Cronaca

Cronaca 21 Maggio 2018

Pomodori e fagiolini, gli orti comunali non sono solo una faccenda da anziani

Prosegue la «virata» degli enti locali nel dare in gestione gli orti comunali non solo ai pensionati, ma anche a giovani e famiglie. Un modo, da una parte, per sopperire all’avanzamento d’età dei pensionati che, a un certo punto, non se la sentono più di gestire un pezzetto di terra e, dall’altra, per dare la possibilità anche ai giovani di coltivare un proprio appezzamento e poter quindi mangiare la propria frutta e la propria verdura, realmente a chilometro zero. A Casalfiumanese questa possibilità è stata inserita nel regolamento comunale nell’ottobre del 2016 prevedendo che una quota degli orti non inferiore al 20% fosse riservata a cittadini che abbiano un’età compresa tra i 18 e i 54 anni oppure uguale o superiore a 55 anni se ancora svolgono un’attività lavorativa. A ruota, sono stati assegnati i primi due orti ad altrettante famiglie. In questi giorni è stato pubblicato un nuovo bando per assegnare sei appezzamenti che si trovano a metà strada tra Casale alto e Casale basso, sotto al parco di villa Manusardi. «In questi mesi abbiamo già ricevuto almeno altre tre richieste da parte di giovani e famiglie  – dettaglia l’assessore Beatrice Poli – vedremo se si concretizzeranno con questo bando». Per presentare la propria domanda c’era tempo fino a mezzogiorno di oggi.

Come detto, già un paio di orti sono stati assegnati a famiglie. Una di queste è composta da Cristina Burnacci, dal marito Roberto Morozzi, entrambi di 53 anni, e dai figli Laura e Riccardo, rispettivamente di 19 e 16 anni. Burnacci, casalinga, originaria di Bologna, è venuta ad abitare a Casalfiumanese nel 1996, quando si è sposata con il marito, di professione operaio. «Mi hanno sempre appassionato sia coltivare che i fiori – racconta Cristina -. Tempo fa avevo piantato due o tre piantine di pomodori nel cortile di casa e ne sono nati tanti. Quando ho visto che a Imola era stato approvato un regolamento per consentire anche ai “giovani” di avere un orto comunale ne ho parlato con l’assessore Beatrice Poli e poi è stato approvato il regolamento». Ora Cristina gestisce un appezzamento assieme al marito e ai due figli. «Coltiviamo soprattutto pomodori, abbiamo una cinquantina di piante grazie alle quali facciamo la salsa fatta in casa – va avanti -. Ma abbiamo anche fagiolini, scalogno, cipolla di tropea, fragole e insalata. Mi piace perché so cosa pianto e cosa mangio perché non uso pesticidi. Tra l’altro, è davvero a chilometro zero perché da casa mia ci vado a piedi».

Per la famiglia Morozzi-Burnacci l’orto è stata anche l’occasione per uno scambio generazionale. «All’inizio non eravamo molto pratici e il signor Olindo, un anziano che coltivava un orto a fianco al nostro, ci ha insegnato tante cose».

Casalfiumanese non è l’unico comune del circondario ad aver aperto la possibilità di coltivare anche ai giovani. A Imola sono stati assegnati in questo modo una quarantina di orti, mentre a Castel San Pietro sono una decina. Medicina, invece, già da alcuni anni ha in mente di realizzare i primi orti comunali in via delle Fragole. Anche in questo caso, quando saranno pronti, potranno far domanda pensionati, ma anche studenti e disoccupati. (gi.gi.)

Altri particolari sul “sabato sera” del 17 maggio.

Nella foto: un selfie nell’orto per Cristina Burnacci e Roberto Morozzi assieme ai figli Laura e Riccardo

Pomodori e fagiolini, gli orti comunali non sono solo una faccenda da anziani
Cronaca 21 Maggio 2018

A Castello prorogata la scadenza del bando per i contributi a chi sostituisce una vecchia caldaia o i termostati

E’ stata prorogata fino al 15 giugno la scadenza del bando del Comune di Castel San Pietro che mette a disposizione complessivamente 50 mila euro per quei cittadini che sostituiranno le vecchie caldaie a bassa efficienza energetica nelle abitazioni civili del territorio comunale. I contributi possono essere richiesti per sostituire generatori di calore autonomi in uso da almeno 15 anni. Il generatore esistente potrà essere sostituito con un generatore a condensazione, oppure con un sistema ibrido a pompa di calore.

