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Cronaca 17 Dicembre 2019

Bonus tv, chi può richiederlo e che cosa si deve fare

A partire dal 18 dicembre è disponibile il «bonus tv», agevolazione per l’acquisto di televisori e decoder idonei alla ricezione di programmi televisivi con i nuovi standard di trasmissione (Dvb-T2 con codifica Hevc Main 10). Il bonus può essere richiesto dalle famiglie con Isee fino a 20 mila euro e potrà avere un importo massimo di 50 euro, in relazione al costo del prodotto acquistato. Lo stanziamento complessivo previsto, per l’intero periodo 2019-2022, è di 151 milioni di euro.
Il bonus tv, disponibile fino al 31 dicembre 2022, verrà erogato sotto forma di sconto praticato dal venditore sul prezzo del prodotto acquistato. Per ottenere lo sconto, i cittadini dovranno presentare al venditore, oltre a un documento di identità e al codice fiscale, una apposita richiesta (il modulo fac-simile è pubblicato sul sito www.mise.gov.it, nella sezione «Bonus tv»). Nella domanda l’acquirente deve dichiarare di appartenere ad un nucleo familiare di fascia Isee che non superi i 20 mila euro e che altri componenti dello stesso nucleo non abbiano già usufruito del bonus.

Per verificare quali sono le tv o i decoder che rientrano tra i prodotti per i quali è possibile usufruire del bonus, occorre consultare la lista pubblicata sul sito bonustv-decoder.mise.gov.it/prodotti_idonei. I venditori operanti in Italia, compresi quelli del commercio elettronico, che intendono aderire all’iniziativa, devono registrarsi sulla piattaforma telematica resa disponibile dall’Agenzia delle entrate, come indicato anche nella «Guida all’uso dell’applicazione Bonus tv», che fornisce istruzioni dettagliate sulle procedure da seguire per la vendita dei prodotti che hanno diritto al bonus. (lo. mi.)

Bonus tv, chi può richiederlo e che cosa si deve fare
Cronaca 17 Dicembre 2019

Nuovo digitale terrestre: Come si fa a sapere se la tv è compatibile?

«Sul nuovo digitale terrestre c’è ancora molta confusione. Molti si rivolgono a noi pensando che il cambiamento sia imminente. In realtà, si parla del 2021» spiega Antonello Garramone, direttore del punto vendita imolese Comet, la catena bolognese di elettrodomestici presente a Imola fin dai primi anni ’90. Garramone assieme a Fabio Pisani, addetto al reparto tv, hanno accettato di chiarire i nostri dubbi sull’argomento.

Come si fa a sapere se il proprio televisore è compatibile con il nuovo sistema di codifica o se è necessario un nuovo decoder?
«Per legge, le tv e i decoder prodotti a partire da gennaio 2017 sono già predisposti per ricevere il segnale del nuovo digitale terrestre. Alcuni marchi hanno cominciato a produrli anche prima, a partire da luglio 2016. Si calcola che circa il 30-40 per cento delle tv nelle case degli italiani siano già idoneee».

Come facciamo a sapere se la tv o il decoder che abbiamo acquistato negli ultimi due anni rientra effettivamente in questa categoria?
«Alcuni marchi, come ad esempio Sony, riportano sulla confezione e sul libretto di istruzioni l’anno di produzione. In alternativa, è possibile verificare se il modello di tv o decoder posseduto è presente nell’elenco pubblicato online sul sito dgtvi.tivu.tv, che riporta i prodotti di nuova generazione. Va però detto che tale elenco non è esaustivo, dato che mancano i modelli immessi sul mercato più di recente».

Se decidiamo di acquistare una tv o un decoder quali sigle dobbiamo assicurarci che siano riportate sul prodotto?
«Occorre verificare che sull’imballaggio sia riportata la sigla Dvb-T2 Hevc 10 bit». (lo. mi.)

L”intervista completa sul numero del Sabato sera del 12 dicembre

Nuovo digitale terrestre: Come si fa a sapere se la tv è compatibile?
Cronaca 17 Dicembre 2019

Il nuovo digitale terrestre rivoluziona (ancora) le tv

In Emilia Romagna l’ente deputato al controllo del sistema delle comunicazioni è il Corecom, acronimo di Comitato regionale per le comunicazioni. Inserito nell’organizzazione regionale, svolge alcune funzioni delegate dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) come, ad esempio, la gestione delle controversie tra i consumatori e gli operatori di telefonia mobile. L’attuale presidente, Stefano Cuppi, in passato ha contribuito anche alla redazione del piano di transizione dal sistema analogico al digitale terrestre in Emilia Romagna e Marche.

