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Economia 19 Settembre 2018

Cereali, il progetto della cooperativa Terremerse per fornire le migliori materie prime all'industria alimentare

All”interno della cooperativa agroalimentare Terremerse il settore Cereali rappresenta circa il 24% del fatturato totale, che nel 2017 ha raggiunto oltre 142 milioni di euro (consolidato 168 milioni) e un utile netto di 181 mila euro. «Nel 2017 – dettaglia Augusto Verlicchi, direttore del settore Cereali e Proteici della cooperativa di Bagnacavallo – abbiamo ritirato 135 mila tonnellate di cereali e proteoleaginose (ad esempio girasole, soia e colza, Ndr). I produttori che hanno consegnato cereali sono stati 1.780. Di questi, 1.258 sono soci della cooperativa. Per quanto riguarda il circondario imolese, abbiamo avuto 68 conferenti, di cui 57 soci».

Coltivare cereali, oggi, è ancora remunerativo?
«Per quanto riguarda il grano – spiega il direttore – è vero che i prezzi in generale sono bassi, ma nell’ultimo periodo, da fine luglio, il prezzo del frumento tenero ha recuperato. Proprio per ovviare al problema dei prezzi volatili e bassi degli ultimi anni, dettati dai mercati internazionali su tutte le commodities, come cooperativa da anni siamo fortemente orientati a proporre ai nostri soci contratti di coltivazione e commercializzazione con premialità e maggiorazioni del prezzo di mercato. Questo viene proposto in generale su tutti i cereali e proteoleaginose che la cooperativa ritira. All’interno di questi c’è, ad esempio, anche il contratto alta qualità frumento duro Barilla, che proponiamo fin dal 2007. Per l’imminente campagna proporremo, oltre ai contratti soliti, anche alcune nuove proposte che stiamo definendo in questi giorni con l’industria molitoria, di trasformazione e la grande distribuzione».

Un altro esempio è la collaborazione con Deco Industrie, altra cooperativa di Bagnacavallo, che produce biscotti, dolci da ricorrenza e piadine. A Imola Deco Industrie ha acquisito nel 2016 lo stabilimento della Packaging Imolese, dove si producono detergenti e deodoranti (altro ambito di attività della cooperativa) e poi l’ex sede di 3elle in via Lasie, oggi centro logistico aziendale. La molla alla base della collaborazione tra Terremerse e Deco Industrie sono stati la ricerca di materie prime di qualità e il recupero delle filiere produttive locali, per andare incontro a consumatori sempre più informati ed esigenti, che prestano grande attenzione alla provenienza degli ingredienti dei prodotti.

L’articolo completo è su «sabato sera» del 13 settembre

Cereali, il progetto della cooperativa Terremerse per fornire le migliori materie prime all'industria alimentare
Economia 17 Settembre 2018

Coopstartup, il 18 settembre a Imola la presentazione del bando per sostenere i giovani cooperatori

Domani, martedì 18 settembre, sarà presentato a Imola (sala delle Stagioni, via Emilia 25, ore 17.30) Coopstartup, il bando con il quale Legacoop Bologna e Coopfond mettono a disposizione 45 mila euro per under 40 che lavorano, studiano o vivono a Bologna e nei comuni dell’area metropolitana e che vogliono creare startup cooperative.Il termine per partecipare al bando è il 31 ottobre alle 14.

Ci si può candidare direttamente sul sito www.coopstartup.it/bologna e possono farlo persone singole, gruppi e neocooperative, che potranno accedere gratuitamente a un programma di formazione, finalizzato alla costituzione di startup cooperative, attraverso la piattaforma di e-learning 10 Steps and Go. Per i primi dieci che supereranno la prima selezione sulle idee imprenditoriali in palio c’è l’accesso a un percorso finalizzato a trasformare l’idea iniziale in progetto d’impresa. Successivamente, i tre che supereranno la seconda selezione sui progetti imprenditoriali riceveranno l’accompagnamento alla costituzione in cooperativa da parte di Legacoop e, se aderiranno all’organizzazione, un contributo a fondo perduto di 15 mila euro per avviare la nuova impresa, oltre all’accompagnamento post-startup nei 36 mesi successivi.

