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Cronaca 25 Settembre 2019

Per i Campeggiatori turistici Castel San Pietro merita la «bandiera gialla», il riconoscimento consegnato al sindaco

L”associazione Campeggiatori turistici d”Italia non ha dubbi: Castel San Pietro Terme ha meritato la «bandiera gialla», il riconoscimento assegnato per l”impegno dell”Amministrazione nel promuovere lo sviluppo di questo specifico settore turistico, in accordo con la filosofia della Cittaslow. La consegna è avvenuta in occasione della Fiera di Parma, nell”ambito del Salone del Camper 2019. A ritirare il premio è stato il sindaco Fausto Tinti, accompagnato dalla presidente della Pro loco Raimonda Raggi. 

«Questo prestigioso riconoscimento – sottolinea Tinti – premia prima di tutto i castellani e le castellane, la nostra città con le sue peculiarità in termini ambientali e di infrastrutture, di servizi e di accoglienza turistica, e arreca soddisfazione anche al turista itinerante e a tutti coloro che condividono la passione, l’amore e il rispetto della natura, per diffondere una cultura del tempo libero che consenta di apprezzare appieno il patrimonio storico, paesaggistico, gastronomico e artistico locale». (r.cr.)

Per i Campeggiatori turistici Castel San Pietro merita la «bandiera gialla», il riconoscimento consegnato al sindaco
Economia 6 Agosto 2019

L'albana made in Imola è la migliore di Romagna, premiati a Faenza i vini di Monticino Rosso e Tre Monti

L’albana made in Imola è la migliore di Romagna. L’hanno stabilito sia una giuria tecnica sia il pubblico nel corso della selezione organizzata dall’Ente tutela vini di Romagna. Due i riconoscimenti che erano da assegnare: l’Albana Dèi, ai migliori albana di Romagna Docg di tipologia secco e L’Indigeno del Cuore. La cerimonia di premiazione si è svolta nei giorni scorsi a Casa Spadoni, a Faenza. Ebbene, la giuria tecnica ha fatto salire sui gradini più alti del podio due vini imolesi: il Codronchio 2016 di Monticino Rosso, seguito dal Vitalba 2018 di Tre Monti; terzo, Nora 2018 del Podere Baratta di Bertinoro.

Mentre il giudizio popolare ha assegnato la vittoria al Vitalba 2018 di Tre Monti, seguito dal Codronchio 2016 di Monticino Rosso, confermando al terzo posto il Nora 2018 di Podere Baratta. La selezione per giungere all’assegnazione dei riconoscimenti ha previsto due fasi. Nella prima fase la giuria tecnica (composta da critici delle principali guide di settore, esperti enogastronomici, sommelier professionisti e commerciali enologici) ha degustato alla cieca i vini in concorso determinando la classifica dell’Albana Dèi e selezionando i vini finalisti. Questi ultimi, poi, hanno affrontato il giudizio del pubblico, che li ha degustati e votati nel corso di quattro appuntamenti «di piazza» itineranti, che si sono svolti in giugno a Faenza, Bertinoro, Oriolo e Dozza, per determinare la classifica de L’Indigeno del Cuore.

«Al di là della soddisfazione personale per la vittoria nella sezione “L’indigeno del Cuore” con la Vitalba 2018, che bissa il successo ottenuto lo scorso anno con la Vitalba 2017, quello che mi preme sottolineare è l’altissimo livello dell’albana prodotta nel territorio del Comune di Imola», tiene a sottolineare David Navacchia, che con il fratello Vittorio ed il padre Sergio guida la cantina Tre Monti di Imola. «Vorrei ricordare infatti anche il successo di “Codronchio” 2016 di Monticino Rosso e la presenza fra le sette albana finaliste anche di “Mezzelune” 2017 dell’azienda Ca’ dei Quattro Archi,sempre di Imola», aggiunge David Navacchia.

A crescere, in sostanza, è tutto il territorio imolese, che è in grado di conquistare la ribalta e di superare territori d’elezione come Bertinoro e Predappio, diventando un punto di riferimento a livello di tutta la Romagna. Ma a vincere è anche una filosofia del produrre vino da un vitigno ben radicato in terra imolese, l’albana appunto. «Un’albana – spiega David Navacchia – prodotta secondo la tradizione, con la macerazione sulle bucce, che dà colori caldi,in alternativa, per non dire in contrasto, con una nouvelle vague che vuole un’albana meno intensa e più fresca».

