Economia

Economia 1 Maggio 2020

Come i sindacati vedono la «fase 2»: «Nulla sarà come prima, se ne esce solo stando uniti»

La fase 2 «scaglionata» ha visto ripartire da lunedì 27 aprile le grandi aziende rivolte prevalentemente all’export e i cantieri pubblici su dissesto, scuola, carceri e edilizia residenziale pubblica. Le aziende devono dimostrare di rispettare i protocolli sulla sicurezza con un’autocertificazione e la comunicazione alla prefettura. I cantieri edili privati devono aspettare il 4 maggio, così come le altre imprese e il commercio all’ingrosso. Poi dal 18 toccherà ai negozi, mentre ristoranti e parrucchieri l’1 giugno. Questo è quanto ha deciso il Governo. Ma qual è la situazione reale nel nostro territorio l’abbiamo chiesto ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil dell’imolese, che hanno partecipato ai tavoli tecnici attivati a livello locale e metropolitano, in stretto raccordo con quello regionale. Sicuramente per il territorio si prospettano giorni difficili: dalla Cisl parlano di circa 90 mila lavoratori incassa integrazione nelle sue varie forme a livello metropolitano, i dati della Cgil, calati nel circondario di Imola (Medicina esclusa), vedono più di 16.500 lavoratori e 980 aziende coinvolte, dalle piccole realtà del commercio numerose ma con pochi addetti, alle ceramiche con migliaia di dipendenti.

«La fase 2 ora procederà per step – ragiona Mirella Collina, segretaria della Cgil di Imola -. Occorrerà rivedere le decisioni in base a come andrà nei prossimi mesi. Dobbiamo guardare avanti e cercare soluzioni insieme, aziende, associazioni dei commercianti e delle imprese, affinché ci sia una ripresa, seppur lenta. Siamo una regione che ha oltre il 40% di export ma forse dobbiamo cominciare a pensare a come investire internamente cercando di rifornirci nel territorio, aiutarci l’un con l’altro. Ci possono essere anche aziende che si riconvertono. Nel circondario imolese credo che le più grandi debbano pensare ad una solidarietà territoriale. Non possiamo stare fermi e dire “è tutto uno sfacelo”, se ne può uscire insieme».

«Chiudere tutto è stato più semplice che riaprire – commenta Danilo Francesconi, segretario generale Cisl Area metropolitana bolognese – ci si sta rendendo conto man mano di tutta una serie di difficoltà che riguardano non solo la sicurezza negli ambienti di lavoro ma di tutto quello che ruota attorno alla ripartenza, pensiamo al tema delle scuole e degli asili chiusi quindi della gestione dei bambini se i genitori ricominciano a lavorare, poi ci sono i servizi di trasporto. Vedo criticità in tutti i settori: com’è possibile garantire a tutti di utilizzare i trasporti pubblici rispettando il distanziamento? Andrà ripensato il layout organizzativo di moltissime aziende, per primo il sindacato dovrà cambiare».

«Il problema è la mancanza di liquidità e le banche si devono dare una mossa – dice senza mezzi termini Giuseppe Rago, segretario generale Uil Imola -. Poi si deve consolidare lo smart working sia nel pubblico che nel privato, intervenire con le compagnie di forniture di telecomunicazioni che stanno tenendo chiusi i rubinetti sulla banda con grosse difficoltà per l’utilizzo di internet anche nel nostro territorio. Poi c’è da affrontare il nodo del trasporto pubblico e scolastico in vista della riapertura delle scuole a settembre. Lo scenario che ci aspetta è quello del dopoguerra tutto distrutto, tutto da ricostruire e tutto differente, dovremo cambiare modo di vivere, lavorare, viaggiare, inventarci nuovi lavori». (l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 30 aprile

Nella foto: Mirella Collina, Danilo Francesconi e Giuseppe Rago

Come i sindacati vedono la «fase 2»: «Nulla sarà come prima, se ne esce solo stando uniti»
Economia 1 Maggio 2020

Il 1° Maggio al tempo del Covid all'insegna del lavoro in sicurezza, social e tv al posto della piazza

1° Maggio al tempo del Covid. Lo slogan scelto da Cgil, Cisl e Uil è «Lavoro in sicurezza: per costruire il futuro». Ma quest’anno tutte le manifestazioni sono state annullate a causa del protrarsi dell’emergenza sanitaria. «Questo Primo Maggio ha un significato ancora più profondo perché è il lavoro in sicurezza che farà ripartire la produzione e l’economia del nostro Paese e darà una prospettiva alle lavoratrici e ai lavoratori» scrivono dalla Cgil di Imola.

