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Economia 22 aprile 2018

Il birrificio Claterna di Castel San Pietro recensito nella guida d'Italia 2019 di Slow Food

E’ stagione di importanti traguardi per il Birrificio Claterna. Dopo aver coronato il sogno di inaugurare uno stabilimento di proprietà sulle colline castellane, ora Pierpaolo Mirri e Alice Bucci si godono la soddisfazione di vedere la loro attività figurare tra le 597 aziende incluse nella Guida alle birre d’Italia 2019, l’autorevole pubblicazione biennale di Slow Food Editore che raccoglie il meglio del mondo brassicolo italiano.Nonostante fossero già comparsi nell’edizione 2017 come beer firm, questa è la loro prima volta in veste di birrificio vero e proprio. E la loro birra Nonno Gualtiero, la prima ad essere trasferita da Fabriano (dove la coppia noleggiava le apparecchiature per produrla) alla struttura di via Piana, è stata insignita del riconoscimento di Birra quotidiana, riconoscimento che si dà – spiega il sito di Slowine – a «quei prodotti che svettano sugli altri per la capacità del birrificio di valorizzare semplicità, equilibrio e piacevolezza», e che sono considerati i più «adatti a svolgere il ruolo di compagni di bevuta di ogni giorno».Ed è proprio la semplicità il fulcro della filosofia che sta dietro alla produzione del Birrificio Claterna.

«Per questa prima linea di bottiglie abbiamo puntato sulla “beveribilità”, ovvero quella caratteristica per cui, anche se ne bevi un litro, la voglia di bertene un’altra rimane, proprio perché è leggera e semplice», spiega Pierpaolo. «E’ bello aver ottenuto questo riconoscimento proprio con questa birra, una pils, che è così difficile da perfezionare e i cui eventuali difetti sono impossibili da nascondere a chi se ne intende. Per questo motivo l’approvazione di una giuria di esperti ci rende ancora più fieri del risultato raggiunto», aggiunge Alice.

Il percorso che li ha condotti fino a questo primo successo è stato lungo. Sia Pierpaolo che Alice, insieme da otto anni, si sono laureati in Scienze e Tecnologie alimentari, a Cesena. «Mentre frequentavamo i corsi – ricorda Pierpaolo – io sperimentavo creando birre con gli amici, ma senza grandi risultati. Poi, nel 2010, sono partito per la Finlandia con il programma Erasmus, dove ho lavorato per sette mesi nel birrificio del campus dell’università di agraria, presso Mustiala, frequentando contemporaneamente il corso da birraio di uno dei “guru” delle birre finlandesi, il professor Lassi Puupponen». L’esame finale era proprio la creazione di una birra artigianale. «Le birre migliori venivano poi vendute nel pub del campus».

Tornato a casa e laureatosi, Pierpaolo ha affinato ulteriormente le sue conoscenze della filiera produttiva brassicola (cioè relativa alla birra) presso la storica fabbrica di birra di Pedavena. Ed è allora che l’idea di produrre una propria birra artigianale ha iniziato a ronzare in testa alla coppia. «Avevamo la possibilità di riprendere in mano i terreni dell’azienda della mia famiglia, coltivandoli anche ad orzo – racconta Mirri -. Contemporaneamente siamo diventati soci del Consorzio italiano dell’orzo e della birra, una malteria consortile di Ancona, a cui tuttora affidiamo la fase della maltazione».

Nel 2014 l’esordio come beer firm. «Per produrre la nostra birra noleggiavamo l’impianto del birrificio agricolo Chiaraluce di Fabriano – spiega Alice -. Tre amici, Riccardo Trazzi, Giovanni Berti e Alessio Cavazza, che ci assistono tuttora, ci davano una mano ogni volta che potevano, così come i genitori di Pierpaolo, sempre presenti quando c’era da rimboccarsi le maniche».Così, piano piano, il sogno di costruire un proprio birrificio ha iniziato a prendere forma, fino all’inaugurazione del 30 settembre scorso. «Vedere e sentire l’apprezzamento e la partecipazione delle persone ci ha riempito di entusiasmo».

Il nuovo impianto ha legato ulteriormente il prodotto al territorio, unendo alla già avviata coltivazione dell’orzo la lavorazione fino alla bottiglia. D’altro canto, il filo rosso che collega il birrificio ai dintorni castellani si palesa nel nome stesso. «L’antica città di Claterna è un gioiello del nostro territorio», dice Alice. «Noi ci proponiamo di fare riscoprire il gusto autentico della birra, proprio come succede per Claterna, che sta lentamente tornando alla luce grazie a pazienti scavi archeologici», aggiunge Pierpaolo.

