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Cronaca 20 Marzo 2019

Domani riapre al transito il voltone del Cassero, terminati i lavori di restauro a Castel San Pietro

Terminati i lavori, da domani il voltone del Cassero su via Matteotti sarà nuovamente transitabile, ad annunciarlo è il Comune con una nota. “Ottimo risultato raggiunto nel rispetto dei tempi concordati – sottolinea il sindaco Fausto Tinti –, cosa importante sia per il commercio, sia per l’imminente weekend che vedrà la nostra città protagonista nelle Giornate Fai di Primavera”. 

Il Cassero è l’edificio simbolo di Castel San Pietro e il restauro del voltone è stato possibile grazie al contributo di 25mila euro della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola nell’ambito del programma Art Bonus, che copre buona parte l’importo complessivo pari a 30mila euro. “Il voltone – precisano dal Comune – è composto da tre campate, due delle quali con volta a crociera e la restante con solaio ligneo, scandite da archi e da pilastri uscenti dal filo del paramento murario. La struttura è interamente in laterizio ed ha dimensioni di circa 18 m in lunghezza per 4 o 6 m circa in larghezza. La superficie presentava fessurazioni, erosioni, scagliature, depositi, patine, alterazioni cromatiche e altri elementi di degrado”. 

L”intervento ha riguardato la volta e le pareti del passaggio carrabile di accesso a via Matteotti, quindi, per tutta la durata, un mese circa dallo scorso 19 febbraio, è stato necessario chiudere il passaggio, deviando la circolazione su una corsia creata appositamente in piazza Galvani sul lato esterno del Cassero, con sbocco in via Matteotti. 

L”intervento fa parte di un progetto complessivo presentato alla Soprintendenza che riguarda tutto l’edificio del Cassero, in futuro sono previsti anche “la messa in sicurezza e il restauro conservativo del corpo scala esterno e delle merlature della terrazza” aggiungono dal Comune. (r.cr.)

Nelle foto il prima e dopo i lavori al voltone del Cassero (foto fornita dal Comune di Castel San Pietro)

Domani riapre al transito il voltone del Cassero, terminati i lavori di restauro a Castel San Pietro
Economia 18 Marzo 2019

A Medicina 106 ditte a caccia dell’appalto per la nuova palestra della scuola media Simoni

«Per aggiudicarsi l’appalto della nuova palestra per la scuola media Giuseppe Simoni, hanno presentato un’offerta ben 106 ditte e consorzi, un numero che ovviamente ha allungato i tempi, ma stiamo aprendo le buste e a breve i lavori saranno aggiudicati». Il vicesindaco Matteo Montanari motiva così i tempi che si stanno allungando per l’avvio della ricostruzione da circa 1,6 milioni della palestra scolastica di via Gramsci.

I lavori prevedono l’adeguamento e messa a norma dell’edificio  (risalente al 1967) mediante demolizione e ricostruzione, da completare entro 270 giorni da parte della ditta vincitrice. Il Comune ha valutato che intervenire sull’esistente avrebbe comportato costi troppo alti su una struttura oggi poco funzionale per l’utilizzo sia delle scuole che delle associazioni sportive, in particolare pallacanestro e pallavolo. Da qui la decisione di procedere con la costruzione di una nuova palestra.

L’intervento prevede per prima cosa la demolizione dell’esistente da 650 metri quadri e la costruzione di un nuovo edificio con tetto in legno lamellare da circa 1190 metri quadrati, in pratica quasi un raddoppio, su tre blocchi distinti ma collegati tra loro. Per le risorse necessarie ha potuto mettere in campo circa 300 mila euro dallo Stato, ovvero dalla programmazione nazionale per l’edilizia scolastica, altri 500 mia dalla Regione e 800 mila euro di fondi propri. (l.a.) Altri particolari nell’articolo su “sabato sera” del 14 marzo. 

