Economia

Economia 3 Aprile 2019

Dall'agricoltura si ricava non solo il cibo, ma anche prodotti di bellezza: alcune storie di aziende del territorio

L’utilizzo dei prodotti dell’agricoltura nella cosmesi si chiama agricosmesi. Perché la terra regala buoni frutti e se li possiamo ingerire possiamo anche applicarli sulla pelle. Un grande filone sempre più amato e ricercato che sta riscuotendo successo anche tra gli italiani. Un mercato sempre più attento alla qualità delle materie prime e alla loro certificazione, che viene incontro ad una crescente attenzione verso una bellezza naturale che tenga anche conto dei consumatori vegetariani e vegani, ma non è solo una loro richiesta, che vogliono prodotti che escludano in ogni fase della propria realizzazione l’impiego di qualsiasi sostanza di derivazione animale, anche se ottenuti senza sacrificio e/o maltrattamenti.

Una realtà sempre più in evoluzione, sia per la ricerca che sta alla base, sia per la qualità delle sostanze utilizzate. Si tratta di cosmetici che richiamano rimedi antichi e che ripropongono una cultura rurale, quasi contadina, ma rivisti in chiave moderna. Prodotti cosmetici naturali e biologici, dunque, e soprattutto rispettosi della pelle. Un rapporto tra mondo agricolo e cosmesi che diventa ancor più interessante se pensate che il settore della bellezza e benessere, parole di Renato Ancorotti, presidente dell’associazione nazionale delle imprese cosmetiche Cosmetica Italia, vede una crescita continua del fatturato globale, che è oggi superiore agli 11 miliardi di euro e le esportazioni che incidono significativamente sui valori di produzione con un incremento del 3,6%. Dati presentati nei giorni scorsi in occasione del Cosmoprof di Bologna, l’evento internazionale più importante nel settore della bellezza professionale che ha visto come temi principali, per l’edizione 2019, proprio la sostenibilità ambientale e l’economia circolare. Perché anche di questo si occupa l’agricosmesi. Il comparto profumeria e cura per i capelli mostra, infatti, una particolare attenzione per materie prime naturali finora poco utilizzate in ambito cosmetico, spesso espressione di un’industria fortemente legata al territorio e a prodotti a «chilometro zero».

In un concetto di riciclo e riutilizzo degli scarti di altre lavorazioni, aumentano le proposte di prodotti di bellezza con ingredienti tipici dell’industria alimentare, come il vino, il tè o l’aceto, molto utilizzato ad esempio per la cura dei capelli. Il prodotto cosmetico diventa quindi parte della ricerca di equilibrio tra l’individuo e la natura. Da una parte creme, emulsioni, lozioni, gel, oli, maschere di bellezza, saponi, profumi, trucco, strucco, solari. Dall’altra, scarti agricoli, scarti della vendemmia, fiori, miele, piante officinali, semi, piccoli frutti, bava di lumaca, olio di oliva, latte d’asina. E questo è solo l’inizio. Poi, basta leggere le etichette. E magari sentire l’esperienza di qualche produttore.

Proprio a Cosmoprof abbiamo incontrato Patrizia Morale, responsabile marketing e Pr di Harbor, un’azienda che ha sede a Ozzano Emilia e che sviluppa, formula, produce e commercializza cosmetici da oltre trent’anni. «Il nostro marchio – spiega – è distribuito in oltre 2.500 punti vendita a livello nazionale ed è presente in oltre 35 Paesi nel mondo. Per tutti l’attenzione per prodotti che contengono anche elementi della terra». Avena, bacche di goji, camomilla, canapa, carbone vege-tale, fiori di Back, di pesco, oliva, rosa centifoglia, succo fresco di Ace, e quindi di arancia, carota, limone. «Creme viso, corpo, mani, capelli, shampoo e tanto altro soprattutto per donne tra i 25 e i 45 anni» aggiunge.

