Posts by tag: resistenza

Cronaca 4 Ottobre 2019

L'Anpi e i Comuni di Imola e Riolo Terme ricordano i partigiani caduti a Ca' Genasia al monumento di via Sabbioni

Presso il monumento di Ca’ Genasia, all’incrocio tra via Sabbioni e via Caduti di Toranello, domani sabato 5 ottobre, alle ore 11, avrà luogo una cerimonia per ricordare i partigiani caduti, Rino Ruscello, Marino Dalmonte ed Elisa Gambassi, appartenenti al Sap Montano. La commemorazione è organizzata dai Comuni e dalle sezioni Anpi di Imola e Riolo Terme. Parleranno, per il Comune di Riolo Terme, la vice sindaco Francesca Merlini, per il Comune di Imola, l’assessore Claudio Frati, per l’Anpi di Imola, Fabrizia Fiumi. Saranno presenti gli studenti di due classi terze dell’Istituto comprensivo 7 di Imola e alcune classi dell’Istituto comprensivo di Riolo Terme.

Il Battaglione Sap Montano fu istituito quando gli sviluppi della guerra di liberazione suggerirono la necessità di affrontare la nuova situazione derivata dall’avanzata degli Alleati e la conseguente ritirata delle forze tedesche e si decise, perciò, di costituire una unità partigiana omogenea di media entità nelle colline alla sinistra le località di Torano, Montecatone, Monte della Valle, Casalfiumanese; e sulle colline della destra, le località di Ghiandolino, Goccianello, Bergullo, Pediano, Toranello, Codrignano, Montemeldola.

La vicenda di Ca’ Genasia ebbe origine dall’assalto che alcuni partigiani mossero a un carro tedesco, durante il quale un soldato rimase ucciso e il carico fu abbandonato nelle mani dei partigiani. La reazione tedesca fu rapida e sul posto giunsero una quarantina di tedeschi con due autoblindo che, a causa del terreno fangoso non riuscirono ad agganciare i partigiani in ritirata. Ruscello e Dalmonte restarono di vedetta a Ca’ Genasia per la notte ma, poco prima del mattino, furono sorpresi da truppe tedesche e uomini della Brigata nera nel fienile dove stavano dormendo e ingaggiarono un aspro combattimento, terminato con l’incendio del fienile e la morte dei due partigiani. Nelle fasi precedenti dello scontro aveva perso la vita anche la staffetta Elisa Gambassi che si trovava nella casa. (r.cr.)

L'Anpi e i Comuni di Imola e Riolo Terme ricordano i partigiani caduti a Ca' Genasia al monumento di via Sabbioni
Cronaca 21 Settembre 2019

A Ca' di Guzzo, Belvedere e Castel del Rio camminata e cerimonie nel 75° anniversario dei fatti del 1944

In occasione del 75° anniversario, l’Anpi di Imola e di Castel del Rio e il Comune di Castel del Rio organizzano una camminata (organizzazione congiunta Anpi e Cai) e una cerimonia a Ca’ di Guzzo in onore dei partigiani per domani, domenica 22 settembre. La battaglia di Ca’ di Guzzo si svolse tra il 27 e il 28 settembre 1944 tra i partigiani della 36ª Brigata Garibaldi «Bianconcini» e reparti tedeschi che si stavano ritirando sotto l’attacco delle divisioni della V Armata americana. I partigiani, che avevano scelto Ca’ di Guzzo per una sosta, furono accerchiati dai tedeschi e, per sganciarsi, ingaggiarono un furioso combattimento che si protrasse fino al mattino del 28, quando i superstiti riuscirono a sfuggire all’accerchiamento; le vittime furono una trentina, tra le quali almeno 4 civili.

Il programma prevede la partenza della camminata alle ore 8.30 presso la curva del Montale (dopo Belvedere), oppure, per chi parte da Imola, alle 7.30 presso il parcheggio della Bocciofila (info: Romano Bacchilega, tel. 335 6411488). Alle 9.45 è previsto il ritrovo con la posa di una corona presso il monumento che si trova presso Ca’ di Guzzo e, a seguire, la posa di una corona presso la stele a ricordo di Gianni Palmieri (Medaglia d’oro al valor militare); anche Palmieri, studente di medicina, volontario della 36ª Brigata, fu ucciso dai tedeschi dopo che gli ebbero fatto curare i feriti.

