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Elezioni 27 Maggio 2019

Speciale Comunali 2019: Albertazzi ancora sindaco a Dozza, a Mordano vince Tassinari, Franceschi conquista Castel Guelfo

Finita l”attesa per i risultati delle elezioni amministrative 2019. Il Ministero dell”Interno, infatti, ha reso noto i dati ufficiali per ogni Comune.

A Dozza si è riconfermato sindaco Luca Albertazzi, con la lista Progetto Dozza, che ha conquistato ben il 70,61% dei voti (2.393). Niente da fare, quindi, per lo sfidante Leonardo Vanni che, con Insieme per Dozza, si è fermato al 29,39% (996 voti).

In un certo senso la continuità è stata premiata anche a Mordano. L”ex assessore della Giunta uscente Nicola Tassinari, infatti, con la lista Un Comune una Comunità, ha ottenuto il 64,34% dei voti (1.604), mentre Fabio Minzoni di Patto civivo gente in Comune ha raggiunto solo il 35,66% (889 voti).

Chiude Castel Guelfo. L”ex vicesindaco Claudio Franceschi (Insieme per Castel Guelfo) ha conquistato la fascia tricolore con il 48,90% dei voti (1.182) davanti a Gianni Tonelli di Lega Salvini Premier – Fratelli d”Italia (32,77%, 792 voti) e Francesco Dalto di La tua Castel Guelfo (18,33%, 443 voti). (d.b.)

Nella foto: da sinistra Albertazzi, Tassinari e Franceschi

Speciale Comunali 2019: Albertazzi ancora sindaco a Dozza, a Mordano vince Tassinari, Franceschi conquista Castel Guelfo
Cultura e Spettacoli 4 Maggio 2019

Degustazioni, stand, camminate e gara competitiva con la festa del vino a Dozza

Fine settimana all’insegna dei colori e sapori del vino a Dozza. «Vino è in festa» è infatti l’evento organizzato dalla Fondazione Dozza Città d’Arte che, insieme al «Dozza Wine Trail» firmato dall’Atletica Imola Sacmi Avis, è in programma il 4 e 5 maggio. Oggi, sabato 4, alle 15.30 in piazza Zotti verrà aperto lo stand enogastronomico delle Arzdore, e ci sarà l’esibizione del gruppo bandistico folkloristico dozzese. Alle 17 in piazza Carducci l’associazione Incontri promuove il Truccabimbi e alle 17.30 scatteranno i partecipanti del Wine Trail Kid, una passeggiata ludico-motoria riservata ai bambini nati dal 2008 al 2013. In piazza Zotti dalle 17 alle 21 saranno allestiti punti di degustazione di vino (con calice della festa a 7 euro), con banchi di cantine e produttori agroalimentari del territorio, allietati dalle musiche di Filo dj. Da ricordare che, dalle 10 alle 19, la Rocca sarà aperta e, al suo interno, si potrà visitare anche la mostra di sculture «Luci e ombre del legno».

Domenica 5 ritorna attivo, dalle 12, lo stand enogastronomico delle Arzdore, così come saranno riaperti i punti di degustazione in piazza Zotti dalle 10 alle 19.30. Alle 9, invece, parte la camminata ludico-motoria dei Nordic Walker sulla distanza di 12 chilometri, poi la passeggiata turistica su distanze a scelta fra 4 e 7,7 chilometri. Alle 9.30, da piazza della Rocca, si avrà il via del Dozza Wine Trail, gara competitiva di 17 chilometri riservata agli atleti (prova valida del circuito di sei tappe «Imola corre 2019»). Per tutti i partecipanti ci saranno soste enogastronomiche lungo il percorso nei ristori allestiti nei terreni delle Aziende Agricole Marco Conti podere Ferraruola, Assirelli e Cenni, Gandolfi, Mazzolani e Biagi, Assirelli Cantina da Vittorio, e non mancherà il pasta party allestito all’arrivo presso lo stand delle Arzdore. Lo stand di Glucasia offrirà la possibilità di fare analisi glicemiche. Tra gli altri appuntamenti della giornata, l’esposizione di moto d’epoca a cura di D.A.M.E. in via della Pace dalle 10, e l’incoronazione del vincitore del «Premio Albana del cuore» assegnato al vino Albana che ha raccolto il maggior numero di preferenze alle 18 in piazza Zotti.

