Economia

Economia 22 Novembre 2018

Una sede rinnovata per la Banca di Imola, da oltre 20 anni nel gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna

La rinnovata sede di via Appia della Banca di Imola Spa, l’istituto di credito imolese che fa parte del gruppo bancario La Cassa di Ravenna, è stata inaugurata giovedì della settimana scorsa, 15 novembre. Presenti alla cerimonia Giovanni Tamburini e Sergio Zavatti, rispettivamente presidente e direttore generale dell’istituto, oltre ad Antonio Patuelli e Nicola Sbrizzi, rispettivamente presidente e direttore generale del gruppo bancario romagnolo, il sindaco di Imola, Manuela Sangiorgi, il vicario generale del vescovo, don Andrea Querzè e molte altre autorità.

L’incontro fra Cassa di Risparmio di Ravenna Spa e l’allora quasi centenaria Banca cooperativa di Imola risale a oltre vent’anni fa, per la precisione al 1997. Com’è noto, si dovette realizzare un’offerta pubblica di acquisto subordinata alla preventiva trasformazione della Banca cooperativa in Banca di Imola Spa, il che avvenne sotto la regia del presidente Alberto Domenicali e grazie all’impegno del direttore Vittorio Lenzi.

Un incontro rivelatosi particolarmente felice per l’istituto imolese, che ha vissuto un’espansione (Banca di Imola conta oggi 36 sportelli) e una crescita continue pur mantenendo le caratteristiche di banca locale.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 22 novembre

Nella foto l”inaugurazione della sede rinnovata

Una sede rinnovata per la Banca di Imola, da oltre 20 anni nel gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna
Economia 21 Novembre 2018

Sui colli di Varignana l'oliveto più grande dell'Emilia Romagna che nel 2020 raggiungerà i 110 ettari coltivati

Quello che a regime diventerà l’oliveto più grande dell’Emilia Romagna e forse di tutto il nord Italia si trova sulle colline castellane. Ne è titolare Agrivar, l’azienda agricola della società Palazzo di Varignana a sua volta controllata dal colosso dei servizi informativi bancari Crif, che ha destinato a oliveto 110 ettari dei propri terreni, per lo più limitrofi all’omonimo resort di via Ca’ Masino.

In misura minore qui si coltivano anche vigna, orto e frutteto, i cui prodotti sono destinati sia alla ristorazione all’interno del resort sia alla vendita. Palazzo di Varignana ha però deciso di puntare in modo consistente sull’olivicoltura per vari motivi. «Innanzitutto – ci spiega Chiara Del Vecchio, alla direzione delle Risorse umane e dell’organizzazione interna di Palazzo di Varignana – perché siamo innamorati dell’Oro verde, che è il re dei condimenti della tradizione culinaria mediterranea. Negli ultimi anni, grazie anche al supporto della scienza medica, si è giunti alla consapevolezza delle qualità salutistiche dell’extravergine di oliva, che sempre più viene utilizzato da popolazioni al di fuori dell’area mediterranea, le cui culture gastronomiche prevedono utilizzo di grassi saturi. Abbiamo in questo modo ripreso un’antica coltivazione che, da ricerche bibliografiche, era presente a Varignana fino alla seconda metà del 1700. In seguito a studi e ricerche effettuate con il supporto dei nostri tecnici, relativamente alle caratteristiche pedoclimatiche di questo territorio, abbiamo selezionato le cultivar maggiormente vocate e a esso adattabili. Coltiviamo in prevalenza varietà autoctone quali Ghiacciola e Nostrana, oltre a Maurino selezione Vittoria, Leccio del Corno, Grignano e gli impollinatori Pendolino e Verzola. Il nostro progetto prevede la produzione di extravergine di eccellenza, da far degustare nei nostri ristoranti e da commercializzare attraverso i nostri shop e la piattaforma di e-commerce sul sito www.palazzodivarignana.com, quest’ultima al momento disponibile solo per l’Italia, ma a breve anche per tutta Europa, perché vogliamo che il nostro progetto diventi di portata internazionale. In seguito alla bella esperienza del “temporary store” in galleria Cavour a Bologna, che ci ha dato tante soddisfazioni e visibilità, abbiamo inoltre riproposto lo stesso format con il punto vendita di Palazzo di Varignana a Milano Brera, che sarà aperto fino al prossimo 31 marzo».