Nella foto Matteo Montanari

A Medicina 106 ditte a caccia dell’appalto per la nuova palestra della scuola media Simoni
Cronaca 14 Marzo 2019

Accordo tra Comune di Castello e commercianti per il restyling delle piazze Galvani e Martiri Partigiani

Accordo raggiunto tra Comune e associazioni di categoria di commercianti e artigiani per la riqualificazione e revisione dei parcheggi e della viabilità nelle piazze Galvani e Martiri Partigiani. Un intervento che seguirà i lavori attualmente in corso sul voltone del Cassero, con l’obiettivo di riordinare e rendere più fluido il traffico in una zona all’ingresso del centro storico. Mettendo così la parola fine a vari tentativi, più o meno parziali, succedutisi negli ultimi sette anni.

Arrivare ad un risultato non è stato facile neppure questa volta, dato che la discussione sul progetto ha riaperto la faida castellana sulla pedonalizzazione del centro. In un primo momento, infatti, la Giunta del sindaco Fausto Tinti, da sempre favorevole alla chiusura di via Matteotti dal Cassero alla cosiddetta Montagnola (al sabato pomeriggio), aveva proposto di vietare del tutto al transito piazza Martiri Partigiani, quella adiacente l’ex stazione delle corriere. Però, dopo un confronto con Confesercenti, Ascom-Confcommercio, Cna e Confartigianato, è stato fatto un passo indietro. «Ci è stato chiesto di sospendere la pedonalizzazione di piazza Martiri Partigiani fino alla riqualificazione dell’ex autostazione. Ad oggi non sappiamo ancora quale destinazione avrà l’immobile e la richiesta ci è sembrata legittima» spiega il sindaco.

Nel frattempo, per le piazze Galvani e Martiri Partigiani sono previsti alcuni cambiamenti rispetto alla conformazione attuale. Innanzitutto, per quanto riguarda la viabilità, cambierà il senso di marcia nel breve tratto di collegamento con il parcheggio di via Oberdan, che diventerà solo in ingresso mentre oggi è, al contrario, solo in uscita. Poi verranno rivisti i parcheggi, i posteggi dei taxi traslocheranno nello spazio di fronte all’ex autostazione (saranno disegnati verso il giardino pubblico), sul lato opposto troveranno posto nuovi posteggi per le moto e uno spazio per il carico e scarico commerciale.

I parcheggi di piazza Galvani saranno ridisegnati perpendicolarmente e saranno separati dal Cassero da quattro metri di pavimentazione in porfido che darà profilo e continuità all’area. L’intervento prenderà il via fra aprile e maggio. (mi.mo.) 

Altri particolari nell’articolo completo sul “sabato sera” del 14 marzo. 

Nelle foto le piazze Galvani e Martiri Partigiani oggi

Accordo tra Comune di Castello e commercianti per il restyling delle piazze Galvani e Martiri Partigiani
Cronaca 8 Marzo 2019

Infrastrutture, confermata la manifestazione per lo sblocco degli investimenti e il futuro dell’Emilia Romagna

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha convocato per il 20 marzo al Mit il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini e il sindaco di Bologna, Virginio Merola, per “condividere la nuova proposta progettuale del Passante di Bologna elaborata dal Ministero e discutere di infrastrutture e sviluppo della Regione Emilia Romagna”. Una buona notizia dopo tanto silenzio, ma questo non cambia quanto previsto per domani: confermata la manifestazione pubblica dalle 10 alle 12, nella sala Maggiore del palazzo dei Congressi, in piazza della Costituzione, nel capoluogo regionale, d’intesa con tutte le associazioni d’impresa e le organizzazioni sindacali. Un evento nato a sostegno, per l”appunto delle infrastrutture, degli investimenti e dello sviluppo della regione, per chiedere lo sblocco di investimenti e progetti già approvati.

