Economia

Economia 3 Settembre 2019

Crisi della frutticoltura, la Cia di Imola promuove una mobilitazione unitaria per affrontare la situazione

Una grande mobilitazione unitaria per contrastare la crisi della frutticoltura. E’ l’obiettivo della Cia di Imola che nei giorni scorsi ha promosso un incontro con i frutticoltori del territorio per fare il punto sui temi caldi del settore (i cali produttivi, le quotazioni della frutta troppo basse) e mettere a punto le strategie mettere in atto per far fronte alla situazione. Nell’occasione, si è parlato di un necessario sforzo comune tra tutte le associazioni agricole per rilanciare il settore, partendo dall’impegno congiunto di produttori, sindacati e amministratori locali per chiedere alla Regione Emilia-Romagna un sostegno immediato al comparto.

«Tutti i produttori – afferma Giordano Zambrini, presidente di Cia Imola – sanno benissimo che così non si può continuare, che la nostra frutticoltura è a rischio così come le nostre aziende e un intero sistema economico-produttivo. Le difficoltà, come hanno specificato gli agricoltori presenti, sono legate al contrasto delle patologie della frutta provocata da cimice asiatica e insetti ancora “sconosciuti”, dai cambiamenti del clima ma anche da prezzi non remunerativi, difficoltà di commercializzazione e di aggregazione. Questi problemi persistono da diverso tempo, ma sono diventati davvero insostenibili in un’annata come questa, quando praticamente nessun prodotto è in grado di portare un reddito alle aziende agricole».

«Se gli agricoltori smettono di produrre, perché farlo significa lavorare in perdita, non sono solo loro a rimetterci, ma l’intera economia del territorio, visto che le aziende agricole smetteranno di impiegare forza lavoro stagionale e anche di immettere sul mercato prodotti “made in Italy” di qualità – prosegue Zambrini -. Quindi è tutta la società, composta da lavoratori in agricoltura, famiglie e consumatori, che si troverà in difficoltà insieme a noi. Ecco perché la crisi della nostra agricoltura deve diventare un problema economico e sociale condiviso, anche dagli amministratori del Circondario, dal sindaco della Città metropolitana e dai sindacati agricoli. A loro invieremo in questi giorni una lettera per spiegare la situazione e chiedere che ci sostengano a livello regionale per chiedere contributi straordinari per i frutticoltori più colpiti dalla crisi».

Intanto, la Cia sottolinea l’apprezzamento per l’impegno dell’assessore regionale Simona Caselli, che si è impegnata, aggiungere il presidente, «a stanziare 250.000 euro per l’attivazione di mutui a tassi agevolati e sgravi fiscali e contributivi destinate alle aziende colpite da cimice asiatica e si è impegnata a portare il problema all’attenzione del nuovo Governo che si formerà e dell’Europa». «Si tratta sicuramente di un primo passo a sostegno del reddito per le aziende – sostiene Zambrini – ma non basta, perché serve soprattutto un sostegno diretto, liquidità a fondo perduto, per superare questo anno difficilissimo e ripartire. Naturalmente sono utili anche azioni indirette come la sospensione dei mutui che alcuni istituti bancari imolesi hanno già garantito».

Tornando all’assemblea dei produttori, tra gli argomenti affrontati inevitabilmente c’è stato quello dei parassiti e delle patologie più gravi che affliggono la frutticoltura, a partire dalla cimice asiatica, per affrontare i quali la richiesta è aumentare la ricerca che dovrà essere, conclude Zambrini, «pubblica e super partes».  «Stiamo pensando – conclude il presidente della Cia Imola – a una vera e propria mobilitazione, organizzata insieme ai produttori di altre province della nostra regione e di altre regioni colpite dalla crisi, per dare un segnale forte a tutti i livelli, dalle istituzioni ai consumatori». (r.cr.)

Nella foto il presidente della Cia Imola Giordano Zambrini

Crisi della frutticoltura, la Cia di Imola promuove una mobilitazione unitaria per affrontare la situazione
Economia 28 Agosto 2019

L'allarme di Coldiretti: «Problema sicurezza per i troppi cinghiali, serve un piano di abbattimento straordinario»

Sono oltre un milione ormai in cinghiali in Italia. Lo dice la Coldiretti Emilia Romagna, lanciando l”allarme per l’escalation dei danni, delle aggressioni e degli incidenti provocati dalla crescita di questi pericolosi e aggressivi animali. Incidenti anche mortali: è deceduto infatti, dopo un mese di coma, il motociclista di 47 anni che, in Calabria, è stato coinvolto in uno scontro con un cinghiale che gli ha improvvisamente tagliato la strada mentre percorreva una strada provinciale. Dopo la caduta, tra l”altro, era stato attaccato dall”animale, che gli aveva procurato altre ferite gravi al volto e all”addome.