Con i sindacati che non saranno in piazza con bandiere e garofani, largo soprattutto ad eventi social o televisivi. A Bologna in collegamento dalle 10.30 alle 11.30 su Ètv (canale 10 e in diretta Facebook). A livello nazionale, in accordo con la Rai, dalle ore 12.20 alle 13 ci sarà un’edizione straordinaria del Tg3 dedicata alla Festa dei Lavoratori, con l’intervista ai tre segretari generali Maurizio Landini (Cgil), Annamaria Furlan (Cisl) e Carmelo Barbagallo (Uil), sempre su Rai3 dalle ore 20 a mezzanotte l’edizione straordinaria del Concertone di piazza San Giovanni, edizione numero trenta, trasformato in evento televisivo condotto da Ambra Angiolini, che terrà insieme le riflessioni dei segretari generali, personalità italiane e internazionali, testimonianze di lavoratori e il contributo musicale di un cast di artisti. (r.cr.)

Nella foto un Primo Maggio in piazza Matteotti

Il 1° Maggio al tempo del Covid all'insegna del lavoro in sicurezza, social e tv al posto della piazza
Economia 24 Aprile 2020

«Un salto in edicola», la scommessa di Marco da cliente a gestore nel chiosco della piazzetta di Tolara a Ozzano

Scommettere su un’edicola è ancora possibile. Marco Manzali, 32 anni, ci ha creduto cinque anni fa. Nella piazzetta di Tolara, oggi è una delle due edicole con chiosco rimaste attive tra Ozzano e la frazione sulla via Emilia. «Le vendite non vanno poi così male. Credevo peggio, all’inizio», ci racconta. La sua formula? «Quella di un’edicola classica, con un piccolo spazio per i libri». Non vende solo giornali, certo. Ma neanche si è dovuto inventare chissà quale escamotage. Giornali, giocattoli, biglietti autobus, il grosso della sua attività. «Però un’edicola la considero un luogo elastico, dove è possibile sperimentare. Se mi accorgo che i clienti sono più inclini a un certo prodotto, mi adatto», spiega il giovane titolare.

Marco Manzali ha rilevato l’intera attività nel 2015. L’«edicola Tolara» esisteva già dai primi anni ’80. Ha avuto sempre un unico proprietario, Daniele Sosio, ma negli ultimi vent’anni era stata ceduta due volte in gestione. Ora Manzali è l’unico proprietario e ci lavora assieme ai genitori, che gli danno il cambio durante la giornata. Probabilmente siamo di fronte al più giovane edicolante intervistato dal nostro giornale finora. Come ti è venuta l’idea? «Venivo in quest’edicola da ragazzo. Ero un cliente abituale e assiduo, con la passione per le collane. Ne avevo diverse, dalle banconote ai modellini. Un giorno, nel 2015, Giuliano Serra l’ex gestore mi disse che l’edicola era in vendita e se volevo subentrare. Ho detto, perché no. Avevo un lavoro traballante all’epoca. Ero alla reception di un hotel alla frazione Campana. C’era aria di crisi, stipendi non pagati, infatti di lì a poco chiuse. Il momento buono per cambiare vita». (ti.fu.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 23 aprile

Nella foto Marco Manzali nella sua edicola

«Un salto in edicola», la scommessa di Marco da cliente a gestore nel chiosco della piazzetta di Tolara a Ozzano
Cronaca 22 Aprile 2020

Cimice asiatica, la consigliera regionale Francesca Marchetti (Pd): «Sostegni immediati al mondo agricolo»

Ad inizio del mese, come scritto su «sabato sera» del 9 aprile, la Conferenza Stato-Regione ha approvato l’introduzione della vespa samurai nell’ambiente a partire da giugno per combattere il proliferarsi della cimice asiatica, proprio in tempo per la deposizione delle uova del parassita. Sempre in quei giorni l’Unione europea ha accolto la proposta del Governo italiano e della Regione Emilia Romagna, tra le più colpite dalla cimice asiatica, di prevedere regole specifiche per aumentare il sostegno economico-finanziario alle regioni più in difficoltà. Il provvedimento, pubblica- to sulla Gazzetta Ufficiale della Ue il 31 marzo scorso, consente di incrementare, nell’ambito dei programmi operativi delle Organizzazioni dei produttori (Op), le risorse finanziarie per la gestione dell’emergenza dovuta alla cimice asiatica.