Per il momento, i due continuano a partecipare assiduamente a fiere, mercatini ed eventi per fare conoscere la loro birra e la loro storia, mentre un numero sempre maggiore di esercizi si interessa alla vendita dei loro prodotti: «Ci sono diversi locali che vendono birra Claterna tra Bologna e Forlì, ma anche nella provincia di Roma, e speriamo che con questo riconoscimento di Slow Food possano diventare ancora di più». (ri.ra.)

Nelle foto: Pierpaolo Mirri e Alice Bucci

Il birrificio Claterna di Castel San Pietro recensito nella guida d'Italia 2019 di Slow Food
Cronaca 22 aprile 2018

La storia degli aerei ricognitori «Pippo» e «Cicogna», terrore della popolazione durante la guerra

Nell’aprile del 1945 atterrarono ad Imola i primi aeroplani; i primi e gli ultimi, probabilmente. Si trattava di quegli aerei da ricognizione con l’ala sopra, detti anche «Cicogne», dotati di macchine per riprese fotografiche, che facevano anche il servizio postale, trasportavano feriti, ecc. Volavano alti nel cielo, sia di giorno che di notte, solitari, sorvolando le zone di combattimento e soprattutto le retrovie tedesche per individuare la presenza di truppe, di automezzi in movimento, di basi e depositi di rifornimenti e poi, ogni tanto, lasciavano cadere una bomba, seminando il panico tra i soldati tedeschi e naturalmente anche tra la popolazione civile.

Nel libro di Guglielmo Cenni dal titolo Imola sotto il terrore della guerra, l’autore annota puntualmente i fatti di cronaca cittadina tra il luglio del 1943 e l’aprile 1945. Quei velivoli, dagli imolesi erano chiamati «Pippo» perché il nome tecnico era Piper, che in inglese si pronuncia «paiper», ma in tedesco si pronuncia «piper». Per cui, ogni volta che si sentiva il caratteristico e inconfondibile rombo, i soldati tedeschi dicevano: «Piper! Piper!», per intendere l’aereo che stava spiando dall’alto. La parola «piper» per gli imolesi divenne allora simpaticamente e affettuosamente «Pippo». La presenza di quell’aereo divenne famigliare, anche se le sue azioni portavano spesso danni e morti. Dopotutto si era in guerra, in quel terribile inverno 1944-45 che passammo chiusi tra le mura della città, coi campi minati tutt’attorno, il razionamento dei viveri, il mercato nero e migliaia di sfollati venuti dalla campagna. Benvenuti quindi i voli dei Pippo sulle nostre teste; almeno davano speranza. C’era anche il coprifuoco, l’obbligo di mantenere l’oscurità, con degli addetti che giravano per controllare anche le case private.

Erano azioni di tutti i giorni, quelle compiute dai Pippo, che nell’inverno 1944-45 partivano da Castel del Rio, da una pista spianata alla meglio su di un ampio terrazzo naturale circa un chilometro a nord del paese. Decollavano e atterravano in poco spazio. Quello di Castel del Rio non fu l’unico campo del genere allestito nella vallata del Santerno, poiché mano a mano che il fronte avanzava anche i servizi delle retrovie si spostavano. Ad Imola liberata, i campi di atterraggio furono addirittura due: uno a fianco della strada Montanara, dove oggi si trovano i campi da rugby, l’altro verso Faenza, in via Gratusa. Sul campo della Montanara atterrarono soltanto i Piper, in quello di via Gratusa invece hanno atterrato anche alcuni bimotori.

Il 15 aprile nel podere Santo Spirito, dove era situata la base dei rifornimenti, arrivarono le ruspe la mattina presto. Cominciarono ad abbattere le piante, a colmare i fossi e a livellare il terreno e nel pomeriggio atterrarono i primi aerei. C’era sempre un notevole traffico di aerei, che arrivavano e partivano. Quando c’era troppo fango, per asciugare il terreno i militari usavano cospargerlo di benzina e darvi fuoco. Anche da quelle parti un aereo fu abbattuto dalla contraerea piazzata sulla strada di Zello e andò a cadere proprio dove ora c’è l’albergo Olimpia. Quei campi di atterraggio rimasero in funzione forse una ventina di giorni, poi tutto si spostò verso nord. La vita molto lentamente ricominciò, i contadini ripresero a lavorare, i fossi furono riaperti e degli «aeroporti» del Santerno non rimase più nulla.

ve.mo.