Alle 11.15, ritrovo presso il monumento di Belvedere dove, dopo la cerimonia, interverranno il presidente dell’Anpi di Imola, Gabrio Salieri, la consigliera regionale Francesca Marchetti, il sindaco di Castel del Rio, Alberto Baldazzi, e il senatore Vasco Errani; a seguire, pranzo presso il centro sociale di Belvedere. La giornata si concluderà con la cerimonia a ricordo della liberazione di Castel del Rio, alle ore 18.30, con la posa di una corona al monumento alla Resistenza e a quello della Folgore. Il paese alidosiano fu liberato dagli uomini dell’88ª Divisione americana il 27 settembre 1944, che costrinsero alla fuga un battaglione tedesco dopo averlo accerchiato. (r.cr.)

A Ca' di Guzzo, Belvedere e Castel del Rio camminata e cerimonie nel 75° anniversario dei fatti del 1944
Cronaca 20 Luglio 2019

A Valmaggiore una domenica di cerimonie e iniziative nel ricordo dei civili uccisi dai nazisti nel 1944

Ricco programma per la festa a Valmaggiore domenica 21 luglio per ricordare i civili uccisi dai nazisti nel settembre del 1944. La località si potrà raggiungere partecipando all”escursione in mountain bike (partenza alle ore 8.30 dalla chiesa di Sant”Ambrogio di Castel del Rio) o alla camminata (partenza sempre dalla chiesa, ma alle ore 9). La festa avrà poi inizio alle 10.30, con musica folk popolare, fino alle 12.30, quando è previsto il pranzo (preparato dai volontari dell’Anpi, prenotazione gradita, tel. 331 5808784).

A seguire, alle 14.30, inaugurazione di una targa a ricordo delle vittime: Giovanni Bertini, Giorgio Poli e Antonio Giorgi. Alla cerimonia interverranno Enrico Alpi (Anpi Castel del Rio), Gabrio Salieri (Anpi Imola), Alberto Baldazzi (sindaco di Castel del Rio), Romano Bacchilega (Associazione Ca’ Malanca) e il generale Lorenzo Raspanti. Alle 16 è prevista la santa messa, con processione e affidamento alla Madonna. La manifestazione si conclude con la gara di briscola con ricchi premi (ore 17). Sarà attivo un servizio navetta Auser da Castel del Rio.

Pubblichiamo di seguito uno stralcio del racconto di Romano Bacchilega per «sabato sera» sui fatti del ”44.

«Per illustrare i fatti – scrive Bacchilega – mi sono anzitutto avvalso della bibliografia esistente sull’argomento; non ho invece potuto accedere agli archivi comunali perché tutto è stato dato alle fiamme dai tedeschi prima della loro ritirata. Ho invece raccolto alcune preziose testimonianze dirette, come quella del generale Lorenzo Raspanti (già importante collaboratore del Comune di Castel del Rio per la realizzazione del locale Museo della Guerra), che all’epoca dei fatti aveva 12 anni e abitava a “Cà la Lama”, situata a mezza costa tra il monte della Croce e Valsalva».

«Il 26 settembre – continua Bacchilega – a Valmaggiore avvennero duri scontri di reparti tedeschi con gli americani, attorno a monte Carnevale con i partigiani, in cui i tedeschi ebbero sempre la peggio, e, quando i reparti di fanteria passarono in ritirata sotto monte Carnevale, incontrarono “Casemerse di sopra” abitata dalla famiglia Bertini e “Casemerse disotto” abitata dalla famiglia Poli; Giovanni Bertini fu ucciso davanti alla moglie e ai due figli piccoli, così come Giorgio Poli che fu accusato di simpatizzare per i partigiani. Poco diverse le circostanze che portarono all’uccisione del colono sordomuto Antonio Giorgi, quasi sicuramente avvenuto il 29 settembre nel podere «Valcece», a est di monte Cappello. Gli americani del 350° Reggimento erano già a monte Battaglia e i partigiani di Carlo Nicoli erano appena stati avviati sulla via Montanara da Valmaggiore per il loro invio a Firenze. Il sanguinoso scontro tra tedeschi ed americani attorno a monte Battaglia doveva ancora continuare fino al 1° ottobre con migliaia di morti.