Ad iniziare dal passante di Bologna, dalla bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo, dall’autostrada regionale Cispadana. Opere, queste ultime, che da sole valgono qualcosa come 2,5 miliardi di euro. Opere in gran parte già cantierabili, la cui realizzazione, condivisa con le associazioni d’impresa e le organizzazioni sindacali, è ritenuta strategica per un territorio a forte vocazione manifatturiera e turistica com’è appunto l’Emilia Romagna. Ma su questi progetti – motivano i promotori – negli ultimi mesi si è determinata una difficile interlocuzione con il Governo e, in particolare, con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. «Abbiamo cercato ostinatamente un tavolo di confronto – afferma il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini -. Ma sono ormai mesi che siamo in totale assenza di fatti concreti, solo rinvii. E questo non è uno sgarbo a me o a qualcun altro, ma alle istituzioni, ai territori e alle comunità locali». Bonaccini, spalleggiato da Città metropolitana, Comune di Bologna, associazioni d’impresa, Comuni dell”area e organizzazioni sindacali, ha avviato un pressing costante sul Ministero che ora, pare, aver portato almeno a fissare una data di incontro.

Nella foto la sottroscrizione in municipio a Imola del protocollo d’intesa il 11 dicembre 2017 che prevedeva importanti investimenti per migliorare la viabilità (come il completamento della bretella di Imola e diverse rotonde anche a Castel San Pietro), opere anch’esse bloccate 

Infrastrutture, confermata la manifestazione per lo sblocco degli investimenti e il futuro dell’Emilia Romagna
Cronaca 6 Marzo 2019

Il sindaco castellano Tinti sogna un «piano per la casa pubblica» con l’approvazione del Poc

«Il 21 marzo andremo in Consiglio comunale con il Poc adottato un anno fa. Mi piacerebbe collegare all’approvazione un ordine del giorno che evidenzia la necessità di migliorare gli alloggi Erp, un “piano per la casa pubblica” da accompagnare alla graduale crescita residenziale prevista per Castel San Pietro». Il sindaco Fausto Tinti si appresta ad uno degli atti culminanti di questi cinque anni di mandato e parla di una proposta che sa già di futuro, oltre la scadenza delle prossime amministrative del 26 maggio. «La mia idea è legare quanto verrà introiettato dal Comune alla riqualificazione e recupero degli appartamenti Erp».

Un sogno che, nelle corde di Tinti, sarebbe a vantaggio di tutti: «Da un lato le case per i privati, il ceto medio, le persone che lavorano, dall’altro potremmo intervenire su quelle periferie sociali ed economiche, presenti anche a Castel San Pietro, perché anche chi fatica ad avere una casa in proprietà possa comunque averne una decorosa. Tra l’altro si valorizzeranno nel contempo dei beni comunali, gli alloggi Erp». Per riuscire nell’impresa l’intenzione non è quella di investire gli oneri di urbanizzazione, come si potrebbe pensare, bensì utilizzare tutta o quasi la quota di capacità edificatoria (minimo il 20%) che coloro che realizzano del residenziale devono cedere obbligatoriamente al Comune, in gergo Cec (da non confondere con l’Ers, l’edilizia residenziale sociale, altra quota come minimo del 20% per cento che può comprendere affitto o vendita convenzionata, cioè ad un costo ridotto e concordato con l’ente locale). Non trattandosi di case già fatte o che il Comune deve poi costruire, il sindaco Tinti è convinto che sarà un’offerta appetibile per le imprese e per i privati approfittarne, quindi l’ente locale potrà rivenderla facilmente e ottenere le risorse poi da destinare agli alloggi popolari.

Il «piano case» non prevede nuove costruzioni. «Penso piuttosto a recuperare l’esistente, come le tre palazzine di case popolari di via Tanari, dove una è stata chiusa perché inagibile e le altre vanno assolutamente riqualificate. Si tratta di edifici di cinquanta o sessant’anni occorre metterci mano. Anche le persone più fragili devono avere garanzia di abitare bene a Castel San Pietro».