Il progetto agronomico messo in campo da Agrivar è ambizioso. «Ad oggi – prosegue – gli ettari già completati sono 70, con 34 mila piante. Completeremo le piantumazioni nel 2020 per raggiungere il regime produttivo nel 2023-2024. A regime l’estensione degli oliveti sarà di 110 ettari. La stragrande maggioranza di essi si trova a Varignana. Abbiamo anche un podere sulla via Malvezza nel quale abbiamo realizzato un impianto intensivo di oliveto con 900 piante per ettaro». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nella foto gli olivi di Agrivar sui colli di Varignana

Sui colli di Varignana l'oliveto più grande dell'Emilia Romagna che nel 2020 raggiungerà i 110 ettari coltivati
Economia 19 Novembre 2018

Nasce l'olio extravergine d'oliva dei Colli di Bologna, tra i produttori anche tre aziende del circondario imolese

Sentore di pomodoro, cardo e carciofo, con note amare e piccanti ben evidenti, un carattere fruttato da leggero a medio-intenso e un alto contenuto in polifenoli. E’ il sapore dell’olio extravergine dei Colli di Bologna che, abbandonato il primigenio nome di «olio felsineo», riunirà al suo interno l’oro verde prodotto sull’arco collinare della Vena del gesso, che si estende dall’imolese fino a Bologna.

L’idea è della rete di imprese nata poco più di un anno fa con lo scopo di valorizzare la produzione olivicola della provincia di Bologna, di connotarla con un marchio e di dotarla, in prospettiva, dell’Indicazione geografica protetta. La rete è stata costituita da sei aziende agricole del bolognese, tre delle quali del nostro circondario: Podere Pratale di Borgo Tossignano, la società Rossi Frantoio imolese, l’azienda Assirelli Vittorio e Matteo di Dozza. Oltre a queste ci sono l’azienda agricola Bonazza-Sapori del podere di San Lazzaro, le bolognesi Ca’ Scarani e Società 1997, quest’ultima della famiglia di Alberto Vacchi, amministratore delegato dell’ozzanese Ima. Nel corso del 2018 si è aggiunta anche Agrivar, l’azienda agricola della società Palazzo di Varignana.

«Lo scorso anno – ci aggiorna il presidente della rete, Ermanno Rocca – è stata fatta una molitura comune dei prodotti di tutti gli associati, per avere un’idea del tipo di olio che avremmo ottenuto. Gli associati alla rete potranno scegliere se realizzare blend o un olio monovarietale, anche perché il disciplinare sarà orientato a qualificare l’area geografica e le sue cultivar».

L’obiettivo è riuscire a far arrivare questo nuovo prodotto sul mercato all’inizio del 2019, con un marchio collettivo, percorso obbligato per il lungo e complesso iter burocratico verso l’Igp. ( lo.mi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nasce l'olio extravergine d'oliva dei Colli di Bologna, tra i produttori anche tre aziende del circondario imolese
Economia 16 Novembre 2018

Una ricerca del Cnr sugli olivi secolari del territorio imolese svela informazioni sul sapore dell'olio di un tempo

Che sapore aveva l’olio che i nostri bisnonni mettevano sul pane più di un secolo fa? La risposta si legge tra le righe dello studio realizzato dall’Istituto di Biometeorologia Ibimet-Cnr di Bologna, nell’ambito del progetto «L’olivo nelle colline imolesi, una risorsa per l’agricoltura, un patrimonio per il paesaggio», finanziato fra il 2010 e il 2013 dal Comune di Imola. Lo studio, a cura delle ricercatrici Annalisa Rotondi e Lucia Morrone, ha censito e descritto dal punto di vista genetico 14 olivi secolari del nostro circondario: 3 a Casalfiumanese (2 dei quali nel parco pubblico), 3 a Castel San Pietro, 5 a Dozza e a Toranello al confine tra Imola e Riolo, dove sono state georeferenziate 3 piante secolari disposte attorno alla chiesa.