In questo fronte fluido, di continui contrattacchi e ritirate, la sera del 29 settembre un reparto tedesco, passando per Valcece, ordinò a Gaspare ed Antonio Giorgi di seguirli per aiutarli a costruire postazioni difensive verso Posseggio. Antonio Giorgi, essendo sordomuto, non fu lesto a eseguire gli ordini e fu ucciso, mentre Gaspare, nella concitazione del momento, riusciva a fuggire. La crudeltà della guerra si è quindi abbattuta su quella sperduta comunità di Valmaggiore, che ne è uscita distrutta nel patrimonio abitativo e dispersa negli abitanti, i quali sono al più presto fuggiti a nche dai ricordi di tanta crudeltà».

Il racconto integrale di Romano Bacchilega è su «sabato sera» del 18 luglio

Nella foto soldati alleati a Valmaggiore

A Valmaggiore una domenica di cerimonie e iniziative nel ricordo dei civili uccisi dai nazisti nel 1944
Cronaca 6 Luglio 2019

A Casetta di Tiara passeggiata e incontro partigiano a ricordo della 36ª Brigata Garibaldi

L”Anpi di Imola organizza domenica 7 luglio un incontro partigiano per ricordare la 36ª Brigata Garibaldi, al quale è collegata una passeggiata organizzata dal Cai di Imola in collaborazione con l”Anpi. Per chi vuole partecipare alla passeggiata la partenza è in auto da Imola alle 7.45 dal parcheggio della Bocciofila, poi la camminata avrà inizio alle 8.45 dalla curva del Molinaccio sul Rovigo seguendo il sentiero 711 fino al Fosso della Lastra. Attraversato il Rovigo si sale a Porcìa e a Casetta di Tiara lungo il 607A, quindi si prosegue fino ai ruderi dell’Otro e si rientra a Casetta di Tiara per lo stesso sentiero.

A seguire l”iniziativa vera e propria che comincia alle 10, proprio a Casetta di Tiara, con musiche partigiane e popolari alle quali seguirà la Santa Messa (ore 11). Sarà poi il momento degli interventi, di Gabrio Salieri (presidente Anpi Imola), Fabrizio Castellari (vicepresidente consiglio comunale di Imola), Philip Moschetti (sindaco di Palazzuolo), Tommaso Triberti (sindaco di Marradi) e Martina Sorelli (rappresentante del comitato locale). A conclusione, intervento dell”on. Serse Soverini e deposizione di corone ai monumenti ai Caduti civili e ai Partigiani. Seguirà, alle 12.30 il pranzo popolare in piazza e, nel pomeriggio, ripresa delle musiche partigiane e popolari. (r.cr.)

Nella foto il volantino dell”iniziativa

A Casetta di Tiara passeggiata e incontro partigiano a ricordo della 36ª Brigata Garibaldi
Cronaca 10 Giugno 2019

Oggi alla libreria Coop del Centro Leonardo la presentazione del libro sulla partigiana scampata alla fucilazione

Un calendario ricco di eventi accoglie i partecipanti di CooperAttivaMente, progetto ideato dal Consiglio di zona soci del circondario imolese di Coop Alleanza 3.0 e dalla cooperativa Bacchilega, in collaborazione con Librerie.coop., che organizza iniziative per promuovere la cooperazione, la legalità e corretti stili di vita e di consumo. Il prossimo appuntamento in programma oggi, lunedì 10 giugno, alle ore 17.30 presso la libreria Coop Alleanza 3.0 del centro commerciale Leonardo in viale Amendola 129, è la presentazione del libro “La ragazza ribelle – Annunziata Verità – Storia, amori e guerra di una sopravvissuta alla fucilazione fascista” di Claudio Visani (Carta Bianca Editore); dialogano con l’autore Benito Benati e l’on. Bruno Solaroli (presidente onorario dell’Anpi di Imola) e partecipa Gabrio Salieri (presidente dell’Anpi di Imola).

La staffetta partigiana Annunziata Verità, nipote di don Giovanni Verità, figura di spicco del Risorgimento italiano, fu processata e condannata a morte dai fascisti della Brigata nera faentina, ma scampò al plotone di esecuzione, davanti al quale fu portata assieme ad altri quattro compagni di lotta. Forse il caso, forse la minore statura rispetto agli uomini che erano con lei, fecero sì che rimanesse solo ferita, così come il colpo di grazia, che la raggiunse di striscio. Ripresasi dalle ferite, riuscì a raggiungere la Brigata sulle montagne. Nel dopoguerra lottò strenuamente perché i suoi aguzzini venissero sottoposti a processo per i crimini che avevano compiuto. (r.cr.)