L”articolo completo su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto: un aereo da osservazione decolla da un campo di atterraggio di pianura

La storia degli aerei ricognitori «Pippo» e «Cicogna», terrore della popolazione durante la guerra
Sport 22 aprile 2018

Motor Legend Festival, oggi l'ultimo giorno della grande rievocazione show all'autodromo

Sole, caldo, grandi personaggi e bolidi del passato in pista. Il Motor Legend Festival si conferma come qualcosa di unico che sta richiamando da venerdì tanti appassionati e pubblico tra i paddock e le tribune (queste ultime ad ingresso gratuito). La prima edizione dell’evento sta riscuotendo molto successo. Oggi, ultimo giorno, il momento culminante sarà alle ore 14.45 l”inizio della gara 2 del 1° Gran Premio Historic Formula 1 di San Marino riservato alle vetture da F1 che gareggiarono fra la metà degli anni ”60 e la metà degli anni ”80. Al via 24 monoposto di proprietà di ricchi collezionisti, fra le quali Lotus, Cooper, Williams, Brabham, Arrows, Shadow, Tyrrell, Ensign, Fittipaldi Ats, Tecno, Merzario ed Hesketh. Gara 1 ieri è stata vinta dalla Williams dell’irlandese Mike Cantillon davanti a quella del francese D’Asembourg e alla Lotus di Thornton, dopo un iniziale predominio del poleman O’Connell costretto al ritiro con la sua ATS.

Venerdì, il giorno dell”avvio anche il saluto del presidente Fia Jean Todt. Gli incontri con i protagonisti hanno confermato l’interesse che c’è attorno al passato prossimo delle corse. Ieri al ricordo di Elio De Angelis hanno preso parte sia Riccardo Patrese sia René Arnoux, si sono scoperti aspetti sconosciuti del grande pilota romano, vincitore del Gran Premio San Marino nel 1985. Subito dopo Giacomo Agostini e Mario Donnini hanno parlato dell’esperienza dell’asso bergamasco nel motomondiale e al Tourist Trophy, mentre Riccardo Patrese, Erik Comas, Emanuele Pirro, René Arnoux, Pierluigi Martini e Arturo Merzario, hanno ricordato episodi divertenti della carriera di Ayrton Senna.

Un autentico tripudio per chi non ha dimenticato i campioni e i gioielli che hanno fatto la storia del motorismo. Tra tutte ovviamente le Ferrari senza dimenticare la sfilata dei campioni di motociclismo, guidati da Giacomo Agostini in sella alla sua MV Agusta del 1970. In tanti hano partecipato in particolare alle varie esibizioni, come per l”appunto Patrese, Merzario, Pirro e tanti altri. Antipasto ideale per il gran finale di oggi dove sono attesi Jacky Ickx, Mauro Forghieri, Paolo Barilla e la Ferrari 312B.

Oggi il costo del biglietto è 27 euro. L’accesso alle tribune, come detto, è gratis. Altre informazioni e il programma completo sul sito del Motor Legend Festival (r.s.)

Foto dalla pagina Fb ufficiale di MotorLegendFestival

Motor Legend Festival, oggi l'ultimo giorno della grande rievocazione show all'autodromo
Elezioni 22 aprile 2018

#ElezioniImola2018, sette candidati sindaco. Campagna elettorale, stasera arriva Gianluigi Paragone

Entra nel vivo la campagna elettorale imolese. Alle amministrative fissate per domenica 10 giugno mancano meno di cinquanta giorni. 

I candidati alla carica di sindaco di Imola sono sette. Questi i loro nomi in rigoroso ordine alfabetico: Francesco Armiento, sostenuto dalla lista civica «Azione imolese»; Giambattista Boninsegna, sostenuto dal movimento politico Popolo della famiglia; Franco Benedetti, sostenuto dalle liste civiche «Per l’autodromo di Imola» e «Agricoltura e Cultura»; Carmela Cappello, sostenuta dal nuovo centrosinistra, coalizione costituita da Partito democratico, Articolo1-Mdp e dalle liste civiche «Imola Futuro», «Imola Più» e da una terza lista in via di costituzione; Giuseppe Palazzolo, sostenuto dalla coalizione di centrodestra comprendente Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia e dalla lista civica «Focus per Imola»; Filippo Samachini, sostenuto da «Sinistra Unita», coalizione costituita da Sinistra italiana, Possibile e Partito comunista italiano; Manuela Sangiorgi, sostenuta dal Movimento5Stelle. 