Solo al di fuori del perimetro del territorio urbano, potranno essere sostituiti anche generatori alimentati a gpl o a gasolio o a biomassa, con caldaie a biomassa legnosa. In tutti i casi i nuovi impianti dovranno avere potenza minore o uguale a 35 chilowatt (kW). L’incentivo è pari a 20 euro per ogni chilowatt di potenza installata del nuovo generatore. Inoltre, sono ammessi ai contributi anche interventi nei quali alla sostituzione del generatore si aggiunge l’installazione di valvole termostatiche (o dispositivi analoghi) sui corpi scaldanti. In questo caso, l’incentivo sale a 25 euro per ogni chilowatt di potenza del nuovo generatore più ulteriori 15 euro per ogni valvola termostatica installata. Tanto per fare un esempio, nel caso di un appartamento da 80 metri quadri composto da quattro stanze più corridoio e bagno, dotato complessivamente di sei radiatori, la nuova caldaia avrà una potenza pari a 25 chilowatt. Ergo, nel caso in cui venga sostituita solo la caldaia, il contributo sarà di 500 euro. Se invece vengono installate anche le valvole termostatiche, l’incentivo sale a 715 euro. Per presentare domanda c’è tempo fino alle ore 12.30 di venerdì 15 giugno.

La graduatoria terrà conto della tipologia del soggetto richiedente (sono favoriti gli affittuari), del tipo di intervento in base all’efficienza energetica e dell’attestazione Isee. «Si tratta di una novità in ambito territoriale – commenta il presidente del Consiglio comunale, Stefano Trazzi, che ha anche la delega ai Progetti di risparmio energetico ed energie rinnovabili -. Oltre al vantaggio del risparmio energetico ed economico, il rinnovamento degli impianti termici civili contribuirà al miglioramento della qualità dell’aria e avrà un’importante ricaduta sull’indotto economico». Mediamente, fanno sapere dal Comune, «in ambito residenziale, il risparmio energetico conseguente alla sostituzione di un generatore di calore tradizionale con uno a condensazione è pari a circa il 10%, nei casi più virtuosi sino a circa il 20%».

Il bando e i moduli da compilare sono sul sito www. comune.castelsanpietroterme.bo.it. Per informazioni ci si può rivolgere allo sportello dedicato presso l’ufficio tecnico, settore Ambiente e territorio, in piazza XX Settembre 3 (terzo piano), aperto il lunedì e il mercoledì dalle 9 alle 12 (telefono 051/6954106). 

r.c.

Nella foto (dal sito del Comune di Castel San Pietro): uno scorcio della città

A Castello prorogata la scadenza del bando per i contributi a chi sostituisce una vecchia caldaia o i termostati
Cronaca 21 Maggio 2018

L’Enpa, le volontarie e gli oltre 200 gatti delle colonie feline dozzesi

I gatti accompagnano e rallegrano le giornate di molti, ma il loro carattere indipendente è universalmente riconosciuto. Come diceva lo scrittore William S. Burrroughs, «il gatto non offre servigi, offre sè stesso, naturalmente vuole cura ed un tetto». Eppure anche sul nostro territorio ci sono molti gatti che «cura ed un tetto» non li hanno ancora trovati, oppure sono stati abbandonati, dando vita all’annoso problema del randagismo. Per fortuna c’è chi si prende cura di loro.

A Dozza è l’Enpa a svolgere questo compito dopo avere stipulato, quattro anni fa, una convenzione con il Comune per occuparsi dei gatti randagi che, per legge, sono di proprietà del sindaco. Tra Dozza e Toscanella, i dieci volontari di Enpa seguono ventidue colonie feline che ospitano ben duecento gatti.Uno dei problemi principali è nutrire adeguatamente i mici delle colonie. Oltre alle raccolte di cibo, i volontari possono contare anche su iniziative a livello nazionale.

