseguenze. Lo fa sapere l”Azienda usl di Imola attraverso il direttore sanitario, Andrea Neri, che sottolinea la soddisfazione per il lavoro fatto dalla nostra équipe, che ha lavorato in sinergia dimostrando ottime capacità professionali. Un plauso per come hanno gestito la situazione e al grande lavoro che svolgono quotidianamente».

L”Ausl tuttavia ha ritenuto opportuno allertare i cittadini sui rischi che questo tipo di intossicazione comporta, mettendo in guardia da un nemico insidioso, che può sprigionarsi a causa del cattivo funzionamento degli impianti di riscaldamento o dall”accensione di bracieri in luoghi non sufficientemente areati e che colpisce, dunque, soprattutto nella stagione invernale. «Il monossido di carbonio (CO) – ricorda Gabriele Peroni, responsabile del Dipartimento di sanità pubblica – è un gas inodore e incolore: in genere l’intossicazione è dovuta al funzionamento non adeguato di sistemi di combustione quali caldaie, cucine, scaldabagni, caminetti o alla carenza di un sistema efficiente di evacuazione dei gas. L”accumulo di monossido di carbonio in spazi completamente o parzialmente chiusi può provocare la morte per avvelenamento di persone e animali. In condizioni ottimali il carbonio presente nel combustibile si combina con l”ossigeno dell”aria e viene trasformato nell’innocua anidride carbonica, mentre con carenza di ossigeno si forma il micidiale CO».

«Il ridotto apporto di ossigeno agli organi – prosegue Peroni – provoca uno stato di asfissia dei tessuti, che colpisce maggiormente gli organi che necessitano di più l”ossigeno: il cuore ed il cervello. L’intossicazione non dipende solo dalla concentrazione di CO nell’aria, ma anche dalla durata dell’esposizione e dal volume respirato. Chi possiede una respirazione più rapida, ad esempio i bambini, le persone impegnate in un’attività fisica e anche gli animali, raggiunge più rapidamente un tasso di carbossiemoglobina elevato, qualora il CO sia presente nell’ambiente. Per questo motivo un malessere nei bambini e nel nostro animale domestico possono costituire un campanello di allarme per un adulto che ancora non percepisce alcun sintomo».

Il vero problema, dice ancora il responsabile del Dipartimento di sanità pubblica, è legato al fatto che le persone difficilmente avvertono in tempo la presenza del monossido di carbonio. «I primi sintomi di questa intossicazione sono generici: un leggero mal di testa, un po” di affanno, sensazione di vertigini, uno stato confusionale mentale, generici disturbi della vista, nausea, vomito – aggiunge Peroni -. In seguito sopravviene la perdita di coscienza e di lì a poco la morte. In caso di sospetta intossicazione da CO il soccorso rapido è essenziale. Areare l’ambiente, allontanare subito la persona colpita, facendo attenzione al contempo a non compromettere la propria incolumità e chiamare il 118, sono le azioni da mettere in atto immediatamente». 

Per evitare il rischio, è importante soprattutto applicare alcune semplici regole di prevenzione. Occorre pertanto tenere sotto controllo l’efficienza del sistema di evacuazione dei fumi (canale da fumo, canna fumaria, comignolo), la corretta ventilazione dei locali, la cubatura ed idoneità dei locali in cui è installato il generatore di calore, lo stato di manutenzione dell’impianto e l’utilizzo di mezzi di riscaldamento non a norma. Gli impianti di riscaldamento, poi, devono essere sicuri, installati e controllati da installatori abilitati, in grado di rilasciare le certificazioni di conformità alle norme di sicurezza, evitando le soluzioni improvvisate. «In presenza di un caminetto – suggerisce l”Ausl –  è bene far controllare da un tecnico abilitato la sua efficienza e quella della canna fumaria prima dell”inizio della stagione fredda o dopo un lungo periodo di utilizzo. Fondamentale è poi assicurare sempre un”efficiente aerazione e ventilazione nei locali dove si trovano gli impianti tramite le aperture, previste dalla legge in base al tipo di apparecchio ed alla potenza termica, indispensabili per la regolare combustione e per prevenire la formazione di gas tossici.  Queste aperture, protette da una griglia, non devono essere mai ostruite e vanno pulite periodicamente perché non perdano la loro efficacia. Infine, non si devono accendere bracieri od altri fuochi in locali chiusi». (r.cr.)

Nella foto, un caminetto: tra le regole di prevenzione contro le intossicazioni da monossido di carbonio cӏ il controllo della canna fumaria

Attenzione al monossido di carbonio, le regole per non correre il rischio di un'intossicazione che può essere letale
Cronaca 8 Novembre 2019

Diabete: il mese della prevenzione si passa “in famiglia'

La Giornata mondiale del diabete si celebra ogni anno il 14 novembre, in oltre 150 Paesi e corrisponde alla data di nascita di Frederick Banting il co-scopritore dell’insulina con Charles Best nel 1922.
E’ stata istituita nel 1991 dalla International diabetes federation e dall’Organizzazione mondiale della sanità per promuovere la prevenzione e la sensibilizzazione nei confronti del diabete; nel nostro Paese l’appuntamento è promosso da Diabete Italia (associazione tra la Società italiana di diabetologia e l’associazione dei Medici diabetologi) in collaborazione con le associazioni di pazienti e con la partecipazione volontaria di centinaia di medici, infermieri e operatori sanitari.

