Cultura e Spettacoli

Cultura e Spettacoli 15 Marzo 2018

Incontri con i genitori, al Cassiano domani sera si parla di adolescenti nel web

Per il ciclo Insieme nella rete, incontri con i genitori, è in programma Hansel e Gretel, adolescenti nel web. Le problematiche affettivo relazionali e di identità connesse all”uso di Internet. Parlerà dell”argomento Maura Manca, psicologa, presidente dell”Osservatorio nazionale adolescenza e direttore responsabile di AdoleScienza.it. Alle ore 20.30, aula magna dell”istituto Cassiano da Imola, via Ariosto 1/a.

r.c.

Nella foto: l”istituto Cassiano da Imola

Incontri con i genitori, al Cassiano domani sera si parla di adolescenti nel web
Cultura e Spettacoli 14 Marzo 2018

Lisa Laffi, la scrittrice imolese premiata in Campidoglio e al Verbania for Women

Prestigiosi riconoscimenti per la scrittrice imolese Lisa Laffi che è stata capace di conquistare due primi posti in altrettanti concorsi letterari nello scorso weekend.

Alla fase finale del concorso Alberoandronico in Campidoglio a Roma, a cui hanno preso parte 700 autori da tutta Italia e anche alcuni stranieri, la Saffi si è imposta nella sezione G ed è stata premiata dal giornalista sportivo della Rai Marco Franzelli e della medaglia d’oro olimpica Daniele Masala. Meno di ventiquattro ore dopo è stata la volta del Verbania for Women, concorso dedicato al mondo femminile che si svolge sulle sponde del Lago Maggiore e che è giunto alla III edizione. La scrittrice imolese, dopo il terzo posto del 2017, ha trionfato con il racconto «La rosa del deserto», storia di una ragazza Saharawi che tenta di far conoscere il dramma della sua nazione dimenticata. Oltre all’assegno da mille euro e a un prezioso gioiello donato da un”oreficeria piemontese, la Saffi avrà anche la possibilità di veder pubblicato il suo racconto su «Writers Magazine Italia» diretta da Franco Forte, grande autore di bestseller storici.

r.c.

Nella foto: la scrittrice imolese Lisa Laffi

Lisa Laffi, la scrittrice imolese premiata in Campidoglio e al Verbania for Women
Cultura e Spettacoli 13 Marzo 2018

Erf, sul palco dello Stignani il famoso violoncellista Giovanni Sollima

Una cascata di conoscenza, entusiasmo, talento, cultura: parlare con Giovanni Sollima, violoncellista di fama mondiale, è rinfrescare la mente. Immaginatevi ascoltarlo! L’occasione ci sarà domani sera alle ore 21 quando, con I Solisti Aquilani, sarà al teatro Stignani di Imola per un appuntamento della rassegna curata da Emilia Romagna Festival.

Nato a Palermo, Sollima è protagonista nelle più importanti rassegne internazionali e sui palchi di tutto il mondo, e ha collaborato, ad esempio, con Claudio Abbado, Philip Glass, dj Scanner o Patti Smith, giusto per dirne alcuni. Ha dato vita al progetto dei 100 violoncelli, ideato insieme al compositore-violoncellista Enrico Melozzi, nato nel 2012 all’interno del Teatro Valle Occupato e che continua tutt’ora: una «chiamata alle arti» dedicata alla musica con ospiti da tutto il mondo, blitz urbani in giro per la città, repertori imprevedibili e che abbracciano diverse epoche storiche, un concorso di composizione e tanti concerti. Attualmente insegna all’Accademia di Santa Cecilia a Roma, dove è anche accademico effettivo, e alla Fondazione Romanini di Brescia.

Ma come si sceglie un programma per concerto? Per l’emozione che dà suonarlo? Per la sfida musicale? Per l’idea di stimolare il pubblico?