Per saperne di più, l’appuntamento è per martedì 18 settembre alla Casa della Cooperazione, in via Emilia 25, nella sala delle Stagioni. Alle 17.30 l’incontro sarà aperto da Domenico Olivieri, presidente di Legacoop Imola e da Mirco Mongardi, di Generazioni Legacoop Emilia-Romagna. Seguiranno gli interventi di Simone Gamberini, direttore di Legacoop Bologna, Alfredo Morabito, direttore della Promozione attiva di Coopfond, Christian Gironi, direttore dell’incubatore d’impresa Innovami, Gildo Bosi, automation R&D manager di Sacmi, leader mondiale nei settori delle macchine per ceramiche e packaging.

Coopstartup, il 18 settembre a Imola la presentazione del bando per sostenere i giovani cooperatori
Cronaca 16 Settembre 2018

Premio 100% italiano, la Clai premia la Coop sociale Giotto che dà lavoro a disabili e detenuti

Nel 2016 il premio “100% italiano” era andato a Judith Wade, fondatrice e amministratore delegato della rete Grandi giardini italiani che raccoglie le meraviglie verdi d’Italia. Nel 2017 a riceverlo era stato il compianto Gino Girolomoni, precursore e padre dell’agricoltura biologica in Italia. Sabato sera della scorsa settimana, in occasione dell’evento Sapori in Villa, nell’ambito della 28ª Festa del contadino a Sasso Morelli, la Clai ha consegnato il premio alla cooperativa sociale Giotto di Padova.

Creata nel 1986 da alcuni giovani laureati e laureandi in Scienze agrarie e forestali con lo scopo di creare opportunità di lavoro, la cooperativa padovana offre oggi un’ampia gamma di servizi (dalla manutenzione del verde alle pulizie, dalla custodia di parcheggi alla gestione di collegi universitari, ai servizi di ristorazione), occupando 400 persone, tra cui disabili fisici o psichici e detenuti da reinserire nella società. Un modello di economia sociale guardato e studiato a livello internazionale.

«Avere ricevuto un riconoscimento per l’impegno nella promozione della cultura e del lavoro ci riempie di orgoglio – ha commentato il presidente della cooperativa sociale, Nicola Boscoletto -, anche per il fatto che questo riconosci-mento arriva da una importante realtà imprenditoriale cooperativa, la Clai, che negli anni ha creato valore dal punto di vista lavorativo e umano».

L’articolo completo è su «sabato sera» del 13 settembre

Nella foto la cerimonia di consegna

Premio 100% italiano, la Clai premia la Coop sociale Giotto che dà lavoro a disabili e detenuti
Cronaca 4 Settembre 2018

Inaugura giovedì 7 settembre a Imola la comunità diurna per la salute mentale “Franca Ongaro Basaglia'

Sarà inaugurata ufficialmente venerdì 7 settembre la comunità diurna «Franca Ongaro Basaglia», funzionante da aprile nei locali del complesso «Lolli». Il bando per l’affidamento del vecchio centro diurno sanitario gestito dall’Ausl è stato fatto nel 2017 e l’aggiudicazione è andata alla Cooperativa sociale Tragitti. La comunità dispone di un massimo di 20 posti, è aperta di norma dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17.30, ma osserva aperture straordinarie il sabato, la domenica o nelle ore serali in base a progetti e attività specifiche. Vi lavorano quattro operatori e un coordinatore, che si alternano in base ai turni: uno più dello standard stabilito dalla Regione.

Patrizia Turci, presidente della cooperativa Tragitti, riconosce un merito all’Ausl, quello di non avere fatto un’aggiudicazione al massimo ribasso. «La nostra ottica e la nostra filosofia – spiega la Turci – si riassumono con questa espressione: autodeterminazione della persona. Tutte le attività che svolgiamo, quelle in continuità con il periodo precedente e quelle che abbiamo avviato noi, si programmano ragionandole con le persone che frequentano la comunità. Si tratta dunque di condivisioni, sulla base degli interessi e dei bisogni, non di organizzazione a priori».

