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Cronaca 8 Ottobre 2019

«Rubrica salute»: ludopatia, quando il gioco d’azzardo diventa una malattia

E’ un fenomeno che interessa tutte le età e che bisogna continuare a combattere. Si chiama ludopatia, la dipendenza da gioco d’azzardo. «Amanti del gioco – informa Stefano Gardenghi, psichiatra e direttore dell’Unità operativa Dipendenze patologiche dell’Ausl di Imola – sono soprattutto gli uomini che si avvicinano alle slot machine e alle scommesse, mentre le donne preferiscono il gratta-e-vinci. Nel 2017 le persone che si sono rivolte al servizio dell’Azienda Usl di Imola chiedendo aiuto e che sono state poi prese in carico erano 86 mentre nel 2018 sono state 93: di queste 60 per dipendenza primaria, quindi soltanto per gioco d’azzardo; le altre 33 per dipendenza da cocaina e alcool ma con anche dipendenza da gioco. La maggioranza ha tra i 40 e i 55 anni, ma abbiamo in cura anche 3 minorenni dipendenti da internet e alcuni over 65 che una volta in pensione si sono avvicinati, anche per noia, alle macchinette».

Numeri che devono far riflettere, soprattutto dopo la decisione adottata dalla regione Emilia Romagna di vietare l’utilizzo delle ticket redemption (slot machine per bambini). Perché si comincia così. «In questo modo – motiva Gardenghi – si allena il bambino al gioco, all’eccitazione dell’attesa. Perché non è importante la vincita in denaro ma il raggiungimento di una esperienza emotiva eccitante». Si parla allora di compulsività, impossibilità a sottrarsi ad un impulso. Ma qual è il confine tra il giocatore normale e quello patologico? «Il gambler (giocatore d’azzardo) non riesce a sottrarsi al gioco e se non gioca diventa fortemente inquieto, sta male e dà segni di astinenza. Dipendenza, dunque, non da sostanze ma dal gioco. Non c’è differenza». (Alessandra Giovannini)

L”articolo completo su «sabato sera» del 3 ottobre.

Nella foto: Stefano Gardenghi, psichiatria e direttore dell”Unità operativa dipendenze patologiche dell”Azienda Usl di Imola

«Rubrica salute»: ludopatia, quando il gioco d’azzardo diventa una malattia
Cronaca 1 Ottobre 2019

«Rubrica salute»: attenzione e memoria, quando stress e troppi stimoli mandano in tilt il cervello

Non ci ricordiamo più dove abbiamo messo le chiavi di casa, dimentichiamo i bambini in auto, veniamo urtati da un’auto mentre guardiamo il cellulare… Tutti avvenimenti molto diversi tra loro e, soprattutto, con diverse conclusioni ma tutte azioni che hanno una cosa in comune, un sovraccarico di stimoli per il nostro cervello che va in tilt. «Nella nostra vita – spiega Massimo Menetti, responsabile della Geriatria ospedaliera e territoriale dell’Ausl di Imola – abbiamo un sovraccarico attenzionale sempre maggiore. Il nostro cervello può contenere fino ad un certo numero di informazioni indipendenti contemporaneamente, ogni compito aggiuntivo diventa un superlavoro per la nostra memoria. Facendo molte cose allo stesso tempo la memoria di lavoro si satura rapidamente di informazioni».

E nella nostra quotidianità sono tanti i pensieri, le situazioni che possono occupare lo «spazio» a nostra disposizione. «E poi, stanchezza e malattia – aggiunge Menetti – possono ulteriormente compromettere la nostra attenzione. Sono eventi, situazioni, che possono condizionare la capacità di ricordare». Ma qual è il confine tra smemoratezza benigna e malattia? Quando, insomma, ci dobbiamo preoccupare? «Non esiste, almeno ad oggi – continua Menetti – un test specifico laboratoristico o strumentale che possa confermare il sospetto di malattia di Alzheimer. Se le dimenticanze sono episodiche non ci dobbiamo allarmare; il declino cognitivo, poi, fa parte del trascorrere del tempo e, quindi, dell’età. Possiamo invece avere qualche sospetto se i difetti di memoria a breve termine divengono sempre più frequenti. E se, soprattutto, sono le persone che vivono con noi, o che frequentiamo più spesso, a confermare il dato. Una buona percentuale degli uomini e donne che si rivolgono al Centro per i disturbi cognitivi e demenze dell’Ausl di Imola, perché temono di avere un problema di memoria, torna a casa con una diagnosi di disturbo soggettivo di memoria». (Alessandra Giovannini)

L”articolo completo su «sabato sera» del 26 settembre.