Nella foto la cerimonia di premiazione con gli organizzatori e i vincitori dei due concorsi che l”Ente tutela vini di Romagna dedica ogni anno all”Albana di Romagna Docg

L'albana made in Imola è la migliore di Romagna, premiati a Faenza i vini di Monticino Rosso e Tre Monti
Economia 9 Maggio 2019

Francesco Cioria del San Domenico è il sommelier dell'anno secondo l'Academie internationale de la gastronomie

Ha saputo di aver vinto il “Prix au sommelier 2019”, assegnato dalla prestigiosa Académie internationale de la gastronomie, mentre era a tavola con i colleghi del San Domenico. Così Francesco Cioria, che da cinque anni gestisce la storica cantina del ristorante stellato, racconta quel momento. «Per me è stata una sorpresa. Max (lo chef Massimiliano Mascia, Ndr) mi ha passato la lettera con la comunicazione, del tutto inaspettata. Abbiamo festeggiato con lo champagne, come si fa nelle grandi occasioni».

L’Académie internationale de la gastronomie (Aig) ha sede a Parigi ed è una rete che riunisce appassionati gastronomi di tutto il mondo. Fondata nel 1983 dalle accademie di cinque Paesi diversi (Spagna, Francia, Gran Bretagna, Italia e Svizzera), tra cui l’Accademia italiana della cucina, ogni anno sceglie i migliori chef, pasticceri, sommelier, scrittori e giornalisti enogastronomici su segnalazione delle accademie che aderiscono alla rete. Lo scorso 4 febbraio, a Parigi, si è riunita l’assemblea generale che ha deciso di premiare la professionalità di Cioria, di cui avevamo raccontato sul numero del 27 settembre scorso.

Per il sommelier e manager, che ogni giorno gestisce un patrimonio di circa 12 mila bottiglie e oltre 2 mila etichette molte delle quali preziose, non si tratta del primo riconoscimento. Nel 2016 è stato eletto «Miglior sommelier d’Italia» nell’ambito del Best Italian wine awards. Nel 2018 si è aggiudicato il premio speciale «Dire fare sognare», promosso da Partesa (gruppo Heineken Italia) e dallo scorso ottobre è Ambasciatore dello champagne, titolo assegnato dal Comité Champagne che in questo modo, attraverso le segnalazioni degli stessi produtto-ri, mette in luce le professionalità in grado di far meglio conoscere e apprezzare questo tipo di vini in Italia. La cerimonia di consegna dell’ultimo riconoscimento in ordine di tempo è prevista si è svolta l’8 maggio a Milano.

Ne parla però con modestia, senza perdere di vista il suo lavoro e restando con i piedi per terra. «E’ un premio che secondo me fa bene anche al territorio – commenta -. L’Académie è una associazione con un numero di iscritti importante e il nome di Imola e del San Domenico compaiono a livello internazionale. Mi è capitato che alcuni associati siano venuti a complimentarsi prima ancora che la notizia fosse ufficiale e anche questo mi ha colto di sorpresa». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 2 maggio

Francesco Cioria del San Domenico è il sommelier dell'anno secondo l'Academie internationale de la gastronomie
Cronaca 8 Marzo 2019

Ad Alessandra Lucaroni il premio per la “camionista dell'anno', messo in palio dal Roberto Nuti Group di Castel Guelfo

Viene da Monterotondo, in provincia di Roma, la vincitrice della decima edizione del premio Sabo Rosa, dedicato nella ricorrenza dell”8 marzo alle donne che lavorano in un campo di solito ritenuto appannaggio degli uomini, vale a dire la filiera del trasporto pesante: guida, logistica, officine e ricambi. Alessandra Lucaroni è stata votata come “camionista dell”anno” dalla giuria composta dalle dipendenti del main sponsor, il Roberto Nuti Group, che ha la sua sede centrale a Castel Guelfo e che da oltre mezzo secolo è leader nel settore dei veicoli industriali con i ricambi a marchio Sabo. La votazione del Sabo Rosa, che è attribuito una volta all”anno, è avvenuta online, sulla base delle candidature pervenute via web.

La vincitrice gestisce a Fiano Romano l”officina di famiglia “Ormia”, specializzata nei mezzi Scania e nota nell”ambiente come “L”Officina delle Donne”. Il premio vinto lo ha dedicato a suo padre, fondatore dell”officina di cui oggi la figlia è titolare e che le ha trasmesso l’amore per la meccanica. «Fin da bambina – racconta Alessandra Lucaroni -. sono stata il ”maschiaccio” di casa e sono cresciuta accanto a mio padre che riparava mezzi dell’esercito, e da li è sbocciato l’amore. Mi ricordo ancora l”emozione fortissima che provavo quando mi faceva salire sui carri armati»”.