«C’è sempre una serie di connessioni, l’idea di di un racconto – risponde il violoncellista -. Anche dove sembra ci siano incongruenze, in realtà è un contrasto che dà una sorta di drammaturgia. Ci sono sempre collegamenti in un programma. Quello che propongo con i Solisti Aquilani è composto da concerti per violoncello e orchestra da camera. Rientra nella grande tradizione settecentesca, un’epoca in cui il virtuoso scriveva poco per se stesso, per le sue mani, perché curava l’interpretazione dei suoi brani direttamente sullo strumento, mentre scriveva molto per orchestra: Boccherini, ad esempio, pubblica poche sue sonate, che eseguiva soprattutto per uso privato, mentre pubblica tantissime sinfonie. Sin da bambino io sono stato educato al metodo settecentesco con una pratica improvvisativa sulla musica del ‘700, quindi tutto questo mi affascina. E poi fa bene alla salute sentire i segnali del passato, la storia: me li lancia direttamente lo strumento che suono».

Infine, due brani legati, in un certo senso.

«Suoneremo il Concerto n. 3 in sol maggiore per violoncello e archi G 480 di Luigi Boccherini, un musicista che io adoro. Il suo nome è una leggenda ma nessuno conosce veramente la sua musica. Da Lucca è partito e ha girato il mondo dell’epoca, poi si è stabilito in Spagna e questo si avverte: è stato il primo grande etnomusicologo della storia, ha esplorato la musica popolare. Ha inventato il gps del violoncellista, dando le direzioni per la navigazione più impervia. La sua musica è preclassica e folk. Concluderemo con un mio lavoro, L.B. files per violoncello, archi e sampler, dove L.B. è Boccherini, e quindi è un chiaro riferimento a lui. L’ho scritto per un festival in Germania nel 2006, in forma di concerto. Ha la forma del racconto in cui immagino Boccherini girare per il mondo. C’è un fandango all’interno, che esprime sensualità, con una voce campionata che in pochi secondi ci spiega il fandango, mentre noi suoniamo intorno. È un tracciato fitto tra epoche, stili e luoghi, con l’idea del viaggio e di cosa accade in Europa. Nel mondo si pratica l’improvvisazione sulla musica, sulla poesia e su diverse altre discipline: è una pratica straordinaria che non elude regole di architettura».

Musica significa ovviamente strumenti con cui farla. Qual è il rapporto che ha col suo violoncello?

«È un’estensione di me. Il violoncello poi è fisico, sta a contatto col corpo. C’è una parte che vibra nello spazio e un’altra che ti ritorna nel corpo». Ultima curiosità: è mai stato a Imola? «Una volta, mi è piaciuta e ho mangiato benissimo». E detto da un palermitano, è un complimento che vale moltissimo.

Biglietto da 20 a 12 euro, ridotto da 17 a 10, per i ragazzi delle scuole imolesi fino a 19 anni 1 euro, gratuito sotto i 10 anni. Info: 0542/25747.

s.f.

L”intervista completa su “sabato sera” dell”8 marzo

Nella foto (di Gian Maria Musarra): Giovanni Sollima

Erf, sul palco dello Stignani il famoso violoncellista Giovanni Sollima
Cultura e Spettacoli 12 Marzo 2018

Ritorna Bubano Blues, da domani sei serate per la rassegna primaverile

Bubano e il blues sono ormai una certezza nel panorama delle iniziative culturali del territorio. Così, da martedì 13 marzo ritorna alla sala civica la rassegna primaverile di Bubano Blues, ormai giunta al quinto anno e articolata su sei martedì sera durante i quali si esibiranno musicisti e band di primordine.

Si comincia, come detto, domani sera con il pop-rock-soul-blues degli Stop&Go con ospiti il trombettista Giuseppe Emiliani e il sassofonista Davide Villa. Una settimana dopo da Austin, in Texas, tornano a Bubano James & Black Soultet band per una serata r&b. Martedì 27 marzo il bluesman Fabrizio Poggi salirà sul palco col suo quartetto: tra i migliori armonicisti a livello internazionale, si è classificato secondo alla finale dei Grammy Awards 2018 svoltasi al Madison Square Garden di New York nella categoria Best Traditional Blues Album gareggiando nientemeno con i Rolling Stones eletti vincitori del Grammy. Il 3 aprile la band bolognese Groove City darà spettacolo con la bravissima cantante palermitana dalla potente voce black Daria Biancardi, e una settimana dopo la scena sarà per il Roberto Formignani Trio con la chitarrista Silvia Zaniboni. La rassegna chiude martedì 17 aprile con il quartetto Vince Vallicelli & Freddie Maguire che, oltre al batterista forlivese e allamericano con la voce alla Joe Cocker, vede in formazione anche Massimo Sutera al basso e Nahuel Schiumarini alla chitarra.