Nella foto: Massimo Menetti, Responsabile della Geriatria ospedaliera e territoriale dell”Azienda Usl di Imola

«Rubrica salute»: attenzione e memoria, quando stress e troppi stimoli mandano in tilt il cervello
Cronaca 24 Settembre 2019

«Rubrica salute»: stress da fine vacanze, meglio pianificare il ritorno al lavoro

Si dice sempre «Ne riparliamo a settembre», ma poi settembre arriva, e non sempre siamo preparati al rientro nei nostri posti di lavoro, nella nostra casa, alle nostre abitudini. «Lo shock del ritorno non riguarda tutti – spiega Alba Natali, responsabile del Dipartimento di Salute mentale, Dipendenze patologiche dell’Ausl di Imola -. Alcune persone tornano alla vita di sempre senza problemi. Altre, invece, si ritrovano a soffrire di piccoli disturbi legati proprio al ritorno alla solita routine quotidiana. Tra questi, ansia, insonnia, nervosismo, mal di testa e irritabilità, ma anche tensioni muscolari, eccesso di sudorazione e tachicardia». Situazioni che possono preoccupare. «Definito stress da rientro o post vacation blues – continua Natali – è un disturbo molto diffuso, ma che scompare nel giro di pochi giorni, appena il nostro organismo riprende i ritmi a noi familiari. Non è una patologia, insomma, ma ansia e spossatezza possono comunque infastidire».

Non ne sono esenti neanche gli studenti. «Anche i più giovani, soprattutto se in età adolescenziale – dice ancora Natali -, possono vivere il ritorno a scuola in maniera emotivamente traumatica». Alcuni consigli, però, possono aiutarci ad avere un «dolce ritorno». Intanto, riprendiamo i ritmi della nostra quotidianità senza troppi eccessi. Se possiamo, torniamo con uno o due giorni di anticipo rispetto al rientro in ufficio, magari fissando la data a metà settimana, così da fermarci subito per il weekend. E’ un metodo efficace per riabituarsi in modo «meno traumatico» ai ritmi lavorativi. (Alessandra Giovannini)

L”articolo completo su «sabato sera» del 19 settembre.

Nella foto: Alba Natali, Responsabile del Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche dell”Azienda Usl di Imola

«Rubrica salute»: stress da fine vacanze, meglio pianificare il ritorno al lavoro
Cronaca 17 Settembre 2019

«Rubrica salute»: pesce crudo, marinatura e affumicatura non uccidono i parassiti

Il pesce è un alimento fondamentale per la nostra corretta alimentazione. E’ ricco di proteine, di grassi buoni, tra i quali gli omega-3, importanti perché diminuiscono il rischio cardiovascolare, contribuiscono allo sviluppo del sistema nervoso, a funzioni come la memoria e proteggono le cellule di tutti gli organi compresa la pelle. Il pesce, dunque, non dovrebbe mai mancare sulla nostra tavola e dovremmo consumarlo almeno tre volte a settimana. In questi ultimi anni, in particolare, sempre più spesso i ristoranti propongono piatti a base di pesce crudo. Non solo sushi e sashimi, che possiamo consumare nei locali giapponesi ma anche carpacci e pesce azzurro marinato che fanno parte della nostra tradizione culinaria. In diversi casi, poi, noi stessi amiamo preparare piatti come la tartare, il baccalà crudo o il pesce in tranci appena scottato. Ma dobbiamo fare molta attenzione perché questi alimenti potrebbero essere pericolosi. «Il consumo di carne e pesce crudi o poco cotti – spiega Gabriella Martini, direttore del servizio di Igiene veterinaria dell’Ausl di Imola – potrebbe portare il rischio di contrarre malattie alimentari, una delle quali è l’anisakidosi, provocata da parassiti tra cui il noto anisakis, che può provocare disturbi gastrointestinali di diversa gravità e reazioni allergiche». (Alessandra Giovannini)

L”articolo completo su «sabato sera» del 12 settembre.