Ciascun ospite è inserito dal centro di Salute mentale ed è titolare di un progetto riabilitativo individuale calibrato su di lui. A questo punto, continua la presidente, «la comunità, al suo interno e dopo un periodo di osservazione e conoscenza, elabora un ulteriore progetto che contiene analisi dei bisogni, obiettivi specifici, interventi. Il progetto, in un’ottica di empowerment, è condiviso con la persona ma anche con il Dsm, l’utente e i suoi familiari, insomma con tutte le persone coinvolte nel percorso di cura. Formalmente la condivisione si sostanzia con la firma di tutte le parti».

Le attività svolte, è opportuno sottolinearlo, non sono l’obiettivo, bensì altrettanti strumenti per per-seguire il fine che è l’autonomia, la risocializzazione della persona. «Esiste un concetto nella lingua inglese che non è traducibile perfettamente in italiano: la parola è recovery – dice ancora Patrizia Turci -. Possiamo spiegarlo così: non si tratta tanto di un percorso di guarigione clinica, ma di un percorso dinamico e individuale attraverso cui la persona si prende la responsabilità della propria vita, attivando tutte le risorse che le permettono di viverla pienamente. La persona sviluppa cioè quelle strategie che permettono non solo di tenere sotto controllo i sintomi ma anche di combattere l’esclusione sociale. Qui sta un altro punto qualificante del nostro modo di lavorare, che è l’integrazione con il territorio. In un momento difficile, in cui si intensificano gli attacchi alla legge 180, è importante riaffermare questa volontà. La comunità non si chiude, non fa tutto all’interno, ma usa strumenti e infrastrutture del territorio».

Questa filosofia viene applicata interagendo con quanto accade in città. Durante Imola in Musica, ad esempio, è stato organizzato un concerto all’interno della comunità, per permettere alla comunità di essere attraversata dalla città, ma accade anche il contrario. Con l’attività artistica, una di quelle svolte in continuità perché era praticata anche all’epoca del centro diurno e si avvale dell’apporto di un maestro d’arte, ci sono sbocchi esterni, attraverso le mostre e la vendita dei quadri.

«Abbiamo già organizzato una mostra alla Casa della salute di Castel San Pietro, inaugurata dal sindaco Fausto Tinti e stiamo lavorando a un’altra mostra a Medicina, nella Casa della salute locale – elenca la Turci -. Stiamo prendendo contatto con associazioni del territorio, con la “Van Gogh” già collaboriamo, perché garantisce la commercializzazione dei quadri e permette di dare ulteriore senso al lavoro svolto nel laboratorio di pittura. Con la vendita dei quadri le persone possono avere anche un’entrata. Io c’ero quando ancora esisteva l’ospedale dell’Osservanza: anche allora i pazienti dipingevano, ma i disegni venivano buttati. Oggi si mettono in mostra, si portano fuori e se qualcuno è interessato se ne ricava qualcosa. Non stiamo parlando di redditi alti, ma di dignità. Un quadro è finito addirittura in Inghilterra». (r.c.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 30 agosto

Nella foto alcuni dipinti realizzati dagli ospiti della comunità diurna

Inaugura giovedì 7 settembre a Imola la comunità diurna per la salute mentale “Franca Ongaro Basaglia'
Economia 3 Settembre 2018

Lavo&Lavoro, la lavanderia che offre un'opportunità di riscatto anche ai detenuti della Dozza

Lavare i panni sporchi come metafora di riscatto sociale. Al carcere di Bologna la metafora è ora realtà grazie al progetto “Lavo&lavoro” realizzato e gestito dalla cooperativa sociale “I Quattro Castelli”, con sede legale a Castel San Pietro e stabilimento produttivo a Toscanella di Dozza. Un progetto che punta a garantire un futuro diverso per chi è costretto a vivere dietro mura invalicabili in attesa di aver saldato il proprio debito con la società.

