Posts by tag: coronavirus

Cronaca 11 Luglio 2020

La birra speciale del birrificio Hopinion per aiutare l’Ausl di Imola

Il birrificio imolese Hopinion ha messo in commercio 600 bottiglie speciali di blanche (riconoscibile dalla chiusura in ceralacca e da una etichetta ad hoc) per tutti gli intenditori e non che vogliono deliziare il palato e nello stesso tempo fare una buona azione. L’intero ricavato (4 euro a bottiglia) sarà infatti devoluto all’Ausl di Imola. E’ possibile acquistare la birra nella sede di Hopinion, in via Pasquala 1/A (il venerdì vengono effettuate degustazioni su prenotazione) e da alcuni rivenditori specializzati sul territorio. “«Volevamo ringraziare medici, infermieri ed operatori socio-sanitari che si sono impegnati nella cura e nell”assistenza dei malati di covid – spiegano Giorgio Tommasi e Andrea Sangiorgi, due dei titolari – e lavorano costantemente anche in questo periodo nel campo della prevenzione e dell’assistenza. Per questo motivo abbiamo pensato di creare una produzione speciale e donare l’intero incasso. Fino ad oggi abbiamo venduto quasi 300 bottiglie per un ricavato che si aggira intorno ai 1.200 euro. Siamo a metà percorso e pensiamo di raggiungere l’obiettivo in breve tempo. L’augurio è che possiamo festeggiare al più presto la fine di questo brutto sogno».

Anche Andrea Rossi, direttore generale dell’Ausl di Imolal, ha voluto ringraziare i due mastri birrai. «Un grazie sincero da parte di tutti gli operatori dell’azienda sanitaria. Il sostegno che abbiamo ricevuto dai cittadini ci ha dato ancora più forza nel reagire e combattere questa emergenza. Gli striscioni, gli attestati di fiducia, le donazioni ci dimostrano come la solidarietà sia parte integrante e caratterizzante di tutto il nostro territorio. E siamo molto contenti quando aziende come questa ci dimostrano il loro affetto e la loro gratitudine». (da.be.)

Nella foto: da sinistra i mastri birrai Andrea Sangiorgi e Giorgio Tommasi, insieme al direttore generala dell’Ausl di Imola Andrea Rossi

La birra speciale del birrificio Hopinion per aiutare l’Ausl di Imola
Cronaca 11 Luglio 2020

Riaperte le postazioni studio nelle biblioteche di Castello e Osteria Grande

Prosegue senza sosta la riapertura in sicurezza di spazi e servizi nelle biblioteche comunali di Castel San Pietro e Osteria Grande, secondo le nuove normative e protocolli anti-Covid19. Da qualche giorno è infatti di nuovo possibile usufruire di una parte delle postazioni per lo studio e la lettura. Due sono le postazioni riaperte con modalità sperimentali nella biblioteca di Osteria e nove in quella del capoluogo, tutte collocate nel soppalco della sezione adulti. Al momento però non è possibile riaprire l’aula studio, perché è l’unico luogo idoneo alla quarantena obbligatoria dei libri e dei dvd che rientrano dal prestito, che devono rimanere in una stanza vuota per una settimana.

Per accedere alle postazioni non è prevista prenotazione. All’ingresso della biblioteca viene indicato il numero che corrisponde ad un posto studio libero, fino ad esaurimento. Quando l’utente lasciala postazione, deve avvisare i bibliotecari perché possano procedere alla sanificazione.E’ necessario comunque indossare sempre la mascherina, sanificare le mani prima di accedere al posto studio, occupare il posto studio assegnato e non spostare la sedia, chiedere ai bibliotecari i libri (non prenderli in autonomia) e dopo l’uso lasciarli all’ingresso per la quarantena, non creare assembramento né stazionare in altri parti della biblioteca. Per quanto riguarda i servizi igienici, si deve usare esclusivamente quello riservato agli utenti e utilizzare i disinfettanti messi a disposizione prima e dopo l’accesso al servizio igienico.Anche nella fase 2, continuano i servizi avviati durante l’emergenza, come la consegna a domicilio dei libri a cura dei volontari della Protezione civile comunale e la consulenza bibliografica telefonica o via e-mail. (da.be.)

Nella foto: aula studio nella biblioteca di Castel San Pietro

Riaperte le postazioni studio nelle biblioteche di Castello e Osteria Grande
Cronaca 11 Luglio 2020

Fuori tutti o chiusi in casa, le emozioni post-epidemia

Le prescrizioni ancora esistenti (distanziamento e mascherine nei luoghi chiusi) pesano sempre più, tra il caldo e il desiderio di ritornare ad una vita sempre più come prima dell’epidemia da Covid-19. Soprattutto a fronte di indicazioni ancora confuse sui contagi.
D’altra parte vi sono anche persone che continuano a preferire le quattro mura di casa invece di uscire e riprendere la vita sociale. E altre che hanno visto morire famigliari e amici.