I concerti iniziano alle ore 21 e sono a entrata libera. Ma Bubano Blues è anche gastronomia, dato che, per chi vuole, c”è la possibilità di cenare prima del concerto, alle 19.30: domani sera il menù prevede tagliolini al bianco di pesce, zuppa di pesce, dolce della casa, vino e acqua a 18 euro (prenotazione cena al 333/6117299).

r.c.

Nella foto: Daria Biancardi con i Groove City in una precedente edizione di «Bubano Blues»

Ritorna Bubano Blues, da domani sei serate per la rassegna primaverile
Cultura e Spettacoli 11 Marzo 2018

Viene dal Giappone un piccolo grande talento del pianoforte

Sarà il giovanissimo talento nipponico di 12 anni, Takuma Onodera, ad esibirsi domani, lunedì 12 marzo alle ore 20.45 nella sala Mariele Ventre di palazzo Monsignani a Imola, per la stagione di concerti curata dall’Accademia pianistica.

Vincitore per sette anni consecutivi, dal 2011 al 2017, del primo premio alla Mainichi Newspaper Company”s Junior Piano Competition, ha vinto anche nel 2014 il primo premio alla Japan Steinway Competition e il secondo premio alla Osaka International Music Competition.

Nel luglio 2016 si è aggiudicato il «Premio Città di Imola» tenutosi durante la V edizione dell’Imola Summer Piano Academy & Festival e dal settembre del medesimo anno è studente dell’Accademia dove studia con Stefano Fiuzzi e Ryoku Yokoyama. Nel 2017 si è classificato come finalista alla Vladimir Krainev Moscow International Piano Competition.

A palazzo Monsignani presenterà un programma caratterizzato da musiche di Scarlatti, Beethoven, Chopin, Khachatuturian.L’ingresso al concerto è tramite tessera associativa (100 euro) che dà diritto alla partecipazione a tutti i concerti della stagione. L’entrata è libera per gli under 20, per gli allievi e i docenti della Scuola Vassura Baroncini e per gli studenti di ogni ordine e grado. Info: 0542/30802.

r.c.

Viene dal Giappone un piccolo grande talento del pianoforte
Cultura e Spettacoli 10 Marzo 2018

Domani la Rocca di Dozza torna nuovamente una Civitas medievale per un giorno

La Rocca di Dozza diventa nuovamente una Civitas medievale con la seconda edizione della manifestazione che, tenutasi con successo alla fine dello scorso anno, ritorna domani, domenica 11 marzo dalle 10 alle 19.30.

Un”occasione per tuffarsi nel XIV secolo e vivere da vicino le attività artigianali dell”epoca. Organizzata dall”associazione Civitas alidosiana in collaborazione con diversi gruppi e artigiani, la rievocazione storica sarà una ricostruzione fedele dell”epoca medievale con gli armati, la vestizione del cavaliere, l”orafo, e la spezieria di Diotaiuti, che riproduce, grazie allo studio delle fonti, l”attività di uno speziale imolese realmente vissuto nel Trecento.

Il programma e le novità. Per questa nuova edizione, ci saranno delle novità, a cominciare dalla dimostrazione della lavorazione della seta e dalla ricostruzione delle attività dei fabbri della città di Bologna, realizzata a partire dagli statuti del 1300. Le attività e gli allestimenti saranno presenti durante l”intera giornata e ci saranno delle dimostrazioni e delle presentazioni ad orari stabiliti: alle 10.30 sarà di scena l”attività della spezieria di Diotaiuti, alle 11.30 il mestiere del sarto, alle 12.30 la produzione della seta dal baco al filo, alle 14.30 il cerusico, alle 15.30 la tintura della stoffa, alle 16.30 il lavoro dell”orafo, alle 17.30 l”arte del ceramista, e alle 18.30 la vestizione del cavaliere. Saranno presenti inoltre le attività dei fabbri, della cucina medievale e della produzione di zucchero, vino speziato e distillati. Non mancherà la caccia al tesoro per bambini con un piccolo premio per tutti i partecipanti. Alle iniziative parteciperanno Civitas alidosiana, Compagnia d”arme Compagnia delle 13 porte, Società delle arti, Ptickart – Ars Vascellari, Ars Balistarum, Liquorista Albimonte e Silvio Luciani.