Inoltre, sabato dalle 17 alle 21 e domenica dalle 10 alle 20, il gruppo Fai di Imola organizza «Fai una follia di peonie»: raffinate composizioni di peonie offerte da Peoniamia e ideate da Piero Cavina di Verdarte orneranno angoli del borgo e alcuni interni della Rocca, inoltre mazzi di peonie potranno essere acquistati e il ricavato sarà devoluto al Fai. Nell’occasione i soci Fai potranno entrare in Rocca con biglietto ridotto.

Dalle 7.30 alle 20 di domenica 5 maggio sarà attiva una navetta gratuita da Toscanella a Dozza, e ritorno. (r.c.)

Degustazioni, stand, camminate e gara competitiva con la festa del vino a Dozza
Cultura e Spettacoli 14 Aprile 2019

Silvia Donati a Dozza per un progetto dedicato a Nina Simone e Billie Holiday

Secondo appuntamento domenica 14 aprile a Dozza con The Jazz Identity inserito nel cartellone del festival regionale «Crossroads. Jazz e altro in Emilia Romagna» e dedicato quest’anno all’universo musicale femminile. Sul palco del teatro Comunale, si esibirà il trio della vocalist Silvia Donati  che presenterà il progetto D’amore e d’orgoglio dedicato a Billie Holiday e Nina Simone: un tributo rispettoso e coinvolgente, in particolare a queste due grandissime interpreti della musica afroamericana, due artiste dalle vite intense e travagliate che hanno profondamente rivendicato l’orgoglio di essere donne e afroamericane negli Stati Uniti in anni in cui i diritti sociali e civili dei neri erano calpestati e non riconosciuti. Un tributo impegnativo che la Donati affronta con una maturità e una personalità da grande interprete.

Silvia Donati, bolognese, è attiva sulle scene nazionali da diversi anni alternando il suo impegno tra musica d’autore, jazz e musica brasiliana. Sul versante della musica d’autore la ricordiamo come vocalist del noto gruppo femminile delle Siluet con il quale nel ’97 ha vinto il premio «Città di Recanati»; su quello  jazzistico ha  affiancato diversi musicisti come Pietro Tonolo, Ares Tavolazzi, Jimmi Villotti, Sandro Gibellini, Carlo Atti,  Renato Chicco e il pianista Marcello Tonolo con il quale ha condiviso il Quintetto-Progetto «Music on Poetry» realizzando due interessanti cd,  Days e Seed Journey, con composizioni originali ispirate ed elaborate da poeti come Philip Larkin e Gregory Corso, e ancora lo «Stand Hard 3io», e l’originale «Ja Vigiu Plamja». Infine per quanto riguarda la musica brasiliana, suo grande amore, ha collaborato con personaggi come Nicola Stilo e Toninho Horta come cantante e autrice dei testi nel cd Vida Vida.

Al suo fianco a Dozza troviamo la giovane talentuosa chitarrista toscana Francesca Fattori che sta iniziando meritatamente a farsi notare nella nuova scena jazz nazionale. Infine la bassista Camilla Missio, già compagna di strada della Donati con Le Siluet, che è una delle migliori bassiste italiane e vanta una carriera ricca di collaborazioni tra musica e teatro al fianco di personaggi come Andrea Mingardi, Massimo Ranieri, Paola Turci, Mirco Menna, Stefano Benni, Gemelli Ruggeri, Bob Messini, Neri Marcorè, Malandrino e Veronica, Franz Campi solo per citarne alcuni. (f.r.)

Il teatro Comunale è in via XX Settembre 51, i concerti inizieranno alle ore 21. Per informazioni e prenotazioni: 0544/405666 (da lunedì a venerdì ore 9-13). La biglietteria serale del teatro sarà attiva dalle ore 20 al 338/2273423.

Nella foto, di Mirko Silvestrini (tratta dal sito di Crossroads), Silvia Donati

Silvia Donati a Dozza per un progetto dedicato a Nina Simone e Billie Holiday
Cultura e Spettacoli 6 Aprile 2019

Una domenica tra samba e bossa con As Madalenas al teatro di Dozza

Anche quest’anno Dozza avrà due appuntamenti del cartellone del festival regionale «Crossroads. Jazz e altro in Emilia Romagna». Infatti, sotto il titolo The Jazz Identity, Jazz Network e il Combo Jazz Club presenteranno, nel suggestivo teatro Comunale del borgo di Dozza, due bei concerti che avranno interamente come protagoniste cantanti e musiciste donne. Domenica 7 aprile si esibirà il duo As Madalenas, mentre il 14 aprile avremo il trio della vocalist Silvia Donati accompagnata dalla chitarrista Francesca Fattori e dalla bassista Camilla Missio con un progetto dedicato a Billie Holiday e Nina Simone.