Alcuni esemplari, come quello alto oltre cinque metri di proprietà di Massimiliano Ortalli a Casalfiumanese, sono stati schedati con tanto di foto anche all’interno del sito http://olivisecolari.ibimet.cnr.it. Prima del 1500 l’olivicoltura era molto più diffusa sul nostro territorio, ma nei secoli si è assistito a una progressiva diminuzione, soprattutto a causa delle gelate, come quelle del 1929, 1930 e 1940, quando le temperature arrivarono anche a meno 20 gradi. «Prima del 1940 – si legge nello studio – la presenza dell’olivo a Imola è limitata a piante sporadiche soprattutto vicino alle chiese di Tossignano, Casalfiumanese e Dozza e si tratta quasi sempre di piante allevate da parroci per avere per le feste pasquali la palma, le cui fronde venivano inviate anche alle chiese di pianura».

La ricerca non ha solo indagato la genetica di queste piante secolari, che hanno resistito a condizioni climatiche critiche, ma ha anche analizzato il profilo chimico e sensoriale dell’olio ricavato dai loro frutti, in alcuni casi caratterizzato da «intensità medie-elevate di fruttato e livelli medi di amaro e piccante», così come «da sentori peculiari di pomodoro e carciofo». Altri si contraddistinguono invece per «livelli medio-leggeri di fruttato, amaro e piccante e note prevalenti di mandorla». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nella foto l”ulivo secolare di proprietà di Massimiliano Ortalli a Casalfiumanese

Una ricerca del Cnr sugli olivi secolari del territorio imolese svela informazioni sul sapore dell'olio di un tempo
Economia 14 Novembre 2018

Aster Coop inaugura domani 15 novembre a Castel San Pietro il nuovo magazzino da 10.000 metri quadri

Grazie alla vicinanza al casello autostradale, Castel San Pietro Terme si conferma sempre più territorio vocato al  trasporto e alla logistica industriali. E’ di poche settimane fa l’inaugurazione del nuovo magazzino di Decathlon Italia, il gigante del retail sportivo, già presente nell’area industriale Ca’ Bianca e trasferitasi poco più in là, in una struttura più spaziosa costruita dalla società bresciana Fap Investments in via Henry Ford 4, dalla parte dell’outlet village.

Ebbene, il prossimo 15 novembre, alle 17.30, verrà inaugurato un altro magazzino  frutto di un accordo tra Aster Coop, cooperativa di Udine attiva da 40 anni nella logistica, e Centrale Adriatica, la società cooperativa che si occupa della logistica per le cooperative di consumatori di Alleanza 3.0.

Si tratta di un centro per lo stoccaggio, la preparazione e la distribuzione, su 10.000 metri quadri, che gestirà 5 milioni di colli a servizio dei negozi di Coop Alleanza 3.0.Il centro logistico, anch’esso situato in via Henry Ford, ma al numero 9, occuperà 36 lavoratori.

«La nascita di questo nuovo centro logistico – ha commentato il sindaco di Castel San Pietro, Fausto Tinti – rappresenta un importante segnale di fiducia nel nostro territorio da parte dell’imprenditoria cooperativa, che sceglie di investire e creare nuovi posti di lavoro nel nostro Comune».

Aster Coop inaugura domani 15 novembre a Castel San Pietro il nuovo magazzino da 10.000 metri quadri
Economia 14 Novembre 2018

La Nupi, azienda con sedi anche a Imola e Castel Guelfo, impegnata a Genova dopo il crollo del ponte Morandi

Nupi Industrie Italiane, l’azienda subentrata nel 2015 a Nupigeco e specializzata nello sviluppo e produzione di tubazioni polimeriche per il settore industriale e petrolchimico, ha partecipato al progetto di ripristino della viabilità dopo il crollo del ponte Morandi di Genova.

Il coinvolgimento dell’azienda, che ha sedi a Castel Guelfo, Imola e Busto Arsizio, ha riguardato in particolare i lavori sul lungomare Canepa, diventato una via alternativa dove far confluire il traffico. Nupi Industrie Italiane è fornitrice delle tubazioni in polietilene per il nuovo gasdotto e per il fangodotto, la struttura avveniristica (di solito usata nelle miniere) che servirà per trasportare lo smarino, il materiale di risulta degli scavi della nuova Gronda autostradale, il tratto progettato per raddoppiare l’esistente A10 nel punto di attraversamento del comune di Genova.

«Il fangodotto – spiega l’azienda – è fondamentale per trasportare lo smarino bagnato ed evitare così che l’amianto eventualmente presente nelle rocce possa essere dannoso».