La camionista dell”anno 2019 si è dunque ritagliata, con molta determinazione, uno spazio riconosciuto e apprezzato in un ambiente solitamente considerato per soli uomini. «Si deve partire con l”idea che non esistono lavori da uomini o da donne – sottolinea – e che nel lavoro contano solo la passione, l’impegno e il cuore che uno mette in ciò che fa. È chiaro che all”inizio è complicato farsi rispettare, e occorre metterci un carattere forte e magari fare il doppio della fatica per essere accettate. Una volta abbattuti i muri, però, e si riesce a mostrare quanto si vale, lo scetticismo finisce e ci si trova in un mondo appassionato di meccanica in cui è facile farsi ascoltare perché si conosce la materia e si sa quello che si dice. Oggi i camionisti ci chiamano e dicono ”pensaci tu, mi fido di te”. È il miglior complimento possibile».

Nella sua azienda lo scorso anno è stato assunto un meccanico donna e in squadra ci sono anche due magazziniere che masticano meccanica ogni giorno. E con una piena e impegnativa carriera lavorativa Alessandra concilia anche una famiglia. «Sono mamma di tre figli maschi di 27,18 e 16 anni – scherza -, quindi sono circondata da uomini ovunque, che però tengo a bada senza troppi problemi. Per conciliare famiglia e lavoro occorrono tanto amore e tanta pazienza, e soprattutto correre sempre, perché la casa e l”officina richiedono tempo e attenzioni. I miei figli hanno accettato di buon grado il mio ruolo e spero di vedere almeno uno di loro in officina accanto a me, per poter passare le consegne alla terza generazione, perché vorrei che il sogno di mio padre possa proseguire ancora nel tempo».

Il premio Sabo Rosa è stato consegnato da Elisabetta Nuti, direttore finanziario del Roberto Nuti Group e presidente della giuria, che commenta: «Per la decima edizione la giuria ha deciso di premiare la tenacia e l”imprenditorialità di Alessandra Lucaroni, capace di raccogliere il testimone dell”azienda di famiglia dalle mani del padre e di portare la propria officina a un traguardo impensabile anche solo dieci anni fa. E” bello immaginare la soddisfazione del papà di Alessandra, nel saperla realizzata in ciò che sempre ha amato, senza dimenticare il valore della famiglia e degli affetti». (r.cr.)

Ad Alessandra Lucaroni il premio per la “camionista dell'anno', messo in palio dal Roberto Nuti Group di Castel Guelfo
Cronaca 8 Dicembre 2018

Luca Bacchilega è l'alunno più buono del 2018, a lui il premio della Fondazione Santa Maria Goretti

E” il quattordicenne Luca Bacchilega, che nello scorso anno scolastico ha frequentato la terza classe sezione A della scuola secondaria di primo grado dell”Istituto Comprensivo 5 (Sante Zennaro), il ragazzo insignito del «Premio della bontà 2018», istituito diversi anni fa dalla Fondazione per l”infanzia «Santa Maria Goretti» di Imola.

Il giovanissimo studente ha ricevuto ieri, nelle sale della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, a palazzo Sersanti, un assegno da 1.030 euro.

Questa la motivazione del premio, che è stata redatta dai suoi insegnanti: «Comportamento encomiabile e disponibilità ad accogliere e a vivere esperienze di inclusione di ragazzi disabili».

Alla premiazione erano presenti tra gli altri per la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola il presidente Fabio Bacchilega e il consigliere d”amministrazione Evaristo Campomori, per l”Ic5 la dirigente Adele D”Angelo, oltre naturalmente al presidente della Fondazione per l”infanzia «Santa Maria Goretti», Alberto Romiti, insieme ad altri rappresentanti dell”ente.

Nella foto la consegna dell”assegno a Luca da parte di Vittorio Romiti, consigliere della Fondazione «Santa Maria Goretti»

Luca Bacchilega è l'alunno più buono del 2018, a lui il premio della Fondazione Santa Maria Goretti
Cultura e Spettacoli 25 Novembre 2018

Al Baccanale, Patrizio Roversi riceve il «Garganello d'oro»

«Per la sua attività di giornalista e divulgatore, che l’ha portato a sviluppare e promuovere, attraverso i media, i temi della cultura del cibo e la conoscenza dei prodotti enogastronomici del nostro Paese». Con questa motivazione viene assegnato a Patrizio Roversi il Garganello d’oro, premio che sarà consegnato all’interno del Baccanale oggi, domenica 25 novembre, alle 18 in biblioteca da parte della sindaca Manuela Sangiorgi e alla presenza di Massimo Montanari. L’attore e conduttore televisivo, che è diventato noto al grande pubblico per la trasmissione Turisti per caso condotta insieme a Syusy Blady e successivamente per Per un pugno di libri, dal 2013 alla primavera 2018 ha condotto Linea verde, trasmissione di Rai 1 dedicata all’agricoltura e alle eccellenze enogastronomiche italiane.