Nella foto: Gabriella Martini, direttore del servizio di igiene veterinaria dell”Azienda sanitaria di Imola

«Rubrica salute»: pesce crudo, marinatura e affumicatura non uccidono i parassiti
Cronaca 3 Settembre 2019

«Rubrica salute», la posizione migliore dove riporre il cibo in frigorifero

Lo spreco alimentare, cioè la perdita di cibo ancora buono per essere consumato dagli esseri umani, continua a registrare numeri importanti. Eppure basterebbe un po’ di buona volontà e qualche semplice accorgimento per conservare correttamente gli alimenti e ottimizzare così le scorte. L’invenzione del frigorifero ha modificato radicalmente le nostre abitudini alimentari. Tuttavia molte persone non sanno come suddividere correttamente il cibo al suo interno e questo porta ad una sua più rapida degradazione. Ogni prodotto infatti, onde poter conservare le proprie caratteristiche ed evitare che vada a male troppo presto, dovrebbe essere riposto nel giusto scompartimento ad una precisa temperatura. Invece, per la fretta o per mancanza di informazione, tendiamo a ammassare tutto nel frigorifero, soprattutto in estate, ritenendo erroneamente che tutti i prodotti si conservino al meglio alle basse temperature. Ma non è sempre così. Anzitutto, alcuni degli alimenti che acquistiamo possiamo tranquillamente metterli negli scaffali o riporli nella nostra dispensa. Un esempio è il pane, che in frigo diventa raffermo molto rapidamente, o alcuni tipi di frutta, ad esempio gli agrumi, che si conservano meglio a temperatura ambiente perché nel frigo diventano amari. «Tutti vogliamo un prodotto sicuro e che mantenga il più possibile caratteristiche nutrizionali adeguate – spiega Gabriele Peroni, direttore del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Azienda Usl di Imola -. E lo scopo principale della refrigerazione è proprio quello di prevenire o ritardare danni microbiologici, fisiologici e chimici negli alimenti, in quanto alle basse temperature è minore sia la crescita microbica, sia la velocità delle reazioni chimiche ed enzimatiche».

Arrivati a casa con le nostre buste della spesa e con le nostre borse termiche, dove abbiamo riposto i cibi surgelati o di rapido deperimento, è importante mettere velocemente gli alimenti alle giuste temperature di conservazione, in frigorifero o in freezer. «Una regola generale – continua Peroni – è di non riempirlo eccessivamente, per consentire l’aerazione necessaria al mantenimento delle temperature. Va poi controllata periodicamente l’efficienza, con una attenzione particolare alla sbrinatura, per i modelli che ne necessitano, e alle guarnizioni, che devono garantire la chiusura ermetica». Ricordiamoci anche di non tenere aperta a lungo la porta per evitare un rialzo termico indesiderato, che può essere causa di formazione di brina, e di mantenerlo pulito. E’ conveniente vuotarlo completamente e lavarlo con acqua calda e aceto e asciugarlo prima di rimetterlo in funzione. Andrebbe poi tenuto lontano dalle fonti di calore. «Per conservare al meglio l’aroma, la qualità igienica e la freschezza – continua Peroni -, gli alimenti acquistati sfusi o semplicemente incartati vanno protetti con fogli di alluminio o pellicola, o disposti negli appositi contenitori con coperchio». (Alessandra Giovannini)

L”articolo completo su «sabato sera» del 29 agosto.

Nella foto: Gabriele Peroni, direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell”Azienda Usl di Imola

«Rubrica salute», la posizione migliore dove riporre il cibo in frigorifero
Cronaca 31 Luglio 2019

«Rubrica salute», informazioni e consigli perché il viaggio sia veramente… salutare

Viaggiamo in salute adottando le dovute cautele, soprattutto se andiamo in Paesi dell’area tropicale, equatoriale o di alta quota. Per questo è importante informarsi in tempo e prendere le relative precauzioni prima, durante e dopo il viaggio. Le informazioni sul tipo di viaggio che intendiamo intraprendere ci possono garantire una più precisa valutazione del rischio. Bisogna infatti conoscere i rischi sanitari del Paese che intendiamo visitare e praticare negli ambulatori dell’Azienda Usl le vaccinazioni obbligatorie e consigliate. Al riguardo, abbiamo chiesto qualche consiglio al dottor Roberto Rangoni, responsabile per la prevenzione delle malattie infettive dell’Ausl di Imola. I suoi consigli valgono per Paesi lontani, ma qualche suggerimento sarà utile anche se le nostre vacanze sono previste a pochi chilometri da casa. Intanto, prima della partenza non dobbiamo dimenticare di preparare una scorta sufficiente dei farmaci usati abitualmente e di quelli che possono essere utili per il viaggio, come il materiale da medicazione per piccole ferite e punture di insetti, disinfettante intestinale, antifebbrili, analgesici.