Il cantiere, che dalla fine di agosto ha lavorato 24 ore su 24 su tre turni, ha chiuso con 45 giorni di anticipo rispetto ai tempi previsti. L’ampliamento della carreggiata ha così reso più scorrevole il traffico in quella zona di città, invasa dai mezzi dopo il crollo del ponte Morandi. Il lungomare Canepa ha riaperto il 7 ottobre scorso.

Nella foto tubazioni in polietilene

La Nupi, azienda con sedi anche a Imola e Castel Guelfo, impegnata a Genova dopo il crollo del ponte Morandi
Economia 13 Novembre 2018

Castel San Pietro, inaugurata la nuova struttura logistica di Decathlon costruita in soli due anni

Decathlon ha inaugurato la nuova struttura logistica con una grande festa, alla quale ha partecipato una nutrita delegazione dell’Amministrazione comunale di piazza XX Settembre guidata dal sindaco Fausto Tinti.

«Ringraziamo Decathlon per aver dato fiducia alla nostra Amministrazione, puntando ancora su Castel San Pietro Terme», ha detto Tinti, senza peraltro rinunciare a rivendicare (per sè, per i colleghi di Giunta e per i tecnici comunali) i meriti per i risultati positivi sin qui raggiunti: «In questi quattro anni, con questa Amministrazione – ha tenuto infatti a sottolineare il primo cittadino castellano – abbiamo realizzato l’insediamento o lo sviluppo nel territorio comunale di un’azienda ogni sei mesi»: oltre a Decathlon, l’elenco comprende anche Turolla-Danfoss, Alce Nero, Cartotecnica Moreschini, Teko-Telecom, Bio-on, Robopac, Sacmi, Walvoil, Marchesini. «E lavoreremo fino all’ultimo giorno per insediarne altre», ha aggiunto Tinti, senza però svelare il nome del prossimo arrivo.

Decathlon, gruppo francese di rilevanza mondiale specializzato nella produzione e distribuzione di articoli sportivi, conta oggi in Italia 120 negozi, 2 stabilimenti produttivi e 4 depositi logistici, per oltre 7 mila dipendenti. I centri logistici sono a Basiano (Mi), Maddaloni (Ce), Brandizzo (To) e, da fine 2005, a Castel San Pie-tro. Prima in via degli Artigiani, nella zona Ca’ Bianca, e ora in via Henry Ford. La nuova struttura è notevolmente più grande, al fine di poter gestire in futuro la crescita della rete commerciale, con apertura di nuovi punti-vendita, e l’aumento dei prodotti da trattare.

In verità è stata Fap Investments (società bresciana d’investimento attiva nel campo immobiliare, detenuta al 50% da Fernova Srl, riconducibile alla famiglia Ferrari, e per il restante 50% dalla società Arcese Immobiliare Srl, appartenente alla famiglia Arcese) a realizzare concretamente la struttura in soli due anni, fra procedure, costruzione e consegna. «Dovevamo essere rapidi ed efficienti – ha detto ancora Tinti – e ci siamo riusciti, grazie a Fap, guidata da Fausto Ferrari, e alla nuova generazione del nostro ufficio tecnico, guidato da Angelo Premi, con il fondamentale contributo di Barbara Emiliani, Manuela Mega, Manuela Mongardi e Fausto Zanetti. Una squadra competente e determinata che sta traguardando una linea politica che è quella di portare lavoro nel nostro territorio».

Tempi brevi, anzi brevissimi per un Paese, l’Italia, ove la burocrazia imperversa sovrana con i suoi tempi biblici. Per costruire la nuova piattaforma logistica di Fap-Decathlon è stato individuato infatti un percorso nell’ambito del Piano strutturale comunale che, sfruttando la normativa nazionale di snellimento delle procedure per le imprese, ha consentito di ridurre i tempi di rilascio del permesso di costruire, istruendo contemporaneamente le fasi urba-nistiche. 

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”8 novembre

Nella foto il sindaco Fausto Tinti con Felice Di Domenica, responsabile di Decathlon Italia

Castel San Pietro, inaugurata la nuova struttura logistica di Decathlon costruita in soli due anni
Economia 13 Novembre 2018

E' in vendita l'area sulla quale doveva nascere lo scalo merci, le offerte si possono presentare fino al 30 novembre

A sei anni dalla messa in liquidazione di Imolascalo, società partecipata dal ConAmi al 31,05%, va all’asta l’area su cui in origine doveva essere realizzato lo scalo merci imolese, infrastruttura ritenuta strategica per incentivare il trasporto merci su rotaia. In tutto, si tratta di oltre 5 ettari e mezzo, adiacenti alla linea ferroviaria e compresi fra le vie Valverda, Lughese e Patarini, con una base d’asta di 1 milione e 510 mila euro.