Roversi è il sedicesimo premiato con il Garganello d’oro, premio che viene assegnato dal 2003, anno in cui venne premiato lo chef Gualtiero Marchesi. Dopo di lui Carlin Petrini, fondatore Slow food, il giornalista Gianni Mura, Eugenio Del Toma (specialista in Scienza dell’alimentazione e gastroenterologia), il fondatore del ristorante San Domenico Gianluigi Morini, il professor Massimo Montanari, l’attore Vito, la scrittrice e giornalista Clara Sereni, seguita da un’altra giornalista, Licia Granello. Nel 2012 venne premiato un giovane musicista emergente, Lorenzo Vacchi, nell’ambito di un’edizione dedicata alla «Musica in cucina», mentre l’anno successivo toccò allo chef di New York Michael White. Nel 2014 il Garganello andò al presidente di «Last minute market» Andrea Segré, nel 2015 allo chef Massimo Bottura, nel 2016 a Libera Terra, associazione che sostiene il recupero sociale e produttivo dei territori liberati dalle mafie, e nel 2017 a Anna Kauber, regista e studiosa di paesaggio agrario.

Nella foto Patrizio Roversi

Al Baccanale, Patrizio Roversi riceve il «Garganello d'oro»
Cultura e Spettacoli 18 Ottobre 2018

Stasera a palazzo Sersanti la proiezione del film di Damiano Levati vincitore del Premio Città di Imola

Serata conclusiva, giovedì 18 ottobre, della XV edizione del Premio Città di Imola, assegnato al miglior film italiano presentato al TrentoFilmFestival, in programma alle ore 21, presso la sala Grande di Palazzo Sersanti. Promosso dalla sezione Cai di Imola, dalla Fondazione Cassa di Risparmio e dal Comune di Imola, quest’anno il premio è stato vinto dal film «Hansjörg Auer – no turning back »di Damiano Levati a cui è stato consegnato nell’ambito del festival il 5 maggio scorso.

Il programma della serata prevede, oltre alla proiezione del film, la partecipa-zione e gli interventi del regista e della vicepresidente del Festival di Trento, Nicoletta Favaron, nonché i saluti della sindaca, Manuela Sangiorgi, del vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio, Fabrizio Miccoli, e del presidente della sezione Cai, Davide Bonzi.

La motivazione per cui è stata decisa l’assegnazione del premio afferma che «Hansjörg Auer ha esplorato l’arrampicata in solitaria come mai nessuno prima e la sua memorabile impresa sulla via «Attraverso il Pesce» in Marmolada ha lasciato un segno indelebile nella storia di questo particolare tipo di alpinismo. I trenta minuti del lungometraggio cercano appunto di raccontare, attraverso le parole misurate e sincere del protagonista, il percorso interiore che può spingere un uomo a rischiare la vita laddove un qualsiasi errore potrebbe rivelarsi fatale, pur di appagare quell’impulso che Auer descrive in modo suggestivo e inequivocabile: “Scalare montagne è il cibo della mia anima”.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 ottobre

Stasera a palazzo Sersanti la proiezione del film di Damiano Levati vincitore del Premio Città di Imola
Cronaca 21 Settembre 2018

Il pastore tedesco Clea vince “Un cane per amico', la coppa Lions Club assegnata a Birba, meticcia di 20 anni

La 18ª edizione di Un cane per amico, concorso per cani di razza e non, è stata come sempre una festa fra abbai e scodinzolii (dei cani), sorrisi e applausi (degli umani).

Al termine della sfilata dei 42 cani in concorso, l’assessore all’Agricoltura Anna Rita Muzzarelli ha consegnato i premi ai primi 10 classificati, affiancata dai bambini che componevano la giuria del concorso.

Vincitrice è risultata Clea, pastore tedesco di 18 mesi, che accompagnava Angelo, il suo padrone non vedente. Al secondo posto Winnie, golden retriever di 16 mesi, accompagnata da Luca e al terzo Tobia, golden retriever di 12 anni, accompagnato da Isabella.

La coppa del Lions Club di Castel San Pietro Terme è andata alla longeva Birba, meticcio femmina di ben 20 anni, accompagnata da Luca.