Ingresso con il biglietto del museo: 5 euro, gratuito fino a 18 anni. Info: 0542/678240 o www.fondazionedozza.it.

r.c.

Nella foto: la cucina medievale

Domani la Rocca di Dozza torna nuovamente una Civitas medievale per un giorno
Cultura e Spettacoli 10 Marzo 2018

Vasellame liturgico, al Museo diocesano una mostra con sessantacinque calici liturgici

«Tra il vasellame liturgico, il calice è l’oggetto che ha la maggior pregnanza simbolica; è infatti il solo elemento menzionato nei racconti neotestamentari di istituzione dell’Eucaristia».

Inizia così, nelle note rilasciate alla stampa, la presentazione della mostra “Fons Salutis. Calici liturgici tra Seicento e Novecento” da una raccolta riminese e dalla Diocesi di Imola, allestita da domani, domenica, nella Galleria Pio VII del Museo diocesano di Imola.

Promossa dal Museo stesso e curata da Marco Violi, proporrà sessantacinque calici liturgici realizzati in materiali vari – perlopiù argento e vermeil, ma anche metallo (rame, bronzo, ottone, ecc.) a sua volta argentato e dorato, oltre che smalto policromo, pietre preziose, corallo e turchesi – di grande qualità esecutiva, provenienti per metà dalla collezione riminese di Renzo Sancisi e per metà dal Tesoro della Cattedrale di Imola, dalla chiesa Collegiata di Lugo di Romagna, dalla parrocchiale di San Prospero, dal Museo parrocchiale di Castel Bolognese e, infine, dalla raccolta del Museo diocesano di Imola.

L”esposizione si propone di offrire al visitatore «una doppia chiave di lettura del tema – dicono le note per la stampa -: «una puramente conoscitiva a livello storico-artistico ed estetico (pannelli descrittivi e didascalie  dedicate per ogni singola opera ne favoriscono la fruizione) e l”altra prettamente devozionale, legata cioè anche alla devozione all”Eucarestia che, nella tradizione cristiana dei primi secoli, fu talvolta denominata “sacramento del calice del Signore”».

L”inaugurazione dell”esposizione avrà luogo domani alle ore 17, con i saluti del vescovo Tommaso Ghirelli e del vicedirettore del museo Marco Violi, e con interventi di monsignor Giovanni Signani, presidente del Capitolo della Cattedrale di Imola, di Massimo Pulini, storico dell’arte e docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, e di Renzo Sancisi, collezionista. La mostra sarà poi visitabile martedì e giovedì dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17, mercoledì dalle 9 alle 12, sabato e domenica dalle 15.30 alle 18.30 (chiuso 1, 2 e 25 aprile).

r.c.

Vasellame liturgico, al Museo diocesano una mostra con sessantacinque calici liturgici
Cultura e Spettacoli 10 Marzo 2018

CooperAttivaMente torna oggi pomeriggio con Francesca Capossele e Viaemiliaventicinque

Torna oggi alle ore 17 presso Librerie.coop di Imola al Centro Leonardo (viale Amendola, 129) gli incontri di CooperAttivaMente in collaborazione con l”associazione culturale Viaemiliaventicinque con un incontro con l’autrice ferrarese Francesca Capossele che presenta il suo primo romanzo “1972” (Playground, 2017) ambientato tra la Nigeria e l’Emilia.

E’ una storia familiare d’amore, amicizia e giovinezza perduta che unisce i destini di due fratelli della provincia italiana a una figlia della ricca borghesia bolognese.

Presenta l”autrice Muriel Pavoni.

CooperAttivaMente torna oggi pomeriggio con Francesca Capossele e Viaemiliaventicinque

Festa della donna, tanti appuntamenti fino a domenica fra musica, cultura, spettacoli, antiviolenza, escursioni e difesa personale

La Festa della donna è, come si sa, la ricorrenza che ogni anno celebra le conquiste sociali, economiche e politiche ma anche le discriminazioni e le violenze di cui sono state e sono purtroppo ancora oggetto le donne nel mondo. Da un lato è un momento di impegno, dall”altro di svago.

Nel circondario imolese sono molteplici le proposte per “festeggiare” la festa della donna, appuntamenti a base di cultura ma anche divertimento.