Oggi sulla’argomento è intervenuta anche la consigliera regionale del Pd Francesca Marchetti. «Il problema della cimice asiatica, l’insetto killer che da qualche anno sta mettendo in ginocchio le aziende agricole, rimane all’attenzione della Regione Emilia-Romagna. Bene i passi avanti dell’Ue alle nostre richieste ma dobbiamo proseguire nel confronto costante a ogni livello istituzionale e con le associazioni di rappresentanza degli agricoltori» La stessa Marchetti ha poi depositato una risoluzione sul tema. «La Regione sta facendo la propria parte, ma anche Governo e Ue devono intervenire a sostegno del settore agricolo che rappresenta un baluardo dei nostri territori. Il Governo deve aumentate le risorse stanziate con l’ultima Manovra di bilancio sul Fondo di solidarietà. Inoltre, credo rappresenti una dignità sociale ed economica giungere quanto prima all’esonero parziale del pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali per gli agricoltori. Ragioniamo, inoltre, su un provvedimento legislativo specifico per i lavoratori dipendenti quale ammortizzatore sociale in deroga per le giornate lavorative perse nella filiera».

Per la consigliera regionale è necessario aumentare il sostegno economico pubblico agli agricoltori. «Andrebbe stanziato un regime di aiuto per rafforzare le tecniche di difesa alle colture con apposite risorse, notificandolo all’Unione europea in esonero sul regolamento degli aiuti di Stato. Un aiuto immediato per i danni diretti e indiretti a tutti gli agricoltori e non solo a quelli delle Organizzazioni dei produttori e di autorizzare in via eccezionale e transitoria per 120 giorni l’uso in deroga del chlorpyrifos-methyl, principio attivo recentemente vietato a livello comunitario, ma che risulta assolutamente indispensabile per gestire l’emergenza fitosanitaria della cimice asiatica fino al raggiungimento del riequilibrio naturale a seguito dell’immissione nell’ambiente della vespa samurai». (da.be.)

Cimice asiatica, la consigliera regionale Francesca Marchetti (Pd): «Sostegni immediati al mondo agricolo»
Economia 19 Aprile 2020

Code ai supermercati per la spesa, nel carrello soprattutto pasta, farina, passata, lievito e legumi in scatola

Che l’emergenza Coronavirus abbia stravolto le nostre abitudini è oramai sotto gli occhi di tutti. A partire dalle lunghe code per accedere ai punti vendita, uno fra i riscontri più evidenti arriva dal carrello della spesa. «Le persone acquistano prevalentemente i beni di prima necessità, come la pasta, la farina e la passata – spiegano dall’ufficio stampa di Coop Alleanza 3.0, a cui fanno capo i due supermercati di Imola (l’Ipercoop presso il centro commerciale Leonardo e l’Incoop in piazza Matteotti), quello in viale Roma a Castel San Pietro e quello di Ozzano – e i prodotti in scatola, come i legumi». «Sono esplose le vendite di lievito di birra o carta da forno – afferma dal canto suo Andrea Mascherini, presidente di Coop Reno, che gestisce i supermercati di Casalfiumanese, Osteria Grande, Castel Guelfo e Medicina –, che rappresentano bene il nuovo stile alimentare fatto di tante preparazioni realizzate in casa».

Da notare, per contro, che alcuni reparti che vendono prodotti non essenziali (abbigliamento, casalinghi e così via) sono stati transennati in modo da cercare di diminuire la durata della presenza di ciascuno all’interno dei punti vendita. Come conseguenza diretta dei decreti e delle ordinanze per il contenimento del virus adottati a tutti i livelli, inoltre, «gli accessi nei supermercati sono diminuiti (gli scontrini nel mese di marzo in media sono calati del 33%, Ndr), però le persone comprano più cose e spendono di più (in media la spesa è cresciuta del 56%, Ndr) osservano da Coop Allenza3.0, pur senza fornire dati sul fatturato. (lu.ba.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 16 aprile

Nella foto la coda per la spesa nella galleria del Centro Leonardo di Imola

Code ai supermercati per la spesa, nel carrello soprattutto pasta, farina, passata, lievito e legumi in scatola
Economia 18 Aprile 2020

L'Euro Hotel di Imola convertito temporaneamente in albergo per convalescenti Covid in isolamento

Si trova vicino alla via Selice e all’uscita dell’autostrada A14. Da alcuni giorni è stato convertito, temporaneamente, in struttura adibita ad ospitare le persone resident inel circondario imolese dimesse dall’ospedale perché clinicamente guarite ma non negativizzate (ovvero prive del doppio tampone negativo che ne attesta la completa guarigione) e quelle che devono restare in isolamento domiciliare, ma non possono farlo a casa propria perché priva dei requisiti necessari a garantire la distanza dai familiari o conviventi, una camera o un bagno ad esclusivo uso della persona isolata. Si tratta dell’Euro Hotel di Imola, di proprietà della società Donatello Hotels Srl, con la quale l’Ausl ha stipulato una convenzione per l’utilizzo di 62 stanze destinate all’emergenza, considerate, si legge nella nota dell’azienda, «del tutto sufficienti per il fabbisogno del territorio aziendale».