Due degli schieramenti più accreditati, centrosinistra e M5S, presentano una candidata sindaco donna, se una delle due risultasse vincente sarebbe la prima volta per Imola in tutta la storia repubblicana. Anche un’eventuale sconfitta del centrosinistra sarebbe la prima volta dal secondo dopoguerra ad oggi. 

La campagna elettorale si prospetta accesa e a Imola cominciano a calare i grossi calibri. Per stasera, con inizio alle ore 18, il M5S organizza un incontro all”hotel Molino Rosso con Salvatore Lantino per la presentazione del suo libro Le 1000 tasse degli italiani. Tutto quello che avreste voluto sapere sulle tasse e che non vi hanno mai detto (Minerva Edizioni), una panoramica tra i meandri della fiscalità italiana. Ospite dell”evento sarà il giornalista Gianluigi Paragone, ex conduttore della trasmissione televisiva La Gabbia, ora senatore pentastellato. Al termine della serata i 5Stelle hanno annunciato che presenteranno il nome che hanno individuato come assessore al Bilancio di un’eventuale Giunta Sangiorgi.

Nel frattempo le varie liste sono alle prese con la raccolta delle firme degli elettori da allegare: per potersi presentare alle urne devono presentarne minimo 200 e massimo 400 e devono consegnarle tra l”11 e il 12 maggio. Una ricerca non facile considerando anche il fatto che ogni firma deve essere autenticata da un notaio o giudice di pace, cancelliere oppure consigliere o assessore comunale o provinciale, oppure funzionari (dipendenti) comunali investiti dell”incarico. Il Comune ha già deciso di mettere a disposizione orari più ampi e aperture straordinarie degli uffici per venire incontro alle necessità delle varie liste ma a qualcuno non basta e il tempo stringe. Il Popolo della Famiglia con una nota sostiene che “la democrazia verrà messa in serio pericolo se non verranno presi adeguati provvedimenti amministrativi” (r.c.)

Foto d”archivio

#ElezioniImola2018, sette candidati sindaco. Campagna elettorale, stasera arriva Gianluigi Paragone
Sport 21 aprile 2018

Calcio serie D, ingresso gratuito per vedere l'Imolese. Il presidente Spagnoli parla dei play-off e del possibile ripescaggio

L”Imolese perde per l”ennesima volta a Piancastagnaio (2-1 con rete del momentaneo vantaggio rossoblù di Borrelli) e consegna al Rimini, vittorioso 3-2 in casa contro il Romagna Centro con il gol decisivo firmato dall”ex Ambrosini, la vittoria del campionato con tre giornate di anticipo. Per la formazione allenata da Massimo Gadda ora c’è un secondo posto da difendere e, soprattutto, i play-off da vincere, alla luce delle intenzioni della società di puntare al ripescaggio. Andando per ordine, i punti di vantaggio sul Fiorenzuola, terzo in classifica, sono ora 6; con tre giornate ancora da giocare ne bastano dunque 4 per conquistare matematicamente la seconda posizione. L’imperativo è farne già 3 domani col Sasso Marconi; stadio Romeo Galli, inizio ore 15 (ingresso gratuito).

Per quel che riguarda l’idea della società di chiedere il ripescaggio per giocare la prossima stagione in serie C, c’è da registrare un’importante accelerazione sulla messa a norma del Romeo Galli per il calcio professionistico. La settimana scorsa l’Imolese ha ottenuto il via libera per presentare un progetto relativo all’adeguamento dell’illuminazione ai canoni richiesti in serie C. La documentazione dovrà passare obbligatoriamente dalla Sopritendenza di Bologna e da lì ottenere tutti i permessi per dare il via ai lavori. E’ evidente che questa mossa prelude a passi importanti nelle direzione del ripescaggio. «Ma prima dobbiamo vincere i play-off – ha precisato il presidente Lorenzo Spagnoli -. E prima ancora c’è da difendere questo secondo posto. Quella di domani contro il Sasso Marconi è una partita da vincere».