Quest’anno il progetto «Pappa per tutti», nato da una collaborazione tra Purina Friskies ed Enpa nazionale, ha permesso di raccogliere un milione di pasti che sono stati distribuiti tra le sezioni locali. «A Dozza nei mesi scorsi sono stati consegnati due bancali, cioè ottocento chili di cibo che corrispondono a duemila pasti» conferma Marco Bravi, responsabile nazionale comunicazione e sviluppo iniziative di Enpa. Nutrire i gatti però non è l’unico problema, come racconta la tesoriera dell’Enpa dozzese, Roberta Ferri.

«I Comuni della vallata del Santerno e Castel Guelfo hanno stipulato convenzioni solo con le Cgam (Corpo guardie ambientali metropolitane), che tuttavia si limitano a controllare il territorio e non intervengono nella cura giornaliera dei felini, si occupano più di abbandoni. In questi territori la gestione dei gatti randagi è, di fatto, in mano a privati. In vallata, ad esempio, diamo una mano anche noi consegnando del cibo per i mici. La collaborazione tra volontari, istituzioni e privati cittadini è fondamentale e andrebbe implementata».

Sul nostro territorio si alternano gattili veri e propri (a Imola, Medicina e Ozzano Emilia), mentre a Castel San Pietro opera un’altra sezione dell’Enpa che si occupa sempre di colonie feline. Per quanto riguarda la gestione delle colonie è fondamentale l’apporto dei volontari. A Dozza tra questi c’è Tania Giallorenzo, che è anche consigliera dell’Enpa dozzese. «Lavorando da molti anni per un veterinario so come trattare gli animali, ad esempio quando si tratta di fare le catture per sterilizzarli» spiega. Gianlorenzo è una vera amante degli animali e nella sua casa a Ponticelli ospita ben diciotto gatti, sette cani e perfino una capretta. «La maggior parte dei miei gatti erano stati abbandonati – prosegue la Gianlorenzo -. Ho accolto anche gatti anziani che magari nessuno voleva ed erano destinati ad essere soppressi».

Malgrado le sterilizzazioni però i volontari devono occuparsi di nuovi cuccioli. «Ogni estate dobbiamo confrontarci con il problema degli abbandoni – spiega ancora Roberta Ferri -. Molti gatti non sterilizzati arrivano nelle nostre colonie e così nascono nuovi cuccioli. Solitamente cerchiamo di trovare una casa sia a loro, sia a tutti quei gatti abituati a vivere in famiglia che non sopravvivrebbero in una colonia libera». Per le adozioni si può contattare direttamente l’Enpa dozzese (attraverso la pagina Facebook «Enpa sezione dozzese») che si occupa anche di valutare la futura casa del gatto. «Noi procediamo con dei pre-affidi di quindici giorni – conclude Ferri -, così possiamo controllare la situazione e dare istruzioni per occuparsi meglio del piccolo felino». Se l’affido va in porto c’è poi l’obbligo di sterilizzazione. (re.co.) 

Nelle foto: Tania Giallorenzo con alcuni dei suoi gatti

L’Enpa, le volontarie e gli oltre 200 gatti delle colonie feline dozzesi
Cronaca 21 Maggio 2018

A Castello asfalto per le strade e una rotonda con i soldi della lotta all’evasione

Castel San Pietro si conferma tra i comuni italiani più attenti alla lotta all’evasione tanto che, nel 2017, l’ufficio tributi associato del circondario, per quanto riguarda il Comune sul Sillaro, ha accertato oltre un milione di euro tra tasse non versate e relative sanzioni. Il dato è stato reso noto nel corso del Consiglio comunale di giovedì 10 maggio, quando è stato approvato il consuntivo 2017 con i voti della maggioranza (astenuti M5s, contrari la lista Il tuo comune). L’avanzo disponibile è di ben 1 milione e 200 mila euro ed è stato generato essenzialmente dal maggior recupero dell’evasione, «già accertata dagli uffici comunali, quindi inseribile nel bilancio e spendibile dopo la verifica degli equilibri di bilancio in luglio – precisa l’assessore al Bilancio, Anna Rita Muzzarelli -. Si tratta in particolare di controlli relativi all’Imu del 2012, alla Tares del 2013 e alla Tari del 2014 e 2015».