Lasciamo i padiglioni affollati di Cosmoprof e andiamo nelle colline di Casalfiumanese. Adriano Pilani ha una laurea in tecniche erboristiche, una grande passione per il suo lavoro e, nei suoi due ettari di terra che coltiva da sei anni, circa 20 mila piante officinali. Timo, rosmarino, lavanda, elicriso, salvia, rosa damascena che diventano oli essenziali per la cosmesi e l’alimentazione. «E’ sicuramente un interesse in crescita – precisa Pilani – perché è in aumento la sensibilizzazione verso prodotti che sono “naturali” e per questo più apprezzati». Ottimi come integratori, utili per la cosmesi.

E poi le esperienze più particolari. Quella, ad esempio, della signora Giuliana Cesari che, già nel nome, ricorda l’azienda fondata nel 1967 a Castel San Pietro che vanta una posizione di rilievo nella produzione enologica internazionale. Sei poderi, 170 ettari di vigneti, 18 mila metri quadri di cantina. E un vino, in particolare, il Tauleto, perché proprio dal piccolo vigneto che dà vita a questo sangiovese Rubicone Igt nasce il benessere a tutto campo. La viteterapia. «Tauleto vitis philosophia – aggiunge la Cesari – è un’idea di benessere molto più ampia che abbraccia la vigna nel suo complesso. All’interno di un vigneto non sono solo i preziosissimi polifenoli dell’uva ad avere proprietà benefiche per la pelle. Ci sono i bioflavonoidi e gli antociani, ricavati dalle foglie e dalla linfa della vite, e i preziosi oligoelementi e sali minerali come magnesio, silicio e fosforo contenuti nel terreno del vigneto, per non dimenticare l’inebriante fragranza sprigionata dal bouquet di profumi di un calice di rosso Tauleto. Si dice che la natura abbia tutte le risposte, ma a me sembra che abbiamo smesso di ascoltarla. L’intuizione è chie-dere ad una pianta tanto potente come la vite i principi attivi per trasmettere nuova energia alla nostra pelle». (al.gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 28 marzo

Nella foto Giuliana Cesari con la figlia Ilaria nel loro vigneto di Castel San Pietro Terme

Dall'agricoltura si ricava non solo il cibo, ma anche prodotti di bellezza: alcune storie di aziende del territorio
Economia 2 Aprile 2019

La Cefla realizzerà la nuova sede Teapak in via Gambellara come “general contractor', ovvero referente generale del progetto

La nuova sede dell’azienda imolese TeaPak, di prossima costruzione in via Gambellara, sarà realizzata da Cefla. La cooperativa si è aggiudicata la commessa nel ruolo di “general contractor”, ovvero referente generale per la realizzazione dell’intero progetto, anche dal punto di vista edile. Un ruolo che esula dall’ambito tradizionale di attività rappresentato dalla sua divisione engineering, specializzata in impiantistica civile e industriale e nei sistemi di recupero e produzione di energia e impianti di cogenerazione.

In questo caso, Cefla sale un ulteriore gradino, che la porterà a gestire l’intera commessa, dalla posa della prima pietra alla consegna dello stabilimento ultimato. «In realtà – precisa il presidente, Gianmaria Balducci – Cefla non è al suo debutto come general contractor. Stiamo già svolgendo delle attività in questa veste. Per esempio, la riqualificazione della centrale di cogenerazione del quartiere Tor di valle di Roma, per conto di Acea e in partnership con General Electrics, appalto complessivo di circa 28 milioni e mezzo di euro». Un’opera ultimata alla fine del 2017, che oggi fornisce energia termica ai circa 40 mila residenti del quartiere della capitale, mentre l’energia elettrica prodotta è utilizzata nell’impianto di depurazione delle acque reflue o ceduta alla rete di distribuzione.