I Musei imolesi propongono visite gratuite a tutto il pubblico imolese al Museo di San Domenico e alla mostra “Ricerche di stile” a palazzo Tozzoni (dove alle 17 è anche prevista una visita guidata gratuita).

Alle 16 dal piazzale della stazione dei treni parte anche la biciclettata contro ogni violenza sulle donne “In direzione ostinata e contraria”, con percorso dalla stazione Fs a piazza Matteotti, dove si terrà un presidio di donne antisessiste, antifasciste e antirazziste, a cura di Trama di terre con la partecipazione dei Coordinamenti Donne Cgil e Spi Imola.

Alla Sala Bcc alle 20,45 va in scena “Un”emozione da poco”, serata con e per le donne, organizzata dall”associazione di promozione sociale Argo.

Al centro giovanile Ca” Vaina si festeggia in musica con il rock in rosa dei gruppi femminili Mumble Rumble, Bubble Girlz e Ynaelle Acoustic Duo, dalle 21,30.

A Castel San Pietro intrattenimento degli Armisdè e racconti in dialetto sulle donne a cura di Roberto Dall’Aglio, alle 15 presso la Casa protetta Coccinalle. Al centro diurno, invece, festa con crescentine, musica e mimose (dalle 14,30).

A Medicina va in scena “Dietro lo specchio”, spettacolo teatrale interpretato dai ragazzi del Laboratorio Officine teatrali con la regia di Dario Criserà (sala del Suffragio, ore 21,15).

Nei giorni successivi altre iniziative vanno in scena sempre per celebrare la Festa della donna.

Venerdì vanno in scena il seminario “Molestie sul lavoro” a cura di Perledonne a Castel San Pietro (teatro Cassero, ore 20,30) ma anche il film “Jackie” a Medicina (sala del Suffragio, ore 21).

Sabato a Castel San Pietro c”è il tavolo di discussione “Donne al lavoro!” coordinato dall”associazione di promozione culturale e sociale Camminando insieme (ore 16, sala Sassi). La Cia di Imola propone invece l”iniziativa “I colori delle donne. Storie di donne e di agricoltura”, presso l”ex bar Bacchilega alle 16. A Medicina il flash mob “Stop alla violenza” alle 16 in piazza Garibaldi con la scuola di danza Grand Jetè.

Domenica Casalfiumanese organizza la cerimonia di premiazione per il settimo concorso letterario “Le donne di Casalfiumanese” e del primo concorso fotografico a esso associato (sala del Consiglio, ore 16,30). A Medicina proiezione del documentario “Paura non abbiamo” (sala del Suffragio, ore 15). Ozzano festeggia con pranzo, spettacolo e musica dalle 12,30 alla sala Primavera.

Per le sportive il Cai di Imola propone una escursione guidata di difficoltà E per domenica (pe rinfo: Stefania 4302639398).

Sabato 17 marzo, poi, a Medicina si terrà il corso gratuito di autodifesa femminile tenuto dal maestro Davide Vecchi e dal docente, dottor Christian Serra, della scuola Akademya, una giornata promossa dall”associazione PerLeDonne di Medicina (dalle 14 alle 17 alla sala Auditorium).

r.c.

Festa della donna, tanti appuntamenti fino a domenica fra musica, cultura, spettacoli, antiviolenza, escursioni e difesa personale

Da imbianchino ad artista, i muri antichi rinascono sulle tavole del dozzese Giuseppe Giaquinta

Da decoratore ad artista il passo non è lungo come sembra. O almeno non lo è stato per Giuseppe Giaquinta, siciliano trapiantato nel circondario imolese, fra Imola e Dozza, da ormai oltre metà della propria vita.

La sua storia inizia come tante storie di quella migrazione da sud a nord di cui è pieno il Belpaese: allora ventenne, Giaquinta, oggi quarantunenne, lascia Capo d’Orlando, nota cittadina di mare in provincia di Messina, per puntare alla grande Milano, con in tasca la professione di imbianchino.

«Dopo il primo trasferimento sono stato a Imola per un weekend e l’ho scelta per la vita – racconta –. Dal 2014 invece vivo a Dozza, paese originario di mia moglie. È merito loro, di mia moglie Margherita e della galleria d’arte a cielo aperto che è Dozza, se la mia vena artistica si è risvegliata e sviluppata fino a prendere il sopravvento».