As Madalenas, la formazione che aprirà il 7, è un duo composto da Cristina Renzetti e dalla brasiliana Tati Valle, due tra le migliori e qualificate interpreti di musica brasiliana nel nostro Paese. Le due cantanti e musiciste dialogano con le loro voci accompagnandosi con le sole due chitarre e con qualche percussione come il pandeiro e il surdo, dando vita ad un progetto originale, raffinato e coinvolgente. La loro performance ci porta nell’affascinante mondo della musica brasiliana d’autore di cui sono tutte e due profonde conoscitrici. Tra samba e bossa, tra momenti più intimi e delicati e altri più ritmici e energici, propongono una scaletta in cui alternano brani inediti con altri più famosi, utilizzando sia l’italiano che il portoghese, il tutto abilmente filtrato attraverso una sensibilità tutta femminile. Dopo il successo ottenuto con il primo cd Madeleine realizzato nel 2015  per l’etichetta Brutture Moderne, nel 2018 hanno fatto uscire il secondo progetto discografico dal titolo Vai, Menina che vede la partecipazione di diversi musicisti ospiti come il grande compositore brasiliano Guinga e il bravo clarinettista Gabriele Mirabassi.

La Renzetti, cantante e  autrice, da anni sviluppa la sua ricerca tra musica d’autore brasiliana e jazz. Già leader del gruppo Jacarè insieme al chitarrista Rocco Casino Papia, ha all’attivo innumerevoli collaborazioni sia con musicisti italiani che brasiliani, due produzioni discografiche a suo nome (Origem è giro registrato in Brasile e Dieci Lune) e ha dato vita ad uno splendido trio con il chitarrista Roberto Taufic e il clarinettista Gabriele Mirabassi con cui ha inciso due cd e suonato in tutta Europa. Mentre la Valle, originaria di Londrina (Paranà, Brasile) è una cantautrice brasiliana trasferitasi in Italia da tempo, che nel 2013 ha realizzato il cd Livro dos dias, tutto con brani di sua composizione. (f.r.)

Il teatro Comunale è in via XX Settembre 51. Inizio concerti: ore 21. Biglietto: intero 15 euro, ridotto 13, ridotto 11 (per carnet con due concerti).  Informazioni e prenotazioni: 0544/405666 (lunedì-venerdì ore 9-13). Biglietteria serale dalle ore 20: 338/2273423.

Nella foto Tati Valle e Cristina Renzetti

Una domenica tra samba e bossa con As Madalenas al teatro di Dozza
Cultura e Spettacoli 25 Gennaio 2019

La Rocca di Dozza ospita un'antologica di Vittoriana Benini, cento tele dagli anni Novanta

C’è la gioia del colore, ma anche la velata malinconia della caducità delle cose, degli affetti, delle persone. Questa è la pittura di Vittoriana Benini, che sa restituirci quel momento di vita e lasciarlo continuare per sempre. Un attimo, che l’artista mordanese sa cogliere in modo ottimo. Attimi eterni, sguardi fermati per sempre in quel preciso istante in cui dialogano con altri sguardi, con altre figure, ciascuna nella medesima condizione di fragilità umana, che nella coralità della composizione trova la forza di sfidare il tempo. Una sfida che costituisce la missione dell’artista. Tutto questo emerge con palese evidenza nella mostra antologica di Vittoriana Benini dal titolo Io Vittoriana, allestita nella rocca di Dozza fino a domenica 3 febbraio (dal lunedì al sabato ore 10-12.30 e 14.30-17, domenica e festivi 10-19.30).

Una mostra davvero antologica, con un centinaio di tele esposte, dagli anni ”90 ad oggi, con un cospicuo corpus proveniente da collezioni private; ricca e bella, perché ogni sala presenta opere capaci di accendere un faro, di attirare e catturare l’attenzione dello spettatore.Un’operazione culturale che consente davvero di cogliere la complessità e ricchezza artistica, riflesso di quella umana, della pittrice, da tempo protagonista di una ricerca figurativa del tutto personale, in grado di attirare l’attenzione, fra gli altri, di Vittorio Sgarbi e Carlo Lucarelli, oltre che riscuotere ampi consensi in tutta Italia e negli Stati Uniti. «Un’antologica in vita, perché voglio vederla anch’io, con tutte queste opere insieme, per la prima volta» scherza l’artista, con la disinvoltura di chi sa portare con lieta spensieratezza capelli color azzurro, leggeri come un soffio di primavera.