(…) Oggi vediamo un’ambivalenza di comportamenti, tra chi non ne poteva più e vuole uscire di casa il più possibile e chi manifesta una certa resistenza a lasciare il rifugio sicuro. «Dopo un lungo periodo di grande distacco sociale, aver paura di esporsi e tornare alla normalità, così come un certo sentimento di sfiducia negli altri, sono reazioni emotive umane normali – commenta Vincenza Giannini, psichiatra responsabile del Centro di salute mentale dell’Ausl di Imola (al centro nella foto) –. Il Coronavirus ha cambiato le nostre abitudini, le relazioni, il modo di lavorare. Ne abbiamo assaporato anche alcuni aspetti positivi, ad esempio ci siamo goduti la famiglia senza lo stress di doverci metterci in macchina ogni mattina e correre di qua e di là. Le persone si erano adattate alla nuova modalità di vita e ora faticano a ritornare agli schemi precedenti, anche perchè la possibilità di contagio persiste. Ma se riconosciamo questa emozione come tale, a piccoli passi siamo capaci di riadattarci. Chi ha una personalità più sospettosa fatica maggiormente ad adattarsi ai cambiamenti e mostra la difficoltà con crisi di ansia, angoscia, dormire poco oppure troppo, cerca di mettere della distanza dalle attività di prima». (l.a.)  

L’intervista completa nel numero del Sabato sera del 2 luglio

Fuori tutti o chiusi in casa, le emozioni post-epidemia
Cronaca 10 Luglio 2020

Gli Alpini della Protezione Civile di Castello consegnano 300 mascherine della ditta BF di Osteria Grande alla Casa Protetta Coccinella

Associazioni e volontari della Protezione Civile del Comune di Castel San Pietro sono sempre al lavoro a sostegno della popolazione, soprattutto più debole, anche in questa fase 2 dell’emergenza Coronavirus. In questi giorni, infatti, gli Alpini della Protezione Civile si sono recati alla Casa Protetta comunale La Coccinella, insieme all’assessora al Welfare Giulia Naldi, per consegnare al direttore Samuele Preiata 300 mascherine di tipo chirurgico, che potranno essere utilizzate da persone che ne fossero eventualmente sprovviste.

Queste mascherine fanno parte delle 1000 in Tnt (sanificabili) che la ditta BF di Osteria Grande ha donato un mese fa alla Protezione Civile del Comune e che i volontari stanno distribuendo con varie modalità alla popolazione. La stessa ditta, che si occupa di sartoria e pellicceria e dall”inizio dell”emergenza sanitaria ha adibito parte dell’azienda alla produzione di mascherine, nei giorni scorsi ne ha date altre mille alla Croce Rossa castellana e si è detta disponibile a donarne ancora, in caso di ulteriori necessità. «L’Amministrazione comunale ringrazia la BF di Osteria Grande e gli Alpini della Protezione Civile per questo apprezzatissimo gesto – afferma l’assessora Naldi, che in queste settimane sta personalmente consegnando mascherine anche ad altre strutture come il Centro diurno disabili Ali Blu, il Laboratorio Occupazionale Zabina, i Nidi d’Infanzia e i Centri estivi per bambini e ragazzi organizzati da Comune, associazioni sportive e parrocchie in tutto il territorio comunale -. Questi dispositivi di protezione individuale sono un indispensabile strumento di prevenzione per salvaguardare la salute dei nostri anziani e di tutti noi. Invitiamo la cittadinanza a utilizzarle, a rispettare le distanze di sicurezza e le norme igienico-sanitarie. Non è il momento di abbassare la guardia, perché il virus non è ancora sconfitto». (da.be.)

Nella foto: da sinistra: Samuele Preiata (direttore della Coccinella), Giulia Naldi (assessore al Welfare) e Leonardo Bondi (presidente del Gruppo Alpini-Protezione Civile di Castel San Pietro Terme).

Gli Alpini della Protezione Civile di Castello consegnano 300 mascherine della ditta BF di Osteria Grande alla Casa Protetta Coccinella
Cronaca 9 Luglio 2020

Coronavirus, dalla Regione più di 300 mila euro all’Ausl di Imola per tutto il personale impegnato durante l’emergenza

La Regione, dopo il primo riconoscimento erogato a maggio, è tornata a valorizzare i lavoratori della sanità pubblica dell’Emilia-Romagna, impegnati nella gestione dell’emergenza Covid-19, destinando loro altri 10 milioni di euro. Nello specifico, all’Ausl di Imola andranno 307.585 euro.