Cuppi, da dove nasce l’esigenza di questo nuovo digitale terrestre, a soli dieci anni dal passaggio dall’analogico al digitale?
«L’esigenza nasce da un accordo mondiale avvenuto nel 2015 all’interno dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni (Itu), in pratica l’Onu delle telecomunicazioni, con sede a Ginevra. L’Itu ha infatti stabilito di assegnare ai servizi di telefonia mobile alcune frequenze finora destinate ai servizi di trasmissione radio e tv, quelle comprese tra i 694 e i 790 megahertz (MHz). Questo in Europa, Africa, Medio Oriente e Asia centrale. In precedenza tale decisione era già stata presa per le altre macro-regioni, ovvero Americhe e Asia-Pacifico. Secondo l’Itu la scelta di armonizzare la banda dei 700 MHz su scala mondiale dovrebbe aiutare ad accelerare lo sviluppo di tecnologie per la comunicazione mobile compatibili fra loro».

Il riferimento è al 5G?
«Sì, ai servizi di telefonia mobile di quinta generazione. La decisione dell’Itu è stata recepita dalla Comunità europea, che ha fissato per tutta l’Europa come termine ultimo di liberazione della banda giugno 2020. L’Italia però ha una alta densità di emittenti: il numero delle tv locali italiane supera quello delle tv locali di tutti i Paesi europei. L’Italia ha quindi chiesto una proroga, che è stata concessa, fino al 30 giugno 2022, data in cui deve essere concluso il processo di liberazione della banda». (lo. mi.)

L”intervista completa nel numero del Sabato sera del 12 dicembre

Il nuovo digitale terrestre rivoluziona (ancora) le tv
Cronaca 23 Luglio 2018

Telefonia: entro dicembre gli operatori dovranno rimborsare gli utenti, ma per il reclamo c'è la piattaforma web

Una buona e una cattiva notizia per i consumatori in tema di telefonia. La prima riguarda la fatturazione a 28 giorni applicata alla telefonia fissa. Nei giorni scorsi l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha stabilito che entro il 31 dicembre di quest’anno gli operatori telefonici Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb dovranno restituire in bolletta i giorni illegittimamente «erosi» agli utenti, a seguito del passaggio della fatturazione da mensile a 28 giorni.

Dell’argomento ci eravamo occupati anche sul sabato sera del 15 febbraio scorso. La decisione unilaterale degli operatori telefonici era stata riconosciuta illegittima dall’Agcom, che per questo motivo ha più volte diffidato e sanzionato gli stessi.

Dopo aver ascoltato gli operatori e le associazioni dei consumatori, l’Autorità ha dunque disposto la restituzione del maltolto. «Il calcolo dei giorni di servizio che ciascun operatore dovrà riconoscere in fattura ai propri utenti – scrive l’Agcom – dovrà riguardare il periodo compreso tra il 23 giugno 2017 e la data in cui è stata ripristinata la fatturazione su base mensile. Entro il 31 dicembre 2018, quindi, gli operatori dovranno adempiere alle diffide dell’Autorità attraverso la posticipazione della data di decorrenza della fattura per un numero di giorni pari a quelli illegittimamente erosi, eventualmente spalmati su più fatture».

E ora la cattiva notizia. Dal 23 luglio tutte le contestazioni in materia di telefonia (ma anche internet e pay tv) dovranno avvenire attraverso la piattaforma online ConciliaWeb. La riforma, voluta dall’Agcom con l’intento di semplificare e rendere più efficienti le procedure, esclude però d’ora in poi la possibilità per gli utenti di rivolgersi alle associazioni dei consumatori, come avveniva oggi nella maggior parte dei casi. La replica delle dirette interessate non si è fatta attendere. «Dall’illustrazione delle funzionalità del nuovo portale – scrivono in un comunicato congiunto Federconsumatori, Confconsumatori, Adiconsum, Adoc, Lega Consumatori, Udicon e Unione Nazionale Consumatori – appare chiaro e inequivocabile che, a partire dal 23 luglio, i cittadini non potranno più farsi assistere dalle associazioni dei consumatori, in quanto ConciliaWeb non ne prevede la possibilità. Di fatto Agcom in questo modo vieta al cittadino di farsi assistere nella propria vertenza da parte di chi ha le competenze per affrontare al meglio la conciliazione con una controparte che è infinitamente più forte e si avvale di legali per difendersi». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 19 luglio

La foto è tratta dal sito «Federconsumatori Bologna»

Telefonia: entro dicembre gli operatori dovranno rimborsare gli utenti, ma per il reclamo c'è la piattaforma web
Economia 5 Luglio 2018