«A livello internazionale, invece – elenca il presidente – stiamo seguendo la realizzazione di un hotel in Algeria; in questo caso una commessa da circa 10 milioni. Se ci riferiamo però al territorio imolese, in questo senso il nostro può considerarsi un debutto». Per portare a termine lo stabilimento progettato dallo studio bolognese Open Project e consegnarlo chiavi in mano al committente entro febbraio 2020, questa la scadenza stabilita, Cefla si avvarrà della collaborazione di altre cooperative del territorio. «La volontà – conferma Balducci – è di unire le competenze del territorio. Cefla in ambito impiantistico, Cims e Cti in ambito civile. Abbiamo partecipato alla gara con una squadra che in termini di expertise e know how fosse completa e in grado di soddisfare tutte le esigenze richieste. Era importante la presenza di Cefla come general contractor per la solidità finanziaria e tecnica e per riuscire a garantire il livello qualitativo richiesto dall’investitore». Nello specifico parliamo del gruppo americano Yogi Tea, che nel 1999 ha acquisito l’imolese TeaPak e che per la nuova sede della sua filiale italiana investirà in totale oltre 25 milioni di euro. (lo.mi.)

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Nella foto la centrale di cogenerazione del quartiere Tor di Valle a Roma, realizzata da Cefla

La Cefla realizzerà la nuova sede Teapak in via Gambellara come “general contractor', ovvero referente generale del progetto
Economia 28 Marzo 2019

Cia Imola, un convegno con tecnici ed esperti su un tema cruciale: ambiente e agricoltura sostenibile

Un’agricoltura che contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente, del territorio e delle persone, in una parola: sostenibile. Un aggettivo che racchiude la sopravvivenza e il futuro del settore agricolo, al quale Cia – Agricoltori italiani Imola dedica il convegno “La sostenibilità in agricoltura”, che si terrà il prossimo 4 aprile a Castel San Pietro (Sala Cassero in via Matteotti 2), dalle ore 16.30 alle 20.

L’evento è una tappa del percorso iniziato lo scorso anno, con la presentazione del manifesto-programma “Agricoltura, territorio, benessere”, nel quale Cia Imola delineava il progetto di un’agricoltura come parte di un sistema che mette al centro ambiente e alimentazione sana e di qualità, come spiega Andrea Arcangeli, responsabile relazioni sindacali dell’associazione. “In queste settimane abbiamo assistito a molti eventi che hanno posto al centro dell’opinione pubblica italiana e mondiale i temi dello sviluppo sostenibile. Sono gli obiettivi indicati nell’Agenda Onu 2030 e riguardano, in particolare: cambiamenti climatici, fabbisogno d’acqua, alimentazione sana, lotta allo spreco e riduzione dei gas serra. Tutti temi importantissimi, alcuni drammatici, che influiscono direttamente sull’agricoltura, sulle nostre produzioni e il nostro lavoro. Per questo motivo abbiamo deciso di approfondirli con persone di altissimo profilo tecnico e scientifico e di elaborarli in maniera concreta per capire come possiamo declinare il tema della sostenibilità sul nostro territorio”.

Il convegno si aprirà con gli interventi degli ospiti e “padroni di casa” Giordano Zambrini, presidente Cia Imola, e Luana Tampieri, presidente regionale Donne in campo, e proseguirà con i saluti di Fausto Tinti, sindaco di Castel San Pietro e vice sindaco Città Metropolitana. A seguire gli interventi tecnici e scientifici di Giuseppe Cornacchia, dipartimento Sviluppo Agroalimentare e Territorio Cia Nazionale, Tiberio Rabboni, presidente Gal Appennino Bolognese, Antonio Venturi, presidente Ente gestione per i parchi e biodiversità della Romagna, e Andrea Segrè, presidente Fondazione Fico e Fondazione Mach San Michele all’Adige (Tn). Le conclusioni saranno affidate ad Andrea Arcangeli.

L’evento ha il patrocinio del Comune di Castel San Pietro Terme e della Città Metropolitana di Bologna. La partecipazione è libera ma è gradita la conferma con una email a imola@cia.it o tramite sms al cell.349-3150595.