La proliferazione incontrollata dei cinghiali ha numeri inequivocabili: negli ultimi dieci anni, secondo le stime fornite da Coldiretti, il numero degli esemplari presenti in Italia è praticamente raddoppiato. «La sicurezza nelle aree rurali e urbane – denuncia la Coldiretti – è a rischio per il loro proliferare con l’invasione di campi coltivati, centri abitati, strade ed anche autostrade dove rappresentano un grave pericolo per le cose e le persone. Gli animali selvatici che distruggono i raccolti agricoli, sterminano gli animali allevati, causano incidenti stradali per un totale di danni stimato in quasi 100 milioni di euro all’anno, senza contare i casi in cui ci sono state purtroppo anche vittime».

Per l”associazione agricola, dunque, il problema non è solo legato ai risarcimenti, ma è diventato «un fatto di sicurezza delle persone che va affrontato con decisione». Per questo la Coldiretti chiede un intervento «in modo concertato tra Ministeri e Regioni per avviare un piano di abbattimento straordinario senza intralci amministrativi». (r.cr.)

L'allarme di Coldiretti: «Problema sicurezza per i troppi cinghiali, serve un piano di abbattimento straordinario»
Economia 27 Agosto 2019

Cimice asiatica, la Regione Emilia-Romagna convoca un tavolo con associazioni agricole e consorzi dei produttori

Si svolgerà domani mercoledì 28 agosto a Bologna il vertice convocato dalla Regione Emilia Romagna per studiare le misure più efficaci per combattere la cimice asiatica, al quale sono state invitate le associazioni agricole e le organizzazioni dei produttori ortofrutticoli. L”assessore regionale all”Agricoltura, Simona Caselli, dichiara in proposito: «Siamo assolutamente consapevoli dell”impatto negativo sulle coltivazioni della cimice asiatica. Al vertice valuteremo e adotteremo le misure più efficaci per sostenere un comparto come quello agricolo, fondamentale per l”economia regionale».

Il tavolo era già stato convocato quando, nei giorni scorsi, è arrivato l”ennesimo allarme da parte di Coldiretti Emilia Romagna, che ha denunciato la situazione particolarmente difficile proprio nella nostra regione, dove i danni alle produzioni causati dal parassita, in particolare alle pere ma non solo, hanno compromesso dal 40 al 100% della produzioni. «Da un lato è necessario accelerare il più possibile i lanci degli insetti antagonisti – sostiene l”associazione -, ma dall”altro è importante che le istituzioni non facciano mancare il loro apporto con risorse economiche da mettere in campo a sostegno del mondo agricolo. Il settore frutticolo dell”Emilia Romagna è a rischio: chiediamo a tutte le istituzioni competenti di mettere subito in campo soluzioni che vadano a prevenire e risarcire i danni alle aziende agricole».

Alla Regione, Coldiretti chiede poi di attivare, come già avvenuto in passato per altre emergenze, «una serie di interventi finanziari e agevolativi per far fronte al mancato reddito delle imprese, attraverso convenzioni con le banche, l”intervento dei Consorzi Fidi, la sospensione di mutui, pagamenti, tasse, contributi per compensare e non appesantire il bilancio delle aziende gravato  dalle spese colturali sostenute per una produzione che rischia di venire azzerata e di non produrre quindi alcun reddito».

La “cimice marmorata asiatica”, nota semplicemente come cimice asiatica, arriva dalla Cina ed è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché depone le uova almeno due volte all”anno, con 300-400 esemplari alla volta che con le punture rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili e compromettendo seriamente parte del raccolto. «La diffusione improvvisa di questi insetti che non hanno nemici naturali nel nostro paese – spiega ancora la Coldiretti – è favorita dalle alte temperature e dalla loro polifagia, potendosi spostare su numerosi vegetali, coltivati e spontanei. La lotta in campagna per ora può avvenire attraverso protezioni fisiche come le reti a difesa delle colture. Per contrastare la proliferazione dell’insetto alieno è dunque importante proseguire a marcia spedita con la ricerca». (r.cr.) 