Core business della cooperativa nata nel 2004 è la lavanderia industriale, nella quale lavorano 26 persone, di cui circa la metà con disabilità o disagio sociale. A questi si sono aggiunti da alcune settimane due detenuti del carcere bolognese della Dozza quali operatori della nuova lavanderia interna al carcere nata sulle ceneri della precedente grazie al progetto e all’investimento della cooperativa. Si tratta complessivamente di 450 mila euro sostenuti da un finanziamento di 35 mila euro da parte della Fondazione Cassa di risparmio di Bologna e dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, cui va aggiunto un finanziamento da 285 mila euro rimborsabile in sette anni da parte di Banca Etica. Il resto dell’investimento è stato coperto dalla cooperativa.

«La nuova lavanderia è dotata di macchinari per il lavaggio sanitario della biancheria e degli indumenti – spiega Nicola Sandri, socio della Quattro Castelli e responsabile del progetto in carcere -. Significa che la biancheria sporca in entrata e quella pulita in uscita sono trattate in settori diversi, separati da una barriera sanitaria in plexiglas che impedisce la contaminazione biologica fra tessuti. Inoltre abbiamo installato un depuratore che recupera circa il 60 per cento delle acque di processo da utilizzare nelle prime fasi dei successivi lavaggi e lavoriamo con la tracciabilità degli indumenti tramite chip e codici a barre per la garanzia del cliente e del nostro lavoro. Infine utilizziamo detersivi biologici. A pieno regime saremo in grado di nettare dieci quintali di indumenti al giorno su turno unico».

Quando le commesse saranno tali da far funzionare l’impianto a pieno regime, lavoreranno per la cooperativa sei detenuti, selezionati in collaborazione con l’ufficio educativo del carcere sulla base della disponibilità, della condotta e della durata della pena. Essendo la formazione professionale fra gli obiettivi del progetto, saranno «privilegiati» i detenuti con pena medio-breve. «Puntiamo a formare le persone che partecipano al progetto dando loro competenze lavorative spendibili una volta usciti dal carcere, presso lavanderia industriale o self service – spiega Sandri -. Inoltre il progetto punta ad annullare almeno in parte il debito economico dei detenuti, che altrimenti potranno saldare solo al termine della pena. Per questo una parte dello stipendio, che ammonta a circa 900 euro al mese per un part timedi 35 ore, viene trattenuta dall’amministrazione della casa circondariale».

Il presidente della Quattro Castelli, Roberto Accorsi, ha fortemente voluto il progetto da quando, nel 2014, la cooperativa ha tenuto un corso professionale proprio dentro al carcere della Dozza, nella preesistente lavanderia, equipaggiata solo per soddisfare le esigenze del carcere. Oggi, invece, la nuova lavanderia non solo copre le necessità interne ma lavora anche con una commessa esterna dell’azienda Servizi ospedalieri, titolare del contratto per il lavaggio degli indumenti degli anziani delle case di riposo e residenze di Asp Città di Bologna.  (mi.mo.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 30 agosto

Nella foto il personale della lavanderia

Lavo&Lavoro, la lavanderia che offre un'opportunità di riscatto anche ai detenuti della Dozza
Economia 4 Agosto 2018

Coop Cefla, in arrivo una vetrina sull'autostrada e le sale corsi per il settore medicale

Sempre a Imola in via Bicocca, Cefla ha già iniziato i lavori preliminari per la realizzazione di un nuovo edificio che ospiterà lo showroom e le sale corsi per la business unit Medical equipment.

«Vorremmo che fosse una vetrina sull’autostrada – anticipa il presidente di Cefla, Gianmaria Balducci -. L’obiettivo è ampliare lo showroom dedicato solo ai prodotti della business unit Medical equipment e l’area destinata all’accoglienza dei visitatori, creando un unico polo funzionale che accolga oltre alle sale espositive anche un centro per la formazione dei “dealer”, che si occupano di assistenza prodotti».