Tra le principali novità, l’allargamento dell’ambito di applicazione del trattamento economico accessorio, che ora fa appunto riferimento a tutti i lavoratori dipendenti del sistema sanitario, compreso il personale dirigenziale del ruolo professionale, tecnico e amministrativo: non più quindi il solo organico sanitario, ma anche chi a vario titolo fa parte della ‘macchina’ che assiste e cura i cittadini. «Insieme al personale più in prima linea come medici, infermieri e soccorritori, è stato tutto il sistema sanitario regionale che ha affrontato in maniera coesa l’emergenza Covid, lavorando con sacrificio e disponibilità massima per difendere la salute di tutti gli emiliano-romagnoli – affermano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore Raffaele Donini -. Abbiamo ritenuto giusto e doveroso riconoscere un premio anche ai professionisti, ai tecnici e agli amministrativi che, ognuno per le proprie competenze, hanno permesso alla nostra sanità di affrontare nel migliore dei modi una crisi senza precedenti, mantenendo tuttora alta l’attenzione sul virus e gestendo la fase di ritorno all’erogazione delle prestazioni e dei servizi ordinari». (da.be.)

Foto tratta dal sito della Regione Emilia Romagna

Coronavirus, dalla Regione più di 300 mila euro all’Ausl di Imola per tutto il personale impegnato durante l’emergenza
Cronaca 9 Luglio 2020

Nessun riconoscimento ai lavoratori di Medicina, il sindaco Montanari: «C’è rammarico, non ci accontentiamo. Malattia provvedimento più giusto»

Dopo il no arrivato lunedì scorso dalla Camera dei deputati al riconoscimento per i lavoratori di Medicina colpiti più di altri dal Coronavirus, l’Amministrazione comunale ha preso atto con rammarico della decisione del Governo di non affrontare il problema dei lavoratori e delle lavoratrici bloccati dalla zona rossa nel capoluogo e nella frazione di Ganzanigo, decisa dall’ordinanza regionale del 15/3.

Un duro colpo dopo aver sollecitato fin dalla prima settimana di chiusura risposte per le persone che potevano recarsi al lavoro, perché le loro aziende erano tra i codici Ateco che da Decreto permettevano di restare aperte. A tal riguardo l’Amministrazione auspica indicazioni chiare per garantire lavoratori e aziende già duramente provati da questa emergenza. «Non mi sono mai accontentato del minimo in vita mia e certo non comincerò ora sulla pelle dei miei concittadini – dichiara il sindaco Matteo Montanari –. Ribadisco che come Comune riteniamo che il provvedimento più giusto rimanga la malattia. I cittadini coinvolti erano a casa non per scelta e le loro aziende erano aperte. Se poi il Governo al momento è intenzionato a concedere gli ammortizzatori, al pari di quanto fatto a Codogno, pretendiamo che almeno questo venga fatto immediatamente per salvare i giorni di ferie. E intendiamo quelle estive e non natalizie. La nostra Comunità si è trovata nella condizione di accettare scelte imposte per evitare la diffusione del contagio a tutta la Città Metropolitana. Ognuno si è messo a servizio del bene comune e ha evitato l’estendersi del contagio al territorio metropolitano. Spiace davvero vedere trattamenti diversi per zone diverse d’Italia». (da.be.)

Nella foto: il sindaco di Medicina Montanari

Nessun riconoscimento ai lavoratori di Medicina, il sindaco Montanari: «C’è rammarico, non ci accontentiamo. Malattia provvedimento più giusto»
Cronaca 8 Luglio 2020

Coronavirus, richieste di cibo aumentate dal 20 al 40% in regione

Durante la pandemia, in Emilia-Romagna le richieste di cibo sono aumentate «tra il 20 e il 40%, a seconda delle zone». A rendere noto il dato è Stefano Dalmonte, presidente della fondazione Banco alimentare Emilia-Romagna, prevendo anche che «che questo dato potrebbe salire nei prossimi mesi».

Insomma, «anche in Emilia Romagna, l’epidemia Covid-19 ha colpito duramente – commenta Dalmonte –. Lo staff del Banco ed i cento volontari hanno proseguito l’attività pur tra tante difficoltà, per rispondere il più possibile alle richieste di aiuto, nuove e pregresse. Per far fronte alle aumentante richieste di aiuti alimentari, abbiamo incrementato il recupero delle eccedenze». (r.cr.)