Nella foto un particolare della copertina del libro di Claudio Visani

Oggi alla libreria Coop del Centro Leonardo la presentazione del libro sulla partigiana scampata alla fucilazione
Cronaca 8 Giugno 2019

Domenica 9 giugno la passeggiata notturna alla Faggiola e la Festa dei partigiani al passo del Paretaio

La tradizionale manifestazione che si tiene ogni anno al passo del Paretaio, alle pendici del monte Faggiola, vuole ricordare la 36ª Brigata Garibaldi Bianconcini, che proprio in quella zona operò per molti mesi, contrastando le forze nazifasciste. Il programma della manifestazione di quest’anno, 9ª Festa dei partigiani, che ha per slogan “Mai più fascismi” e che avrà luogo domenica 9 giugno, prevede, alle ore 9.30, il ritrovo presso il Cimitero degli inglesi a Cercetola di Coniale (Santerno Valley War Cemetery), dove verrà deposta una corona a ricordo dei militari alleati caduti; ci si recherà poi al passo del Paretaio, dove si trova il monumento alla 36ª Brigata Garibaldi, per ascoltare, alle 10.30, le musiche popolari di Adriano Farnè. Alle 11 ci sarà spazio per gli interventi di Gabrio Salieri, presidente dell’Anpi di Imola, Phil Moschetti, sindaco di Palazzuolo sul Senio, Alberto Baldazzi, sindaco di Castel del Rio, Luciano Neri, dell’Anpi di Marradi, Enrico Alpi, dell’Anpi di Castel del Rio, e del senatore Stefano Collina; al termine degli interventi verrà posata una corona al monumento. Dopo la cerimonia, alle 12.30, è previsto il pranzo campestre, organizzato presso il monumento dall’Anpi di Castel del Rio, e, a seguire, ancora musica.

Per rivivere l’esperienza dei giovani che partivano dalla pianura per raggiungere la brigata in montagna, è in programma la “Camminata notturna della trafila partigiana”, organizzata dal Cai e dall’Anpi e a partecipazione libera. Il programma prevede la partenza all’1.30 dal prato della Rocca a Imola (accompagnatore Paolo Mainetti) e l’arrivo circa alle 11 al passo del Paretaio, dove sarà poi possibile pranzare presso il monumento. Chi lo desidera può percorrere anche solo una parte dell’itinerario, aggregandosi nelle tappe successive: a Codrignano, alle ore 3.15, e al passo del Prugno, dove è previsto anche il ristoro, alle 5.45 – 6. Per informazioni sulla camminata: Romano Bacchilega, tel. 335 6411488. (r.cr.)

Domenica 9 giugno la passeggiata notturna alla Faggiola e la Festa dei partigiani al passo del Paretaio
Cronaca 6 Maggio 2019

La storia di Annunziata Verità, la staffetta partigiana che nel 1944 sopravvisse alla fucilazione

Annunziata Verità nasce il 2 febbraio 1926 quando il fascismo è già saldamente al potere. In famiglia sono in otto: il padre (l’unico in grado di lavorare), madre, un figlio maschio e cinque femmine. La famiglia vive in profonda miseria e spesso frequenta la mensa dei poveri. «In estate – racconta Annunziata – cenavamo con pane e cocomero». Dalla città, Faenza, si trasferiscono a Reda, in campagna, ove il padre lavora (saltuariamente però) come bracciante agricolo.

Nunziatina frequenta la scuola fino alla terza elementare, poi smette, perché allora, a chi abitava in campagna, il Regno d’Italia non concedeva altro, perché si riteneva che l’istruzione non servisse a chi avrebbe lavorato la terra. Così, per aiutare la famiglia, tutti i figli dai 10 anni in su vanno a lavorare. Nunziatina va a servizio nelle case dei benestanti; poi, a 14 anni, va all’Omsa a cucire le calze (ricordate la pubblicità? Calze Omsa, che gambe!). Però ci resta poco perché rifiuta di lavorare 12 ore per una paga da fame. «Ero una ragazza ribelle già allora – ammette -; forse avevo preso dal babbo che aveva idee mazziniane e socialiste e discendeva da don Giovanni Verità: il fratello del nonno di mio babbo era il celebre prete di Modigliana».

