#ORIZZONTI – Il bianco del Mulino, il verde del militare e l’arcobaleno di tutti
Il Novecento è il secolo delle lotte e dei diritti conquistati, ma anche nei primi anni Duemila qualcosa era arrivato: tipo potersi unire civilmente per le coppie omosessuali. Per la comunità Lgbtqia+ affermare il proprio legame di coppia con un contratto matrimoniale non è uno sfizio ma un atto sentito, ne è la prova l’aumento del numero di coppie omosessuali unite civilmente come dice l’Istat. L’unione civile significa che la relazione in cui hai investito tempo, energie, sofferenze e gioie, viene riconosciuta dalla comunità.
Le persone gay non sono frivole e interessate solo alla sessualità, ma sono appunto persone con relazioni d’amore e, molto spesso, con tanta voglia di famiglia, figli compresi. La famiglia arcobaleno ha in comune gli stessi ingredienti di amore e rispetto che ha (o dovrebbe avere) la famiglia del Mulino Bianco delle pubblicità con padre, madre e due figli, maschio e femmina, a fare colazione con i biscotti.
Come può allora un arcobaleno scatenare tempeste? «Non capisco perché un orientamento sessuale, quindi un gusto personale, debba dar luogo a diritti» spara il generale Vannacci intervistato da Lilli Gruber su La7. Il guaio è che spara con precisione militare per colpire un elettorato spaventato dalle sue stesse ombre. La paura però non porta né amore né rispetto. Per nessuno.
Nella realtà però le nostre comunità sono oltre queste paure, come raccontano le assessore alle Pari opportunità di Imola, Medicina e Castel San Pietro.
Giulia Gorella
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Nella foto il pride a Medicina in giugno (dalla pagina Fb di Valentina Baricordi apogruppo Pd e vicesegretaria Pd del Circondario Imolese)
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