Telecomunicazioni, le figure professionali più ricercate. I progetti di Teko Telecom

Cercasi ingegneri delle telecomunicazioni, elettronici e del software. Se siete indecisi su quale facoltà universitaria puntare, meglio dare un’occhiata ai progetti di Teko Telecom, che entro la fine del 2020 prevede di assumere ben 260 addetti, di cui 90 laureati (o con titoli superiori), per lo sviluppo di sistemi ad alta integrazione con 5G del segnale cellulare, lo sviluppo e la produzione di sistemi di alimentazione in fibra ottica, lo sviluppo e realizzazione di antenne per segnale cellulare. «Già negli ultimi due anni – dettaglia Marco Della Mora, che in Teko Telecom dirige l’ufficio legale – abbiamo introdotto in azienda una quarantina di ricercatori, ingegneri e tecnici con elevata specializzazione. Il nostro bacino di riferimento è quello della facoltà di Ingegneria delle telecomunicazioni. Collaboriamo molto con l’Università di Bologna, il Centro di ricerca interdipartimentale Ciri e diversi altri atenei. Purtroppo, le facoltà in questione non riescono a fornire un numero di laureati sufficiente a coprire le nostre necessità. Per questo la nostra ricerca si svolge anche fuori regione».

L’età media dei dipendenti di Teko Telecom è 36 anni. «Per trovare i migliori addetti – prosegue – seguiamo diversi canali. La ricerca è estesa a tutta Italia e all’estero, anche se cerchiamo di privilegiare chi è già sul territorio e chi vuole restare nel territorio d’origine. Spesso gli incontri avvengono attraverso i “careers day”, occasioni di incontro tra università e aziende dove la risposta di studenti, neolaureati e ricercatori è entusiastica. Al momento cerchiamo ingegneri sviluppatori software, firmware ed hardware con competenze in radiofrequenze e nei protocolli di comunicazione wireless più evoluti. Inoltre, cerchiamo tecnici meccanici per il testing a supporto dell’attività di ricerca e sviluppo».

Ingegneri giovani, ma anche non al primo impiego. «L’azienda segue comunque i nuovi assunti, per migliorare la loro preparazione, introducendoli ad attività lavorative specialistiche» conclude Della Mora. (lo.mi.) 

Nella foto: sala con pannello dedicato a Guglielmo Marconi nello stabilimento produttivo di Teko Telecom in via Emilia Ponente

Telecomunicazioni, le figure professionali più ricercate. I progetti di Teko Telecom
Economia 28 Giugno 2018

Connessione ultraveloce in fibra ottica, Open Fiber utilizzerà le reti Hera per la posa. Meno disagi per gli scavi

Open Fiber e Gruppo Hera hanno firmato i contratti per lo sviluppo dell’infrastruttura in fibra ottica che consenta velocità di connessione fino a 1 Gbps (1000 Megabit al secondo) nei comuni di Imola e Modena. In concreto Open Fiber, la società costituita nel 2016 da Enel e Cassa depositi e prestiti per sviluppare la banda ultralarga in tutto il territorio nazionale, potrà contare sulla capillarità di 300 chilometri di infrastrutture di rete gestite da Hera, metà a Imola e altrettanti a Modena, per le attività di posa. 

A Imola il piano di sviluppo di Open Fiber prevede un investimento di circa 8,5 milioni di euro per la copertura della città. I primi cantieri sono stati aperti lo scorso autunno e l’obiettivo è completare il tutto entro 18 mesi dall’avvio dei lavori. In totale saranno cablate quasi 25.000 unità immobiliari.

La convenzione siglata a suo tempo con il Comune stabilisce le modalità di scavo e ripristino, come previsto dal decreto ministeriale del 2013. Ora, grazie alla collaborazione con il Gruppo Hera, gestore dei servizi a rete sul territorio, Open Fiber potrà utilizzare cavidotti e infrastrutture sotterranee già esistenti per limitare il più possibile scavi ed eventuali disagi per la viabilità e cittadini. L’obiettivo è ottimizzare modalità e tempi di lavoro, oltre a autorizzazioni e piano dei lavori.

L’accordo prevede una concessione per l’utilizzo delle infrastrutture di rete della durata di vent’anni, prorogabile eventualmente per altri venti, oltre al contributo tecnico da parte delle professionalità di Hera per la realizzazione del progetto. 

Il cablaggio di Imola rientra in un più ampio piano di investimenti per l’Emilia Romagna, che comprende anche Bologna, Ravenna, Cesena, Piacenza, Forlì, Ferrara, Rimini, Reggio Emilia, Modena e Parma oltre a numerosi comuni dell’hinterland bolognese. 