Un’attenzione particolare, poi, ai piccoli turisti in erba. «Prima di iniziare il viaggio – consiglia Rangoni – rivolgiamoci al nostro pediatra e chiediamo consigli per far trascorrere giornate serene e divertenti anche ai nostri bambini». I rischi sanitari più frequenti quando si viaggia sono quelli legati all’assunzione di cibi e acqua contaminati. «La diarrea del viaggiatore è la patologia più frequente – spiega Rangoni -. Pertanto è consigliato bere solo bevande imbottigliate, senza aggiungere ghiaccio perché potrebbe essere stato preparato con acqua non sicura, oppure bevande bollite come il tè o il caffè. Per scongiurare disturbi gastrointestinali o altre malattie infettive mangiamo solo cibi ben cotti e appena cucinati, soprattutto quando si tratta di carne, uova, pesce, ed evitiamo i frutti di mare, le verdure crude, i dolci a base di crema o panna, i latticini freschi, i cibi preparati e venduti per la strada e sbucciamo personalmente la frutta». Nella maggior parte dei casi i disturbi regrediscono nel giro di pochi giorni, ma vivere un’esperienza sgradevole può rovinare il ricordo di un bel viaggio. Curiamo l’igiene personale lavandoci sempre le mani con il sapone, meglio se erogato da un dispenser, prima di mangiare e dopo l’uso dei servizi igienici; facciamo attenzione al rischio di contrarre malattie trasmesse mediante rapporti sessuali occasionali non protetti e non sottoponiamoci a tatuaggi, applicazioni di orecchini, cure dentarie o agopuntura se non sono garantite le condizioni igieniche ottimali. Indossiamo sempre vestiti adatti al clima del Paese visitato e portiamo calzature comode, protettive e traspiranti.

Nelle zone balneari usiamo sempre sandali in gomma sulla spiaggia o in piscina e non tocchiamo organismi marini che possono essere urticanti e pericolosi; nei Paesi extraeuropei evitiamo di bagnarci nelle acque dolci, soprattutto se stagnanti. Ai tropici o ad alte quote usiamo copricapo, occhiali da sole, creme solari ad alta protezione e prendiamo il sole gradualmente. Nei Paesi tropicali molte malattie, ad esempio la malaria, sono trasmesse all’uomo da insetti, soprattutto zanzare, e la protezione personale contro le punture rappresenta il primo mezzo di difesa che va sempre attuata. «E’ bene quindi indossare abiti che coprano anche braccia e gambe, di tessuto a trama fitta – consiglia Rangoni -, evitare i colori scuri e profumi che, in qualche modo, possano attrarre gli insetti». Fondamentali i prodotti repellenti efficaci sulla pelle scoperta, insieme a zampironi e fornelletti mentre nelle stanze da letto sarebbe importante che le finestre fossero munite di zanzariere. L’aria condizionata, ove presente, previene l’ingresso delle zanzare nei locali. In vacanza, come a casa, rispettiamo l’uso del casco se viaggiamo in moto, della cintura di sicurezza in auto, le norme che regolano l’uso del cellulare alla guida; verifichiamo le condizioni del mezzo in caso di noleggio sul posto e asteniamoci dal metterci su strada dopo il consumo di alcolici. Ogni meta, vicina o lontana, ha insomma le sue precauzioni, senza esagerazioni ma anche senza troppa superficialità. (a.g.)

Nella foto: il dottor Roberto Rangoni, responsabile per la prevenzione delle malattie infettive dell”Azienda Usl di Imola

«Rubrica salute», informazioni e consigli perché il viaggio sia veramente… salutare
Cronaca 23 Luglio 2019

«Rubrica salute», poche e semplici regole per praticare gli sport estivi

Estate. Giornate più lunghe, vestiti più leggeri, la sera si può cenare o godersi uno spettacolo all’aperto e il cibo, come frutta e verdura, è più saporito e salutare che mai. Inoltre, che si scelga il mare o la montagna, la stagione calda mette a disposizione un’opportunità unica anche per i più pigri: ovvero abbandonare palestre e spazi chiusi per dedicarsi alle tipiche attività all’aria aperta, approfittando del contatto con la natura per mantenersi in forma. Anche perché fare un giro sul lungomare di prima mattina dà molta più soddisfazione rispetto al tapis roulant o alla camminata nel parco nelle fredde e grigie mattine invernali. «Gli sport estivi – spiega Andrea Pizzoli, responsabile della Medicina dello sport dell’Ausl di Imola – sono un’ottima occasione anche per i più sedentari, che devono riprendere un corretto stile di vita per mantenersi in salute. E’ importante, soprattutto per chi è stato sedentario, aumentare gradualmente la durata e l’intensità dell’attività fisica praticata e non improvvisarsi, senza un adeguato apprendimento, in sport che comportano gesti atletici tecnicamente complessi, al fine di evitare malesseri e infortuni».