L’articolo completo è su «sabato sera» del 20 settembre

Nella foto la vincitrice Clea

Il pastore tedesco Clea vince “Un cane per amico', la coppa Lions Club assegnata a Birba, meticcia di 20 anni
Cronaca 2 Agosto 2018

Castel San Pietro, l'estro della fioraia medicinese Silvia Marchi che vince premi con abiti fatti di fiori e foglie

Silvia Marchi, fioraia medicinese dallo spiccato estro artistico, si destreggia tra il suo negozio Stile Fiori a Castel San Pietro e i concorsi floreali. La prima gara a cui ha partecipato risale al 2009, in occasione di Bouquet Sanremo, dove il fiorista vincente ha il diritto di creare i mazzi che poi vengono regalati agli ospiti durante il festival canoro. Lo scorso 30 giugno, invece, ad Aprilia è stato organizzata la seconda edizione del concorso Estrosa in cui hanno sfilato 20 abiti indossati da modelle, creati da squadre di due fiorai per ogni vestito e regione. La coppia vincitrice è stata proprio quella composta dalla medicinese e da Alex Tondin che hanno sfilato per il Trentino, patria del ragazzo.

«Ho conosciuto Alex nel 2009, durante un concorso a Rovereto. Da quel momento abbiamo mantenuto i contatti, ritrovandoci ai corsi e alle gare – racconta Marchi -. Non avevo partecipato alla prima edizione di Estrosa, ma parteciperò alle prossime». Il tema della gara erano i Paesi del mondo e dal momento che entrambi condividono la passione per la montagna, la neve ed i boschi, i due hanno scelto il Canada. «Abbiamo cercato di riportare sull’abito le emozioni che suscita in noi quel paese – racconta la fioraia -. Per questo il capo era quasi tutto verde, con anche foglie d’acero, tipiche canadesi».

Il vestito era una vera e propria opera d’arte. Non si trattava di piante attaccate su un abito preesistente, ma di uno scheletro di metallo con una struttura in plastica sopra alla quale erano state applicate foglie e fiori. La gonna era composta da tre balze asimmetriche a forma di petalo che si incrociavano l’una sull’altra e che durante la sfilata animavano il vestito, creando un movimento ondeggiante. Per l’effetto hanno aiutato le foglie di eucalipto nella parte superiore della gonna, fatte a forma di moneta e di colore grigio-verde.

La creazione di capi floreali non è una novità per la medicinese. Già nel 2010, in occasione della Festa di Primavera a Medicina, aveva realizzato un abito di gerbere. Nel 2014, invece, ne aveva confezionato uno utilizzando solo foglie attaccate su foglie. Quest’anno in occasione di Very wine a Castello, la fioraia ha creato un vestito per Renata Dalfiume, dell’omonima casa vinicola di via Madonnina. «Di solito mi occupo del loro stand, ma questa volta ho proposto di “allestire” lei – spiega Marchi -. In entrambi i giorni della manifestazione la gonna era composta solo da foglie in modo che si potesse sedere. La prima gonna era una stola ottenuta intrecciando il formio, mentre per il secondo giorno avevo creato  una balza fatta di aspidistre ribaltate. Nella fascia superiore ed inferiore del bustino invece avevo collocato un festone di fiori».  (se. zu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 luglio

Nella foto Silvia Marchi all”interno del suo negozio

Castel San Pietro, l'estro della fioraia medicinese Silvia Marchi che vince premi con abiti fatti di fiori e foglie
Cronaca 3 Giugno 2018

Il premio speciale «Dire fare sognare» al sommelier del San Domenico Francesco Cioria

Ha assaggiato migliaia di vini in tutto il mondo, da Sidney a Londra, passando per prestigiosi ristoranti d’Italia. E’ persino riduttivo definire sommelier Francesco Cioria, classe 1988, irpino di origine e romagnolo d’adozione. Da quattro anni è il palato per eccellenza del San Domenico, il ristorante di Imola (2 stelle Michelin) celebre per le sue portate e per una carta dei vini che conta 2.400 etichette.

Domani Cioria, già Miglior sommelier d’Italia nel 2016, salirà sul palco del teatro Verdi, a Cesena, per ritirare il premio speciale Dire fare sognare, promosso da Partesa (gruppo Heineken Italia) quale riconoscimento ai protagonisti della cultura del cibo e del vino dell’Emilia Romagna. Il suo nome è stato scelto da Andrea Grignaffini, Elsa Mazzolini e Alessandra Meldolesi, tre delle più qualificate firme del giornalismo enogastronomico. Emblematica la motivazione: «Per la capacità con cui governa una carta dei vini monumentale oltre alla sua impeccabile gestione di sala».

r.c.

Nella foto: il sommelier Francesco Cioria

Il premio speciale «Dire fare sognare» al sommelier del San Domenico Francesco Cioria

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