«Ottenere maggiori recuperi dal contrasto all’evasione per oltre 1 milione di euro è il risultato concreto dell’ impegno nella lotta all’evasione fiscale, in continuità con gli anni precedenti – prosegue Muzzarelli – che fa di Castel San Pietro uno dei comuni italiani più virtuosi. Solidità del bilancio che si conferma nella capacità di spendere senza incrementare tasse e tariffe, investendo senza aumentare l’indebitamento (il debito si conferma a 232 euro per abitante, ndr) e nella capacità di  pagare i fornitori con un tempo medio di soli 38 giorni».Per i cittadini questo si traduce nella possibilità di veder investiti più soldi per il proprio territorio. «L’avanzo 2017 sarà maggiormente indirizzato verso le asfaltature stradali e la realizzazione di interventi di miglioramento della viabilità urbana, ma anche manutenzione di parchi, giardini e giochi, rigenerazione impianti sportivi e casa protetta, nonché l’acquisto di telecamere per dare più sicurezza alle persone e di un nuovo automezzo per il trasporto di disabili e anziani» snocciola il sindaco, Fausto Tinti.

Qualche esempio? «Realizzeremo la rotatoria all’intersezione tra via Scania e via Marconi, vicino alla biblioteca, dove oggi c’è il semaforo – dettaglia il sindaco -. Circa 450 mila euro verranno utilizzati per riasfaltare. Tanto per fare un paio di esempi, via Di Vittorio nel capoluogo e via Grassi a Osteria Grande». Da notare che queste risorse recuperate dalla lotta all’evasione si sommano ai 496 mila euro che il ministero dell’Economia e delle Finanze, per il tramite del ministero dell’Interno, ha riconosciuto a Castello nell’ottobre dello scorso anno e che derivano dalle cosiddette segnalazioni qualificate effettuate dagli enti locali; sempre tasse o imposte che i cittadini avrebbero dovuto pagare, ma che non hanno fatto per errore o per scelta. In quel caso, le risorse sono già state dirottate all’acquisto di nuovi computer, software e telecamere, nonché migliorie agli impianti sportivi, la potatura di alcuni alberi e alcune asfaltature, più l’affidamento ad Area Blu della realizzazione del restauro conservativo dell’Arena, per il quale l’ente locale ha ricevuto anche un finanziamento europeo. (gi.gi.)  

Nelle foto l’asfaltatura di via Carducci realizzata poche settimane fa 

A Castello asfalto per le strade e una rotonda con i soldi della lotta all’evasione
Cronaca 20 Maggio 2018

Sei colonnine per ricaricare auto elettriche tra Castello e Osteria Grande

L’Amministrazione castellana punta sulla mobilità elettrica. Grazie ad un accordo firmato con Enel Energia Spa, quest’anno a Castel San Pietro verranno installate le prime tre colonnine di ricarica per veicoli elettrici, mentre altre tre saranno installate entro il 2020.Ad individuare le collocazioni è stato l’ufficio Ambiente e progetti strategici, mentre tutti i costi del progetto (installazione, gestione e manutenzione) saranno a carico di Enel.

«Le prime due colonnine saranno posizionate nel parcheggio dell’ospedale e in quello all’angolo fra via Emilia e via Gramsci, che Area Blu sistemerà quest’anno con i proventi della sosta – spiega l’assessore alla Mobilità sostenibile, Tomas Cenni –. La terza colonnina, destinata alla frazione di Osteria Grande, potrebbe essere posizionata presso il centro commerciale della frazione oppure nel parcheggio del laghetto Mariver. La scelta dipenderà da aspetti tecnici ed urbanistici che saranno valutati nei prossimi mesi».