Il Poc che andrà in approvazione ricalca sostanzialmente quello adottato poco più di un anno fa a fine 2017. Per quanto riguarda il residenziale «garantirà a Castel San Pietro di continuare a crescere gradualmente». Il numero degli alloggi presenti è aumentato un po’, passando da 548 a 570. 

Altri particolari nell”articolo completo sul “sabato sera” del 28 febbraio.

Nella foto il sindaco Tinti mostra le mappe urbanistiche del Poc

Castel San Pietro

Il sindaco castellano Tinti sogna un «piano per la casa pubblica» con l’approvazione del Poc
Cronaca 20 Febbraio 2019

Pezzi di cornicione cadono a terra sul marciapiede in piazza Bianconcini a Imola

Alcuni pezzi di cornicione questa mattina si sono staccati e sono caduti a terra in piazza Bianconcini, all’altezza del marciapiede davanti ai civici 19-20, il lungo immobile che vede al piano terra locali e negozi e sopra appartamenti. Sono stati chiamati i vigili del fuoco che hanno allertato in supporto la polizia municipale per poter bloccare per un po’ la strada e procedere con il controllo del cornicione.

«Abbiamo ricevuto la telefonata e siamo intervenuti alle 10.40» raccontano i vigili del fuoco. «Abbiamo rimosso il pericolo immediato, ovvero 3-4 manufatti da circa un chilo l’uno, dei pezzi architettonici applicati sotto il cornicione, nella parte a sbalzo, che erano staccati». Per fortuna non sono subito caduti questi ma solo dei pezzetti.

«Area sicura ha fornito i materiali per mettere le transenne nella zona del marciapiede alcune parti sono provvisoriamente non transitabili ma è comunque garantito l’accesso ai negozi e alle abitazioni – aggiungono dalla municipale -. Non c’è una situazione di pericolo immediato però la necessità di prevenire eventuali pericoli. Gli amministratori del condominio sono stati avvertiti e hanno detto che già nel pomeriggio faranno intervenire una ditta per mettere a posto grondaia e cornicione».  

In casi come questo sono i vigili del fuoco i primi ad intervenire per eliminare il pericolo immediato, poi inviano una lettera-parere a Comune e proprietà (o amministratori nel caso di condomini) con la richiesta di mettere in sicurezza, poi tocca al Comune, nel caso fare l’ordinanza e intimare alla proprietà di fare i lavori di messa in sicurezza. (l.a.)

Pezzi di cornicione cadono a terra sul marciapiede in piazza Bianconcini a Imola
Cronaca 4 Febbraio 2019

Tre corsie al posto di due per eliminare il collo di bottiglia del sottopasso sull'asse attrezzato

Le corsie di via della Cooperazione saranno ridisegnate per ricavarne due larghe 3 metri ciascuna per chi viaggia verso la zona industriale e una larga 3 metri e mezzo per chi viene dalla parte opposta. Questa, in estrema sintesi, è la proposta delineata da Area Blu, come richiesto dal Comune, per risolvere il collo di bottiglia del sottopasso ferroviario (e di via Pambera) e delle relative lunghe file che si formano negli orari di punta sull”asse attrezzato. In pratica una corsia viene sacrificata un po’ per allargare l’altra e dividerla in due.

Il tratto interessato è quello da via Marzabotto, all’incirca dove finisce lo spartitraffico, fino alla rotatoria con le vie Di Vittorio-Mazzanti. Un’idea anticipata già a novembre dall’assessore ai Lavori pubblici Massimiliano Minorchio, alla quale la Giunta ha destinato 70 mila euro dell’avanzo sbloccato in autunno per gli investimenti. L’incarico per il progetto di fattibilità è arrivato ad Area blu la vigilia di Natale. «L’obiettivo è ricavare due corsie verso la zona industriale perché abbiamo i maggiori problemi di congestione del traffico li abbiamo la mattina, mentre gli orari di uscita dal lavoro sono più scaglionati – precisa Minorchio -. Vogliamo vedere se in questo modo si riesce a risolvere il problema con una modifica non molto costosa perché l’intervento sul sottopasso sappiamo che ha tempi e costi non immediatamente spendibili» aggiunge. In effetti l’impegno preso a gran voce durante la campagna elettorale dalla sindaca Sangiorgi era invece l’allargamento del sottopasso, definito una «priorità», ma, come ammesso in seguito dallo stesso Minorchio in Consiglio comunale, la faccenda si presenta, nei fatti, molto complessa (ad esempio, per fare i lavori occorrerà accordarsi con le Ferrovie per fermare i treni). Da qui l’idea di una soluzione a colpi di pennello modificando la segnaletica a terra e spostando alcune cordolature.

