#MOTORI&DINTORNI
Cronaca
11 Giugno 2026

#MOTORI&DINTORNI – A Imola la musica è passata tutta

Ci vorrebbe una intro di uno che qui ha già cantato, Max Pezzali, per iniziare queste poche righe sconfusionate di oggi. Erano per noi «Gli anni» di Giovanni Goria, Presidente del Consiglio designato un po’ a sorpresa da Francesco Cossiga, gli anni di Gorbaciov che, da Mosca, già non sapeva più come fare con l’Ucraina tra Glasnost, erosione dello Stato sovietico e disastro di Chernobyl da gestire.

«Gli anni» in cui a Imola, e non solo a Imola, si guardavano, tra omertà e apprensione, i dati della diffusione dell’Aids. Era il 14 luglio del 1987, un martedì sera: la sera del concerto di Miles Davis (lo scriviamo senza Jr., non ce ne vogliano i puristi del jazz) all’autodromo di Imola.

Un martedì sera non certo come gli altri, in cui il paddock originale dell’Enzo e Dino Ferrari divenne l’epicentro di uno dei momenti musicali forse più importanti, per l’eternità, della nostra città.

La data di Miles Davis venne inserita nella sua tournée italiana e faceva parte di una serie di concerti jazz racchiusi in una rassegna di altissimo livello (Jazz at the Rock) tra Rocca e, appunto, autodromo. Il palco non era ovviamente la base di lancio di Cape Canaveral come se ne vedono adesso, e certo non sarà quello che i fan di Cremonini si apprestano a vedere; vennero posizionate circa duemila sedie, tutte riempite a fronte di una prevendita di circa 1.500 tagliandi venduti, occupate ovviamente da tantissimi appassionati di jazz e dell’artista dell’Illinois, espressione di una sperimentazione non sempre facile da ascoltare e comunque supportato da un team, pardon band, indescrivibile.

Gli spettatori furono, dati di allora, circa quattromila e goderono del repertorio del trombettista forse più bravo dell’universo, piegato come tradizione con il capo verso il basso e che, oltre a note estreme, deliziò anche con contaminazioni dedicate a qualche successo di allora, come, tra le altre, la rivisitazione di «Time After Time» di Cindy Lauper, ancora oggi molto apprezzata (e apprezzabile).

Insomma, senza tanti fronzoli, nella nostra storia pure Miles Davis abbiamo accolto e lo ricordiamo quindi volentieri nel centenario della sua nascita. Non era un tipo facile il nostro Miles, ma il contributo dato alla musica non potrà mai essere dimenticato, anche in quella moderna posteriore alla sua morte.

In quei giorni, poi, all’autodromo girò anche il grande Michele Alboreto con un test segreto alla guida di una Ferrari che non andava neanche a spingerla. La stampa protestò, ma Enzo Ferrari non fece una piega. Bisognava sperimentare in silenzio, andare oltre e non solo colmare il gap, senza che nessuno ci mettesse il becco. Miles Davis sarebbe sicuramente d’accordo con il Drake. Sempre oltre, possibilmente con il silenzio attorno e senza tanti «se», «ma» e «come»…

Cesare Cremonini, dai, fai il bravo che qui la musica è già passata tutta.

(Nelle cuffie, immancabilmente, Time after time nell’esecuzione di Miles Davis dall’album «You’re Under Arrest», 1985)

Massimiliano Regazzi

©riproduzione riservata

In foto Cesare Cremonini a Imola nel 2022

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