Anche per quanto riguarda le tariffe per la ricarica è presto, ma secondo il Comune dovrebbero essere previsti abbonamenti a prezzi vantaggiosi per gli utenti.Il progetto delle nuove postazioni per la ricarica dei veicoli elettrici nasce dall’interesse di Enel Energia Spa, ma persegue anche l’obiettivo del risanamento e della tutela della qualità dell’aria che, come si legge nella delibera di Giunta per l’approvazione del progetto stesso, «il Comune di Castel San Pietro considera prioritario tenuto conto delle importanti implicazioni sulla salute dei cittadini e sull’ambiente».

Il progetto rientra in un disegno più corposo che coinvolgerà tutta Italia. Il Piano nazionale per l’installazione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici, presentato da Enel nel novembre dello scorso anno, prevede la posa di circa 7 mila colonnine entro il 2020, per poi arrivare a 14 mila nel 2022. Enel investirà tra i 100 e i 300 milioni di euro per lo sviluppo di una rete capillare di ricarica composta da colonnine Quick (22 kW) nelle aree urbane e Fast (50 kW) e Ultra Fast (150 kW), per la ricarica veloce, in quelle extraurbane. Circa l’80% dei punti di ricarica verrà installato nelle zone cittadine, di cui il 21% nelle grandi aree metropolitane e il 57% nelle altre città. Il restante 20% dei punti di ricarica servirà per garantire gli spostamenti di medio e lungo raggio, nelle zone extraurbane e nelle autostrade.«Siamo fortemente impegnati a dare all’Italia un contributo decisivo all’evoluzione di un sistema di mobilità sostenibile» ha affermato l’amministratore delegato e direttore generale di Enel, Francesco Starace.

L’infrastruttura sviluppata da Enel oggi conta già circa 900 colonnine in tutto il territorio nazionale. «Con il piano infrastrutturale vogliamo eliminare l’ansia per chi guida un’auto elettrica di restare “a secco di energia” – ha aggiunto il direttore della divisione globale e-Solutions di Enel, Francesco Venturini -. Per questo motivo realizzeremo una rete capillare che contribuirà ad aumentare il numero di vetture elettriche in circolazione in Italia». (mi.mo. )

Nella foto analoghe colonnine a Imola  

Sei colonnine per ricaricare auto elettriche tra Castello e Osteria Grande
Cronaca 19 Maggio 2018

Ubriachi al volante, un uomo di 66 anni fugge dopo l'incidente a Casale. Una donna fuori strada a Imola

Tasso alcolico elevato e guida non vanno d’accordo. Lo dice la legge e pure il buonsenso. Negli ultimi due giorni ben due automobilisti sono finiti fuori strada, per fortuna senza troppi danni per se stessi e soprattutto senza coinvolgere altri. Ieri sera ha provocato un incidente stradale con soli danni alle cose a Casalfiumanese poi si è dato alla fuga. Fuga breve in quanto i carabinieri l’hanno rintracciato nella sua abitazione di Imola. Sottoposto all’alcol test è risultato positivo con un valore di 2,13 di alcol nel sangue (il limite da non superare è 0,50). La patente gli è stata ritirata e il veicolo sequestrato perché era pure sprovvisto della polizza assicurativa. 

Il giorno prima, giovedì, a Imola, una donna di 43 anni di nazionalità rumena era risultata positiva all’alcol test subito dopo un incidente che aveva avuto in via del Cavallo: è uscita di strada al volante della sua Volkswagen Golf. All’arrivo dei carabinieri, la donna, illesa, aveva un valore di cinque volte superiore al limite. Oltre alla denuncia, si è vista ritirare la patente di guida e sequestrare l’auto ai fini della confisca. (l.a.)

Foto d”archivio

Ubriachi al volante, un uomo di 66 anni fugge dopo l'incidente a Casale. Una donna fuori strada a Imola
Cronaca 18 Maggio 2018

Rubate collana e corona alla Madonna di San Giovanni Vecchio

Ancora un furto ai danni di una parrocchia, un gesto davvero spiacevole, perché ferisce la devozione dei fedeli più che colpire il portafoglio. Questa volta a farne le spese è stata la chiesa di San Giovani Vecchio di via Callegherie, che fa capo alla parrocchia di Sant’Agata di via Cavour. In particolare, qualcuno si è introdotto ed è riuscito a rubare sia collana che la corona che ornavano il volto di Maria regina di tutti i santi.