Ritornando all’ipotesi ripescaggio, potrebbero esistere maggiori possibilità rispetto all’anno scorso?

«Intanto bisognerà vedere quali saranno i parametri di ripescaggio. Al momento, non essendoci un presidente federale, è tutto in alto mare. L’importante per noi adesso è metterci nelle condizioni di essere pronti nel caso si aprano spiragli. Dobbiamo essere preparati a ragionare sui costi e su tutto il resto che ne consegue. Intanto partiamo col cercare di adeguare il Romeo Galli alla categoria superiore».

La strada quindi è ancora lunga e irta di difficoltà.

«Per prima cosa dobbiamo vincere i play-off. E’ un traguardo imprescindibile se si vuole proseguire col resto. Questo lo devono sapere tutti. E so che non è facile aggiudicarsi i play-off per due anni di seguito. Ma dobbiamo provarci con tutte le nostre forze».

L’idea di dare continuità al progetto di quest’anno è ancora in piedi?

«Certamente. Siamo convinti di avere un gruppo di ragazzi valido. Importante anche a livello umano. Quindi ci piacerebbe proseguire con questo progetto tecnico».

r.s.

L”articolo completo su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto: la dirigenza dell”Imolese in tribuna al Romeo Galli, ovvero Fiorella Poggi, il presidente Lorenzo Spagnoli e il direttore sportivo Filippo Ghinassi

Calcio serie D, ingresso gratuito per vedere l'Imolese. Il presidente Spagnoli parla dei play-off e del possibile ripescaggio
Sport 21 aprile 2018

Basket A2, ultimo giorno di… scuola per l'Andrea Costa. Un rebus il futuro di coach Cavina

Proprio nel giorno in cui ha tagliato il traguardo dei 30 punti in classifica e subito dopo aver vinto la tredicesima sfida casalinga (battendo Montegranaro), l’Andrea Costa ha scoperto che ogni sogno residuo di play-off era svanito. La vittoria di Udine (prossima avversaria degli imolesi nel turno conclusivo) sul campo di Trieste, ha tolto significato alla sfida di domani sera («palaCarnera», ore 18) e così, a 40’ dal termine, la stagione dei biancorossi si chiude in anticipo e al decimo posto. Forse a Imola qualcuno ci è rimasto male, ma tra questi non c’è Demis Cavina, che invece è molto soddisfatto della stagione vissuta dalla sua squadra. «Provo grande soddisfazione – spiega il tecnico castellano – per questa annata che, con pizzico di fortuna in più, potevamo chiudere al play-off o almeno giocarcelo fino in fondo».

Come valuti la stagione?

«E’ una delle migliori della mia carriera, per il lavoro svolto, per il miglioramento dei giocatori e per la serenità con cui abbiamo centrato l’obiettivo».

Quanto c’è di tuo in questa annata?

«Non vi rispondo. Dallo scorso luglio ho messo tutto me stesso in questa avventura, senza spaventarmi per le responsabilità che mi hanno dato. Ogni elogio lo condivido con le persone che hanno sposato questo progetto».

Come è stato questo ritorno a casa?

«E’ andato ben oltre le più rosee aspettative, anche se portarsi a casa il lavoro non è stato facile. Talvolta mi sono arrabbiato con l’ambiente, ma solo quando mi hanno toccato i giocatori, o mosso critiche ingiuste. Sono contento di avere sbroccato dopo la sconfitta di Verona, che poi è diventata una tappa importante della nostra stagione».

Cosa vi siete detti te e Domenicali nelle ultime settimane?

«Il nostro rapporto è continuo e non servono tante riunioni per pianificare il futuro. Dopo Udine ci prenderemo una bella pausa, in cui Domenicali lavorerà sugli obiettivi e i conti del club e poi ci ritroveremo per parlare di fatti concreti».

Quale sarà la nuova… Fabriano, dove andasti nel 2006 dopo il primo addio all’Andrea Costa?

«Chi mi conosce sa che sono imprevedibile e testardo e così come fu sorprendente la scelta di tornare a Imola la passata estate, potrebbe esserlo anche quella di restare quando tanti mi danno per partente».

Quando deciderai?

«Dopo un periodo di riflessione e dopo aver fatto un quadro globale (con la famiglia, la società e i dirigenti) della situazione».

Esagera chi dice che dalla tua scelta dipenderà il futuro dell’Andrea Costa?