Ed in effetti i temi cari alla pittrice ci sono tutti: la figura femminile, i ritratti, i fiori e la musica, i clown e le bambole, il cavalluccio a dondolo, i burattini. Tutti elementi che rimandano al suo mondo da bambina. Echi del passato che portano oggi alla grande capacità compositiva ed al pieno equilibrio cromatico fra colore e composizione: e proprio questa è la forza suggestiva che dà dimensione scultorea, a tutto tondo, alle sue tele, dove il colore ad olio, i pizzi e la matericità di certe forme di collage sono elementi fondanti della sua cifra stilistica. In tutto questo, un ruolo fondante lo giocano gli sguardi ed i volti, sia che si tratti di figure umane, che di bambole o burattini. Sguardi e volti a volte definiti, talvolta indefiniti, proprio per far cogliere meglio l’attimo, per lasciare allo spettatore la possibilità di prendere quell’indefinito e farne base per la propria interpretazione. Come nel ritratto a carboncino di Umberto Folli, omaggio al proprio maestro, ed ancora nel quadro L’estasi della musicista, in cui la condizione della donna ritratta emerge con tutta la sua forza suggestiva proprio dal non finito, da quel suo volto che la pittrice lascia volutamente sfumato.Lo sguardo del ritratto di Carlo Lucarelli, che accoglie il visitatore all’entrata, va allora rivisto all’uscita della mostra, per coglierne appieno il senso. Uno sguardo che invita ad entrare nell’esposizione, come in un viaggio fra tutte le situazioni raffigurate dalla pittrice, ma avvertendo nel contempo di essere pronti a subirne le conseguenze, emotivamente parlando. Perché la gestione delle emozioni che scaturiscono dalla visione delle tele è una responsabilità tutta dello spettatore. Che deve essere attrezzato, per andare oltre a quanto appare a prima vista. Perché le tele di Vittoriana Benini sono ricche: di colori, di simboli, di particolari tutti da scoprire poco alla volta e da assaporare poi tutti insieme, in una visione complessiva del quadro. Lo testimoniano bene opere quali Fuori scena, dove la maschera della vita rimane sempre sul volto dell’attore, od ancora Artisti di strada, ispirato ai buskers a Ferrara o Carta sospetta, che ha suscitato grande interesse alla mostra allestita al Complesso dei Dioscuri al Quirinale, nel 2013.

L”articolo completo è sul «sabato sera» in edicola da giovedì 24 gennaio

Nella foto (di Isolapress) Vittoriana Benini con alcuni suoi quadri in mostra a Dozza

La Rocca di Dozza ospita un'antologica di Vittoriana Benini, cento tele dagli anni Novanta
Cultura e Spettacoli 17 Gennaio 2019

Davide Dalfiume e Marco Dondarini in scena a Dozza spiegano che «la comicità è una cosa seria»

«Chi ce l’ha fatto fare?» A rispondere a questa domanda un po’ retorica ed un po’ esistenziale saranno Davide Dalfiume e Marco Dondarini, in scena al teatro comunale di Dozza venerdì 18 gennaio. La domanda, infatti, non è altro che il titolo del secondo spettacolo (dopo Insieme per caso) del duo comico nato nel 2014 per volere dell’elaboratore elettronico del programma televisivo Zelig, dove l’attore e comico castellano e il bolognese Dondarini sono stati casualmente accoppiati per la trasmissione in cui poi hanno spopolato. «Merito di una grande complicità che fin da subito si è instaurata fra di noi – ricorda Dalfiume -. Ci siamo trovati subito, è vero, ma nel tempo abbiamo coltivato questo rapporto con impegno e dedizione ed oggi siamo ancora più affiatati sia in scena sia nella vita. Possiamo considerarci perfino amici».Quando Dalfiume parla è sempre difficile capire se stia scherzando o dicendo sul serio, oppure se stia raccontando una verità un po’ scomoda con quel poco di ironia che basta a confondere l’interlocutore, o ancora se dalla sua bocca stia uscendo un concetto così improbabile che forse non ha capito l’argomento o forse si è sbagliato ad esprimersi. O forse sta solo facendo il comico, perché per lui «la comicità è una cosa seria», come dice sempre. Alla stessa maniera, insieme al compagno di avventure Dondarini, il duo porta in scena in Chi ce l’ha fatto fare? una serie di situazioni tra realtà e comicità che spiazzano lo spettatore.