L’episodio si è verificato nella mattinata di lunedì scorso, probabilmente dopo il termine della messa, che nei giorni feriali viene celebrata alle ore 7.30. Ad accorgersene, infatti, è stato il parroco, don Davide Durante, quando verso mezzogiorno era andato a chiudere la chiesa come al solito.

L’immagine della Madonna, protetta da un vetro, si trova sopra ad un altare laterale. Con ogni probabilità, il ladruncolo si è arrampicato sull’altare per sfilare la collana di granate di colore viola e la corona di metallo fuso dorato del XIX secolo. Poi si è dileguato facendo perdere le proprie tracce. Il parroco ha poi denunciato l’acccaduto alla polizia. “Non si tratta di oggetti preziosi, ma il gesto non è bello. La corona è un oggetto che fa dell”elenco depositato presso l”Ufficio nazionale dei beni culturali della Cei – dice don Davide -. Comunque, con i fedeli abbiamo pregato assieme, in segno di riparazione”.

Come detto, non è la prima volta che vengono prese di mira le chiese. Il caso più eclatante, due anni fa quando fu rubata la corona dorata che ornava l’affresco della Beata Vergine del Piratello, che si trova sopra l’altare nell’omonimo santuario sulla via Emilia. Destò scalpore anche il furto della statua in cartapesta del Gesù Bambino dalla cattedrale di San Cassiano otto anni fa; in questo caso l”opera è stata ritrovata e riconsegnata proprio due mesi fa alla comunità parrocchiale. (gi.gi.)

Nella foto l”immagine della Madonna oggi e prima con la collana e la corona

Rubate collana e corona alla Madonna di San Giovanni Vecchio
Cronaca 17 Maggio 2018

A Imola Area Blu cerca un gestore per il bar delle Acque minerali. Domande da presentare entro giovedì 24 maggio

C’è decisamente poco tempo per presentare la propria offerta per accaparrarsi la gestione del bar all’interno del parco delle Acque minerali. I documenti, infatti, sono stati pubblicati nella sezione «Trasparenza» del sito di Area Blu venerdì 11 maggio e la scadenza è fissata alle ore 12 del 24 maggio (per informazioni è possibile contattare il geometra Romano Andalò, tel. 0542/689722).

La concessione prevede un canone a base d’asta di 8 mila euro per il periodo compreso tra il 5 giugno e il 31 ottobre 2018. Rispetto al bando del 2017 il canone chiesto è decisamente inferiore (8 mila contro 41 mila). Tra l’altro, l’anno scorso il gestore aveva offerto un rialzo cospicuo, portandolo a 52 mila euro. Poi, però, aveva lasciato il locale in anticipo versando soltanto 7 mila euro e costringendo Area Blu ad avviare un contenzioso. «Vista l’importanza che il parco riveste per la città di Imola e per i suoi cittadini, l’obiettivo è quello di garantire la fruibilità di tali aree e del servizio di somministrazione di alimenti e bevande per tutta la stagione estiva 2018» dicono da Area Blu.

Anche per questo al gestore viene chiesto che almeno il bar a servizio dei fruitori del parco resti aperto «tutti i sabati e le domeniche pomeriggio a partire da dieci giorni dalla sottoscrizione del presente atto fino al 1 ottobre». Nel bando non si fa riferimento esplicito all’attività della discoteca. Tuttavia, la concessione dell’immobile è sia per l’esercizio pubblico di somministrazione di alimenti e bevande, sia per altre «attività di intrattenimento». Tra l’altro, nell’elenco delle attrezzature che verranno concesse in uso al nuovo gestore ci sono anche casse, mixer, amplificatori e luci stroboscopiche, tutti impianti pensati per le serate danzanti, anche se, si legge nel bando, «il concessionario dovrà ottemperare alle normative in materia acustica presenti nel parco Acque minerali, dotandosi di attrezzature ed impianti per la diffusione sonora idonei allo scopo». In effetti, nel regolamento comunale per le attività rumorose la discoteca delle Acque è stata «declassata» ad esercizio pubblico, ma può avere 50 giornate di deroga con un massimo di 4 eventi a settimana.

gi.gi.