Ma quali sono gli sport tipicamente estivi? Cominciamo dal più semplice al quale, tra l’altro, abbiamo dedicato uno spazio apposito sulla nostra rubrica. «Camminare o correre – ricorda Pizzoli – sono ottimi strumenti di prevenzione per tante malattie e i loro effetti benefici riguardano anche l’umore e le capacità cognitive. Praticare questa attività permette di rendere più efficiente l’apparato cardiocircolatorio e respiratorio, migliorare il metabolismo dei grassi e degli zuccheri, prevenendo così obesità, diabete, ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari e alcuni tumori come, ad esempio, quello della mammella e del colon. Inoltre, si rinforza l’apparato osteomuscolare prevenendo l’osteoporosi. Camminare o correre allevia inoltre l’ansietà, la tensione e contribuisce a curare la depressione». Se andiamo al mare il primo sport che ci viene in mente è, naturalmente, il nuoto. «E’ uno sport completo – precisa Pizzoli – che mette in movimento tutto il corpo, favorendo la tonicità muscolare senza sovraccaricare in maniera eccessiva le articolazioni degli arti inferiori e impegnando in maniera significativa l’apparato cardiocircolatorio e respiratorio. Anche nel nuoto raccomando di procedere sempre per gradi, aumentando lo sforzo poco a poco, e di nuotare sempre in sicurezza, non allontanandosi troppo dalla riva e, possibilmente, di nuotare in compagnia, in particolare se non si è nuotatori esperti».

Dal mare alla spiaggia. «Per gli amanti del pallone – aggiunge Pizzoli – quasi tutte le spiagge italiane sono attrezzate con reti e campetti che ospitano partite di beach soccer, beach volley e beach tennis. Questi sport diventano l’occasione per svolgere un buon allenamento fisico, stimolando gli apparati cardiocircolatorio e respiratorio e migliorando anche la forza, la coordinazione e l’equilibrio del corpo. Attenzione anche qui a non esagerare se non si è allenati, effettuando prima di giocare riscaldamento ed esercizi di allungamento muscolare ed evitando di giocare sotto il sole nelle ore più calde per evitare disidratazione e colpi di calore. E – aggiunge Pizzoli – proteggere la pelle dalle scottature con creme solari ad alta protezione». Lasciamo il mare e trasferiamoci in montagna. «Andare in bicicletta – continua Pizzoli – è un’attività fisica a impatto zero, nel rispetto della natura e a stretto contatto con le sue meraviglie. Senza dimenticare i vantaggi per la salute perché anche pedalare, in particolare in montagna, migliora la funzionalità cardiocircolatoria e respiratoria, e produce i benefici effetti sul metabolismo che abbiamo già menzionato per la camminata e la corsa». Naturalmente il ciclismo in montagna non è uno sport per tutti. «La fatica è tanta e, anche in questo caso, bisogna fare molta attenzione a non esagerare, anche se, grazie alle moderne tecnologie presenti sulle biciclette (bici elettriche, rapporti leggeri), pure le salite impegnative possono essere affrontate con un dispendio energetico non eccessivo».

Piacevoli alternative alle due-ruote possono essere il trekking, il nordic walking o l’equitazione, attraverso i quali potremo scoprire tanti luoghi diversi, in tutta tranquillità e seguendo l’andatura che più preferiamo. Qualunque sia la nostra scelta sportiva estiva, ecco qualche consiglio sull’alimentazione. «E’ importante – prosegue Pizzoli – arrivare al momento dell’attività con un adeguato apporto energetico e ben idratati, ma senza avere processi digestivi in corso. L’attività dovrebbe essere svolta a non meno di 3 ore di distanza dal pasto principale e ad 1-2 ore da uno spuntino. E se l’attività supera le 2 ore, occorre alimentarsi e idratarsi adeguatamente anche nel corso dello sforzo utilizzando alimenti facilmente digeribili prevalentemente a base di carboidrati come biscotti, pane, frutti». Summa finale: «Anche per praticare gli sport estivi è bene osservare poche e semplici regole. L’attività libera e all’aria aperta, infatti, ha lati positivi e piacevoli, ma occorre allenarsi gradualmente e non esagerare mai. Ascoltiamo bene quello che ci dice il nostro corpo. E’ inoltre importante sapere che, anche se soffriamo di qualche malattia cronica e facciamo terapie, l’attività fisica ha spesso effetti positivi sul nostro stato di salute ed effetti curativi per molte patologie, purché venga effettuata seguendo i consigli del proprio medico curante e degli specialisti che ci seguono». (r.s.)