Nel 1940 l’Italia entra in guerra. Nunziatina ha appena 14 anni, ma è vivace ed istintiva. Incontra in città un giovane su una carrozzina a rotelle, paralizzato dal busto in giù: è Achille Pantoli, anche lui un ribelle, un comunista, ridotto in quel modo dai fascisti che lo hanno massacrato di botte. Nunziatina ne è fortemente colpita a livello emotivo e quell’incontro la trasformerà in una coerente antifascista per tutta la vita. Nell’autunno del 1943, passeggiando in centro, incontra Silvio Corbari e Marx Emiliani che cercano di reclutare giovani perché stanno costituendo la prima banda partigiana faentina, La Scansi, senza attendere le direttive del Cln che tardavano a venire. Marx Emiliani – «nomen omen» si può ben dire in questo caso – è un giovane comunista che dopo l’8 settembre ha disertato in Jugoslavia, dove era soldato, e, tornato a Faenza, si è messo a raccogliere armi ed ora con una piccola banda di ardimentosi, servendosi di un camion sottratto ai tedeschi, di notte dà l’assalto alle caserme fasciste dei paesini della Romagna.

Nunziata svolge attività di supporto al gruppo. Marx (nome di battaglia abbreviato in «Max») è audace, ribelle e idealista. I due ragazzi si innamorano, ma la loro relazione dura ben poco. Il 4 novembre 1943, dopo l’ennesimo colpo notturno (questa volta contro la caserma dei carabinieri di Medicina), dopo alterne vicende la banda viene catturata. Max è gravemente ferito e verrà fucilato il 30 dicembre 1943 assieme al compagno Amerigo Donattini, a Bologna, nel poligono di Santa Viola. Annunziata entra organicamente nella Resistenza col ruolo di staffetta e mantiene i contatti con Silvio Corbari e la 28ª Gap; deve però usare molta prudenza perché, essendo noto ai fascisti il suo legame con Max, la Brigata Nera ne segue le mosse. «La fucilazione di Emiliani e Donattini – scrive Claudio Visani – porta allo sciogli-mento del gruppo cosiddetto del “camion fantasma”. Silvio Corbari decide allora di continuare in proprio la lotta nell’Appennino faentino e forlivese. Costituisce e comanda una unità partigiana indipendente composta da una cinquantina di uomini, nota come “Banda Corbari” con la quale per mesi si rende protagonista di azioni clamorose che hanno una vasta eco fra la popolazione, come l’assalto al presidio militare fascista di Tredozio e l’occupazione di quel paese per una decina di giorni».

Ma il 18 agosto 1944, complice una spiata, Corbari ed i suoi vengono localizzati e circondati dalle truppe nazifasciste a Ca’ Cornio, nei monti sopra Modigliana e Tredozio. Nella sparatoria Silvio rimane ferito e viene catturato assieme ad Adriano Casadei e Arturo Spazzoli. La sua compagna, Ines Versari, pure lei ferita ad una gamba, dopo aver ucciso un soldato tedesco che è riuscito ad entrare nella casa e sta per sparare al suo uomo, si suicida per non essere presa. Corbari e Casadei vengono portati a Castrocaro dove, verso le 13, sono impiccati sotto il portico della piazza del paese; Corbari viene appeso al cappio già morente. Arturo Spazzoli, già gravemente ferito, viene ucciso durante il trasporto dai fascisti che non sopportano i suoi lamenti. I quattro cadaveri vengono portati a Forlì, impiccati ai lampioni di piazza Saffi e lasciati a penzolare per alcuni giorni come tremendo monito alla popolazione.

Nella primavera del 1944 iniziano i bombardamenti su Faenza e Annunziata, con tutta la famiglia, si trasferisce in campagna nella località detta «Le Balze», fra Marzeno e Modigliana, trovando alloggio in una vecchia caserma dismessa. La famiglia Verità si sistema al pian terreno, mentre il primo piano è occupato dalla famiglia di un feroce repubblichino appartenente ad una spietata squadra di Camicie Nere comandate dal capo della Gnr faentina, il sanguinario Raffaele Raffaeli. Nel lugubre panorama della ferocia e delle stragi commesse in Emilia Romagna dalle Brigate Nere, Faenza è certamente uno dei luoghi dove la repressione fascista ha raggiunto il massimo dell’abominio e della crudeltà.