Nella foto: il bar all”interno del parco delle Acque minerali

A Imola Area Blu cerca un gestore per il bar delle Acque minerali. Domande da presentare entro giovedì 24 maggio
Cronaca 17 Maggio 2018

All’ex convento dell’Osservanza di Imola il restauro ripartirà in estate

Restauro Osservanza, anno primo. Dopo dodici mesi dalla presentazione pubblica degli interventi di ristrutturazione e riqualificazione dell’ex convento dell’Osservanza a Imola, avvenuta il 19 maggio 2017, il cantiere non si ferma. La parrocchia di San Cassiano, che qui ha trovato sede dopo che i frati hanno lasciato il convento nel 2008 e dopo che la Diocesi ha acquisito il convento, ha deciso l’intervento a causa di problemi di cedimento del tetto e per realizzare una struttura il più possibile aperta e fruibile dalla città.

Mentre, tramite la Diocesi, venivano chiesti fondi alla Conferenza episcopale italiana sia per l’edilizia di culto (in quanto nuova parrocchia, in questo caso costituita in nuova sede) sia per i beni culturali, si formava anche una onlus (onlus Parrocchia di San Cassiano martire all’Osservanza) al cui fianco nasceva il Comitato RestaurOsservanza che ha lo scopo di raccogliere fondi e organizzare eventi. L’ammontare complessivo dei lavori è valutato in 1.050.000 euro: 783.000 euro sono già disponibili (tra questi, fondi della parrocchia e somme raccolte dal comitato) o comunque richiesti (alla Cei e alla Fondazione Cassa di risparmio di Imola) e ragionevolmente in arrivo. Mancano quasi 300.000 per realizzare tutti gli interventi e le migliorie previste, ma questo non ha fermato i lavori, che procedono così un po’ alla volta, per stralci e lotti. I primi, partiti ad agosto 2017 dopo una gara tra imprese aggiudicata alla Pmvc, hanno interessato le coperture, cioè il tetto del convento, con interventi già realizzati di riparazione e consolidamento delle capriate danneggiate, e con l’inserimento della guaina impermeabilizzante, e di ripasso del manto di copertura.

A dirigere i lavori e a firmare il progetto della ristrutturazione è l’architetto Stefania Campomori di Alba Progetti: «Quest’estate partiremo con nuovi interventi, già autorizzati dalla Soprintendenza», anticipa. In particolare, al primo piano del secondo chiostro del convento, quello più interno, nei bracci sud-est e sud-ovest ora inagibili verranno realizzati ambienti da destinare ad aule didattiche e per il catechismo nonché servizi igienici e, contemporaneamente, si interverrà anche su alcune porzioni di copertura».

Si continuerà poi per tutto il 2019 al piano terra e al primo piano dell’ala sud-ovest del primo chiostro, per realizzare ambienti adeguati alle esigenze del gruppo scout Imola 1 che qui si ritrova. «È previsto anche  l’adeguamento degli spazi al piano terra utilizzati dal Circolo Silvio Pellico – continua l’architetto Campomori -, con una risistemazione della cucina e delle attrezzature per adeguarle a quelle di una cucina industriale e con caratteristiche degli spazi rispondenti alle attuali normative. Una parte di questi lavori sarà finanziata dalla Diocesi e una parte dal Circolo». Quello in essere è un intervento importante che vuole restituire alla città quello che è «uno dei nostri patrimoni monumentali più significativi – afferma Fabrizio Castellari, del Comitato RestaurOsservanza -, che ha una storia plurisecolare e che è punto di riferimento per una grande comunità di soggetti, a cominciare dai parrocchiani per continuare con gli scout e non solo». «È un posto preziosissimo per la città, per l’arte, per l’educazione – conferma il parroco, don Emilio Morelli -. E io sono stupito e grato perché non pensavo di trovare tanto interesse, tanta generosità e tanta competenza per questo progetto. Questo luogo è nel cuore di molta gente perché è un luogo che tocca il cuore».