«Esagera molto, perché questa società esiste da 50 anni (e da più di 20 è in serie A), a prescindere dagli allenatori e dai giocatori che sono passati».

p.p.

L”articolo completo su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto: coach Cavina

Basket A2, ultimo giorno di… scuola per l'Andrea Costa. Un rebus il futuro di coach Cavina
Sport 21 aprile 2018

Basket C Gold, domani scattano i play-off. La vigilia di Ozzano, Imola e Castel Guelfo

Come da previsioni, l’ultimo turno di regular season non ha regalato particolari emozioni. Da domani scattano i play-off con i Flying Ozzano che giocheranno in casa alle 18. Stesso orario ma trasferta per Castel Guelfo, mentre la Vsv Imola sarà impegnata al Ruggi (palla a due alle 19). Gli accoppiamenti sono già noti da una settimana (leggi la news), ma vediamo come stanno le squadre di casa nostra alla vigilia di gara-1 nella parole dei loro coach.

Come giudicate i vostri prossimi avversari?

Grandi (Flying Ozzano): «Tra le squadre che potevamo incrociare Pontevecchio è quella che, nonostante le due vittorie su due in campionato, ci ha messo più in difficoltà. Stanno attraversando un grande stato di forma e sono in fiducia dopo le due vittorie consecutive contro Salus e Fiorenzuola. Hanno disputato una stagione regolare fantastica e ora a mente sgombra possono essere molto pericolosi».

Tassinari (Vsv Imola): «Pur vincendo sempre contro Montecchio, abbiamo faticato molto in stagione regolare (in casa servì un supplementare, nda). Sono una squadra che fa del corri e tira da 3 punti il proprio marchio di fabbrica ed è composta da giocatori che sono insieme da molto tempo. Noi, però, dovremo puntare a fare al meglio il nostro lavoro senza guardare agli altri». 

Serio (Castel Guelfo): «La Salus è una squadra molto fisica, ma siamo fiduciosi possa essere una serie molto equilibrata visto che contro di loro in campionato abbiamo perso solo per episodi e mancanza di lucidità».

In che condizioni arrivate a questo appuntamento?

Grandi (Flying Ozzano): «Siamo in buona forma. Magagnoli ha recuperato a pieno e conto di fare lo stesso anche con Masrè. Dipenderà comunque molto da noi stessi perché dovremo rimanere sempre concentrati solo sul gioco e non lasciarci prendere da situazioni futili».

Tassinari (Vsv Imola): «Carichi e pronti. Dovremo lavorare più sulla tattica che sull”aspetto fisica, ma spero di recuperare Ranocchi almeno per gara-2».

Serio (Castel Guelfo): «Motivati perchè è il giusto premio per noi e per il nostro lavoro. Nessuno ce l’ha regalato e peccato solo aver rischiato di perdere tutto all’ultima giornata. Vogliamo essere l’outsider e provare a superare il primo turno perché abbiamo le possibilità per farlo». 

d.b.

L”articolo completo su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto: coach Tassinari della Vsv Imola insieme a Daniele Casadei

Basket C Gold, domani scattano i play-off. La vigilia di Ozzano, Imola e Castel Guelfo
Cultura e Spettacoli 21 aprile 2018

Il film sul cardinale Giacomo Lercaro prodotto dall'imolese Lab Film in onda su Tv2000

«Nessuno nel mondo è chiamato a essere spettatore. Allo stadio sì, in teatro sì, ma nella vita no. Nessuno può essere soltanto spettatore». Questa frase del cardinale Giacomo Lercaro è in evidenza nella locandina del film “Secondo lo Spirito”, che racconta la storia dell”uomo di chiesa che metteva al centro il servizio e la povertà. Diretto da Lorenzo K. Stanzani e prodotto dall”imolese Mauro Bartoli per Lab Film, dopo la proiezione ieri in Vaticano sarà visibile domani su Tv2000 (canale 28) alle ore 21.