Nella foto Andrea Arcangeli, responsabile relazioni sindacali dell’associazione

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Cia Imola, un convegno con tecnici ed esperti su un tema cruciale: ambiente e agricoltura sostenibile
Economia 28 Marzo 2019

Congresso Legacoop, il presidente uscente: «Abbiamo mantenuto i conti a posto, oggi associazione più solida»

Il presidente della cooperativa edificatrice Aurora Seconda, Raffaele Mazzanti, ed il presidente della cooperativa sociale Giovani Rilegatori, Carlo Alberto Gollini, sono rispettivamente i nuovi presidente e vicepresidente di Legacoop Imola. A sancirlo (all’unanimità) è stata giovedì della settimana scorsa, 21 marzo, l’assemblea dei delegati riunita presso l’auditorium della Sacmi per celebrare il decimo congresso dell’associazione. Un avvicendamento nel segno della continuità. Olivieri era divenuto presidente di Legacoop Imola nell’aprile del 2014 subentrando al dimissionario Sergio Prati. Poi, pochi mesi dopo, la riconferma, assieme a Mazzanti come vicepresidente, in occasione del nono congresso territoriale.

«La Legacoop che uscì dal precedente congresso – ha ricordato Olivieri – era un’associazione profondamente mutata rispetto al passato». Due le cause: «Le minori entrate contributive dovute alle crisi di alcune associate e la conseguente necessità di trovare una nuova modalità organizzativa capace di rispondere ai bisogni delle associate e al tempo stesso di essere economicamente sostenibile». Quattro anni dopo il consuntivo riguardante l’associazione è ampiamente positivo. «Credo di poter affermare- ha detto il presidente uscente – che l’obiettivo che ci eravamo prefissati, di costituire un punto di riferimento certo per le aderenti, lo abbiamo centrato. Così come abbiamo certamente raggiunto anche l’obiettivo di tenere i conti a posto, senza utilizzare parti del patrimonio esistente. In altri termini, consegniamo un’associazione più solida a chi la gestirà domani, come nella migliore tradizione cooperativa».

Ed altrettanto positivo è il consuntivo riguardante le imprese associate. «Se è vero che il 2014 rappresenta l’anno in cui la cooperazione imolese ha registrato una brusca frenata lungo un percorso di crescita che durava da tempo, è altrettanto vero che gli anni successivi hanno evidenziato una grande crescita che troverà nell’esercizio 2018 un suo consolidamento». (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 28

Nella foto la stretta di mano tra il nuovo presidente Raffaele Mazzanti e il presidente uscente Domenico Olivieri

Congresso Legacoop, il presidente uscente: «Abbiamo mantenuto i conti a posto, oggi associazione più solida»
Economia 28 Marzo 2019

Congresso Legacoop, il nuovo presidente è Raffaele Mazzanti, il vice Carlo Alberto Gollini

L’assemblea congressuale della Lega  di Imola ha provveduto a nominare i componenti del Consiglio di presidenza e del Collegio dei revisori dei conti per il prossimo quadriennio, confermando un modello organizzativo che vede presenti all’interno degli organismi decisionali i rappresentanti delle imprese aderenti.

Oltre al presidente Raffaele Mazzanti (Aurora seconda) e al vicepresidente Carlo Alberto Gollini (Giovani rilegatori), il Consiglio di presidenza risulta composto anche da Gianmaria Balducci (Cefla), Stefano Bolognesi(Cooperativa Ceramica d’Imola), Remo Camurani (Cuti-Consai), Vincenzo Folli (3elleN), Andrea Mascherini (Coop Reno), Elena Mongardi (Zappettificio Muzzi), Paolo Mongardi (Sacmi), Luca Montroni (Cti), Domenico Olivieri (Assicoop bologna metropolitana), Giovanni Poli (Cims),Ivan Ronchi (Cooperativa lavoratori della terra), Ilaria Seragnoli (Artemisia) e Roberta Tattini (Seacoop).