Sull”argomento leggi anche gli articoli del 23 luglio e del 30 luglio.

La foto è tratta dal sito della Regione Emilia-Romagna

Cimice asiatica, la Regione Emilia-Romagna convoca un tavolo con associazioni agricole e consorzi dei produttori
Economia 6 Agosto 2019

L'albana made in Imola è la migliore di Romagna, premiati a Faenza i vini di Monticino Rosso e Tre Monti

L’albana made in Imola è la migliore di Romagna. L’hanno stabilito sia una giuria tecnica sia il pubblico nel corso della selezione organizzata dall’Ente tutela vini di Romagna. Due i riconoscimenti che erano da assegnare: l’Albana Dèi, ai migliori albana di Romagna Docg di tipologia secco e L’Indigeno del Cuore. La cerimonia di premiazione si è svolta nei giorni scorsi a Casa Spadoni, a Faenza. Ebbene, la giuria tecnica ha fatto salire sui gradini più alti del podio due vini imolesi: il Codronchio 2016 di Monticino Rosso, seguito dal Vitalba 2018 di Tre Monti; terzo, Nora 2018 del Podere Baratta di Bertinoro.

Mentre il giudizio popolare ha assegnato la vittoria al Vitalba 2018 di Tre Monti, seguito dal Codronchio 2016 di Monticino Rosso, confermando al terzo posto il Nora 2018 di Podere Baratta. La selezione per giungere all’assegnazione dei riconoscimenti ha previsto due fasi. Nella prima fase la giuria tecnica (composta da critici delle principali guide di settore, esperti enogastronomici, sommelier professionisti e commerciali enologici) ha degustato alla cieca i vini in concorso determinando la classifica dell’Albana Dèi e selezionando i vini finalisti. Questi ultimi, poi, hanno affrontato il giudizio del pubblico, che li ha degustati e votati nel corso di quattro appuntamenti «di piazza» itineranti, che si sono svolti in giugno a Faenza, Bertinoro, Oriolo e Dozza, per determinare la classifica de L’Indigeno del Cuore.

«Al di là della soddisfazione personale per la vittoria nella sezione “L’indigeno del Cuore” con la Vitalba 2018, che bissa il successo ottenuto lo scorso anno con la Vitalba 2017, quello che mi preme sottolineare è l’altissimo livello dell’albana prodotta nel territorio del Comune di Imola», tiene a sottolineare David Navacchia, che con il fratello Vittorio ed il padre Sergio guida la cantina Tre Monti di Imola. «Vorrei ricordare infatti anche il successo di “Codronchio” 2016 di Monticino Rosso e la presenza fra le sette albana finaliste anche di “Mezzelune” 2017 dell’azienda Ca’ dei Quattro Archi,sempre di Imola», aggiunge David Navacchia.

A crescere, in sostanza, è tutto il territorio imolese, che è in grado di conquistare la ribalta e di superare territori d’elezione come Bertinoro e Predappio, diventando un punto di riferimento a livello di tutta la Romagna. Ma a vincere è anche una filosofia del produrre vino da un vitigno ben radicato in terra imolese, l’albana appunto. «Un’albana – spiega David Navacchia – prodotta secondo la tradizione, con la macerazione sulle bucce, che dà colori caldi,in alternativa, per non dire in contrasto, con una nouvelle vague che vuole un’albana meno intensa e più fresca».

Nella foto la cerimonia di premiazione con gli organizzatori e i vincitori dei due concorsi che l”Ente tutela vini di Romagna dedica ogni anno all”Albana di Romagna Docg

L'albana made in Imola è la migliore di Romagna, premiati a Faenza i vini di Monticino Rosso e Tre Monti
Economia 6 Agosto 2019

Crescono i vigneti in Emilia Romagna e la Regione premia soprattutto la viticoltura biologica

Cresce il vigneto Emilia Romagna e, in particolare, guadagna terreno la viticoltura biologica. E’ l’esito del bando nazionale per l’assegnazione gratuita per il 2019 di appezzamenti aggiuntivi per gli impianti viticoli, nel quarto anno di applicazione del nuovo regime europeo che ha introdotto il meccanismo delle autorizzazioni (con un limite dell’1% di superficie vitata in più rispetto all’anno prima) al posto del vecchio sistema dei diritti di impianto, liberamente negoziabili e trasferibili. La Regione Emilia Romagna, in applicazione delle nuove regole, ha rilasciato nei giorni scorsi le autorizzazioni per l’impianto di nuovi vigneti a 2.684 aziende vitivinicole che hanno presentato domanda, per una superficie complessiva di 512,79 ettari, pari appunto all’1% di quella totale regionale del 2018.