Secondo lo Spirito è un documentario di 74 minuti sulla vita di Lercaro, vescovo di Bologna dal 1952 al 1968 che, sull’altare della cattedrale, fece scrivere «Se condividiamo il pane celeste, come non condivideremo il pane terreno?». Infatti il cardinale sostenne sempre l”importanza della povertà della Chiesa: lo fece anche al Concilio Vaticano II, di cui fu uno dei quattro moderatori. Guidò la riforma liturgica, promosse la collegialità fra Papa e vescovi, un mondo del lavoro solidale ed equo, e un nuovo confidente rapporto fra Chiesa e mondo in una continua ricerca della pace e del bene comune. «La Chiesa non può essere neutrale di fronte al male, da qualunque parte esso venga: la sua via non è la neutralità, ma la profezia»: è una frase contro la guerra che Giacomo Lercaro pronunciò il 1° gennaio 1968, in piena guerra del Vietnam, e che Papa Francesco ha citato nel corso della sua recente visita a Bologna.

Definito da alcuni giornalisti dell”epoca «cardinal senza paura», Lercaro impegnò la sua vita sui principi di condivisione, povertà, pace e riforma: il film Secondo lo Spirito è «un documentario su Giacomo Lercaro e sulle sue “P”, come ha avuto modo di ricordare l’attuale Papa in visita a Bologna – si legge nel sito di presentazione lercaroilfilm.it -: P di Parola, in quanto fu capofila della riforma liturgica; P di Pane, quello celeste da condividere sull’altare, e quello terreno che egli ha sempre condiviso con i bisognosi fino a ospitarne centinaia nella sua arcidiocesi e con cui ha convissuto tutta la vita; P di Povertà perché com’egli disse al Concilio “la Chiesa è soprattutto dei poveri e dev’essere povera, anche di potere”; e la P di Pace, ch’egli imparò a perseguire come bene supremo nel dialogo con tutti, persino con i comunisti, che pure aveva duramente avversato fino a qualche anno prima». (r.c.)

Nelle foto il cardinale Lercaro sulla locandina del film, Lorenzo K. Stanzani e Mauro Bartoli

Il film sul cardinale Giacomo Lercaro prodotto dall'imolese Lab Film in onda su Tv2000
Cultura e Spettacoli 21 aprile 2018

Idee per una domenica nel verde, tra il canto degli uccelli e una passeggiata col cane

Finalmente è arrivato il caldo. Un paio di idee per trascorrere una domenica nel verde senza allontanarsi troppo dalla città.

La prima riguarda Imola. Domani, dalle ore 10 alle 12.30, c’è un appuntamento nel Bosco della Frattona, con ritrovo in via Suore. Il titolo è: «Il canto degli uccelli». Sarà una escursione in mezzo alla natura, alla scoperta delle numerose specie di uccelli del bosco e dei loro particolari canti, guidati da un esperto ornitologo della Lipu (Lega italiana protezione uccelli). L’evento è gratuito e sarà dedicato ad un numero massimo di 25 partecipanti. Per informazioni e prenotazioni rivolgersi al centro visita, in via Pirandello 12, tel. 0542/602183.

La seconda proposta riguarda Ozzano Emilia. Qui l”appuntamento è nel Parco dei Gessi bolognesi, a cura delle associazioni Selenite e DiciottoeTrenta: si andrà «Tra i calanchi a 6 zampe». I partecipanti infatti potranno portare il proprio cane e saranno accompagnati ad osservare il paesaggio e le piante insieme a Daniela, educatrice cinofila. Il ritrovo è alle ore 9.30 davanti al centro visita di Villa Torre, in via Tolara di Sopra, 99. La durata è di circa 3 ore e il costo di 10 euro. Per informazioni e prenotazione obbligatoria: tel. 349-3037569, 347-1760097.

Nelle foto escursione nel parco dell”Abbadessa (fonte sito del Parco su parks.it) e un picchio rosso nel bosco della Frattona (fonte sito del bosco su parks.it)

Idee per una domenica nel verde, tra il canto degli uccelli e una passeggiata col cane
Cronaca 21 aprile 2018

Neurochirugia su una donna incinta nel medioevo, la scoperta su uno scheletro trovato sotto la via Emilia a Imola

Spesso si viene a conoscenza delle scoperte archeologiche nel momento dello scavo. Si fanno le prime ipotesi, poi dei reperti per lungo tempo non si sa più nulla. Molti scheletri rinvenuti nel nostro territorio e ritenuti particolarmente interessanti, ad esempio, vengono inviati al laboratorio di archeo-antropologia e antropologia forense dell’Università di Ferrara. E’ successo anche per i resti di una donna e del bimbo che aveva in grembo, rinvenuti nel 2010 in via Emilia a Imola durante la posa dei tubi del teleriscaldamento, nel tratto che da piazza Ferri arriva fino a via Fratelli Bandiera. In particolare, nei pressi della chiesa di San Giacomo, furono ritrovate delle tombe a cassa laterizia con copertura alla cappuccina, ossia con tegole spioventi. Una scoperta risalente all’epoca longobarda (VII-VIII secolo dopo Cristo).