«Quest’anno il tema nazionale “Famiglia e diabete” ci ha fornito un ottimo spunto per organizzare il nostro convegno territoriale annuale aperto a tutti i cittadini» sottolinea Silvia Penazzi, presidentessa Glucasia Adici, l’associazione diabetici del circondario.
Così, il terzo degli appuntamenti del mese di novembre dedicati al diabete di sabato 16 novembre è stato intitolato “Famiglia e diabete: l’importanza di una gestione partecipata » e si terrà dalle ore 9.45 alle 12 presso la prestigiosa Sala Auditorium Aldo Villa dei Musei Civici San Domenico, in via Sacchi 4 a Imola.
«I vari relatori contribuiranno a mettere in evidenza l’importanza della famiglia nella gestione del diabete – continua Penazzi –, poiché chi ha questa patologia non deve sentirsi solo e la vicinanza dei familiari può fare davvero la differenza nella gestione e nella qualità della vita. Sono argomenti importanti che ci riguardano da vicino pertanto invitiamo tutti a partecipare e a portare domande, riflessioni a cui risponderemo alla fine del convegno». (r.cr.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 16 novembre

Diabete: il mese della prevenzione si passa “in famiglia'
Cronaca 30 Ottobre 2019

Malattie professionali, nel 2018 in crescita i casi diagnosticati. L'Ausl di Imola: «C'è più attenzione su questo tema»

Nell”ambito delle statistiche relative alla sicurezza sul lavoro presentate dall”Ausl di Imola, un dato interessante è quello delle malattie professionali, che passano dalle 125 del 2017 alle 160 del 2018. Vengono considerate tali perché sono strettamente legate al lavoro svolto, ma possono esserci anche altre cause. «Aumentano anche perché c’è più attenzione a questo tema, sia da parte dei lavoratori, sia da parte dei medici, che le riconoscono più spesso come malattie professionali» legge così il dato Donatella Nini dell’unità operativa Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Ausl di Imola.

Oltre la metà riguardano tendiniti, tunnel carpale ed ernia del disco. Dieci, invece, sono i casi di tumori, tanti quanti nel 2014, mentre nel 2017 erano 6. Quali i più diffusi? Il mesotelioma pleurico (3 casi) e al polmone (3). «Il primo è legato all’esposizione all’amianto, il secondo può dipendere anche dalla silice o dalle emissioni di motor diesel» spiega Nini. Da notare che un annetto fa l’Ausl ha avviato un ambulatorio per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori che sono stati esposti all’amianto. (gi.gi.)

Nella foto: tra le malattie professionali più diffuse anche quelle che riguardano la schiena, in particolare l”ernia del disco

Malattie professionali, nel 2018 in crescita i casi diagnosticati. L'Ausl di Imola: «C'è più attenzione su questo tema»
Cronaca 28 Ottobre 2019

Vaccini obbligatori, copertura al 97% in Emilia Romagna per i bambini che frequentano l'asilo nido

L”Emilia-Romagna sempre più virtuosa per quanto riguarda la copertura sui vaccini obbligatori nei bambini che frequentano l”asilo nido. Al 30 giugno 2019 la percentuale dei piccoli vaccinati contro difterite, tetano, poliomelite ed epatite B (le malattie per le quali l”obbligo è dettato dalla legge regionale) è arrivata al 97% e continua a salire in tutte le province della regione anche per i vaccini introdotti successivamente dalla normativa nazionale, vale a dire per pertosse ed emofilo di tipo B, morbillo, parotite e rosolia, patologie per le quali nel 2015 si era scesi all”87%, mentre oggi ci si attesta sul 96,5%, con un recupero di quasi 10 punti.

Il primo risultato importante è avere già superato, al 31 dicembre 2018, il muro del 95%, vale a dire la soglia raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità per garantire la cosiddetta “immunità di gregge”. Con l’aggiornamento al 30 giugno, tuttavia, le percentuali delle coperture vaccinali nei bambini nati nel 2016 risultano ulteriormente migliorate. Questi i dati vaccino per vaccino riferiti al primo semestre del 2019: poliomielite 97,4% (era al 95,7%); difterite 97,3% (era al 95,7%); tetano 97,4% (era al 95,7%); pertosse 97,3% (era al 95,7%); epatite B 97,2% (era al 95,5%), emofilo B 96,6% (era al 95,2%); morbillo-parotite-rosolia (MPR) 96,5% (era al 93,5%). Per questi bambini, lo ricordiamo, non era prevista ancora l”obbligatorietà del vaccino contro la varicella, introdotta per i nati nel 1997. 