La fibra ottica di Open Fiber consentirà una velocità di connessione fino a 1000 Megabit al secondo, sia in download che in upload. L’intervento di predisposizione è a totale carico di Open Fiber e non comporta costi per i cittadini.

Nel momento in cui questi ultimi vorranno attivare la connessione nel proprio appartamento dovranno rivolgersi ad un gestore telefonico, che dovrà garantire l’allacciamento, questa volta a carico del cliente. Open Fiber infatti non vende servizi in fibra ottica direttamente al cliente finale, ma è attivo solo nel mercato all’ingrosso, offrendo l’accesso a tutti gli operatori di mercato interessati.

Da notare che Open Fiber sta lavorando per portare la rete veloce anche in 1268 unità immobiliari pubbliche e private di Castel del Rio, comprese quelle isolate, entro il 2018. Una nuova infrastruttura in fibra ottica di quasi 60 chilometri per un investimento da un milione e 660 mila euro, reso possibile grazie alla convenzione firmata tra il ministero per lo Sviluppo economico, la Regione, il Comune alidosiano e Infratel Italia, società in house del Ministero. Open Fiber infatti si è aggiudicata la prima gara per la realizzazione e la gestione di una rete a banda ultra larga nelle cosiddette “aree bianche”, di cui Castel del Rio fa parte insieme ad altri 3043 comuni di Emilia Romagna, Abruzzo, Lombardia, Molise, Toscana e Veneto iscritti al bando di gara. Open Fiber realizzerà anche in questo caso la rete pubblica e ne avrà la concessione per 20 anni, curandone anche la manutenzione. (l.a)

Connessione ultraveloce in fibra ottica, Open Fiber utilizzerà le reti Hera per la posa. Meno disagi per gli scavi
Cronaca 16 Giugno 2018

Fibra ottica a Ponte Rizzoli e Quaderna grazie all'accordo tra Comune, Lepida e aziende ozzanesi

A Ozzano sono partiti i lavori di scavo per la posa della fibra ottica (con connettività garantita e bilanciata da 10 a 1000 Mbps) nelle zone industriali di Quaderna e Ponte Rizzoli. Un intervento iniziato ieri l”altro lungo via Marconi nei pressi dell”ex Caserma del Genio Ferrovieri, alla presenza del sindaco Luca Lelli e dell”assessore alle Infrastrutture Digitali della Regione Giuseppe Rossi. Si tratta di un”operazione finanziata dalla Regione con Fondi europei che possono essere utilizzati per colmare il digital divide, ovvero per permettere la connessione alla rete internet con banda ultra larga, oramai un vero e proprio strumento di lavoro indispensabile, in questo caso per le aziende delle due aree produttive ozzanesi.

In particolare, ad aprile è stato sottoscritto un Accordo di programma tra Comune di Ozzano, alcune imprese locali (Hypertec, Colkim, Gna, Suzzi,DICO, Andimec, Logimatic), che hanno versato una quota di adesione a motivare l”operazione, e Lepida (per conto della Regione Emilia-Romagna), ma anche altre aziende fossero interessate alla connessione possono chiedere di aderire nei prossimi mesi.

“L”Amministrazione comunale di Ozzano – afferma il sindaco Lelli – ha creduto fin dal 2016 in questo progetto, candidandosi ai finanziamenti pubblici e trovando, insieme a Lepida, la strada per anticipare un intervento infrastrutturale che le aziende chiedevano con forza e per il quale hanno versato una quota di adesione – precisa -. Tutto ciò rappresenta uno ottimo esempio di sinergia pubblico-privato. Il prossimo obiettivo per il 2019 è quello di portare la fibra ottica anche alle abitazioni private”.

Un concetto ribadito dall”assessore regionale Rossi: “Oggi raggiungiamo un risultato importante per il quale ci siamo impegnati con le aziende del territorio. Naturalmente, è per noi un primo passo che deve portarci quanto prima ad ampliare la platea di quanto hanno esigenze di collegamento che sono ormai vitali per un tessuto produttivo avanzato come il nostro”. 

Da notare che la macchina che sta posando la fibra utilizza la tecnica no-dig a perforazione teleguidata, cioè scava sottoterra, senza provocare interruzioni stradali o altri disagi alle proprietà attraversate ed è in grado di procedere per 150 metri prima di riemergere con i tubi porta-cavo. (r.c.)

Nella foto l”avvio del cantiere per la posa della fibra ottica, con il sindaco Luca Lelli e l”assessore Giuseppe Rossi (al centro) 

Fibra ottica a Ponte Rizzoli e Quaderna grazie all'accordo tra Comune, Lepida e aziende ozzanesi

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