Il termine per la presentazione delle offerte per l’area in questione è il 30 novembre, mentre l’asta avrà luogo il prossimo 3 dicembre. Gli strumenti urbanistici prevedono che su quell’area possano essere realizzate funzioni di servizio complementari alla residenza, terziarie, commerciali e produttive.

La storia dello scalo merci mai nato è stata travagliata sin dall’inizio. Le buone intenzioni, ovvero dotare Imola e i comuni limitrofi di una struttura moderna per la movimentazione delle merci su scalo ferroviario che potesse diventare anche un efficiente centro logistico, non si sono mai tradotte in realtà. La società Imolascalo era infatti nata nel lontano marzo 1999. A credere nel progetto furono in prima battuta 14 soci, enti pubblici, così come privati, disposti a unire forze e risorse dotando la neonata realtà di un capitale sociale di 1,6 miliardi di lire: Ami (all’epoca socia di maggioranza al 56%), Banca di Imola, Cassa di risparmio di Imola, Atfi, Cefla, Coop. ceramica, Cti, Cuti, Sacmi, La lavorazione del legno, Consorzio autotrasportatori imolese, Camera di commercio, Assindustria di Bologna, Associazione piccole e medie industrie della provincia di Bologna.

La nuova società doveva realizzare lo scalo ferroviario merci e ricevere in permuta dalle Fs l’area del vecchio scalo, che il Prg destinava a residenziale, terziario e servizi. L’importo dell’investimento, stimato all’inizio in 7 miliardi di lire, cominciò a lievitare, mentre la data di realizzazione slittava in avanti. Dopo appena un anno e mezzo, a fine 2000, il primo aumento di capitale di 3 miliardi. Saltata la permuta con le Ferrovie dello Stato, anche la riduzione consistente del traffico merci, che cominciava a essere dirottato verso Lugo dove nel frattempo era nata la piattaforma logistica Lugo Terminal, costrinse i soci a sobbarcarsi i costi dell’investimento. Rispetto al progetto iniziale, si cominciò quindi a prendere in considerazione una struttura più leggera, che potesse crescere nel tempo a seconda delle esigenze. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”8 novembre

Nella foto l”area dove doveva sorgere il nuovo scalo merci

E' in vendita l'area sulla quale doveva nascere lo scalo merci, le offerte si possono presentare fino al 30 novembre
Economia 12 Novembre 2018

La TeaPak raddoppierà gli spazi nella nuova sede lungo via Gambellara. Il cantiere previsto a primavera

Per i dettagli occorrerà attendere il completamento del progetto esecutivo. Per ora ci sono il terreno, un lotto di 42 mila metri quadri lungo via Gambellara ac-quistato a metà ottobre dalla Cti, e il permesso di costruire. E’ qui che nel 2019 TeaPak, l’azienda imolese controllata dalla multinazionale statunitense Yogi Tea, leader in Europa per tisane e infusi bio, realizzerà la sua nuova sede.

Fondata nel 1991, TeaPak miscela e confeziona i prodotti Yogi Tea per Europa, Africa e Medio Oriente. Conta un centinaio di dipendenti, in maggioranza giovani donne (l’età media è di 37 anni), e oggi occupa un immobile di 6 mila metri quadri, in via Colombarotto. Da diversi anni il business di Yogi Tea cresce in modo costante a doppia cifra e quello di TeaPak va di pari passo. Già negli anni scorsi in via Colombarotto è stato necessario ottimizzare gli spazi sia per supportare l’espansione dell’area produttiva sia per implementare la lavorazione a monte del confezionamento, con il trasferimento dalla Germania a Imola del processo di miscelazione delle materie prime provenienti da tutto il mondo.