Nella foto: Andrea Pezzoli, responsabile della Medicina dello Sport dell”azienda Usl di Imola

«Rubrica salute», poche e semplici regole per praticare gli sport estivi
Cronaca 3 Luglio 2019

«Rubrica salute»: estate rovente, caldo e umidità creano condizioni di rischio

E’ possibile vivere bene l’estate, ma è necessario proteggersi dalle temperature elevate e dall’umidità. Se questa è una raccomandazione valida per tutti, sono in particolare gli anziani e i malati cronici i più esposti ai disturbi provocati dal caldo eccessivo che devono seguire alcune regole importanti. «L’elevata temperatura esterna, dai 30 gradi – precisa Gabriele Peroni, direttore del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl di Imola -, ma anche la ridotta ventilazione e soprattutto l’umidità maggiore del 60-70 per cento, non consentono all’organismo un’adeguata dispersione del calore corporeo tramite la sudorazione e creano condizioni di rischio per colpi o collassi di calore, sindromi non legate necessariamente all’esposizione al sole e che possono manifestarsi anche in ambienti chiusi». Ci sono alcuni fattori, poi, che in caso di caldo molto intenso possono aumentare il rischio di incorrere in problemi di salute. Ecco allora alcuni consigli che possiamo mettere in atto. «Intanto bere molto – dice ancora Peroni -. Per contrastare la perdita di liquidi sarebbe importante bere spesso durante la giornata: almeno 2 litri di acqua al giorno, corrispondenti a circa 8 grandi bicchieri. Un’azione che dovrebbero seguire soprattutto le persone anziane perché percepiscono meno di altri la sensazione di sete e quindi bevono poco e quasi mai fuori pasto. Mangiare poi cibi ricchi di liquidi come frutta e verdura per recuperare anche i sali minerali e le vitamine. Il refrigerio si può ottenere anche gustando un buon gelato alla frutta».

Può essere utile osservare la cute per valutare se si sta bevendo a sufficienza: una cute rosea, fresca e non marcatamente secca suggerisce una buona idratazione dell’organismo. Preferire poi tre pasti leggeri, da integrare con due piccole merende. In tavola andrebbero bene alimenti come pasta e riso conditi con verdure, pesce e carni bianche, evitando salse troppo elaborate, fritture e insaccati. Vicino al piatto sarebbe bene avere acqua fresca e non bibite gassate, zuccherate e ghiacciate; meglio limitare al massimo il consumo di vino, birra, bevande a base di caffeina e rinunciare ai super alcolici. Anche il vestiario ci può aiutare. «Mettiamoci abiti leggeri – continua Peroni -, di colore chiaro e in fibre naturali, come cotone e lino, per favorire la traspirazione e indossiamo cappello ed occhiali da sole quando usciamo. Cambiamo spesso la biancheria intima dal momento che aumenta la frequentazione dei bagni». Facciamo docce con acqua tiepida, laviamo viso e braccia con acqua fresca per abbassare la temperatura corporea e idratiamo la pelle con prodotti adeguati come, ad esempio, crema all’amido di riso. Evitiamo di uscire nelle ore più calde della giornata e rinunciamo, nelle stesse ore, anche agli esercizi fisici all’aperto. Evitiamo di lasciare i bambini soli in macchina, anche per brevi soste, dal momento che la temperatura in automobile può aumentare molto rapidamente. «Ed evitiamo anche le esposizioni al sole – aggiunge Peroni -. Sfruttiamo al massimo, invece, le ore fresche del primo mattino e della sera, anche per arieggiare la nostra casa».

Nelle ore più calde chiudiamo finestre, tapparelle e tende (molto utili quelle esterne), cercando di stare nei locali meno esposti al sole e più freschi. Rinfreschiamo gli ambienti con condizionatori. Attenzione però perché la temperatura dentro casa non deve mai essere più bassa di 6-7 gradi rispetto all’esterno e questo per evitare sbalzi termici pericolosi per la salute. Ancora meglio se usiamo i condizionatori solo in funzione deumidificazione. Se si utilizzano condizionatori mobili, fare attenzione anche agli sbalzi tra le stanze rinfrescate e quelle più calde. «Il getto d’aria di condizionatori e ventilatori – consiglia ancora Peroni – non deve essere troppo forte e mai orientato verso le persone. Attenzione, poi, alla manutenzione dei condizionatori: è necessario svuotare spesso la vasca della condensa e pulire i filtri». Un’altra raccomandazione è per chi ha qualche problema di salute. «Chi ha in corso terapie farmacologiche per la pressione arteriosa o per il cuore è opportuno – consiglia Peroni – che si confronti con il medico curante per adeguare o meno la posologia delle medicine». A questo punto non ci rimane che augurare a tutti i lettori vacanze serene e in salute. (Alessandra Giovannini)