Contrariato dal comportamento della magistratura, che spesso mandava assolti gli antifascisti da lui catturati, Raffaeli (che con il terrore che esercitava godeva di un potere incontrastato) decide di farsi un «suo tribunale» in una villa requisita a Castel Raniero, dove tortura, condanna e massacra gli antifascisti che riesce a catturare. I Gap faentini decidono, per rappresaglia, di ucciderne il padre, Natale Raffaeli, anch’egli feroce gerarca e capo dei fascisti di Marzeno, essendo egli, per le sue abitudini regolari, un bersaglio più facile da colpire. L’agguato avviene sulla strada Faenza-Modigliana, nelle prime ore del mattino dell’11 agosto 1944. Ma per circostanze fortuite all’appuntamento con la morte non si presenta, su una motocicletta, il bersaglio atteso, ma il coinquilino di Annunziata, il «camerata» Domenico Sartoni. Dopo un attimo di incertezza i gappisti lo giustiziano al posto di Raffaeli essendo comunque anch’egli un noto torturatore.

E questa imprevista circostanza causa una svolta drammatica alla vita di Annunziata. Le camicie nere, furenti, attuano immediatamente un massiccio rastrellamento, catturando una quarantina di civili abitanti nelle case vicine. Fra di essi Annunziata, catturata mentre andava a fare la spesa, che essendo nota come collaboratrice dei partigiani ed abitando nella stessa casa di Sartoni, era la più indiziata come basista dell’attentato. I prigionieri vengono portati nel covo delle camicie nere a Villa San Prospero, picchiati ed interrogati. Una disperata mediazione del vescovo di Faenza, monsignor Battaglia, ottiene solo di limitare a cinque il numero dei condannati a morte: quattro contadini del posto, del tutto estranei all’attentato, e Annunziata Verità. «Ci legarono a uno a uno i polsi – racconta Annunziata:-, poi ci legarono tutti e cinque assieme, ci misero allineati di schiena, le braccia sollevate appoggiate al muro di cinta del cimitero di Rivalta e la fronte a premere contro le mani intrecciate. Rimasi ammutolita, incapace anche di piangere; altri non ce la fecero: piangevano, urlavano, chiamavano i loro cari».

Poi, il comandante del plotone di esecuzione, Raffaele Raffaeli, fece allineare le vittime di fronte al muro del cimitero. La prima a destra era Annunziata, dietro di lei il suo carnefice Francesco Schiumarini, un avanzo di galera affermatosi con il fascismo. Il plotone sparò e le cinque vittime caddero l’una sull’altra in un lago di sangue. Poi Raffaeli diede a ciascuna di esse il colpo di grazia alla testa con la pistola. Ma Annunziata viene solo sfiorata alla tempia: è ferita, ma miracolosamente viva. Al processo il suo carnefice, Schiumarini, per alleviare la sua posizione, dirà di averla voluta risparmiare, ma era una bugia. Invece, molto probabilmente Schiumarini, come gli altri del plotone, aveva sparato, come in uso, ad altezza d’uomo ed Annunziata, essendo molto piccola, era stata colpita non nel tronco ma nelle braccia tenute alte sopra la testa, entrambe trapassate dai proiettili.

«Per molti minuti – racconta ancora Annunziata – rimasi immobile sotto quei cadaveri, inondata dal loro sangue e semi svenuta. Sentii i fascisti andare via, poi un lungo silenzio. Più tardi arrivarono delle persone, aprii gli occhi e ad una di esse sussurrai Aiutami, ti prego. Fece un salto indietro e con un urlo scappò via». Nonostante il dolore delle ferite Annunziata si alzò, attraversò il fiume Marzeno e si nascose in un campo di granoturco; dopo una breve sosta per calmarsi, capire cosa le era successo e pensare cosa fare, si rimise in cammino e giunse sulle colline che sovrastano Santa Lucia, dove una donna le medicò le ferite. (be.be.)

Il servizio completo e altri approfondimenti sono disponibili su «sabato sera» del 2 maggio. La storia di Annunziata Verità è stata raccolta e trasformata nel libro “La ragazza ribelle” (Carta Bianca Editore) dal giornalista bolognese Claudio Visani. Il servizio riprende e racconta la vicenda e il libro. 