La nuova costruzione, di circa 3 mila metri quadri, di superficie e di altezza variabile da 3,80 a 10 metri sarà realizzata nella fascia di terreno fronte autostrada. L’edificio si svilupperà su due livelli: il piano terra, dedicato alle sale espositive, e un piano seminterrato, dedicato a sale corsi, collegati da una scala centrale. Anche questo intervento, così come gli altri realizzati da Cefla negli ultimi anni, è stato curato da Marco Bartolozzi e Federica Tabanelli, dello studio associato di ingegneria edile Tb di Imola. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 luglio

Nella foto è evidenziata l”area del nuovo showroom

Coop Cefla, in arrivo una vetrina sull'autostrada e le sale corsi per il settore medicale
Economia 4 Agosto 2018

Coop Cefla, sarà pronto a fine settembre il nuovo capannone in costruzione in via Bicocca

Lavori in corso nella sede Cefla di via Bicocca a Imola, dove sta per essere ultimato un nuovo capannone di circa 11 mila metri quadri all’interno dell’area che ospita gli stabilimenti produttivi delle divisioni Medical equipment (progettazione e realizzazione di attrezzature per il settore odontoiatrico e medicale) e Finishing (produzione di linee di finitura, verniciatura e nobilitazione di legno, vetro, plastica, metallo e fibrocemento). Da qualche mese si è trasferita qui anche la direzione aziendale, che in precedenza si trovava nel quartier generale di via Selice, dove restano le divisioni Impianti e Shopfitting (soluzioni d’arredo per la grande distribuzione).

Passando per via Bicocca è impossibile non notare il cantiere della nuova struttura. Il lato che dà sulla strada, ancora privo di parete, mette in mostra l’ampiezza della superficie interna. «Questo capannone è destinato a ospitare il nuovo polo di spedizione e logistica per le nostre business unit Medical e Finishing – ci spiega il presidente di Cefla, Gianmaria Balducci -. Un po’ per l’incremento dei volumi e un po’ per i tanti nuovi prodotti che verranno inseriti in gamma nel 2019, il nostro magazzino non era più in grado di stoccare tutto e già oggi dovevamo utilizzare anche spazi esterni all’azienda. Il nuovo immobile sarà ultimato entro fine settembre e questo ci permetterà di liberare spazio per le linee produttive».

L’ampliamento è il segno tangibile di una azienda che cresce a pieno ritmo. In ordine di tempo fa seguito al raddoppio, avvenuto nel 2014, della mensa al servizio dei 782 addetti di via Bicocca, oggi in grado di contenere 450 persone in contemporanea, e alla realizzazione del nuovo auditorium modulare da 500 posti, entrato in funzione alla fine dello scorso anno.

«Dai 350 milioni di fatturato nel 2013, lo scorso anno abbiamo raggiunto 528 milioni di euro» dice Balducci. A fare da traino, con 180 milioni di fatturato e una quota export pari all’80%, è proprio la business unit Medical, evoluzione della divisione Anthos della Cir, inglobata nel 1998. Nel giro di vent’anni, dai 2.252 riuniti venduti in 35 Paesi, Cefla è passata alle oltre 10 mila poltrone dentali che nel 2017 hanno raggiunto tutto il mondo.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 luglio

Nella foto l”interno del nuovo capannone Cefla in costruzione in via Bicocca

Coop Cefla, sarà pronto a fine settembre il nuovo capannone in costruzione in via Bicocca
Economia 23 Luglio 2018

Coop.Ceramica di Imola, il presidente Bolognesi illustra l'accordo per ridurre l’organico senza licenziamenti

Ridurre l’orario di lavoro a 292 addetti, per evitare 90 licenziamenti; chi lavorerà meno, però, riceverà comunque una parte dello stipendio e tutti i contributi che gli spetterebbero a orario non ridotto. Come sottolineato da sabato sera nelle scorse settimane, l’accordo raggiunto tra sindacati e Cooperativa Ceramica d’Imola, non ha precedenti in Italia.