Il Collegio dei revisori dei conti risulta invece composto da Dianella Capelletti (presidente) e dai revisori effettivi Claudio Avoni e Domenico Morozzi; revisori supplenti Stefano Cavini e Mauro Saloni. (r.cr.)

Congresso Legacoop, il nuovo presidente è Raffaele Mazzanti, il vice Carlo Alberto Gollini
Economia 27 Marzo 2019

MotoGp, confermata la vittoria di Dovizioso in Qatar. Prosegue l'accordo di sponsorizzazione tra Cefla e Ducati

Dopo il ricorso di alcune scuderie al termine della prima gara mondiale in Qatar, la Corte d’appello della Federazione internazionale ha valutato come la pinna usata dalle rosse di Borgo Panigale non fosse irregolare, confermando così l’ordine d’arrivo ed il trionfo del forlivese Andrea Dovizioso. La notizia del reclamo era arrivata fino a Imola, non tanto per il lato sportivo della vicenda, ma perchè, come avevamo già scritto (leggi la news qui), l”appendice incriminata metteva in risalto il marchio Cefla.

La stessa azienda imolese, intanto, nei giorni scorsi, ha annunciato che il rapporto con Ducati proseguirà anche nel mondiale MotoGp 2019. Per il secondo anno consecutivo, le moto di Andrea Dovizioso, Danilo Petrucci e del collaudatore Michele Pirro avranno così il marchio Cefla sulla carena. La firma è arrivata durante un incontro al quale hanno partecipato Gianmaria Balducci, presidente Cefla e l’Ingegner Luigi Dall’Igna, direttore Generale di Ducati Corse. In base all”accordo, non solo il marchio Cefla sfreccerà sulle moto affrontando le curve dei più famosi circuiti del mondo, ma sarà anche presente sulle cuffie dei tecnici della scuderia Ducati, sulle porte delle postazioni mobili degli ingegneri e sulle luci all’interno dei box, che saranno fornite da Lucifero’s, nuovo brand di Cefla Lighting. «In Cefla sappiamo bene quanto sia importante il lavoro in team per ottenere grandi successi – ha dichiarato Balducci -. Con il nostro supporto e lo spirito di un compagno di squadra, vogliamo unirci a Ducati Corse per raggiungere nuovi ambiziosi obiettivi. D’altronde Cefla e Ducati sono spinte dallo stesso carburante: il desiderio di migliorarsi sempre, l’ambizione di competere sui mercati internazionali e conquistare posizioni di rilievo grazie a ottime performance». (r.cr.)

MotoGp, confermata la vittoria di Dovizioso in Qatar. Prosegue l'accordo di sponsorizzazione tra Cefla e Ducati
Economia 26 Marzo 2019

Imola Programma, la web influencer del momento Marta Basso: «Il mio motto è “smettila di lamentarti'»

Marta Basso è vicentina, ha 26 anni ed è una web influencer e vlogger «Sono quella di Linkedin –spiega- la faccia che compare nell’80 per cento dei casi quando si apre questo sito. Se dovessi spiegare cosa significa essere web influencer in maniera semplice, diciamo che faccio dei video e li metto su internet e per questo vengo riconosciuta». In concreto è seguita da oltre 12.400 utenti nella community web «seria», quella dedicata ai rapporti professionali e di lavoro.

Basso sarà una dei protagonisti degli eventi di sabato 30 marzo di «Imola Programma» (il suo intervento o speech è previsto dopo le ore 9.30). Il suo motto è #StopWhining che significa smettila di lamentarti. «Mi sono resa conto che l’unica cosa che mi limitava era questo. Non sono una psicologa ma un’imprenditrice ed esperta di marketing, mi rivolgo ai ragazzi e ai manager per dare consigli pratici dalla mia esperienza».