Nel 2017 l’azienda imolese ha superato il mezzo miliardo di bustine di tisane prodotte, con un ritmo di crescita che ha reso sempre più esigui gli spazi attuali. «Siamo partiti con uno studio di fattibilità che è durato due anni, periodo durante il quale sono state valutate numerose opzioni» così l’azienda racconta come si è sviluppato il progetto della nuova sede. In un primo tempo è stata presa in considerazione anche la possibilità di decentrare la produzione in altre zone d’Italia o addirittura all’estero. Poi, grazie all’impegno della precedente Amministrazione comunale a garantire pratiche veloci nel quadro del progetto Manufacturing zone restart e grazie al sostegno di Confartigianato, la proprietà dell’azienda si è convinta a rimanere e ad ampliarsi a Imola, investendo a lungo termine sul nostro territorio «per garantire ai dipendenti presenti e futuri di TeaPak una nuova sede produttiva, flessibile abbastanza da supportare la crescita già prevista».

Per TeaPak, che in questo modo potrà trasferire tutte le attività dall’immobile oggi in affitto, si tratta di un investimento ingente, anche se al momento l’azienda non fornisce cifre. L”obiettivo è quello di dare il via alla gara di appalto nel periodo invernale e di iniziare i lavori di costruzione con il ritorno della bella stagione, nel 2019. (lo.mi.) 

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”8 novembre

Nella foto l”attuale stabilimento TeaPak in via Colombarotto

La TeaPak raddoppierà gli spazi nella nuova sede lungo via Gambellara. Il cantiere previsto a primavera
Economia 12 Novembre 2018

Via Gambellara, al via entro fine dicembre i lavori per costruire un parco, dei parcheggi e una rotonda

Lavori in vista lungo via Gambellara sul terreno compreso tra il canile e via Bicocca. A metà ottobre la Cooperativa trasporti Imola lo ha venduto all’azienda TeaPak, che vi costruirà la sua nuova sede. I primi mezzi in azione saranno però della stessa Cti, alla quale competono le opere di urbanizzazione: un parco pubblico, parcheggi e un intervento sulla viabilità, con la costruzione di una rotonda all’incrocio tra via Gambellara e via Bicocca.

«Il lotto in questione era un terreno agricolo edificabile di 57 mila metri quadri, dove la nostra controllata Caci coltivava ad anni alterni grano e girasoli – dettaglia il presidente di Cti, Luca Montroni -. Lo scorso anno, tra primavera e novembre, qui sono stati effettuati alcuni scavi archeologici dalla Soprintendenza, che al termine ha dato il suo nulla osta». Oltre ad alcune sepolture di età romana, sono stati ritrovati i resti di una cascina, databile tra il I secolo avanti Cristo e il VI secolo dopo Cristo. I reperti, su cui sono ancora in corso gli studi, sono oggi conservati al deposito archeologico all’interno del Sante Zennaro.

«TeaPak ha acquistato un’area di 42 mila metri quadri – prosegue il presidente – e la parte restante, di circa 15 mila metri quadri e oggetto di convenzione con il Comune, sarà quella dove andremo a realizzare le opere di urbanizzazione. Si tratta di due fasce di terreno alle estremità nord e sud del lotto, una più verso il canile e l’autostrada, l’altra costeggiante via Bicocca. I lavori che ci competono inizieranno entro fine dicembre. In queste settimane stiamo definendo la cantierizzazione e il cronoprogramma dei lavori. Entro ottobre 2019, comunque, è prevista la cessione di quei terreni al Comune».

La prima parte dei lavori riguarderà la realizzazione di parcheggi e di un bacino di laminazione delle acque all’angolo fra via Bicocca e Gambellara. Un’opera, questa, obbligatoria quando si realizzano nuove urbanizzazioni. «Eviterà che le acque piovane si riversino direttamente nei canali di scolo, prevenendo gli allaga-menti» spiega il presidente. Accanto al bacino è prevista un’ottantina di posti auto. «La superficie destinata a parcheggio è di 3.100 metri quadri – aggiunge -. Dalla parte opposta, più vicina al canile, sarà invece creato un parco pubblico su una superficie di circa 6 mila metri quadri, con un piccolo accesso per le macchi-ne che si occuperanno della manutenzione del verde».

Qui si farà anche un’area sgambatura cani, che sarà senz’altro apprezzata dagli utenti a quattro zampe del vicino canile municipale. In una fase successiva Cti interverrà sul riassetto di via Gambellara. (lo.mi.)

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Nella foto l”area sulla quale TeaPak costruirà la sua nuova sede

Via Gambellara, al via entro fine dicembre i lavori per costruire un parco, dei parcheggi e una rotonda

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