«Sicuramente sarà migliorativa, se sarà risolutiva lo vedremo» conclude l”assessore. A prima vista le corsie sembrano un po’ strette ma lo spazio è di appena 12 metri nel sottopasso ma tra banchine e spazio centrale tra le carreggiate i conti sono presto fatti.

Quanto dovremo aspettare? Ad Area Blu l’incarico è arrivato dalla Giunta come priorità, con progetto esecutivo a febbraio ed lavori entro giugno-luglio. «Vaglieremo progetti e cronoprogrammi» conclude senza sbilanciarsi troppo.

L”articolo completo sul “sabato sera” del 31 gennaio.

Nella foto traffico sull”asse attrezzato all”altezza del sottopasso ferroviario

Tre corsie al posto di due per eliminare il collo di bottiglia del sottopasso sull'asse attrezzato
Cronaca 27 Gennaio 2019

La cauta versione dei proprietari dell'ex macello dopo l'annuncio della sindaca in merito alla riqualificazione dell'edificio

«Oggi, insieme al Sig. Poletti proprietario dell’immobile ex Macello, alla squadra di Giunta ed al nostro ufficio tecnico comunale, abbiamo avviato l’operatività progettuale che porterà in tempi brevi ad una completa riqualificazione di un’area cittadina che rappresenta un patrimonio architettonico protetto dalla Soprintendenza». Così lo scorso 17 gennaio dalla propria pagina Facebook la sindaca Manuela Sangiorgi preannunciava novità riguardanti la struttura ormai fatiscente all’angolo tra via Selice e viale De Amicis, da decenni in attesa di ristrutturazione. E, a corredo, ha postato la foto in cui lei e Poletti esaminano un progetto dispiegato sul tavolo. Segue una serie di commenti entusiastici.

Non più tardi di un paio di mesi fa, un nostro lettore ci ha scritto chiedendo se esisteva un progetto di risanamento e riutilizzo dell’ex macello. Sul numero dell’8 novembre scorso, l’assessorato all’Urbanistica rispose spiegando che solo il proprietario può intervenire, tenendo conto delle condizioni poste dal Comune stesso e dalla Soprintendenza, ma senza fare menzione dell’esistenza o meno di un effettivo progetto. Come la lettera del nostro lettore testimonia, c’è attesa, interesse e curiosità a Imola per il destino di questa antica costruzione, non a caso vincolata dalla Soprintendenza come bene storico-artistico.

Come più volte scritto, sorge infatti là dove nella seconda metà del Settecento c’era il Teatro dei cavalieri associati, progettato da Cosimo Morelli. Inaugurato nel 1782, fu distrutto da un incendio nel 1797 e utilizzato in seguito come scuderia. Il Comune acquistò l’edificio nel 1864, lo ampliò e adattò all’uso di macello pubblico e pelatoio, considerata la vicinanza con il foro boario. La struttura riaprì nel 1867 e fino al 1978 rimase macello cittadino. Nel 2011 è stato tra i primi immobili del patrimonio pubblico a essere alienati all’asta da Sicim, la Società immobiliare del Comune. Ad aggiudicarselo è stata la famiglia Poletti, titolare dell’omonima cantina vinicola imolese. Ora che i lavori sembrano imminenti, come affermato dalla sindaca, abbiamo cercato di saperne di più dai diretti interessati, anche noi curiosi di sapere cosa ne sarà dell’ex macello.