«In questo spettacolo, che ha appena debuttato, portiamo in scena personaggi nuovi e situazioni inedite – spiega Dalfiume -. In ogni situazione quotidiana si può nascondere una gag. Per ora lo spettacolo è andato in scena solo nel Veneto e nel capoluogo bolognese, significa che ci stiamo ancora lavorando, che è un work in progress, ma del resto una nostra caratteristica è proprio l’improvvisazione in scena, dove cerchiamo di dare una risposta alla domanda nel titolo rappresentando una serie di situazioni quotidiane fatte di impegni che tutti prendiamo e poi dimentichiamo perché li abbiamo presi, e non sappiamo più chi ce lo ha fatto fare, appunto».

Come due Don Chisciotte e Sancho Panza moderni, come si legge nella presentazione minimale dello spettacolo, che affrontano come possono i loro mulini a vento, cercando di portare a casa, integra, una lucidità che non hanno. Insomma siete confusi?

«Siamo tutti confusi, le persone di oggi vivono confuse – dice Dalfiume -. Si è persa di vista la semplicità della vita e noi la riportiamo in scena. Basti pensare alle piaghe della burocrazia o alla frenesia di tutti i giorni… E mi viene in mente un’altra domanda, citando il grande Totò: siamo uomini o caporali? Lo stesso spettacolo di prossima rappresentazione a Dozza rappresenta un tipo di comicità fresco che mantiene comunque un legame con la grande tradizione comica italiana».

Siamo uomini che abbiamo bisogno di più semplicità quindi? Di comicità?

«Oggi si fa tanto per cercare di essere felici, ma poi chi è felice? In questo senso la mia comicità è quella piccola e semplice del quotidiano, adatta a tutte le persone e a tutti i giorni. Una comicità che vuole creare buonumore, come il nome dell’associazione che ho contribuito a far nascere vent’anni fa proprio allo scopo di produrre e divulgare il buon umore».

Una bottega che oggi è diventata una realtà affermata e gestisce ben quattro teatri a Castel San Pietro, Conselice, Massa Lombarda e Dozza, l’ultimo entrato in ordine di tempo…

«Durante i primi anni di vita la Bottega del Buonumore era semplicemente uno spazio dove giocare in maniera donchisciottesca a fare teatro comico per gli avventori, più che per dei veri e propri spettatori. Eravamo a Mordano, era il 1998, e facevamo sketch e gag per ore per piccoli gruppi di persone o singoli individui che capitavano più o meno interessati. Provo tenerezza e nostalgia a ricordare quei tempi. Poi nel 1999 abbiamo dato vita all’associazione, che nel tempo è cresciuta ed oggi conta uno zoccolo duro di cinque persone e tante altre che ci affiancano per i vari progetti. La bottega, oggi, è un vero e proprio gruppo di lavoro fatto di persone specializzate nel proprio ruolo. Io ad esempio faccio il comico».

Non solo sulla scena…

«Non solo. All’interno della Bottega del Buonumore mi occupo anche di laboratori e corsi di comicità, non solo per imparare a far ridere ma più semplicemente per imparare a ridere ogni giorno. All’interno della Bottega del Buonumore c’è poi il numeroso gruppo del Buonumore Walking, che si occupa di passeggiare e trasmettere il buonumore, la salute e i corretti stili di vita camminando». (mi.mo.)

«Chi ce l’ha fatto fare?» va in scena al teatro comunale di Dozza venerdì 18 gennaio alle ore 21; biglietti 10 euro intero, 8 ridotto. Prenotazioni consigliate al numero 338/3183077.

L”intervista completa a Davide Dalfiume è sul «sabato sera» in edicola da giovedì 17 gennaio

Nella foto Davide Dalfiume e Marco Dondarini (si tratta della foto nella locandina dello spettacolo «Chi ce l”ha fatto fare?»)