Tu nasci come imbianchino, che percorso ti ha fatto arrivare alle opere che oggi realizzi, opere decorative che riproducono su tavola muri antichi?

«Lavorativamente parlando sì, sono nato come imbianchino, ma ho sempre desiderato fare il decoratore. Mio padre è restauratore, lavoro artigiano ma anche artistico, ed è stato lui il primo a mettermi in mano spatole e pennelli, strumenti che ho iniziato ad amare e che mi hanno fatto diventare imbianchino. A parte lui, quando ero piccolo non ho mai avuto un maestro. Per questo quando ho iniziato a lavorare ho potuto farlo seriamente solo come imbianchino, prima nella mia Sicilia poi trasferendomi. Poco dopo essere giunto a Imola mi sono messo in proprio ma poi, come è successo a tanti artigiani, la crisi economica ha messo in crisi anche me. Ma dalla crisi, grazie all’appoggio di mia moglie e all’ispirazione di Dozza, ho trovato la forza per tirare fuori la mia arte e puntare sulla mia manualità».

Passiamo dunque la parola all’artista: cosa realizzi?

«Ho una buona manualità dovuta al fatto che sono cresciuto nel laboratorio di mio padre e un amore innato per i muri, che per via del mio lavoro sono sempre stati il mio mezzo naturale. Unendo le due cose, io realizzo opere decorative che riproducono muri antichi. Il muro antico, sopravvissuto al tempo e al suo mutare, è deteriorato, sfumato, ma anche affascinante. È arte povera dalle decorazioni ricche, siano geometriche o floreali. Io cerco di riprodurre oggi, nei miei lavori su tavola, i muri antichi dei tempi passati di diversi stili e provenienze».

La tua tecnica?

«La tecnica è davvero mia. Non sono l’unico ad applicarla, chiaro, ma ho trovato la mia strada da me. Uso esclusivamente spatole e pennelli, con i quali riproduco il tempo passato strato dopo strato. I miei materiali preferiti sono la calce e la polvere di marmo ed altri minerali. Parto dalla texture del fondo riproducendo le tecniche antiche e tenendo conto delle ferite del tempo; poi disegno sopra il primo strato e coloro direttamente con le terre e le polveri pure fino ad ottenere lo strato finale che rappresenta il muro antico arrivato nel presente. Dopo la prima realizzazione casalinga, su richiesta di mia moglie, ho provato a fare qualche lavoro da mostrare e nel dicembre del 2016 sono stato invitato dal ristorante Piccola Osteria del Borgo a partecipare ad un’asta artistica per beneficenza con una mia opera, che è stata la più gettonata. È stata una soddisfazione che mi ha fatto capire che potevo puntare alle stelle, dopo avere provato le stalle della crisi».

E così hai aperto uno studio d’arte nella città d’arte…

«Inizialmente il mio laboratorio era la taverna di casa, poi un anno fa ho aperto lo studio con laboratorio nel borgo di Dozza, in via De Amicis 37. Nel corso dell’anno ho partecipato ad una estemporanea e diversi eventi organizzati dalla Pro Loco del paese e dalla Fondazione Dozza Città d’Arte. Ho preso parte anche alla Biennale del Muro Dipinto come assistente tecnico per gli artisti selezionati per due opere a Toscanella. Lì ho conosciuto il professor Marco Lazzarato, docente di ornati presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, che ha apprezzato il mio lavoro e mi ha invitato a seguire i suoi insegnamenti; con lui ho scoperto le geometrie, uno stile artistico che fa letteralmente vibrare le mie pupille, ed anche diverse correnti artistiche decorative come l’arte celtica con le trecce, quella romana e greca ricche di geometrie pure, ma anche l’islamica ed altre grandi correnti antiche, anche floreali».

Dunque oggi la tua strada è puramente artistica?

«Accanto alle mie opere ho ricominciato a trattare i muri, ma per lo più come decoratore, portando la mia arte ma anche solo la mia manualità direttamente sui muri. Arte, del resto, è per me tramandare tecniche e conoscenze nel tempo, ora mi sento in grado di definirmi un artista ma con tanta strada ancora da fare».

mi.mo

Nella foto: Giuseppe Giaquinta con alcune sue opere nello studio a Dozza

Da imbianchino ad artista, i muri antichi rinascono sulle tavole del dozzese Giuseppe Giaquinta

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