Nella foto: Gabriele Peroni, direttore del dipartimento di sanità pubblica dell”azienda Usl di Imola

«Rubrica salute»: estate rovente, caldo e umidità creano condizioni di rischio
Cronaca 27 Giugno 2019

Buona Settimana di Marco Raccagna: Festival neonazi lasciato a secco di alcoolici finisce in un flop

Ostritz è una città tedesca situata nel land della Sassonia. Appartiene al circondario di Görlitz. Nel suo territorio si trova l’antica abbazia di St. Marienthal ed è lambita dal fiume Nysa Luzycka, che la separa dalla Polonia. Ha circa 2.500 abitanti. E’ lì, nella «bassa» d’Europa – ma potrebbe essere stato in Veneto o Lombardia o nell’Emilia profonda o nel Lazio… o, a dire il vero, ovunque – che sabato appena trascorso si è tenuto il festival neonazista – o semplicemente di destra, fate voi – dall’emblematico titolo «Scudo e spada». Rock metallico a tutto volume dalla band d’occasione e centinaia di teste rasate e simboli nazisti e vandalismi vari, con gli abitanti rinchiusi nelle loro case ad aspettare che la devastazione avesse fine.

E invece no, non è andata così. Venerdì infatti, il giorno prima di «Scudo e spada», i cittadini di Ostritz si sono precipitati nell’unico supermercato del paese e hanno comprato tutte le casse di birra, facendo sì che il sabato mancasse la «linfa vitale» del festival di «barbari». Le useranno non per ubriacarsi nelle loro case ma per una festa di paese di prossima organizzazione. Il genio e l’iniziativa dei paesani hanno rotto lo «scudo», ma a spuntare la «spada» ci ha pensato la polizia, che prima ha perquisito le poche decine di teste rasate restate comunque al festival e poi gli ha fatto rovesciare a terra l’alcool che si erano portati da casa. Insomma, una tristezza infinita di festival.

Tutto il contrario della manifestazione che, nello stesso giorno, Ostritz ha organizzato, con una bella performance artistica fatta da un collettivo locale, che ha distribuito 2.262 paia di scarpe lungo una strada. Uno per ogni profugo morto nel 2018 nel Mediterraneo. Chi l’avrebbe mai detto, nella profonda Germania ai confini con la Polonia c’è da imparare qualcosa. E cosa? Che la birra non è né di destra né di sinistra? Può darsi, ma non credo sia questo il punto. Forse c’è da pensare che l’ineluttabilità delle cose alla fine non esiste e siamo sempre noi i protagonisti più o meno avvertiti e consapevoli delle nostre decisioni. C’è forse da imparare che, a forza di voltare la testa da un’altra parte e aspettare che «passi la nottata», non si arriverà da nessuna parte. Le cose non cambieranno se tutti aspetteremo che le cambi qualcun altro. E avranno ragione quelli che «la politica fa schifo»e che «sono tutti uguali», quelli a cui va di traverso chi ha acquisito una competenza attraverso un percorso di studi e di lavoro, quelli dalla rivoltella facile, quelli che con «onestà onestà» hanno scoperto il non saper far nulla, quelli che ridono sempre in giacca e cravatta e quelli che indossano felpe in televisione, quelli che «gli ultrà son bravi ragazzi» a cui piace il calcio, quelli che «prima gli italiani» e poi «prima gli emiliano-romagnoli» e poi «prima gli imolesi» e poi prima quelli della mia strada e poi prima quelli del mio condominio e poi prima io.

A Ostritz, invece, non hanno aspettato. Magari si sono incontrati o telefonati o non lo so, ma hanno pensato a cosa fare, a come agire concretamente, senza alcuna violenza, senza contrapposizioni che cercassero l’«incidente». Allora potremmo farlo anche in Italia, allargando magari un po’ il campo. Basterebbe che tutti insieme comprassimo tutti i telefonini in vendita in Italia, così da non permettere più a chi ci governa di fare dirette o selfie, oppure ci mettessimo a pensare alle parole che fanno ancora di noi un popolo, ai concetti e ai principi che ci tengono ancora insieme e li mettessimo davanti ai nostri egoismi, alle nostre incazzature, al qualunquismo di cui tutti siamo vittima, alle formulette di alleanze che non hanno né capo né coda. Così che, invece che dividerci sul prima io o prima tu, sapessimo ricominciare da un prima noi e tutte le cose che ci rendono più liberi e più felici insieme, in un vero e proprio rinascimento da costruire giorno dopo giorno. Buona settimana