La sua unicità risulta tanto più evidente se si considera il percorso fatto dalla cooperativa imolese negli ultimi anni. Un percorso controcorrente rispetto a quello intrapreso da molte altre aziende che, spinte dalla crisi, hanno attuato drastici tagli al personale. Anche Coop. ceramica lo ha fatto, ma mettendo sul piatto svariate decine di milioni di euro per accompagnare l’uscita dei lavoratori, a fronte di una serie di accordi sindacali, che hanno sempre cercato di strappare le migliori condizioni possibili per le maestranze.

Come, ad esempio, nel 2009, i contratti di solidarietà applicati a 1.800 lavoratori, primo caso del genere in cui la misura veniva applicata su una platea così ampia di lavoratori; o la riduzione collettiva dell’orario di lavoro attraverso il massiccio ricorso al part-time, sperimentata nel 2017; o ancora la mobilità volontaria incentivata da buonuscite per oltre 600 persone.

Infine, l’accordo che nei giorni scorsi ha incassato l’ok della maggioranza dei lavoratori coinvolti (292 su circa 1.200) e che consente all’azienda di evitare gli ultimi esuberi. Una soluzione trovata nel corso di una lunga trattativa e resa possibile mediante un versamento straordinario sul fondo di previdenza integrativo del settore, Foncer, pari a ciò che l’Inps riconosceva durante il contratto di solidarietà, in scadenza a fine luglio.

«Per Cooperativa Ceramica – conferma il presidente Stefano Bolognesi – questo accordo rappresenta l’ultimo capitolo, ma solo in ordine di tempo non certamente di importanza, all’interno del percorso fatto negli ultimi anni per riallineare gli organici alle effettive necessità aziendali. Percorso iniziato nelle sue attività sostanziali con la presentazione del nostro piano industriale 2014-2016, a giugno 2013, alle parti sociali e agli amministratori del territorio. Il nostro progetto prevedeva una prospettiva di riduzione di 700 posti di lavoro e aveva alla base la nostra ferma volontà di perseguirlo, condizione necessaria per il riequilibrio economico e finanziario dell’azienda che rappresento. I risultati che abbiamo consuntivato negli ultimi anni hanno dato conferma, credo, anche ai più scettici della bontà delle nostre scelte, forse indirizzate verso un territorio che non era in quegli anni ancora pronto a coglierle. Grande elemento di forza, però, è stata la nostra coesione aziendale, la grande unitarietà e fiducia espressa dall’assemblea dei soci e dal consiglio di amministrazione, nonché, credo, l’essere stati il riferimento serio per tanti dei nostri lavoratori». (lo.mi)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 19 luglio

Nella foto il presidente di «Coop. Ceramica d’Imola», Stefano Bolognesi

Coop.Ceramica di Imola, il presidente Bolognesi illustra l'accordo per ridurre l’organico senza licenziamenti
Economia 5 Luglio 2018

Deloitte premia la cooperativa Clai per performance e impegno verso le persone

Fra le motivazioni con cui la Clai, cooperativa della frazione di Sasso Morelli, è stata premiata fra le “Best managed companies” da Deloitte, azienda di consulenza e revisione prima al mondo in termini di ricavi e numero di professionisti, c’è l’impegno verso le persone, oltre alla strategia, le competenze e le performance. Un impegno che «si basa sulla continuità generazionale, cioè sulle persone e sulla trasmissione di conoscenze e competenze, sulla crescita di anno in anno, con nuove assunzioni di giovani, e sulla sostenibilità», ha spiegato il direttore generale Pietro D’Angeli ritirando il premio alla Borsa di Milano. E grazie a questa politica aziendale, l’età media dei circa 500 lavoratori della cooperativa agroalimentare non supera i 43 anni di età. «Le nuove assunzioni sono importanti per la crescita aziendale, ma per poter assumere – rimarca D’Angeli – occorre che l’azienda sia in crescita. Clai negli ultimi anni ha centrato l’obiettivo di vendere di più sia in Italia sia all’estero. E grazie a questa crescita costante, dal 2001 al 2017 il nostro organico è cresciuto da 359 a 493 persone».