Davide Dalfiume e Marco Dondarini in scena a Dozza spiegano che «la comicità è una cosa seria»
Cronaca 19 Dicembre 2018

A Dozza e Mordano in arrivo le lettere che spiegano la tariffa puntuale: contano le aperture dall'indifferenziata

A Dozza e Mordano si comincia a fare sul serio. Dall’1 gennaio la tariffa corrispettivo puntuale (tpc o tariffa puntuale) prenderà il posto della Tari per quanto riguarda il calcolo della bolletta per raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. E in questi giorni entrambi i Comuni stanno inviando ai loro cittadini e aziende le lettere informative. «Noi e Dozza siamo i primi nel circondario ad utilizzare la tariffa puntuale – esordisce l’assessore mordanese all’Ambiente, Gianni Duri – in anticipo di un anno rispetto agli obblighi della legge regionale». «Sarebbe stato intelligente partire in tutto il circondario – aggiunge Luca Albertazzi, sindaco di Dozza -, perché significa svincolarsi dal parametro dei metri quadri e anticipare un trend virtuoso che permetterà di ottenere sia i benefici previsti dalla Regione, che la possibilità per le aziende di scaricare il 10 per cento dell’Iva (presente con la tariffa e non con la tassa Tari, ndr)».

Ma come funziona esattamente la tariffa puntuale? E” composta da una quota fissa e una variabile. «La prima – spiega Duri – assorbe tutti i costi indivisibili e sarà calcolata, per le utenze domestiche, in base alla superficie dell’immobile e al numero dei componenti del nucleo familiare. Per le utenze non domestiche in base alla superficie e alla categoria dell’attività». La quota variabile, invece, fa riferimento ai costi per la raccolta del rifiuto indifferenziato ed è basata su quanti conferimenti si effettuano. In sostanza ogni utenza ha nella sua tariffa base annua un numero prestabilito di aperture della calotta del cassonetto dell”indifferenziata, in caso le superi la bolletta aumenta. Nessun limite, invece, per quanto riguarda gli altri cassonetti o i conferimenti della differenziata (carta, vetro, lattine, umido). La logica è che se si differenziano correttamente i rifiuti vi sia sempre meno indifferenziata da buttare.

Quanti sono i conferimenti previsti dalla tariffa base annua? Per una famiglia composta da una persona la tariffa comprende 28 conferimenti all”anno. Salgono a 35 se si tratta di una coppia, a 43 per tre persone, mentre se si è in quattro o più si arriva a 48. Per le utenze non domestiche, invece, dipende dal contenitore in dotazione (sempre dell”indifferenziato): 40 conferimenti (20 se l”attività ha una superficie inferiore ai 50 mq) in un contenitore da 30 litri, 26 invece se si tratti di uno da 360 o da 1.700 litri.

Per i cittadini in termini pratici non cambia nulla: «Il cassonetto si aprirà sempre con la tessera Smeraldo e potranno essere inseriti i soliti sacchetti con capacità massima 30 litri» dicono da Mordano. Come si legge nelle lettere, il suggerimento è «di esporre il contenitore dedicato solo se effettivamente pieno e di utilizzare per quanto possibile l’intera capacità della calotta del cassonetto». Quindi buttare i sacchetti quando sono pieni.

Da notare che la quota minima andrà pagata anche se sulla tessera risulteranno fatte meno aperture rispetto al minimo. Questo per disincentivare l’eventuale furbetto che abbandona i rifiuti fuori dai cassonetti o addirittura nei comuni limitrofi.

Particolare attenzione è stata posta per alcune problematiche come chi deve smaltire i pannolini dei bambini o i pannoloni degli anziani. «Le utenze con bambini fino a 3 anni – precisa Duri – avranno 370 conferimenti annuali esenti in aggiunta a quelli minimi, per beneficiare di quest’agevolazione dovranno presentare allo sportello Hera un’autocertificazione. Stesso discorso per chi fa uso di dispositivi medico-sanitari, per i quali servirà un certificato medico». Da Dozza confermano: «Consideriamo circa un conferimento al giorno anche nel caso degli anziani. 

Quanto si pagherà in più se si supereranno i conferimenti minimi previsti dalla tariffa base della propria categoria famigliare? «Occorre aspettare il Piano economico finanziario (Pef) che stiamo concordando con Atersir – dice Albertazzi ­-. Man mano che ci assesteremo, faremo eventuali aggiustamenti per premiare i comportamenti più virtuosi e penalizzare gli altri». Per ora si sa solo che la cifra aggiuntiva sarà fatturata l’anno successivo mentre la prima bolletta 2019 è attesa con i tempi della Tari.

Mordano ha già in programma quattro incontri pubblici per approfondire l”argomento insieme ai cittadini: lunedì 21 gennaio 2019, alle 18.30 e 20.30, alla Sala Civica di Bubano, mentre mercoledì 23 gennaio 2019, alle 18.30 e 20.30, nella palestra comunale di Mordano.