Nelle foto: Annunziata Verità da giovane e oggi, accanto alle lapidi dei fucilati nel cimitero di Rivalta

La storia di Annunziata Verità, la staffetta partigiana che nel 1944 sopravvisse alla fucilazione
Cronaca 1 Maggio 2019

Altri due appuntamenti per “Quando un posto diventa un luogo' nel parcheggio nuova Cognetex e per le vie del centro di Imola

Proseguono in questi a Imola giorni gli eventi della rassegna “Quando un posto diventa un luogo”, in occasione del 74° anniversario della Liberazione. Giovedì 2 maggio, alle 10, nel parcheggio nuova Cognetex di via Selice provinciale 47, è in programma una cerimonia con deposizione di una corona e reinaugurazione del monumento a ricordo dei lavoratori Cogne caduti per antifascismo e Resistenza, caduti in guerra, vittime civili e del lavoro, a cura della classe 5ª G dell’istituto tecnico L. Paolini. Presenziano alla cerimonia Patrik Cavina, vicesindaco del Comune di Imola, Gabrio Salieri, presidente dell”Anpi di Imola, rappresentanti sindacali, lavoratori e rappresentanti dello stabilimento.

Sabato 4 maggio alle 10, è in calendario ancora un’iniziativa di re-inaugurazione. Questa volta saranno protagonisti i percorsi di fuga dei partigiani nelle vie del centro storico,  con inizio in via Zampieri e con l’intervento degli studenti della scuola media L. Orsini. Interverranno Patrik Cavina, vicesindaco del Comune di Imola e Bruno Solaroli, presidente onorario dell’Anpi di Imola. Quando si pensa alla lotta partigiana vengono in mente soprattutto le brigate che combattevano in montagna, ma grande rilievo ebbero anche Gap e Sap, che svolsero la loro attività nelle città e nei loro dintorni. Se la logistica degli spostamenti, dei ricoveri e dei rifornimenti era più semplice, molto più complesso era sfuggire alle ricerche serrate che Brigata nera e nazisti operavano con determinazione. Per questo la sicurezza nella copertura dell’identità e negli spostamenti era indispensabile e andavano attuati accorgimenti di ogni genere per non essere scoperti o, se andava male, per sfuggire alla cattura, salvando, in questo modo, la vita. Esemplare, per questo, è quanto scrisse Elio Gollini nel suo diario personale, del quale riportiamo uno stralcio: «Ritornato a Imola nascostamente dalla zona di Goccianello, dove erano avvenuti scontri con i tedeschi, alla sera, ci rechiamo a casa; io, però, non in via Zampieri, ma, per precauzione, nel negozio di via Cairoli, anzi, nella relativa cantina. Ora bisognava muoversi con cautela, tentare delle uscite brevi e rapide per constatare di persona come procedono le cose, senza dare nell’occhio, verificando se si è controllati». (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 2 maggio

Nella foto un momento della cerimonia dello scorso anno

Altri due appuntamenti per “Quando un posto diventa un luogo' nel parcheggio nuova Cognetex e per le vie del centro di Imola
Cronaca 17 Aprile 2019

“Quando un posto diventa un luogo' è giunto alla quinta edizione, quest'anno le re-inaugurazioni sono undici

Il progetto “Quando un posto diventa un luogo”, che ha lo scopo di rendere familiari, soprattutto ai ragazzi, i punti della città che ricordano i fatti della Resistenza e della Liberazione, è giunto alla sua quinta edizione, consolidando l’esperienza della collaborazione tra Anpi, Cidra, scuole del territorio con i loro insegnanti e studenti. Quest’anno i «posti» che diventeranno «luoghi» sono 11, re-inaugurati con iniziative come sempre coordinate dall’ideatrice del progetto, Annalisa Cattani: «La Rossa», la chiesa del Carmine, Ponticelli, Sasso Morelli, Pozzo Becca, Sesto Imolese, la Rocca sforzesca, piazza Matteotti per l’uccisione di Maria Zanotti e Livia Venturini, lo stabilimento Cogne, le vie di fuga dei partigiani nel centro storico, la pineta del Macello per il bombardamento del 13 maggio 1944.