Vista la limitata superficie da ripartire a fronte della domanda, la Regione, oltre a fissare un tetto massimo di 3 ettari per ogni singola richiesta, anche quest’anno ha deciso di premiare i viticoltori bio, dando loro la priorità nell’assegnazione delle nuove autorizzazioni. A 13 bio-viticoltori in possesso dei requisiti previsti dal bando nazionale è stata pertanto autorizzata l’intera superficie richiesta, per un totale di 19 ettari di nuove vigne. Ci sono poi 140 viticoltori che, avendo richiesto una superficie inferiore o uguale ai 1.500 metri quadrati, il minimo da garantire a tutti i pretendenti, si sono ritrovati con un’assegnazione uguale a quanto richiesto. Ad altri 2.531 viticoltori sono stati ripartiti i restanti 480 ettari, con una media di quasi 0,2 ettari a testa in più. In Emilia Romagna in totale sono stati richiesti quest’anno 5.784 ettari di nuove vigne, ben 11 volte oltre la disponibilità di partenza. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”1 agosto

Crescono i vigneti in Emilia Romagna e la Regione premia soprattutto la viticoltura biologica
Economia 5 Agosto 2019

L'Ima punta sulla trazione elettrica e acquisisce la maggioranza di Atop, azienda tra i leader mondiali del settore

A inizio luglio Ima ha perfezionato l’acquisizione della maggioranza di Atop, azienda di Barberino Val d’Elsa (Firenze) fra i leader mondiali nel settore dell’automazione industriale per la produzione di motori elettrici nel settore automotive ed e-mobility. In particolare, Atop sviluppa e progetta tecnologie per l’industrializzazione e produzione di statori e rotori elettrici destinati alla trazione elettrica, a elettrodomestici, elettroutensili e ad applicazioni industriali. Con questa operazione Ima, che dal 2017 era già azionista della società con una quota del 21%, ha raggiunto una partecipazione complessiva pari a circa l’84%.

L’intervento finanziario è di circa 230 milioni di euro, interamente versati. Fondata nel 1993, Atop prevede per l’esercizio 2019 un fatturato di 89 milioni di euro, in crescita del 50% rispetto ai 60 milioni del 2018, un Ebitda (ovvero l’utile prima di interessi, imposte, deprezzamento e ammortamenti) pari a 25 milioni di euro, in crescita del 59% rispetto ai 15,8 milioni del 2018. Conta inoltre circa 250 dipendenti (oltre 50 assunzioni negli ultimi due esercizi), e ha un indebitamento finanziario netto di 13,5 milioni di euro.

L’accordo di acquisizione è stato raggiunto con i fondatori della società e con Charme Capita lPartners Sgr (società di gestione pan-europea dei fondi Charme). I fondi Charme sono stati creati nel 2003 da Luca di Montezemolo con il figlio Matteo e sviluppano investimenti industriali di lungo periodo in società dal forte potenziale di crescita e di sviluppo internazionale. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”1 agosto

L'Ima punta sulla trazione elettrica e acquisisce la maggioranza di Atop, azienda tra i leader mondiali del settore
Economia 5 Agosto 2019

La Sacmi ha acquisito il 20% della Bmr di Scandiano, azienda specializzata nel fine linea del settore ceramico

Sacmi ha acquisito il 20% delle quote di Bmr, azienda di Scandiano (Reggio Emilia) specializzata nella progettazione e realizzazione di macchinari e tecnologie per il fine linea nel settore ceramico: impianti perla levigatura, lappatura, il trattamento, la squadratura e il taglio di superfici ceramiche, dai formati tradizionali fino alle grandi lastre. Fondata nel 1968, conta oltre 100 dipendenti, dislocati tra la sede di Scandiano e lo stabilimento dedicato alla realizzazione di lucidatrici di Schio (Vicenza). L’ufficializzazione dell’accordo è arrivata il 4 luglio scorso, «a coronamento – spiega Sacmi – di una partnership industriale e tecnologica di lungo corso nelle lavorazioni ceramiche per il fine linea».