Le informazioni sono state anticipate anche nell”articolo pubblicato sul “sabato sera” del 13 dicembre.

Nelle foto: i fac-simile di lettere inviate ai cittadini dei due Comuni

A Dozza e Mordano in arrivo le lettere che spiegano la tariffa puntuale: contano le aperture dall'indifferenziata
Sport 29 Novembre 2018

Beach tennis, Giulia Gasparri e Sofia Cimatti insieme per salire sul tetto del mondo

Un messaggio su Facebook «a reti unificate», o quasi. Ecco la strada scelta da Giulia Gasparri e Sofia Cimatti per ufficializzare quanto nel mondo del beach tennis era dietro l’angolo, ovvero la nascita di una nuova coppia che, se confermerà i risultati delle ultime stagioni, è destinata a dominare il prossimo anno del beach tennis. Il saluto della mordanese Gasparri alla «socia» ravennate Federica Bacchetta ha aperto il fine settimana delle comunicazioni via «social», alla quale si è poi aggiunta la dozzese Sofia Cimatti, che non ha salutato la romana Flaminia Daina, ma che ha annunciato l’inizio di un percorso che vedrà Gasparri – Cimatti come coppia da battere in qualsiasi torneo al quale si iscriveranno nel 2019. Nel frattempo, in attesa dell’omaggio dei Veterani di sabato mattina (leggere la notizia qui sotto), le due atlete sono state premiate dal Coni con una medaglia d’oro al valore atletico: Giulia per il titolo Mondiale a coppie, Sofia per quello a squadre. (an.mir.) 

Nella foto: la premiazione al Coni di Giulia Gasparri e Sofia Cimatti

Beach tennis, Giulia Gasparri e Sofia Cimatti insieme per salire sul tetto del mondo
Economia 19 Novembre 2018

Nasce l'olio extravergine d'oliva dei Colli di Bologna, tra i produttori anche tre aziende del circondario imolese

Sentore di pomodoro, cardo e carciofo, con note amare e piccanti ben evidenti, un carattere fruttato da leggero a medio-intenso e un alto contenuto in polifenoli. E’ il sapore dell’olio extravergine dei Colli di Bologna che, abbandonato il primigenio nome di «olio felsineo», riunirà al suo interno l’oro verde prodotto sull’arco collinare della Vena del gesso, che si estende dall’imolese fino a Bologna.

L’idea è della rete di imprese nata poco più di un anno fa con lo scopo di valorizzare la produzione olivicola della provincia di Bologna, di connotarla con un marchio e di dotarla, in prospettiva, dell’Indicazione geografica protetta. La rete è stata costituita da sei aziende agricole del bolognese, tre delle quali del nostro circondario: Podere Pratale di Borgo Tossignano, la società Rossi Frantoio imolese, l’azienda Assirelli Vittorio e Matteo di Dozza. Oltre a queste ci sono l’azienda agricola Bonazza-Sapori del podere di San Lazzaro, le bolognesi Ca’ Scarani e Società 1997, quest’ultima della famiglia di Alberto Vacchi, amministratore delegato dell’ozzanese Ima. Nel corso del 2018 si è aggiunta anche Agrivar, l’azienda agricola della società Palazzo di Varignana.

«Lo scorso anno – ci aggiorna il presidente della rete, Ermanno Rocca – è stata fatta una molitura comune dei prodotti di tutti gli associati, per avere un’idea del tipo di olio che avremmo ottenuto. Gli associati alla rete potranno scegliere se realizzare blend o un olio monovarietale, anche perché il disciplinare sarà orientato a qualificare l’area geografica e le sue cultivar».

L’obiettivo è riuscire a far arrivare questo nuovo prodotto sul mercato all’inizio del 2019, con un marchio collettivo, percorso obbligato per il lungo e complesso iter burocratico verso l’Igp. ( lo.mi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nasce l'olio extravergine d'oliva dei Colli di Bologna, tra i produttori anche tre aziende del circondario imolese
Cultura e Spettacoli 27 Ottobre 2018

Lucarelli presenta «Peccato mortale» alla Rocca di Dozza per «Turno di notte»