Passando alle coperture relative ai vaccini non obbligatori, ma raccomandati, le percentuali superano il 90% e si avvicinano al 95%. il discorso vale per il meningococco C (dal 92,1% del 31 dicembre 2018 al 94,5% del 30 giugno 2019) e per lo pneumococco (dal 93,8% al 94,9%). In alcune province il risultato è superiore al 98% (vedi Ravenna) per tutte le vaccinazioni obbligatorie o anche superiore. E” il caso di Parma, che per i vaccini obbligatori per la legge regionale sfiora una copertura del 100%. Superiori alla media regionale anche le coperture registrate nel territorio dell”Ausl di Imola: le percentuali al 30 giugno sono infatti superiori al 98% per tutti i vaccini previsti dalla legge regionale, sopra al 96% per quelli introdotti dalla legge nazionale e al 95% per i vaccini raccomandati.

«Questi numeri – hanno commentato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini e l”assessore regionale alle Politiche per la Salute, Sergio Venturi – dimostrano come nella stragrande maggioranza dei casi i genitori abbiano capito il senso della nostra battaglia, che l’Emilia-Romagna ha condotto per prima con uno solo scopo, quello di tutelare la salute pubblica e soprattutto dei bambini più deboli. È indubbio infatti che la legge con cui, a novembre 2016, rendemmo obbligatorie le vaccinazioni per l’iscrizione ai nidi, abbia fatto da traino, dandoci la possibilità di avere più tempo per organizzare, spiegare, fare sì che tutto funzionasse. Partendo in netto anticipo rispetto alle altre regioni, abbiamo avuto modo di sensibilizzare i cittadini, con i risultati che oggi vediamo e di cui la nostra comunità, a partire dai più piccoli, può beneficiare. Questo era il senso della nostra legge, che come abbiamo sempre detto non era fatta per escludere, ma per includere e proteggere i più fragili».

E per il futuro, si è deciso di introdurre la vaccinazione gratuita per l”antimeningococco B (non obbligatoria, ma raccomandata) anche per i bambini in età da scuola materna, nati cioè nel 2014, 2015 e 2016, mentre per i nati dal 2017 in avanti la Regione aveva già disposto la gratuità, così da incentivare la vaccinazione nella fascia d”età (0-6) più esposta. Per le famiglie si tratta di un bel risparmio, dal momento che questa vaccinazione prevede la somministrazione di due dosi dal costo di 50 euro l’una. Per eseguire il vaccino le famiglie interessate devono semplicemente chiamare l’Azienda sanitaria di competenza, che fisserà l’appuntamento. (r.cr.)

La foto è tratta dal sito della Regione Emilia-Romagna

Vaccini obbligatori, copertura al 97% in Emilia Romagna per i bambini che frequentano l'asilo nido
Cronaca 26 Ottobre 2019

Influenza, in regione negli ultimi anni vaccinati in crescita soprattutto tra ultra 65enni e donne in gravidanza

Continua negli anni il trend di crescita della copertura antinfluenzale in Emilia Romagna. Nella stagione 2018-2019, il numero dei vaccinati in regione ha sfiorato quota 786.000, il 17,6% della popolazione complessiva, con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente, quando le persone vaccinate erano state 735.527. L’aumento è stato consistente soprattutto tra gli over 65enni, cresciuti dal 53,1% della stagione 2017-2018 al 54,6% di quella successiva. Nel dato regionale relativo a questa fascia d’età, spicca il risultato dell’Ausl di Imola che, lo abbiamo raccontato nel luglio scorso (leggi l’articolo), è superiore di circa 4 punti percentuali rispetto alla media registrata in Emilia-Romagna, attestandosi al 58,5%.

Sono aumentate, in Emilia Romagna, anche le persone vaccinate di età inferiore ai 65 anni e affette da malattie croniche. Il loro numero è passato da 116.388 a 126.798 nelle ultime due stagioni. Più netto l’incremento tra gli operatori sanitari, cresciuti di circa 10 punti percentuali, dal 29,6 al 39,5%, ma se si tiene conto solo degli operatori addetti all’assistenza la percentuale arriva al 42,8%. Per quanto riguarda le donne in gravidanza, quelle vaccinate sono passate da una-due centinaia fino alla stagione 2015-16 a 742 nel 2016-17, 1.030 nel 2017-18 e addirittura 2.886 nel 2018-2019.

Passando invece all’incidenza dei casi di influenza, nel 2018-2019 secondo le stime le persone colpite dall’influenza in Emilia Romagna sono state 579.000 persone. La fascia di età più colpita è stata quella 0-4 anni, seguita da quella 5-14. I casi gravi segnalati sono stati 172, 76 dei quali nella popolazione under 65 anni. Di questi 76, 63 sono risultati non vaccinati, mentre nelle persone di 65 anni e più, 96 casi in tutto, 57 erano quelle vaccinate. Tra i casi gravi anche tre donne incinte, tutte non vaccinate. I decessi sono stati 57. (r.cr.)

Influenza, in regione negli ultimi anni vaccinati in crescita soprattutto tra ultra 65enni e donne in gravidanza

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