Insieme al socio Alessandro Sandionigi ha dato vita anche alla start up in ambito video making Millennial Warriors per fornire informazioni, workshop e consulenze sulle tematiche del mondo del lavoro e del fare impresa, orientare le nuove generazioni di professionisti e imprenditori. Due anni fa è stata Ceo for OneMonth di Adecco Group Italy, scelta tra oltre 11.300 studenti, e riconosciuta dal Parlamento Italiano come uno dei migliori studenti del 2016. Basso ha in uscita un libro («entro l’anno, non posso dire altro») e ciò che le piace «è aiutare le aziende ad innovare, soprattutto come consulente con le start up».

Come racconta la giovane imprenditrice veneta, la sua carriera da vlogger è nata in maniera abbastanza casuale: «Avevo visto che molti imprenditori americani influencer facevano dei video su Linkedin e da qui è nato il mio primo video. Era assolutamente improvvisato, eppure ha cominciato ad avere numeri impressionanti. Ora faccio un video al giorno da un anno. I video li concludo tutti con #StopWhining e li pubblico anche su altri social, su Instagram (ha oltre 4100 follower), che è in crescita e molto seguito dai giovani, su Facebook (5400 fan), che utilizzo ma non mi piace, e su Youtube, perchè anche chi non ha un social possa vedermi».

Sono video motivazionali?
«Non strettamente. Non sono un coach nè una psicologa ma un’imprenditrice, non voglio ispirare ma fare in modo che le persone agiscano. Quindi parlo di cose pratiche come il modo di presentarsi alle aziende, i consigli sui contenuti da mettere on line, l’approccio con gli investitori per la tua start up. E non mi rivolgo soltanto ai giovani, ma ad imprenditori di qualunque età».

Qual è il tuo impegno maggiore ora?
«Cercare di ridurre lo skill mismatch, entrare nelle scuole con modelli diversi da quelli a cui si ispirano oggi e fare da ponte generazionale».

E com’è finita con i progetti legati al vino? Una passione davvero da veneta…

«Continuo ad interessarmene, è importante soprattutto continuare a tenere “allenato il naso”. Credo che i wine blogger saranno i nuovi food blogger portando a “democratizzare” la comprensione del vino. Un po’ com’è successo col sushi. Il vino è da sempre la bevanda più conviviale, invece è ancora percepito come inaccessibile o per pochi eletti. Credo tuttavia che diventerà una nuova moda e un po’ lo è già. Sto per partire su Youtube con un nuovo format di interviste sul vino…». (l.a.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 21 marzo

Nella foto Marta Basso

Imola Programma, la web influencer del momento Marta Basso: «Il mio motto è “smettila di lamentarti'»
Economia 26 Marzo 2019

Sacmi è partner del Mit, la più importante realtà universitaria del mondo nella ricerca applicata all'industria

Si chiama Massachusetts Institute of Technology, più semplicemente Mit ed è la principale realtà universitaria del mondo nel campo della ricerca applicata all”industria. Dal 1° marzo Sacmi ne è ufficialmente partner, essendo diventata membro dell”Industrial Liason Program del Mit. Tale collaborazione consentirà alla cooperativa imolese di relazionarsi con le avanguardie tecnologiche sviluppate da scienziati e ricercatori di fama internazionale, con l”obiettivo di «individuare nuove soluzioni di grande impatto per il business e l”opportunità – si legge in una nota dell”azienda – di sviluppare una vera e propria osmosi di competenze tra personale Sacmi e ricercatori del Mit».

L”accordo è stato firmato dal presidente di Sacmi Imola, Paolo Mongardi e dall”executive director Mit corporate relations, Karl F. Koster proprio nell”anno in cui la grande coop imolese festeggia i suoi primi cento anni di storia. «È grazie all’innovazione continua se l’azienda è cresciuta sui mercati internazionali sino a guadagnarsi un ruolo da protagonista tra i player globali dell’impiantistica industriale – sottolinea il presidente Mongardi -. Incrementare ancora la nostra capacità di generare innovazione è l’obiettivo della collaborazione con il Mit, un accordo che il Consiglio di Amministrazione Sacmi ha voluto e perseguito con grande determinazione».