Edificio dalla storia antica, come detto: l’ex convento di Santa Maria delle Grazie, comunemente detto dell’Osservanza, risale infatti al XV secolo e comprende, oltre al convento vero e proprio, la chiesa di San Michele Arcangelo e il Santuario della Beata Vergine delle Grazie. E proprio il Santuario sarà oggetto di una parte specifica dei lavori previsti, parte finanziata dalla Fondazione Cassa di risparmio di Imola: verrà dotato, infatti, di un impianto di riscaldamento, che necessariamente dovrà integrarsi con le decorazioni a stucco che coprono le pareti. Di questa parte di interventi più artistici, faranno parte, inoltre, il restauro dell’intonaco del primo chiostro e la sua dotazione di un nuovo impianto di illuminazione, e il restauro del complesso scultoreo del Compianto sul Cristo Morto, detto I Piagnoni, che si trova in un’edicola nel giardinetto che si affaccia su via Venturini, edicola che sarà a sua volta risistemata (per questa parte di interventi di tipo artistico, il progetto è ancora in attesa di autorizzazione da parte della Soprintendenza).

s.f.

Nella foto: il cantiere per la ristrutturazione del tetto nell”ottobre 2017

All’ex convento dell’Osservanza di Imola il restauro ripartirà in estate
Cronaca 17 Maggio 2018

Festa dei vicini di casa, per la prima volta anche a Dozza si mangia e si brinda alla voglia di stare insieme

Il Comune di Dozza, sulla scia del successo in altre realtà della Festa dei vicini di casa, ha deciso di organizzare questo appuntamento anche nel proprio territorio il 25 e 26 maggio, anche se in forma ridotta in quanto progetto pilota per il futuro. 

Partecipare è semplice: si organizzano tavolate per mangiare, bere e stare in compagnia. Ognuno può portare qualcosa, secondo le proprie capacità e bastano dunque passaparola, autoorganizzazione e voglia di stare insieme. L”importante  è coinvolgere il maggior numero di vicini nell”organizzazione, promuovere la festa, selezionare uno o più luoghi idonei, protetti e a misura di pedone, oltre a prevederne un altro in caso di maltempo. Suddividere tra vicini i compiti par l”acquisto e la preparazione di cibo e bevande, senza dimenticare che tra i commensali ci potrebbero essere anziani e bambini e pensare ai materiali occorrenti.

Per aderire è sufficiente compilare l’apposito modulo e consegnarlo entro le ore 13 di venerdì 18 maggio direttamente all’Urp (orari di apertura: da lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 13,00; martedì dalle 8,30 alle 14,00; sabato dalle 8,30 alle 12,00) oppure via email urp@comune.dozza.bo.it mettendo in oggetto »Festa dei Vicini 2018». Il Comune valuterà se la proposta rientra nello spirito della Festa e, rispettando il carattere spontaneo e privato dell’iniziativa, fornirà un supporto indiretto: ad esempio divulgando l’iniziativa sui giornali, sul sito e pagina fb istituzionale, concedendo l’uso gratuito del suolo pubblico e di transenne per delimitare gli spazi della festa, emettendo ordinanze per il traffico e la viabilità, collaborando alla predisposizione di volantini e locandine, mettendo a disposizione volontari, etc. Il tutto avverrà nei limiti delle disponibilità del Comune di Dozza: se non sarà possibile soddisfare tutte le richieste pervenute, la priorità sarà data secondo l’ordine cronologico di presentazione delle richieste.

Per informazioni: Urp Comune di Dozza tel. 0542/672408 

r.c.

Nella foto: la locandina dell”evento

Festa dei vicini di casa, per la prima volta anche a  Dozza  si mangia e si brinda alla voglia di stare insieme

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