Buona Settimana di Marco Raccagna: Festival neonazi lasciato a secco di alcoolici finisce in un flop
Sport 25 Giugno 2019

«Rubrica salute»: stress da esame, ansia che non deve preoccupare ma che è meglio gestire

Nervosismo ed irritabilità, difficoltà a prendere sonno durante la notte, difficoltà a concentrarsi nello studio, eccessiva paura di non ricordare ciò che si è studiato e di fare scena muta all’orale. Niente paura. Si chiama stress da esame ed è una condizione psicologica che coinvolge un po’ tutti gli studenti. Ma, a pensarci bene, se è vero che «gli esami non finiscono mai» è uno stato con il quale, periodicamente, ci dobbiamo avere a che fare tutti quanti. E, infatti – come ci ricorda il dottor Cosimo Ricciutello, neuropsichiatra e responsabile della Neuropsichiatria dell’Azienda Usl di Imola – «la condizione di stress generata da una qualsiasi situazione in cui siamo oggetto di valutazione da parte di altri va innanzitutto considerata come una reazione normale e fisiologica». La buona notizia è che non durerà per sempre ma andrà via via svanendo non appena ci togliamo quel peso dallo stomaco; la brutta notizia è che non possiamo eliminarla dalla nostra esistenza. Dunque, dovremo imparare a conviverci. Anzi, impariamo ad utilizzarla al meglio per ricevere gli effetti positivi che questa ci può offrire. «L’ansia legata ad una prestazione importante, come ad esempio un esame – dice ancora Ricciutello -, rappresenta il mezzo attraverso cui la nostra mente e il nostro corpo si attrezzano per sostenere a tutti gli effetti quello che viene vissuto come un obiettivo fondamentale da raggiungere e in cui conseguire un successo».

Un tipo di ansia che non ci deve preoccupare, ma che, appunto, ci può aiutare. E che per questo non va necessariamente contrastata, ma gestita anche attraverso semplici strumenti. «Essere tranquillizzati e non esasperati per l’importanza della scadenza – suggerisce Ricciutello -, pensare che si valuta la nostra preparazione ma non si giudica la persona, sperimentare con altri, per esempio per gli esami, la capacità di esporre, di rispondere, ripetere quanto si è appreso e studiato». Operazioni che ci possono aiutare a razionalizzare, capire quello che stiamo provando e quindi a non enfatizzare gli aspetti emotivi che ci affliggono. «Un altro suggerimento, rivolto soprattutto agli studenti – prosegue Ricciutello -, è quello di riuscire a condurre una vita normale senza trascurare, naturalmente, l’impegno giusto richiesto dalle prove che ci aspettano. Per esempio, continuare un’attività sportiva, non eliminare drasticamente i momenti di svago, condividere con i compagni le proprie ansie perché nel gruppo sociale le proprie paure si relativizzano». Importante, poi, è la famiglia e l’aspettativa che ha sul nostro operato. «Il grado dell’ansia legato allo stress – prosegue Ricciutello – dipende anche dalle nostre aspettative e da quelle che i nostri familiari hanno su di noi. Più sono alte, soprattutto se richieste da altri, più il nostro sistema di controllo dell’ansia può far fatica ad autoregolarsi».

Un ruolo importante lo gioca l’autostima. «Più siamo sicuri e fiduciosi di aver svolto il nostro compito con responsabilità e meno risentiamo l’eco di un pericolo da correre nella prova da affrontare». E allora concentriamoci su noi stessi, e su quello che dobbiamo apprendere, anche ascoltando musica, dormendo le giuste ore di sonno, mangiando e bevendo cose sane e nutrienti, facendo pause. Qualsiasi attività, se aiuta a distrarci, può essere utile. Occorre, insomma, essere ottimisti. Meglio convincersi che possiamo farcela, ripetendoci, come se fosse un mantra, «ce la posso fare!». Un po’ di ottimismo ci aiuterà. E, visto che abbiamo iniziato con una citazione, chiudiamo con le parole di Tonino Guerra: «L’ottimismo è il profumo della vita». (Alessandra Giovannini)

Nella foto: Cosimo Ricciutello, meuropsichiatra e responsabile della Neuropsichiatria dell”Azienda Usl di Imola

«Rubrica salute»: stress da esame, ansia che non deve preoccupare ma che è meglio gestire

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