Chi assumete?
«Da un lato, per certi ruoli cerchiamo personale qualificato con esperienza; dall’altro, giovani anche alla prima esperienza lavorativa. Per questa seconda ricerca è efficace il rapporto di collaborazione instaurato con le scuole. Molte delle nostre professionalità tecniche provengono dal corso di laurea in Tecnologie alimentari dell’università di Bologna. Ad esempio i responsabili dei nuovi settori Ricerca e Sviluppo e Qualità sono neolaureati che hanno da poco concluso il percorso di studi. Ci è capitato anche di essere oggetto di tesi da parte di alcuni laureandi, sia sui prodotti sia sull’organizzazione cooperativa. Nei settori della produzione, invece, assumiamo neodiplomati che iniziano il percorso di formazione interno all’azienda che li potrà poi portare a crescere e fare carriera. All’interno dei nostri punti-vendita ospitiamo spesso giovani studenti degli istituti alberghieri di Castel San Pietro e Riolo Terme per stage e tirocini lavorativi. I giovani sono una presenza importante per mantenere giovane un’azienda, non solo nell’età media del personale ma anche per la freschezze delle idee e una diversa visione del mondo; ma per noi è altresì importante l’intergenerazionalità, il dialogo fra generazioni diverse, la maniera di una volta per tramandare il sapere artigianale».

Un valore tipico della cooperazione…
«Crediamo davvero nei valori della cooperazione. Da noi le persone sono importanti e cerchiamo di farle stare bene non per buonismo ma perché crediamo che sia il modo più efficace e più efficiente per una corretta e sana gestione aziendale. Siamo stati fra le prime aziende del territorio ad adottare un sistema retributivo integrativo sulla base di obiettivi aziendali prestabiliti; abbiamo una politica che va incontro alle esigenze degli studenti e delle neomamme con orari ridotti e possibilità di turni; dallo scorso anno abbiamo attivato una piattaforma di welfare aziendale per fornire servizi ai nostri dipendenti. Per noi – conclude D’Angeli – questa politica aziendale non genera maggiori costi ma migliori conti». (mi.mo.)

Altri particolari sul “sabato sera” del 5 luglio

Nella foto i trofei della Deloitte per le best managed companies  

Deloitte premia la cooperativa Clai per performance e impegno verso le persone
Economia 4 Luglio 2018

Alla Cefla premio di risultato anche per gli interinali nel rinnovo del contratto aziendale

Dopo oltre un anno di trattative, lo scorso 28 giugno la direzione aziendale di Cefla, Rsu e sindacati territoriali sono giunti al rinnovo del contratto integrativo aziendale, che riguarda oltre mille lavoratori nel territorio imolese. L’importante risultato ha raccolto il 91,6% dei consensi dei diretti interessati.

«L’accordo, che avrà una durata triennale – informano Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil territoriali – prevede per la parte economica la conferma di un premio di risultato variabile allargato a tre parametri (redditività, produttività ed efficienza), che può raggiungere un valore di 2.900 euro, a cui si aggiunge, dopo quasi trent’anni, l’aumento dei superminimi collettivi aziendali non assorbibili, pari a 600 euro a partire da luglio 2018».

Inoltre, in via sperimentale, viene introdotto un «premio di assiduità», che incentiva chi fa poche assenze, dal valore complessivo, a regime, di ulteriori 600 euro aggiuntivi, erogati semestralmente.Novità assoluta per Cefla, il premio di risultato verrà garantito anche a tutti i lavoratori forniti dalle agenzie interinali, con un anticipo mensile di 50 euro, che produrrà già a partire dal mese di luglio un aumento, per questi lavoratori precari, di oltre 80 euro.

Per Fim, Fiom e Uilm «questo è un obiettivo che risponde all’esigenza di unificare un mondo del lavoro sempre più disgregato e frammentato dove inoltre, con l’estensione della polizia sanitaria integrativa Cefla, dal valore di 346 euro a partire dal 1° gennaio 2019, prima era prevista solo per i lavoratori con una anzianità superiore a 4 anni, permette di allargare diritti a tutti i lavoratori presenti in azienda». (r.e.)

Nella foto un reparto della coop. Cefla

Alla Cefla premio di risultato anche per gli interinali nel rinnovo del contratto aziendale

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