La collaborazione darà modo a Sacmi di accedere alle attività e ai servizi dell”istituto nel campo della ricerca applicata ai diversi settori industriali di interesse, consentendo inoltre al personale imolese di partecipare al regolare programma di conferenze e workshop di ricerca della struttura. Al Mit sarà poi organizzato, una volta all”anno, un incontro mirato alla pianificazione strategica delle attività e, a seguire, una delegazione del Mit guidata dal “program director” e dai membri delle facoltà interessate a sviluppare collaborazioni con Sacmi farà visita all’azienda.

Ma non è finita qui. Il gruppo imolese avrà anche l’opportunità di entrare in contatto con la “startup community” dell’Istituto, vale a dire con oltre 1.600 imprese emergenti e potrà coinvolgere personale dell”istituto americano (studenti e ricercatori) nello sviluppo non solo delle attività di ricerca all’estero, ma anche nella realizzazione di progetti mirati attraverso un periodo di soggiorno e lavoro in Sacmi.  E la formazione permanente del personale, che a Sacmi sta particolarmente a cuore dal momento che vi investe oltre 23mila ore l’anno, potrà completarsi accedendo ai diversi programmi di formazione continua proposti dal Mit. (r.cr.)

Sacmi è partner del Mit, la più importante realtà universitaria del mondo nella ricerca applicata all'industria
Economia 25 Marzo 2019

Il 29 e il 30 marzo torna Imola Programma, l'ideatore Claudio Bergamini: “Dietro alle tecnologie ci sono le persone'

C’è un settore che non conosce crisi. E’ quello dell’informatica, che a Imola vede impegnate decine di aziende in crescita e alla costante ricerca di figure professionali specializzate. Da tre anni a questa parte l’evento “Imola Programma” punta i riflettori proprio su questo interessante segmento dell’economia locale e globale. Ne è ideatore Claudio Bergamini, amministratore delegato della società Imola Informatica, che nel suo quartier generale di via Selice dà lavoro a un centinaio di addetti, numero che sale a 150 se si considerano le società partecipate del gruppo.

Dalla nascita di Imola Programma, tanti sono stati i cambiamenti anche a livello locale, come spiega anche Bergamini: «Quest’anno le scuole superiori in cui si insegna anche l’informatica hanno registrato il doppio di iscritti rispetto a due anni fa. E forse non è un caso se una realtà piccola come Imola negli ultimi anni ha avuto, rispetto al resto d’Italia, il maggior numero di medaglie alle Olimpiadi di informatica Tutte le aziende di informatica che lavorano bene sono in crescita esponenziale. Se le aziende vogliono crescere il mercato dà loro questa possibilità, l’unico freno è proprio la mancanza di persone. Per cui le aziende devono andare a cercarle fuori territorio. A Imola Informatica, ad esempio, il rapporto tra chi è della zona e chi viene da fuori è di 20 a 80. Grazie a questo evento si sono anche aperte collaborazioni interessanti per progetti innovativi di ricerca. E’ il caso di Antreem e Cefla; Npc, Sister e Imola Informatica; Sacmi, Iprel e Imola Informatica».

Quest’anno il titolo dell’evento è «Trasformazione tecnologica e fattore umano».
«Innanzitutto occorre smitizzare le tecnologie, dicendo che non sono ineluttabili, ma che davanti e dietro ci sono sempre persone. Fino a oggi abbiamo voluto mettere in luce a livello territoriale che in campo informatico il fattore umano ricopre un ruolo fondamentale. Industria 4.0, smart cities, intelligenza artificiale, auto senza pilota, prevedono tutti l’uso di software sempre più invasivo. Cercheremo di mostrare come gestire questa trasformazione, quali saranno i probabili impatti e di capire come possiamo aiutare il territorio a metabolizzare bene questi cambiamenti».