Interpellata in merito, però, la proprietà fornisce una versione diversa. «Al momento non abbiamo informazioni concrete da dare – ci spiega Elena Poletti, senza precisare quando effettivamente inizieranno i lavori -. La Soprintendenza ha dato il via libera al progetto generale, ma ora siamo noi che stiamo attendendo risposte dall’ufficio tecnico comunale». Nessun dettaglio nemmeno sulle idee per la futura destinazione degli spazi, che in teoria potrebbero ospitare residenze, uffici, esercizi commerciali. E conclude: «Noi ci stiamo interessando da sempre all’immobile. Quello che ci ferma è la burocrazia». (lo.mi.)

La foto postata dalla sindaca il 17 gennaio scorso sulla propria pagina Facebook

La cauta versione dei proprietari dell'ex macello dopo l'annuncio della sindaca in merito alla riqualificazione dell'edificio
Cronaca 8 Gennaio 2019

A Medicina pronto il progetto per la messa in sicurezza e recupero dell'area del Canale

Riqualificare tutto il corso urbano del Canale di Medicina, il corso d’acqua che attraversa e caratterizza il paesone della bassa. Un obiettivo ambizioso che potrà beneficiare di 1 milione di finanziamenti regionali (pari al 70 per cento del valore totale del progetto), a cui il Comune aggiungerà circa 400 mila euro di risorse proprie. Il progetto, infatti, si è aggiudicato uno dei contributi previsti nel Bando di rigenerazione urbana promosso dell’Emilia Romagna, arrivando nono tra gli oltre 121 presentati a livello regionale. «Un bel risultato merito soprattutto del piano strategico avviato da questa amministrazione da almeno tre anni, e promosso con il supporto dei cittadini – sottolinea il vicesindaco Matteo Montanari -. Abbiamo dimostrato che alla base c’è un percorso partecipativo, come per il Bando periferie non si tratta di un intervento spot. E questo ha premiato».

Il progetto complessivo è denominato «Lungo il Canale di Medicina: rigenerazione urbana, ambientale, sociale». L’area comprende un’ampia fascia che, seguendo il percorso del Canale attraversa Medicina da sud a nord per oltre 1 chilometro e mezzo, in sostanza da via San Paolo alla zona del mulino Gordini-ex Macello via Luminasi. Il Comune utilizzerà i fondi per il primo stralcio, che ha come obiettivi, in particolare, la rigenerazione ambientale e la qualità dell’acqua, nonché la sicurezza idraulica. «Fuori dal centro abitato, a sud, sarà realizzata una vasca di fitodepurazione per migliorare la qualità dell’acqua in modo naturale, poi verranno fatti alcuni interventi di miglioria di tutto l’asse del Canale che costeggia l’area Pasi (Parco delle Mondine), compresa pulizia e sistemazione del vecchio lavatoio, sul quale c’è in attesa del via libera della Soprintendenza da tempo un progetto per farne un luogo di testimonianza – dettaglia Montanari -. Inoltre metteremo una staccionata o simile per maggior sicurezza nella ciclopedonale che costeggia il corso d’acqua e altri interventi. Per la zona del mulino Gordini, a nord del centro abitato, stiamo ragionando con la proprietà per la cessione al Comune dell’area verde, attualmente degradata, che vorremmo diventasse pubblica, utile per ulteriori collegamenti ciclopedonali anche in funzione della futura bus station. Nell’area Luminasi si prevede la sistemazione del percorso ghiaiato lungo via Fava (San Vitale) e la riqualificazione dell’area migliorando verde e alberature».