Alla base dell’operazione, osserva Paolo Sassi, presidente di Bmr, «la piena condivisione degli obiettivi di sviluppo commerciale e industriale» tra i due partner che, in questo modo, rafforzano la propria capacità di proporsi al mercato con soluzioni complete, personalizzate e just in time. «L’ingresso nel capitale di Bmr – motiva Paolo Mongardi, presidente di Sacmi Imola – consolida il ruolo diSacmi come unico interlocutore nella gestione di tutte le fasi del processo ceramico, dalla materia prima al prodotto finito». (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”1 agosto

La Sacmi ha acquisito il 20% della Bmr di Scandiano, azienda specializzata nel fine linea del settore ceramico
Economia 2 Agosto 2019

I fondatori di Bio-on: «La nostra è un'azienda di valore e lo stabilimento di Gaiana è pienamente operativo»

Giorni di passione per Bio-on Spa e di grande incertezza per i suoi dipendenti. La società bolognese attiva nel settore delle bioplastiche è quotata nel segmento Aim di Borsa italiana (quello dedicato alle piccole e medie imprese). Ebbene, l’attacco portatole la settimana scorsa dal fondo di investimento statunitense Quintessential ha mandato in fumo buona parte della capitalizzazione, coi due fondatori Marco Astorri e Guido Cicognani, entrambi azionisti rilevanti, costretti ad acquistare azioni nel tentativo di evitare il tracollo del titolo. «Anche di fronte agli effetti del feroce attacco di cui siamo stati oggetto, Bio-on resta un’azienda di grande valore, in cui crediamo e continuiamo a investire», hanno motivato Astorri e Cicognani.

Bio-on è una intellectual propertycompany, ossia una società che fa ricerca applicata, nello specifico riguardo la produzione di polimeri poliidrossialcanoati, detti Phas (sono polimeri poliesteri termoplastici sintetizzati da vari generi di batteri attraverso la fermentazione di zuccheri o lipidi), commercializzando i relativi brevetti tramite accordi e joint venture ed incassando le relative royalties. Costituita nel 2007, la società bolognese è guidata dai due soci fondatori (Astorri presidente nonché amministratore delegato e Cicognani vicepresidente), che la controllano tramite la holding Capsa. In concreto, le bioplastiche sviluppate da Bio-on vengono ottenute tramite la fermentazione di scarti agricoli o sottoprodotti agroindustriali, il che rende il processo «più simile a un birrificio che a una raffineria tradizionale».

Materia prima economica e rinnovabile, che non entra in competizione con le filiere alimentari e da cui si ottiene un prodotto finale che si degrada in modo naturale e a temperatura ambiente. Quindi, sostenibile per l’ecosistema. Ebbene, tirando le somme di tutte queste qualità positive, si tratterebbe della plastica in grado di far quadrare il cerchio per un mondo alle prese con l’emergenza plastica, quella derivata dagli idrocarburi, indistruttibile e massimamente inquinante, e nella necessità di doverla sostituire. Come si può ben intuire, un giro d’affari potenzialmente immenso. Ad aprile 2017 la Camera di commercio di Bologna ha classificato Bio-on come Pmi innovativa ai sensi della legge di Stabilità, evidenziandone l’appetibilità per gli investitori.

La società conta ad oggi 100 dipendenti, di cui circa la metà dedicati alla conduzione dell’impianto di Castel San Pietro (che si trova a Gaiana). Sul sito internet della società è disponibile dal 17 luglio 2019 un video che ripercorre le fasi di costruzione dell’impianto e mostra la produzione attuale. La produzione sinora raggiunta è stata al momento utilizzata per la realizzazione di prodotti solari nell’ambito della jointventure Aldia Spa in partnership con Unilever e di arredamento nell’ambito della partnership con Kartell Spa, già in vendita sul mercato. L’impianto produttivo è stato visitato nel corso degli ultimi mesi da molteplici soggetti di ambito pubblico, finanziario e industriale, ai quali è stata mostrata la piena operatività del medesimo. (r.cr.)