Dopo un solo anno da Intrigo italiano Carlo Lucarelli ha riportato in libreria e nelle case dei suoi lettori il commissario De Luca: lo ha fatto con Peccato mortale, sempre edito da Einaudi, che, però, fa un salto narrativo all”indietro, piombando nel 1943, dieci anni e mezzo prima di dove lo avevamo lasciato. Si arricchisce così di un”altra storia la vicenda del commissario di polizia nato più di vent”anni con Carta bianca e le cui storie sono poi proseguite con L’estate torbida e Via delle Oche (Sellerio tutti e tre). Questo giallo che parte il 25 luglio 1943 mostra un commissario giovane, per certi versi ancora ingenuo, innamorato: un uomo diverso dal De Luca tormentato che è stato plasmato dalla vita (e dai successivi-precedenti romanzi). E comincia con un corpo ritrovato senza testa… per poi aggiungerci anche una testa senza corpo! Di tutto questo, ma anche di tanto altro, parlerà lo scrittore di Mordano sabato 27 ottobre alla Rocca di Dozza quando, a partire dalle 18, ci sarà anche la premiazione degli scrittori vincitori di «Turno di notte».

«Alla fine di Intrigo italiano, il commissario De Luca si definisce, trova una soluzione alla sua vita e ai guai che l”hanno accompagnato fino a quel momento, fa una scelta – spiega Lucarelli -. Ma, a quel punto, ha cominciato a girare in me la curiosità su come si era infilato nella serie di vicende che ho raccontato in quattro romanzi: non è un uomo d”azione, non è un fascista… come ha fatto a diventare quell”uomo inquieto e pieno di nevrosi che troviamo in Carta bianca? Ho così voluto raccontare com”era De Luca all”inizio, prima che gliene succedano di tutti i colori».

In effetti, in «Peccato mortale» è un uomo innamorato, fidanzato, anche un po” ingenuo tanto che quando gli dicono che Mussolini è caduto risponde «Si è fatto male?».

«Il 1943 è un anno cruciale, è un periodo di cambiamento totale: chi va a letto alle dieci di sera del 25 luglio va a letto durante il fascismo, chi va un”ora dopo lo fa in un”Italia in cui Mussolini è caduto… Inizia un”attesa enorme per il cambiamento: le persone si aspettano che smettano i bombardamenti, che il proprio padre o fratello torni dalla Russia… ma in realtà non succede nulla, addirittura vengono mantenute le leggi razziali, la polizia viene militarizzata e i bombardamenti continuano. È tutto più complesso e difficile di quel che ci si aspettava».

Per ricostruire il periodo hai fatto sicuramente ricerche storiche. Un lavoro di preparazione che ti piace?

«Moltissimo, ci sono dei momenti di ricerca che sono molto belli, poi negli anni ho accumulato materiale e informazioni. Di Bologna in quegli anni ci sono tanti documenti, tante pubblicazioni e soprattutto libri fotografici bellissimi. In più ho letto i giornali dove vedi gli articoli che interessavano alle persone: dove comprare le cipolle, per esempio, oppure le pubblicità».

A questo punto, dobbiamo aspettare altri vent”anni per la sua prossima storia?

«No, no, sono già al lavoro. Ricomincio da dove ho lasciato Peccato mortale, nell”inverno del ”44. Ci sono tante cose da raccontare, penso ad esempio a una foto che ho visto: Bologna è recintata dai soldati tedeschi, i partigiani sono alle porte e, in questa foto, c”è una ragazza che arriva in bicicletta e deve mostrare i documenti a un soldato, in un inverno gelido come non se ne vedevano da tanto. È un periodo da raccontare».

Sabato 27, alle 18, si terrà alla Rocca di Dozza la premiazione della decima edizione del concorso letterario «Turno di Notte»: sarà presente Carlo Lucarelli che, in seguito, presenterà il suo nuovo romanzo Peccato mortale. Un’indagine del commissario De Luca (Einaudi) intervistato dal giornalista di sabato sera Paolo Bernardi. Per l’occasione verrà pubblicata l’antologia con i racconti premiati nei dieci anni di «Turno di notte» che vede la prefazione di Carlo Lucarelli e la postfazione di Gianluca Morozzi (il libro è prenotabile alla redazione di sabato sera a Imola in viale Zappi 56/b-c, tel. 0542/31555). Durante la serata sarà anche proclamato il vincitore della sezione «Racconti inediti» di «GialloGarda», in un momento condotto da Luca Occhi e Sabrina Grementieri, con letture di Stefano Farolfi. Ingresso libero.

L”intervista completa a Carlo Lucarelli è sul «sabato sera» del 25 ottobre 2018

Nella foto Carlo Lucarelli

Lucarelli presenta «Peccato mortale» alla Rocca di Dozza per «Turno di notte»

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