Infine c’è il recupero dell’edificio presente nel vecchio parcheggio dei vigili: «E’ inagibile per un problema al tetto, l’idea è sistemarlo come Casa di quartiere a fini sociali e associativi». Un elenco corposo che riguarda soprattutto viabilità e verde, molti sono piccole opere ma tutto va appaltato entro il 2019 per non perdere il contributo. Il vicesindaco è ottimista: «La trattativa col privato è avviata e tutta la progettazione è a buon punto». (l.a.)

Nella foto: il canale di Medicina

A Medicina pronto il progetto per la messa in sicurezza e recupero dell'area del Canale
Cronaca 27 Dicembre 2018

Rigenerazione urbana, un milione e mezzo di euro dalla Regione per due progetti presentati da Medicina e Mordano

Un milione e mezzo di euro in arrivo per progetti di rigenerazione urbana a Medicina e Mordano. La Regione Emilia-Romagna ha pubblicato nei giorni scorsi la graduatoria dei Comuni e delle Unioni ammessi al contributo previsto dal bando per la rigenerazione urbana, che prevede uno stanziamento complessivo di 36,5 milioni di euro. Due i Comuni nel Circondario imolese che hanno ottenuto il finanziamento: Medicina, che riceverà 980 mila euro per il progetto “Lungo il Canale di Medicina: rigenerazione urbana, ambientale, sociale” e Mordano, al quale arriveranno 525 mila euro dalla Cassa depositi e prestiti per un intervento di housing sociale.

«La Regione Emilia-Romagna attraverso queste risorse, promuove la riqualificazione delle città, i centri storici e i quartieri, combattendo il degrado edilizio, urbanistico e sociale – hanno spiegato i consiglieri regionali del territorio, Francesca Marchetti e Roberto Poli –. Si tratta del primo atto concreto realizzato grazie alla Legge 24/2017 che disciplina la tutela del territorio. L’obiettivo della nostra Regione è infatti quello di sostenere i comuni per migliorare la qualità urbana e garantire sicurezza nei centri abitati».

I fondi a disposizione sono 30 milioni di euro provenienti dal Fondo di sviluppo e coesione e 6,5 milioni dalla Cassa depositi e prestiti per l’housing sociale. Per ogni progetto è previsto un massimo di 2 milioni e mezzo di euro, con un co-finanziamento da parte dei Comuni che permetterà di realizzare opere per circa 100 milioni di euro. Per ricevere il contributo, i Comuni ammessi dovranno avere appaltato i lavori entro il 31 dicembre 2019, pena la decadenza del contributo stesso e la revoca delle risorse già erogate. Inoltre, le graduatorie resteranno in vigore 24 mesi, dando la possibilità di accedere ad eventuali ulteriori finanziamenti.

«Iniziamo un percorso virtuoso insieme ai cittadini e alle amministrazioni locali – ha affermato il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini -. Si apre così una nuova fase, caratterizzata dal consumo zero di suolo e dal recupero di zone delle nostre città e dei nostri centri storici, costruendo una rete con il tessuto sociale e orientando gli interventi alla cura degli spazi collettivi. Anche con un importante effetto sull’economia dei territori, con nuovi cantieri, ma anche iniziative legate a porzioni di città in trasformazione, e posti di lavoro».

«Questi interventi – ha aggiunto l’assessore regionale alla Programmazione territoriale, Raffaele Donini – aprono con coraggio il mercato della rigenerazione e della riqualificazione urbana delle nostre città mostrando un cambio di prospettiva e di mentalità nelle scelte di programmazione dell’uso del territorio da parte delle amministrazioni. Si chiude definitivamente l’epoca del consumo di suolo vergine. Accanto a questo la nuova legge contiene importanti sgravi fiscali per chi compie interventi di rigenerazione urbana, come l’abolizione del contributo straordinario, la riduzione di almeno il 20% del contributo di costruzione, oltre a incentivi volumetrici e procedure semplificate».

Nella foto l”assessore regionale Raffaele Donini e il presidente Stefano Bonaccini

Rigenerazione urbana, un milione e mezzo di euro dalla Regione per due progetti presentati da Medicina e Mordano

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