L”articolo completo con tutti i particolari della vicenda è su «sabato sera» dell”1 agosto

I fondatori di Bio-on: «La nostra è un'azienda di valore e lo stabilimento di Gaiana è pienamente operativo»
Economia 1 Agosto 2019

L'ingegner Federico Giva, classe 1978, è il nuovo direttore delle Risorse umane del Gruppo Cefla

Prenderà servizio dal 26 agosto prossimo Federico Giva, nuovo direttore delle Risorse umane del Gruppo Cefla. Il neo dirigente (Hr director per usare la terminologia inglese che va per la maggiore in campo economico) della storica cooperativa imolese ha 41 anni, è sposato e padre di quattro bambini. Si è laureato in ingegneria gestionale all”Università di Modena e Reggio Emilia e proviene dal Gruppo hera, dove ha ricoperto vari incarichi, con crescenti livelli di responsabilità, maturando una certa esperienza nelle funzioni principali delle risorse umane, lavorando a progetti trasversali all’interno delle strutture aziendali e integrando diverse realtà presenti sul territorio nazionale.

Per il Gruppo Cefla Giva sarà responsabile dell’implementazione delle politiche “human resources” in Italia e nel mondo, ruolo che svolgerà, comunica l”azienda, «attraverso il coordinamento delle attività di gestione del personale, processi di “recruitment” (reclutamento, ndr), amministrazione, formazione, sviluppo, talent management e relazioni sindacali». 

«In un momento di profondo cambiamento come quello attuale – dichiara al proposito Andrea Formica della Direzione generale di Cefla – un passo rilevante che la nuova direzione “Hr” deve compiere è declinare il piano industriale in una strategia che ponga al centro le persone, per rileggere le esigenze del business alla luce della trasformazione digitale». (r.cr.)

L'ingegner Federico Giva, classe 1978, è il nuovo direttore delle Risorse umane del Gruppo Cefla
Economia 30 Luglio 2019

Crisi La Perla, licenziamenti sospesi dopo l'incontro al Mise. A Medicina odg unanime a sostegno delle lavoratrici

Ieri, al termine del primo tavolo di crisi al ministero dello Sviluppo economico (Mise) sul gruppo La Perla, un primo, seppur parziale, risultato è stato ottenuto: i licenziamenti sono stati sospesi fino alla convocazione del prossimo tavolo in programma a settembre. Tutto questo, si legge nella nota stampa del ministero, «al fine di consentire al management di lavorare al piano industriale che verrà presentato già nei prossimi giorni ai sindacati in sede locale e di avviare un dialogo con le organizzazioni sindacali, in discontinuità con quanto fatto finora e con l’obiettivo di cercare delle soluzioni per salvaguardare i lavoratori». Un passo in avanti dopo che l’analogo tavolo regionale non era riuscito a fermare la decisione dell’azienda di aprire la procedura di licenziamento collettivo per 126 addetti (su circa 540).

Gli assessori alle Attività produttive dell’Emilia Romagna e del Comune di Bologna, Palma Costi e Marco Lombardo, entrambi presenti al Mise, hanno commentato: «E’ un primo segnale positivo di apertura al dialogo. Nessuna azione unilaterale verrà intrapresa dall’azienda prima della nuova convocazione del tavolo presso il Mise per la prima metà di settembre. Un primo riconoscimento alle giuste richieste delle lavoratrici».

E’ passato poco più di un mese dall’annuncio degli esuberi e da quel momento le lavoratrici dell’azienda di intimo non hanno smesso di manifestare per difendere i loro posti di lavoro: davanti alla sede dello stabilimento di via Mattei, sotto gli uffici della Regione, in corteo per le strade di Bologna e, da ultimo, in sit-in davanti al ministero dello Sviluppo economico (Mise).

Tra i dipendenti dell’azienda bolognese ci sono molte lavoratrici del circondario imolese, e non per caso, dato che La Perla è nata a Ozzano Emilia negli anni ’50 dalla famiglia Masotti, la madre Ada e poi il figlio Alberto, fino alla vendita nel 2007. Il Consiglio comunale di Medicina una decina di giorni fa ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, proposto dalla maggioranza dem, a sostegno dei lavoratori coinvolti nelle crisi aziendali del territorio, con particolare attenzione proprio alla crisi La Perla. Tra il pubblico le lavoratrici medicinesi dell’azienda e le rappresentanze sindacali. «Condividiamo le preoccupazioni sul futuro e sulle ricadute che avrà sulle famiglie delle dipendenti – ha commentato il sindaco, Matteo Montanari – per questo siamo in contatto con Città metropolitana e Regione che seguono per competenza l’argomento». (lo.mi.) 

Altri particolari sul “sabato sera” dell”1 agosto.

Nelle foto le lavoratrici in Consiglio comunale a Medicina

Crisi La Perla, licenziamenti sospesi dopo l'incontro al Mise. A Medicina odg unanime a sostegno delle lavoratrici

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