Coronavirus, richieste di cibo aumentate dal 20 al 40% in regione
Cultura e Spettacoli 8 Luglio 2020

Alberto Forchielli presenta il libro sul lockdown pubblicato da Bacchilega Editore

Gli scenari mutano velocemente, come il virus che ci ha colpito in questa prima metà di un anno bisesto, funesto come da tempo non si ricordava. E’ difficile fare un’analisi e provare a dare una lettura di prospettiva: l’incertezza e gli scenari cambiano a una velocità a cui neppure il mondo digitale e globalizzato era abituato.

Che figata la quarantena, ma adesso sono cavoli nostri, il libro scritto da Alberto Forchielli (in collaborazione con Lorena Mirandola e Christian Fossi) ed edito da Bacchilega Editore che verrà presentato questa sera al ristorante Gastarea di Castel San Pietro alla presenza del’autore, è stato dunque tutto una sfida, un work in progress, difficile da concludere visto che il rischio era quello di far la fine del quotidiano del giorno prima, buono solo per incartare il pesce.
Un punto, arbitrariamente, è stato messo alla vigilia degli Stati Generali; per fortuna la tecnologia aiuta e molto probabilmente la successiva versione ebook avrà degli aggiornamenti. Una sfida che solo Alberto Forchielli, imolese come la cooperativa Corso Bacchilega, che edita il volume, poteva accettare. (r.cr.)

Fotografia di Marco Isola/Isolapress – La copertina del libro

Alberto Forchielli presenta il libro sul lockdown pubblicato da Bacchilega Editore
Cronaca 7 Luglio 2020

Test, tamponi e asintomatici: il coronavirus sembra più «buono». Le risposte dell’Ausl di Imola

Molti non vedono l’ora di fare il test sierologico e togliersi ogni dubbio, altri sfuggono agli screening perché, se positivi al Coronavirus, temono di essere messi in isolamento e dover sacrificare le ferie nell’attesa del tampone. È vero?
«Effettivamente il problema ha reso difficile reclutare le persone nello screening nazionale dei 150 mila – spiega Gabriele Peroni, direttore della Sanità pubblica dell’Ausl di Imola, in prima linea in caso di epidemia e malattie infettive –. Lo Stato o l’Inps hanno previsto sin dall’inizio una copertura solo per i positivi refertati e i contatti stretti di persone positive. Il medico curante, a fronte del provvedimento di isolamento inviato dall’Ausl per quelle due casistiche, emette un certificato di prognosi con il codice V29.0. Ma oggi sono pochissimi questi casi. E per i positivi della sierologia non è stato previsto un “ombrello”».

Sul percorso non potete farci nulla, però per quanto riguarda i tempi per fare i tamponi come siamo messi a Imola?
«Il drive through è aperto tutti i giorni, sabato compreso, per eventuali appuntamenti. Mediamente parliamo di 3 giorni per completare la procedura e avere il referto del tampone, al massimo 5 giorni, una settimana lavorativa. Nel caso di una professoressa medicinese, che era in commissione al Canedi per la maturità, ed era risultata positiva al sierologico, abbiamo fatto il tampone in mattinata e nel pomeriggio c’era il risultato; era negativa e gli esami sono slittati solo di un giorno». (l.a.)

L’intervista completa nel numero del Sabato sera del 2 luglio.

Nella foto: Gabriele Peroni dell’Ausl di Imola

Test, tamponi e asintomatici: il coronavirus sembra più «buono». Le risposte dell’Ausl di Imola
Cronaca 6 Luglio 2020

La Camera dice no al riconoscimento per i lavoratori di Medicina, Cgil Emilia-Romagna e Bologna: «Inaccettabile»

Oggi la Camera dei Deputati ha scartato l’emendamento che avrebbe garantito un giusto riconoscimento economico alle lavoratrici e ai lavoratori di Medicina che non hanno potuto lavorare a marzo, ovvero quando il capoluogo e la frazione di Ganzanigo sono divenuti «zona rossa» per fronteggiare l’emergenza. 

»Fu un provvedimento drastico quello adottato dalla Regione Emilia-Romagna, ma necessario a contenere il Covid-19 in quell”area – si legge nel comunicato firmato da Cgil Emilia-Romagna e Cgil Camera del Lavoro Metropolitana Bologna -. Quanto è accaduto oggi è quindi inaccettabile. Gli effetti di quelle decisioni di carattere sanitario non possono ricadere sulle spalle di lavoratrici e lavoratori che da quattro mesi non ricevono quanto loro spetta. Chiediamo dunque a Governo e Parlamento di fermarsi e rimediare a questo gravissimo errore senza perdere altro tempo».

Nella foto: uno dei varchi della «zona rossa» di Medicina

La Camera dice no al riconoscimento per i lavoratori di Medicina, Cgil Emilia-Romagna e Bologna: «Inaccettabile»

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