Nell’estate del 2017, e per i successivi sei mesi, il suo scheletro è stato studiato e nel febbraio di quest’anno i risultati dell’indagine sono stati messi nero su bianco in un articolo all’interno della rivista World Neurosurgery della Federazione mondiale di neurochirurgia. Gli autori sono le antropologhe Alba Pasini e Vanessa Samantha Manzon, la viceditettrice del Dipartimento di Sicenze biomediche e chirurgo specialistiche dell’Università di Ferrara, Emanuela Gualdi, e l’archeologo Xabier Gonzales Muro, che si è occupato dello scavo.«Dalle analisi è emerso che le ossa sono di una donna di età compresa tra i 25 e i 35 anni e alta circa un metro e 60 – spiega l’antropologa Alba Pasini -. Le ossa più piccole, invece, sono di un feto arrivato alla trentottesima settimana di gestazione, quindi quasi al termine della gravidanza».

Perché questa scoperta è considerata così importante?
«Quella tomba – risponde la Pasini – mostra due eventi piuttosto rari nella letteratura archeo-antropologica relativa all’epoca altomedioevale, ossia la trapanazione del cranio e l’espulsione del feto (ovviamente già morto, ndr) in seguito al decesso della madre. Per quanto riguarda il primo, in tutta Europa sono stati scoperti altri 4 o 5 casi, mentre per il “parto in bara” si contano una decina di casi in tutto il mondo e questo è il primo in Italia. Queste due evidenze ci hanno portato a riflettere sulla loro correlazione».

A cosa serviva la trapanazione?
«Si tratta di una pratica che avveniva già nell’Età del bronzo, durante la preistoria, ed è proseguita fino al Novecento. Era un metodo usato in caso di sintomi quali ipertensione a livello del cranio, febbre alta e convulsioni. Tutti e tre, tra l’altro, si possono manifestare in caso di eclampsia, la sindrome ipertensiva più comune in gravidanza. Sono sintomi che a livello osseo non si vedono, la nostra è solo un’ipotesi, tuttavia il fatto che lei fosse incinta ci fa credere che la trapanazione possa essere avvenuta per questo motivo, visto che serviva per alleggerire la pressione sanguigna. Il fatto che questa operazione neurochirurgica sia stata effettuata in questo particolare periodo storico così “buio” per la scienza, ossia l’alto medioevo, è la dimostrazione che certe tecniche venivano applicate ugualmente, anche nei piccoli centri».

La trapanazione potrebbe aver provocato la morte della donna?
«L’analisi ossea ci ha confermato che è morta 5-7 giorni dopo questa pratica perché abbiamo riscontrato dei segni che testimoniano l’inizio di un processo di guarigione nell’osso. La trapanazione potrebbe aver provocato un’infenzione, così come la donna potrebbe essere morta per l’aggravarsi dell’eclampsia, oppure per un problema insorto durante il travaglio. Dall’analisi ossea non possiamo saperlo con certezza».

La seconda particolarità di questo ritrovamento è appunto il feto, espulso dal corpo della donna dopo che lei era morta, già nella tomba.
«Il feto era a testa in giù, con le gambe ancora all’interno del bacino della madre, mentre testa e scapole erano già all’esterno. E’ raro vederlo perché le ossa di un neonato sono molto fragili, ma si tratta di un processo del tutto naturale durante la decomposizione del corpo. In particolare, nella fase cosiddetta enfisematosa, vengono prodotti dei gas da cui dipendono alcuni fenomeni quali lo svuotamento della vescica, la fuoriuscita delle feci e, come in questo caso, lo svuotamento dell’utero».

Ora cosa succederà ai due scheletri? Verranno esposti, magari a Imola?
«Per il momento sono ancora nel nostro laboratorio a Ferrara. Il nostro lavoro è ultimato, ma spetterà alla Soprintendenza decidere cosa farne». (gi.gi.)

L”articolo completo sul “sabato sera” del 19 aprile 2018.

L’antropologa Alba Pasini

Neurochirugia su una donna incinta nel medioevo, la scoperta su uno scheletro trovato sotto la via Emilia a Imola

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