«La struttura al momento è completamente dedicata a questa funzione – sottolinea Gianfranco Montanari, proprietario dell’hotel -. Noi diamo un servizio di tipo alberghiero, con guardia e portineria, cambio biancheria e consegna dei pasti. Il nostro personale è stato formato nei giorni scorsi dall’Ausl, che ha fornito la dotazione di dispositivi di protezione per i dipendenti, dai guanti alle mascherine e agli occhiali». In base alla convenzione, l’Ausl corrisponde alla società 40 euro al giorno più le spese dei pasti per ciascun ospite, pasti che vengono preparati dalla cucina dell’altro hotel dell asocietà, il Donatello e consegnati ai destinatari a colazione, pranzo e cena. (mi.ta.)

Nelle foto: l”Euro Hotel dall”esterno e un operatore in mascherina

L'Euro Hotel di Imola convertito temporaneamente in albergo per convalescenti Covid in isolamento
Economia 17 Aprile 2020

«Un salto in edicola» arriva alla rivendita di viale D'Agostino 58 che è aperta sette giorni su sette

L’edicola Montanara è una certezza. Aperta con orario continuato fino alle 20, sette giorni su sette, è ormai un punto di riferimento per i clienti non solo del quartiere Pedagna, ma di tutta Imola. Dal 2004 a gestirla è Silvia Mariano, con l’aiuto del marito Enrico Gramantieri, di Borgo Tossignano. Più di recente anche la figlia Emily, di 24 anni, dopo il diploma in Ragioneria ha scelto anche lei questa professione, diventando contitolare assieme alla mamma. L’edicola Montanara è nella sede attuale da trent’anni e la gestione Mariano-Gramantieri è la più duratura delle quattro che si sono avvicendate dall’inizio. «Mia moglie lavorava come impiegata amministrativa in una azienda di Calderara di Reno – racconta Enrico Gramantieri -. Purtroppo l’azienda è fallita e dopo una serie di passaggi lavorativi intermedi ha pensato di rilevare questa edicola. Più che un sogno nel cassetto è stata una occasione, anche se abbastanza onerosa a suo tempo. La scelta di dare un servizio continuativo è stata quindi una necessità. Mia moglie la definirebbe una missione… umanitaria. A essere presenti in modo così costante alla fine si diventa un punto di riferimento».

Questa è la parte visibile a tutti. Mi racconta invece la parte che non si vede? A livello di organizzazione familiare, ad esempio, cosa comporta il fatto di esserci sempre?
«Facciamo una turnazione. Io vengo la mattina presto con mia figlia, apriamo ogni giorno alle quattro e mezza. Mia figlia fa lo smistamento e io le consegne esterne. Di solito serviamo una sessantina di bar, attività sospesa al momento a causa del Coronavirus, più una quarantina di clienti privati, soprattutto persone anziane. Un servizio gratuito a domicilio oppure a chiamata. Io torno poi al pomeriggio, mentre mia moglie è presente il sabato e la domenica. Ormai l’edicola è la nostra seconda casa. Anzi, in certi frangenti quasi la prima». (lo.mi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 16 aprile

Nella foto Silvia Mariano dell”edicola Montanara

«Un salto in edicola» arriva alla rivendita di viale D'Agostino 58 che è aperta sette giorni su sette
Economia 17 Aprile 2020

L'allarme dei sindacati sulla crisi economica nel Circondario: «Oltre 14.500 lavoratori in cassa integrazione»

Le preoccupazioni espresse nelle scorse settimane sulle pagine del «sabato sera» dai rappresentanti delle associazioni di categoria trovano purtroppo riscontro nei dati dei sindacati territoriali. Dati che mettono in evidenza l’enorme impatto che il virus sta avendo anche sull’economia locale, dove peraltro già prima del Covid-19 c’erano segnali di difficoltà economiche e occupazionali.

«Fino al 6 aprile – dettaglia Mirella Collina, segretaria generale della Cgil di Imola – la nostra organizzazione sindacale ha sottoscritto nelle aziende del circondario (escluso il comune di Medicina che non rientra nel territorio della Camera del lavoro imolese, Ndr) 800 accordi di attivazione o proroga degli ammortizzatori sociali, che coinvolgono in totale circa 14.500 lavoratori. Si tratta purtroppo di dati provvisori e in continuo aumento, viste le oltre 70 richieste che arrivano ogni giorno alle nostre categorie di riferimento». I dati della Cisl ampliano l’orizzonte a tutta la provincia di Bologna. «Fino a inizio aprile – spiega Danilo Francesconi, segretario generale Cisl Area metropolitana bolognese – abbiamo firmato come Cgil,Cisl e Uil oltre 13.500 accordi di cassa integrazione per i vari settori. A questo numero vanno aggiunte le aziende con meno di cinque dipendenti che non erano tenute ad avere l’accordo, ma dovevano solo presentare la richiesta. Secondo le nostre stime, nell’area metropolitana il totale dei lavoratori interessati sfiora quota 80 mila».

«Non solo ai cittadini del territorio imolese, ma all’intera nazione, è stato richiesto un enorme sacrificio che rischia di essere vanificato – commenta Giuseppe Rago, segretario generale Uil Imol aall’ipotesi di una riapertura a breve -. Andrei molto cauto, perché laddove si è originata questa tragedia, a Wuhan, ci sono stati pericolosi segnali di ripartenza del contagio, che dovrebbero essere un monito per il resto del mondo». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 16 aprile

Nelle foto da sinistra: Mirella Collina, Danilo Francesconi e Giuseppe Rago

L'allarme dei sindacati sulla crisi economica nel Circondario: «Oltre 14.500 lavoratori in cassa integrazione»
Cronaca 17 Aprile 2020

«L’impresa che verrà», il talk radio di Confindustria Imola condotto dal presidente Marco Gasparri e Pietro Campanella

La delegazione imolese di Confindustria Emilia, in collaborazione con Radioimmaginaria, ha organizzato una trasmissione radio, dal titolo «L’impresa che verrà», in 18 puntate da 24 minuti condotta da Marco Gasparri, presidente della delegazione imolese dell’associazione e Pietro Campanella, studente alla Bocconi e grande appassionato di economia e innovazione.

Il talk radio va in onda tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, alle 9 con il contributo di importanti esperti, giornalisti, analisti di mercato, economisti, figure di riferimento nazionali e internazionali e con il racconto delle buone pratiche di tanti imprenditori del circondario, che hanno saputo convertire le proprie produzioni in presidi di immediata necessità. Tutti impegnati a intrattenere un dibattito sui grandi cambiamenti che l’industria dovrà affrontare. 

Volete riascoltare le prime tre puntate? Ecco come fare. (da.be.)

Nella foto: Marco Gasparri, presidente della delegazione imolese di Confindustria Emilia

«L’impresa che verrà», il talk radio di Confindustria Imola condotto dal presidente Marco Gasparri e Pietro Campanella
Economia 2 Aprile 2020

Le temperature sottozero del 24 e 25 marzo mettono in ginocchio l'agricoltura del territorio

Dopo un inverno con temperature ben al di sopra della media, è successo quanto si temeva. Il gelo è tornato all’improvviso, mettendo in ginocchio l’agricoltura. Nella notte tra il 24 e 25 marzo in pianura così come in vallata la temperatura è andata per diverse ore sottozero. A Casola Canina, ad esempio, il termometro ha toccato i meno sei gradi. Inevitabili, quindi, i danni alle colture, che le temperature miti dei mesi scorsi avevano portato a uno sviluppo anticipato.

«É stato veramente un brutto colpo – commenta Alessandro Scala, vicedirettore di Coldiretti Bologna-. In questi giorni stiamo raccogliendo le segnalazioni dei nostri associati e non abbiamo ancora un quadro preciso dell’entità dei danni. La zona colpita è vastissima, comprende l’imolese, il lughese, la pianura così come le vallate, del Santerno e del Marzeno. A farne le spese sono state soprattutto albicocche, pesche, susine e, in pianura, i kiwi. Abbiamo già chiesto alla Regione l’avvio delle procedure per il riconoscimento dello stato di calamità».

Una prima stima dei danni arriva dalla Cia di Imola. «Per albicocche, pesche nettarine, susine e kiwi – Giordano Zambrini, presidente di Cia Imola – le stime dei nostri produttori indicano una perdita di produzione di circa il 70-80 per cento, anche se avremo i dati reali solo fra un paio di settimane». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 2 aprile

Nelle foto: a Casola Canina il termometro ha segnato -5,9°; gli effetti del gelo sui frutticini di albicocco e in campo a Borgo Tossignano

Le temperature sottozero del 24 e 25 marzo mettono in ginocchio l'agricoltura del territorio

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast