Economia

Economia 17 Dicembre 2018

Successo di pre-ordini per la microcar elettrica Microlino, la produzione passa dalla Tazzari ai tedeschi di Artega

Microlino ingrana la marcia e saluta Imola per la Germania. Non sarà più, infatti, il gruppo Tazzari a produrre per il mercato europeo la microcar elettrica ispirata alle «bubble cars» degli anni ’50, ma la tedesca Artega. La notizia è stata diffusa la scorsa settimana dai protagonisti della partnership che da un paio d’anni sta sviluppando il progetto, ovvero la società svizzera Micro, conosciuta a livello mondiale per i suoi monopattini elettrici, e Tazzari Ev, la divisione Veicoli elettrici del gruppo imolese.

In realtà, il cambio di rotta si è reso necessario per il boom di pre-ordini arrivati dopo la presentazione ufficiale al mercato. Boom che ha colto di sorpresa gli stessi ideatori di Microlino e ha portato una mole di lavoro inattesa per l’azienda imolese, che pure aveva già cominciato a strutturarsi per iniziare a produrre i primi 500 esemplari entro l’anno.

«Quando siamo partiti – ci aggiorna il presidente del gruppo, Erik Tazzari – c’erano circa 2 mila pre-ordini e l’idea target realistica era produrre mille-duemila Microlino all’anno. Poi, durante il percorso, il successo ha ecceduto e di molto le aspettative sul prodotto, quindi già oggi ci sono oltre 10 mila ordini e la stima è avere un mercato Europa di 10-20 mila veicoli all’anno, nel giro di due anni. Le condizioni attuali del mercato del lavoro in Italia minano le aziende in crescita, ingessandole oltremodo e quando ci hanno trovati i tedeschi, abbiamo concluso un buon accordo, sia per la mia azienda, considerando che avremo una royalty mondo per 10 anni e il mercato Italia in esclusiva, sia per lo sviluppo e soddisfazione delle richieste di mercato».

L’accordo con Artega segna anche l’apertura di un nuovo capitolo per il gruppo di via Selice, che dal 2006 è presente nel segmento dei veicoli elettrici con la citycar Zero, declinata in questi anni in più di una decina di modelli. «Artega – puntualizza Tazzari – ha acquisito le quote di Tecno Meccanica Imola, l’azienda del nostro gruppo che produce citycar. Inoltre, ha acquisito i brevetti e i diritti di produzione dei modelli Zero Em1, Em2, City, Junior. Non fanno parte della cessione i marchi (Tazzari Ev, Zero, Zz) e non rientra nell’accordo nemmeno l’area sviluppo e vendita della tecnologia Ev, che fa capo a Tazzari Gl Imola. Tutti gli ordini già ricevuti da Tecno Meccanica Imola verranno evasi da Tazzari Gl Imola. La gestione service e vendita ricambi afferente ai veicoli nati a Imola a brand Tazzari dal 2010 al 2018 saranno garantite sempre da Tazzari Gl Imola».

Il presidente guarda avanti. «L’accordo – commenta – apre nuove prospettive di collaborazione che potranno andare dalla fornitura di particolari e sottogruppi per i nuovi veicoli, al supporto allo sviluppo. Tazzari Ev sarà anche il distributore esclusivo per l’Italia dei veicoli che saranno sviluppati sulle piattaforme, tecnologie e concept oggetto dell’accordo, disponibili prossimamente presso il “flagship store” che abbiamo al circuito di Imola». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 13 dicembre

Nella foto da sinistra Marco Battilani ed Erik Tazzari (Tazzari Gl Imola), Klaus Frers (Artega), Wim Ouboter con i figli Oliver e Merlin (Micro Mobility Systems)

Successo di pre-ordini per la microcar elettrica Microlino, la produzione passa dalla Tazzari ai tedeschi di Artega
Economia 12 Dicembre 2018

La vetreria Glastebo torna a crescere, commesse importanti anche all'estero

Nei mesi scorsi abbiamo raccontato la storia della vetreria Glastebo. Dopo il fallimento è andata all’asta per ben due volte ed è stata infine acquisita da una cordata italo-marocchina, costituita in parti uguali da Leali Vetri di Castiglione delle Stiviere e dalla Miroiterie du Grand Maghreb (Mgm) di Casablanca. Quando lo abbiamo incontrato nello stabilimento castellano in marzo, il nuovo direttore generale di Glastebo International, Tarik El Ouariti, si era posto l’obiettivo di rilanciare l’azienda di via Meucci. «In questo primo anno di gestione abbiamo ricominciato a crescere – ci aggiorna El Ouariti – e chiuderemo il 2018 con un fatturato di oltre 3 milioni e mezzo di euro, a fronte dei 3,2 milioni del 2017. Al momento stiamo cercando di costruire una rete con i nostri clienti e fornitori, perché senza una vera unione non è possibile dare il corretto valore ai nostri prodotti».

Nell’arco di quest’anno, Glastebo International ha riorganizzato i flussi di lavoro, introducendo un nuovo sistema per la tracciabilità degli ordini. Il prossimo passo sarà riuscire a prendere in carico gli ordini in tempo reale. «Siamo già in piena produzione – anticipa il general manager – e da gennaio aggiungeremo anche il turno notturno. Abbiamo commesse importanti anche all’estero, in particolare a Casablanca». Sono state inoltre avviate nuove collaborazioni con la multinazionale giapponese Kuraray, fornitrice dei plastici da laminazione, con l’industria vetraria torinese Cilvea e con la Logli Massimo di Prato, specializzata in balaustre, parapetti e pensiline, di recente acquisita dalla multinazionale Saint-Gobain. Inoltre, in progetto c’è l’acquisizione della stampa digitale e l’intenzione di introdurre la cosiddetta «tempera chimica», per l’indurimento di vetri supersottili e vetri destinati al mercato navale.

Nel frattempo l’assetto societario è cambiato. Socio di maggioranza è ora la Mgm al 49%, segue la Leali Vetri al 41%. Nella compagine è entrato l’attuale responsabile di produzione, Ivan Gianantoni, con una quota del 10%. «A livello societario abbiamo avuto qualche problema che ci ha un po’ rallentato – ammette Nour Eddine Bakoussi, titolare della Mgm – ma stiamo recuperando». Bakoussi gestisce a Casablanca l’impresa di famiglia specializzata nell’installazione vetri, fondata nel 1989 e con filiale a Marrakech. «Vengo da una famiglia di artigiani del vetro, mio nonno faceva già questo lavoro – ci spiega l’imprenditore, che a cadenza mensile fa tappa a Castel San Pietro -. La Mgm non si occupava di trasformazione. Per diversificare la mia attività sono venuto in Italia alla ricerca di materiale di qualità. Grazie all’ingegnere Tarik ho conosciuto Glastebo, in liquidazione. Vedere una impresa come questa a rischio smantellamento è stato per me come vedere estrarre un dente sano. Così abbiamo deciso di investire per salvarla, di presentarci al tribunale e di batterci con i concorrenti per aggiudicarcela. A Casablanca il prossimo anno partiranno i lavori per la realizzazione di due grandi torri. Lavoreremo per la nuova sede centrale della Banca popolare del Marocco, alta 26 piani, e per la nuova sede della Caisse de retraite (l’equivalente della nostra Inps, Ndr), alta 19 piani». (lo.mi).

L”articolo completo su «sabato sera» del 6 dicembre.

Nella foto: lo staff al completo di «Glastebo International»

La vetreria Glastebo torna a crescere, commesse importanti anche all'estero
Economia 11 Dicembre 2018

Il 12 dicembre a Castel San Pietro inaugura Cm-Fima, controllata Sacmi che fa macchine per incartare cioccolatini

Il gruppo imolese Sacmi ha scelto la zona industriale di Castel San Pietro per la sede della propria controllata Cm-Fima, azienda che a fine agosto si è trasferita in via Ca’ Bianca, a due passi dal casello dell’autostrada, lasciando Ozzano Emilia. Una nuova sede, opportunamente ristrutturata, che in prospettiva diventerà il perno delle strategie Sacmi per lo sviluppo del business dell’incarto del cioccolato e altri prodotti dell’industria dolciaria.

Qui infatti si producono i macchinari utilizzati per avvolgere cioccolatini, caramelle e gelatine dalle forme e misure più disparate, ma anche barrette e tavolette di cioccolato. La strategia Sacmi, infatti, prevede un ampio piano di investimenti in tecnologie e strutture; lo spostamento della sede a Castel San Pietro rappresenta un passaggio chiave in questo ambito e prende le mosse «dall’ampio know how che questo territorio esprime nell’ambito del packa-ging primario e delle tecnologie per l’incarto» motiva Giovanni Campolungo, amministratore delegato della nuova divisione Sacmi Packaging & Chocolate, di cui Cm-Fima fa parte.

Sacmi ha ampliato e riqualificato l’immobile, dalla superficie di oltre 8 mila metri quadrati, tra officina, area amministrativa e servizi; ad oggi ospita tutte le attività del brand Cm-Fima ed è stato dimensionato per consentire una ulteriore diversificazione e crescita del gruppo Sacmi in questo settore. «L’investimento realizzato a Castel San Pietro – prosegue Campolungo – non deve essere inquadrato come un punto d’arrivo, bensì come il primo passo di una strategia che vedrà ancora più importanti investimenti in tecnologie e competenze. Si tratta allo stesso tempo di un forte segnale di appartenenza al gruppo Sacmi, che è oggi azionista unico di rife-rimento per il business Packaging & Chocolate».

Ritenuta strategica dal punto di vista logistico, l’ubicazione a Castel San Pietro consolida anche «un virtuoso rapporto con l’amministrazione locale – aggiunge il presidente di Sacmi Imola, Paolo Mongardi – che si è dimostrata particolarmente sensibile all’opportunità che questa nuova sede Sacmi può rappresentare per l’economia del territorio».

L”articolo completo è su «sabato sera» del 6 dicembre

Nella foto la nuova sede di Cm-Fima in via Ca” Bianca a Castel San Pietro Terme

Il 12 dicembre a Castel San Pietro inaugura Cm-Fima, controllata Sacmi che fa macchine per incartare cioccolatini
Economia 11 Dicembre 2018

Per la Cavim 2018 in crescita, nessuna fusione in vista. Il presidente: «Soddisfatto del lavoro svolto»

Il 2018 doveva essere un anno cruciale per Cavim, la Cantina viticoltori imolesi di via Correcchio, l’anno in cui capire se proseguire in autonomia o se optare per una fusione con altre realtà del settore. Il presidente Maurizio Baldisserri, insediatosi a gennaio dopo un burrascoso cambio di rotta voluto dai soci, ha tirato le somme di quanto fatto in questo anno nell’assemblea che si è tenuta lo scorso 30 novembre, a cui hanno partecipato circa 130 dei 420 soci, che hanno approvato il bilancio dell’annata 2017, chiuso in luglio con un fatturato di 10 milioni e 600 mila euro a fronte di 171 mila quintali di uva raccolta.

Conti alla mano, Baldisserri si dice «piuttosto soddisfatto» del lavoro sin qui svolto, anche se non tutti gli obiettivi sono stati raggiunti. «Fin dall’inizio – ci aggiorna il presidente – abbiamo cercato di capire se Cavim avesse i parametri necessari per funzionare bene, nell’immediato così come a lungo termine. La risposta è stata positiva. Non era quindi necessario ricorrere a collaborazioni in senso stretto o a fusioni. Nel giro di un paio di mesi abbiamo capito che i numeri c’erano e siamo subito partiti con una serie di interventi, primo tra tutti la ricerca di un direttore», il cui ruolo era vacante da mesi, dopo le improvvise dimissioni di Cesare Pasini. La ricerca si è conclusa a metà anno con la nomina di Matteo Vingione, originario di Reggio Emilia. «Ha portato una esperienza nuova, tecnica ed entusiasmo – dice di lui Baldisserri -. Per un paio d’anni ha lavorato presso imbottigliatori, quindi sa bene cosa vogliono i nostri clienti».

Rispetto alla liquidazione del 2016, inferiore di circa il 25% rispetto alla media del mercato e delle altre cantine, il 2017 segna un miglioramento, anche se la remunerazione resta comunque inferiore di circa 4-5 euro al quintale rispetto alle altre realtà per i bianchi comuni. «Nel 2018 riusciremo a essere al pari dei nostri competitor. Il nostro problema principale – questa l’analisi di Baldisserri – è stata la mancanza di un direttore a tempo pieno. Va anche detto che lo scorso anno, a causa della scarsità di prodotto in circolazione dovuta alla siccità, gli agricoltori hanno ottenuto oltre 42 euro al quintale per l’uva bianca comune, 55 euro per lo chardonnay e 60 euro circa per il pignoletto. Mentre nel 2018, visto il raccolto più abbondante, la remunerazione si aggirerà probabilmente attorno ai 20-25 euro al quintale, ma i tempi sono ancora lunghi per una previsione più precisa». (lo.mi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 6 dicembre

Nella foto un”immagine della vendemmia alla Cavim

Per la Cavim 2018 in crescita, nessuna fusione in vista. Il presidente: «Soddisfatto del lavoro svolto»
Economia 10 Dicembre 2018

Crescono in Emilia Romagna le offerte di lavoro, oltre 10.500 sono state quelle online nel mese di ottobre

Le figure professionali più richieste in Emilia Romagna sono gli assistenti alle vendite, seguiti da addetti alla logistica e alla gestione delle merci. E’ quanto emerge dall’Osservatorio professioni di InfoJobs, la prima piattaforma in Italia per la ricerca di lavoro online con oltre 4 milioni di utenti registrati.

Il primo dato da sottolineare è che nella nostra regione le offerte di lavoro crescono e nel solo mese di ottobre sono state oltre 10.500 solo quelle sul web. E le due tipologie di professioni sopra menzionate sono ai primi due posti per quanto riguarda le richieste delle aziende, in vantaggio su agenti commerciali, saldatori esperti per il settore manifatturiero di qualità e personale d’ufficio. 

Proseguendo nel tracciare l’identikit dei lavoratori più ricercati, si scoprono le attitudine e conoscenze più gradite da chi offre impiego capacità relazionali (con clienti e colleghi) e conoscenza dell’inglese (e possibilmente del cinese) per gli assistenti alle vendite, capacità di gestione e di relazione, oltre al solito inglese, per gli agenti commerciali, mentre chi andrà ad occuparsi di logistica deve saper condurre un carrello elevatore e saper lavorare in team. Scontato, per chi vuole trovare occupazione in un ufficio, sapere usare il computer, conoscere la contabilità e, nemmeno a dirlo, parlare in inglese. Non è invece un problema la mancanza di esperienza: la media di esperienza richiesta è da zero a due anni. 

Ogni città capoluogo di provincia, infine, ha le sue peculiarità quanto a ricerca di personale. A Bologna, in particolare, gli addetti alla logistica sono le figure più richieste, mentre a Ravenna, Modena e Forlì-Cesena prevalgono gli assistenti alle vendite.

Crescono in Emilia Romagna le offerte di lavoro, oltre 10.500 sono state quelle online nel mese di ottobre
Economia 10 Dicembre 2018

La Regione premia la Florim, l'azienda ceramica che ha uno stabilimento produttivo anche a Mordano

La Florim, azienda ceramica di Fiorano Modenese presente con uno stabilimento produttivo anche a Mordano, ha vinto il «premio speciale cultura» nell’ambito del «Premio Er.Rsi Innovatori Responsabili» promosso dalla Regione Emilia Romagna.

Il trofeo, consegnato qualche giorno fa nel corso dell’evento finale del concorso, che si è svolto alla Polveriera di Reggio Emilia, è stato assegnato al progetto Florim Gallery, uno spazio di 9.000 metri quadri situato nella sede principale dell’azienda, a Fiorano Modenese.

La Gallery è stata inaugurata nel 2013 ed è nata dalla ristrutturazione di vecchi capannoni, trasformati in un contenitore di eventi moderno ed elegante, dotato di ampi spazi. Dall’apertura, ha ospitato oltre 90 eventi e 60.000 presenze, conquistandosi il titolo di salotto culturale del distretto ceramico. Non a caso nella motivazione del premio è stato scritto che la Florim Gallery è “Uno spazio che si traduce nel frutto generoso di una visione imprenditoriale lungimirante, capace di investire sulla crescita e lo sviluppo culturale del proprio territorio, offrendo uno spazio innovativo di straordinaria bellezza dove si incontrano i valori della cultura e del lavoro”.

L’azienda Florim, fondata oltre 50 anni fa, ha 1.400 dipendenti e registra un fatturato di oltre 400 milioni di euro. Era già stata premiata al «Premio Er.Rsi Innovatori Responsabili» nel 2015 per il Centro «Salute&formazione», in collaborazione con l’ospedale di Sassuolo e nel 2016 per la scuola di formazione interna «Master in Florim».

Nella foto la consegna del riconoscimento a Reggio Emilia

La Regione premia la Florim, l'azienda ceramica che ha uno stabilimento produttivo anche a Mordano
Economia 2 Dicembre 2018

L'azienda metalmeccanica Mas ha festeggiato i suoi primi 40 anni regalandosi un nuovo look

E’ un’azienda che non dimostra la sua età, anche perché, in occasione dei suoi primi 40 anni, si è concessa un nuovo look, più accattivante e al passo coi tempi. La metamorfosi dell’azienda metalmeccanica Mas, sigla che sta per Macchine attrezzature speciali, si è compiuta nell’arco degli ultimi mesi ad opera degli dell’A2 Studio Gasparri e Ricci Bitti architetti associati di Imola, in collaborazione con Mario Giberti, il progettista che segue l’azienda dal 1986, da quando cioè è stato costruito il primo nucleo dell’attuale sede.

La ristrutturazione ha riguardato l’esterno dello stabilimento di via Spallicci, l’ingresso principale, la reception e gli uffici al primo piano. «Nel 2017 abbiamo compiuto 40 anni di attività, così ci è venuta l’idea di rifare il look dello stabilimento» spiega Erik Salvatori, che assieme al cugino Marco rappresenta la seconda generazione alla guida dell’azienda fondata dai rispettivi padri, Silvano e Romeo. A entrare nel merito dei dettagli progettuali sono gli architetti Antonio Gasparri e Andrea Ricci Bitti, che a Imola hanno firmato, ad esempio, il «cubo di luce» oggi sede di Acantho ed Herambiente, la riqualificazione della sede di Hera Comm e l’Auditorium 1919 della Sacmi.

«La sfida – illustrano gli architetti – era “rianimare” un edificio dalle soluzioni obsolete, trasformandolo in un complesso moderno e fortemente connotato, senza però modificarne i volumi e l’architettura. Grazie a un nuovo involucro, realizzato con pannelli di alluminio anodizzato tagliati al laser e agganciati a una semplice struttura metallica alla parete esterna, abbiamo donato al volume una nuova anima e una nuova identità. In questo doppio ruolo di confine e interfaccia, la nuova “pelle” assume una duplice valenza: elemento di rivestimento e protezione, funzionale anche al risparmio energetico dato che il rivestimento metallico nasconde un cappotto di 15 centimetri, e strumento di relazione e interfaccia verso il mondo esterno. Abbiamo così pensato a una soluzione che dal punto di vista architettonico permettesse, con un giusto budget, di raggiungere l’obiettivo». (lo. mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 29 novembre

Nella foto l”esterno dello stabilimento Mas dopo la ristrutturazione

L'azienda metalmeccanica Mas ha festeggiato i suoi primi 40 anni regalandosi un nuovo look
Economia 29 Novembre 2018

L'ingresso del digitale nella saldatura: un convegno sull'argomento a Castel San Pietro il 5 dicembre

L’evoluzione delle tecnologie permette di scoprire sempre nuovi strumenti utili al miglioramento dei processi lavorativi. Tale progresso, però, richiede che chi opera nel settore tenga il passo con l’opportuna formazione.

Anche nel campo della saldatura l’evoluzione richiede aggiornamenti agli addetti, per questo motivo, sono aperte le iscrizioni per partecipare al convegno «Ingresso del digitale in saldatura: potenzialità per Industria e Formazione», rivolto a tecnici d’azienda e docenti, in programma mercoledì 5 dicembre dalle ore 14.30 alle 18 a Castel San Pietro, in via Meucci 27, presso la sede dell’azienda Tecna, che promuove l’evento insieme a Associati per Associati-Confindustria Emilia area Centro e Cebora, con il patrocinio di Miur, Ufficio scolastico regionale per l’Emilia Romagna, Regione Emilia Romagna e Comune di Castel San Pietro. I lavori si apriranno con il saluto del sindaco Fausto Tinti. 

La partecipazione è gratuita, previa iscrizione da effettuarsi inviando una e-mail a: associatiperassociati@confindustriaemilia.it entro il 30 novembre 2018.

Durante il convegno, l’ingegner Mauro Monti di Csm-Rina presenterà Csm Weld, software che prevede la microstruttura, e relativa durezza, sia nella zona fusa che in quella termicamente alterata; si tratta dell’anteprima pubblica in Europa. Seguirà l’ingegner Kristian Frolli di Fk Tecnology, che presenterà Weld Trainer, un sistema didattico che migliora e velociz-za l’apprendimento nei processi Elettrodo, Tig (con/senza mate-riale di apporto) e Mig. Infine, l’ingegner Zhang Wenqi di Swantec presenterà Sorpas, software di analisi agli elementi finiti (Fea/Fem) per la simulazione e l’ottimizzazione della saldatura a resistenza e dell’unione meccanica.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 29 novembre

L'ingresso del digitale nella saldatura: un convegno sull'argomento a Castel San Pietro il 5 dicembre
Economia 23 Novembre 2018

Grazie all'impegno di Ima e Marchesini group dal fallimento Stampi a Monghidoro è nata la Caima

Un’azienda spolpata da una serie di gestioni fallimentari ora riparte grazie all’impegno dell’ozzanese Ima Spa e di Marchesini group. Perdere posti di lavoro rappresenta un dramma per tutti i territori, soprattutto per quelli di montagna. Così la vicenda che ha portato alla nascita qualche settimana fa della Caima Srl di Monghidoro è diventata un simbolo di quello che si può fare per cercare di dare una mano alla ripresa economica.

A finanziare la Caima c’è una newco partecipata al 20% dai due big del packaging, come detto l’ozzanese Ima e Marchesini, che ha sede principale a Pianoro. Per il restante 60%, in quote paritetiche, i sub-fornitori Cat Progetti e Iema. Al timone della Caima c’è Daniele Ferrari, titolare di Epsol, anch’essa azienda consociata del gruppo Ima, con sede a Ozzano in via Tolara di Sotto.

In passato la Caima si chiamava Arcotronics, azienda leader nei circuiti a transistor con tre sedi nella montagna bolognese e ben 150 milioni di euro di fatturato. Numeri che attirarono gli appetiti della multinazionale americana Kemet, che nel 2011 decise però di chiudere la fabbrica di Monghidoro lasciando a casa un centinaio di lavoratori. Poi arrivò l’imprenditore lodigiano Elvio Turchetto, salutato come un salvatore, che diede vita a Stampi group, ma dopo pochi anni cominciò a non pagare gli stipendi: mesi ininterrotti di scioperi e infiniti tavoli di crisi con sindacati e istituzioni, fino al definitivo fallimento a marzo 2017 con un’ottantina di lavoratori a spasso. Oggi si riparte, seppur in piccolo, con soli 10 dipendenti. (ti.fu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 22 novembre

Nella foto l’inaugurazione di Caima Srl lo scorso 28 ottobre

Grazie all'impegno di Ima e Marchesini group dal fallimento Stampi a Monghidoro è nata la Caima
Economia 23 Novembre 2018

Il neo Cavaliere Alberto Vacchi ha tagliato il nastro del nuovo capannone della Bc Srl di Claudio Betti

C’era emozione e soddisfazione negli occhi di Claudio Betti, mentre lo scorso 16 novembre veniva inaugurato il nuovo capannone che consentirà di ampliare la vicina sede della Bc Srl, l’azienda da lui fondata nel 1974 assieme alla moglie Franca Bettini e che oggi, oltre a dare lavoro a 40 addetti, vede impegnate al proprio interno tre generazioni della stessa famiglia, i tre figli dei fondatori e i nipoti. Qui il pane quotidiano è la meccanica di precisione, nelle sue più moderne declinazioni tecnologiche, che consentono di ottenere componenti per macchine automatiche.

All’attivo l’azienda di via Pasquala ha ben 17 brevetti nel campo della meccanica e del polimero. La quasi totalità del personale è costituita da giovani tecnici formati all’Istituto Alberghetti di Imola. L’azienda infatti è solita inserire con regolarità neodiplomati all’interno del proprio organico, prima attraverso tirocini e poi con contratti stabili. Principale cliente e partner di eccellenza è l’ozzanese Ima, leader mondiale nella produzione di macchine automatiche, che nel 1993 è entrato anche nella compagine societaria della Bc, tramite l’acquisizione di una quota del 30%. Oggi le lavorazioni su particolari meccanici realizzati in esclusiva per Ima rappresentano quasi l’80% del fatturato complessivo. Ecco perché l’onore del taglio del nastro è spettato al presidente e amministratore delegato di Ima, Alberto Vacchi, che ha visitato i nuovi spazi produttivi, l’ufficio progettazione per le nuove tecnologie e l’ingegnerizzazione dei particolari, più il laboratorio all’avanguardia, in cui si svolgono i test sui pezzi eseguiti e sui prototipi.

«Quando sono partito non avrei mai immaginato di essere qui, dopo quasi 45 anni, a inaugurare un nuovo spazio lavorativo per affrontare nuove sfide – ha detto l’amministratore delegato Claudio Betti, ringraziando le maestranze, la famiglia Vacchi, Ima e i tanti collaboratori che hanno contribuito alla crescita dell’azien-da -. L’eccellenza e l’innovazione sono sempre state la stella polare della Bc e lo saranno anche nel futuro, con lo sviluppo del 3D printing e di nuovi investimenti tecnologici».

All’inaugurazione dell’ampliamento della Bc abbiamo colto l’occasione per chiedere al presidente e amministratore delegato di Ima, Alberto Vacchi, di recente insignito Cavaliere del lavoro, di parlarci del legame tra Ima e Bc.

Qual è l’importanza di una azienda come la Bc per la crescita di Ima e del territorio?
«L’importanza è grandissima e lo è per due motivi: primo, perché all’interno di una realtà come Bc esiste una competenza diffusa, difficilmente riscontrabile in tante altre realtà. Attraverso questo tipo di competenza, Ima, così come altre aziende simili a Ima e tutto il territorio, può beneficiare di nuovi traguardi per l’applicazione di nuove idee tecnologiche nella realizzazione dei propri prodotti. Se Ima è dove è, e se tante aziende sono dove sono, lo devono a realtà come Bc, che è riuscita a sfidare le tecnologie in epoche non sospette, quindi già da di-versi anni, riuscendo a realizzare componentistica meccanica con nuove idee, dando la possibilità di raggiungere livelli di competitività molto maggiori rispetto al passato. Quindi attraverso realtà come Bc riusciamo veramente a costruire un indotto territoriale di primissima eccellenza, forse tra i migliori che possiamo riscontrare in ambito europeo».

Eccellenza e innovazione sono termini che ricorrono spesso quando si parla di Ima e Bc. Cosa c’è qui di tanto innovativo?
«Il macchinario è fondamentale, ma è la testa che fa funzionare il macchinario in quel certo modo che dà il valore aggiunto. Qui in Bc, a partire da Claudio Betti a tutta la famiglia e a tutti i collaboratori di Claudio, si riescono a immettere nuove idee e nuovi salti tecnologici nell’applicazione delle tecnologie esistenti e credo sia questa la grande forza di questa realtà». (lo.mi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 22 novembre

Nella foto Alberto Vacchi taglia il nastro del nuovo capannone della Bc Srl

Il neo Cavaliere Alberto Vacchi ha tagliato il nastro del nuovo capannone della Bc Srl di Claudio Betti

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