«Trasformazione tecnologica e fattore umano nell’impresa» è il tema scelto per la terza edizione di Imola Programma, che quest’anno si terrà il 29 e 30 marzo nella sala stampa dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari. L’evento, organizzato da Local Focus, è occasione di incontro con le aziende che producono e/o sfruttano tecnologie avanzate, il cui denominatore comune è l’informatica. Venerdì 29 marzo (ore 8.30-18.30) saranno protagoniste le imprese, con spazi espositivi, tavoli di confronto, presentazioni e testimonianze su temi specifici: ricerca  e  innovazione,  mentalità  digitale,  risorse  economiche,  responsabilità sociale, processi e qualità. Sabato 30 marzo (ore 8.30-13.15) sarà invece dedicato ai percorsi formativi e professionali. Imprese, università, istituti superiori e, per la prima volta, agenzie per il lavoro affronteranno il tema cruciale dell’apprendimento  in  sintonia  con  le  esigenze  delle  aziende,  che  avranno modo di spiegare quali sono le figure da loro più ricercate. (lo.mi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 21 marzo

Nella foto Claudio Bergamini

Il 29 e il 30 marzo torna Imola Programma, l'ideatore Claudio Bergamini: “Dietro alle tecnologie ci sono le persone'
Economia 19 Marzo 2019

I fiori in cucina, usanza contadina che si sta riscoprendo, gusto oltre l’estetica

Nelle nostre cucine sono sempre più presenti i fiori edibili o commestibili, che fanno anche bene alla nostra salute perché ricchi di proteine, vitamine e oli essenziali, insomma, arricchiscono il piatto e non solo dal punto di vista estetico. «Ogni fiore, un odore, un sapore» racconta Katia Fava, titolare del ristorante Fava di Casola Valsenio, uno dei pochi che propone fiori nei menù. «Adesso il mercato la sta riscoprendo ma questa è una usanza contadina – ci ricorda Fava -. Nelle cucine povere si riempiva il piatto dei fiori di cardo, di carciofo e di zucchina. Nelle pietanze della cucina ricca il fiore abbelliva». I fiori, dunque, come ingredienti chiave di una cucina che punta al contatto più stretto con la natura come fonte di benessere e che risponde anche alla crescente domanda vegetariana e vegana.   

Proprio a Casola Valsenio, nel maggio dello scorso anno, si è svolta la 18ª edizione di “Erbe in fiore”, la manifestazione dedicata alla cultura verde e nei ristoranti molti menù proponevano piatti a base di fiori ed erbe eduli primaverili. E quest’anno si replica ma con un appuntamento ulteriore il 4 maggio, grazie all’iniziativa “Io pascolo ovunque”, un progetto nato nel 2018 dalla collaborazione tra il Giardino officinale e l’alberghiero Artusi di Riolo Terme. «Chi vorrà – anticipa Sabrina Ancarani, docente della scuola che prepara i futuri attori di cucine e sale di ristoranti – potrà passeggiare nel Giardino di Casola, scegliere una pianta, raccoglierla e portarla in cucina per scoprirne la provenienza, virtù e ricette». 

Uno tra i più importanti enti italiani di ricerca sull’agroalimentare, il Crea di Sanremo, sta conducendo un progetto per studiare specie floricole da destinare all’utilizzo sui fornelli. L’immissione in commercio di un nuovo fiore edibile, infatti, non è così semplice e passa attraverso diversi step. Entro il 2020 il Crea conta di poter aver concluso l’iter di riconoscimento per altri quaranta fiori edibili quindi l’offerta diventerà maggiormente varia e diversificata.  

Ma le ricerche vorrebbero regalarci molto di più. Alcuni fiori potrebbero avere anche un’attività anti-diabetica ed essere utilizzati in campo sanitario, oltre che nutrizionale. (al.gi.) 

Altri particolari nell’articolo su “sabato sera” del 7 marzo.

Nella foto: alcuni piatti a base di fiori proposti dal ristorante «Fava»

I fiori in cucina, usanza contadina che si sta riscoprendo, gusto oltre l’estetica

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