E’ proprio l’ideatrice, a ragionare sulla natura dell’iniziativa: «Il progetto “Quando un posto diventa un luogo”, deriva dal motto del geografo Ti fu Yuan che sosteneva che quando un posto diventa familiare lo si può definire luogo. Abbiamo fatto di questa citazione un filo conduttore di una lunga collaborazione tra le scuole, l’arte contemporanea e la storia con la collaborazione dell’Anpi, del Cidra e dell’Amministrazione comunale. In questi anni abbiamo cercato di fare degli esercizi di memoria, delle palestre del pensiero perchè è molto importante mantenere vivi i luoghi, è importante una resistenza all’indifferenza che è forse la piaga più grave che viviamo in questo ultimo periodo. Le collaborazioni con gli studenti sono passate da una proposta iniziale di un progetto a veri e propri laboratori di ricerca che hanno portato a processi di cittadinanza attiva e a relazioni approfondite con i docenti. Gli stessi insegnanti sono diventati dei partner di una squadra che nel corso del tempo ha prodotto dei risultati e dei contenuti e fondato dei valori che si spera restino nei ragazzi a lungo e li aiutino a guardare il mondo con una nuova consapevolezza».

Ma occorre fare di più: «Quello che manca oggi è il pensiero critico – continua Annalisa Cattani -. Quello che manca oggi non è la conoscenza, le nostre scuole forniscono un bagaglio di conoscenze tra i migliori al mondo, ma quello che manca è passare dalla conoscenza alla competenza, dalla conoscenza all’abitare i contenuti e a farli propri. Questo tipo di laboratorio cerca di fare della memoria un patrimonio condiviso, cerca di fare di ogni monumento un elemento di vita per tutti. La filosofa Martha Nussbaum dice, non a caso, che alla base della crisi mondiale economica e valoriale sta la perdita di compassione. Ecco, potremmo dire che questi laboratori sono esercizi di compassione dove nulla è patetico, ma si reinsegna ai ragazzi a “patire con”. E’ una sorta di laboratorio sentimentale dove tramite la storia e l’arte si fa vedere che tramite ciò che si studia si può cambiare il mondo. Dall’altro lato si cerca di far sentire un’estetica che non è più all’insegna di un puro decorativismo ma è vera e propria estesia contro l’anestesia e l’indifferenza». (r.cr.)

“Quando un posto diventa un luogo' è giunto alla quinta edizione, quest'anno le re-inaugurazioni sono undici
Cronaca 8 Marzo 2019

Sarà reinaugurato sabato 9 marzo a Imola il monumento ai caduti “La Rossa' in viale Amendola

Il Cidra, l’Anpi di Imola e di Riolo Terme e i Comuni di Imola e di Riolo Terme organizzano la cerimonia in memoria degli otto partigiani uccisi dai nazifascisti il 10 marzo 1945 e sepolti in una buca creata da una delle tante bombe d’aereo cadute nella zona, nei pressi del podere La Rossa.  Le vittime erano Lorenzo Baldisserri (di 20 anni), Emilio Benedetti (di 20 anni), Paolo Farolfi (di 21 anni), Dante Giorgi (di 21 anni), Sergio Ragazzini (di 20 anni), Antonio Roncassaglia (di 20 anni), Paolo Roncassaglia (di 22 anni) e Attilio Visani (di 28 anni).

L’iniziativa si svolgerà sabato 9 marzo, alle ore 10, presso il monumento ai caduti La Rossa, in viale Amendola, nei pressi della rotonda Altiero Spinelli. Saranno presenti il presidente dell’Anpi di Imola Gabrio Salieri, l’assessore al Bilancio e Risorse umane del Comune di Imola Claudio Frati, la vice sindaca del Comune di Riolo Terme Francesca Merlini. Il monumento ai caduti La Rossa sarà il primo a essere reinaugurato per la quinta edizione del progetto “Quando un posto diventa un luogo”, ideato e coordinato dall’artista imolese Annalisa Cattani, che quest’anno interesserà undici luoghi e monumenti riferiti alla storia del territorio imolese dal 1943 al 1945.

La reinaugurazione sarà a cura della classe 3ª B della scuola media Andrea Costa, con la professoressa Maria Di Ciaula; l’azione progettata, messa in atto dai ragazzi, è composta da un’installazione artistica e da una performance che intende immaginare un passaggio di testimone tra i giusti tra le nazioni, i partigiani, i profughi di oggi e le vittime di Hiroshima. (r.cr.)

Sarà reinaugurato sabato 9 marzo a Imola il monumento ai caduti “La Rossa' in viale Amendola

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast