Economia

Economia 10 Settembre 2019

I prodotti biologici piacciono sempre di più agli italiani, anche nei supermercati spazi appositi per ciò che è «bio»

Il 52% degli italiani sarebbe disposto a comprare sempre cibo biologico per favorire un’agricoltura sempre più ecosostenibile e rispettosa dell’ambiente. E’ quanto emerge da una ricerca Swg. Una tendenza comportamentale confermata dai dati presentati in occasione della conferenza stampa di presentazione della 31ª edizione del Sana, il Salone internazionale del biologico e del naturale che si è tenuta nel quartiere fieristico di Bologna dal 6 al 9 settembre (un migliaio gli espositori, su una superficie espositiva di 60 mila metri quadri suddivisi in 6 padiglioni).

I dati forniti alla stampa dicono che è in aumento la superficie agricola nazionale destinata alla coltivazione biologica e che sono in aumento le vendite dei prodotti bio in Italia. «Per il biologico non parliamo più di moda passeggera da almeno trent’anni – conferma Fabrizio Piva, amministratore delegato del Ccpb, l’organismo di certificazione e controllo di prodotti biologici -. Anzi, siamo di fronte ad una produzione ormai matura, tant’è che il consumatore dà per scontato che si può trovare di tutto con il marchio bio». Insomma, una affermazione di cui si sono accorti anche iper e supermercati. «Tutta la grande distribuzione organizzata sta puntando sul biologico per attrarre consumatori – conferma ancora Piva -. Espone i prodotti bio sugli scaffali riservandogli spazi appositi. E più lo propone, più ne incentiva la sua diffusione e quindi il consumo». Ma è veramente tutto oro quello che luccica? «Niente affatto – ammette l’amministratore delegato del Ccpb -. Il modello produttivo e le tecniche di produzione sono ferme a trent’anni fa. Così come c’è molto da fare per migliorare la divulgazione e l’assistenza tecnica. Ci sono aspetti agronomici mai risolti, mai affrontati. Bisogna fare un salto di qualità».

Ma vediamo cosa pensano alcuni nostri produttori che si sono convertiti. Carlo Morini conduce circa 45 ettari di terreno coltivato a vite, cereali e frutta estiva. Dal 1999 l’Azienda agricola Polenghe di Imola, di cui Carlo è titolare, è certificata per l’agricoltura biologica e dal 2015 è condotta secondo l’agricoltura biodinamica. Modalità quest’ultima che condivide con quella biologica i medesimi principi base, cioè il rifiuto di utilizzare sostanze chimiche, l’attenzione all’ambiente, la rotazione delle colture, ma diversa perché regolamentata in modo differente. «Non basta più essere biologici, occorre fare un passo ulteriore – dichiara con fermezza Morini- perché è nostro dovere di produttori agricoli impattare il meno possibile sull’ambiente ed essere ecosostenibili al massimo». Il biologico, quindi, come punto di partenza e non di arrivo. «E’ l’unica possibilità per l’agricoltura del domani -dice ancora Morini -. Lo chiede anche il mercato europeo e i cittadini premiano questa scelta, come dimostra l’aumento dei consumi di questo settore. Certo, è un processo lungo e complesso, dobbiamo sottostare agli umori della natura più di altri, ma il premio è grande. E’ poi è una scelta che dobbiamo fare anche peri nostri figli, perché dobbiamo lasciare loro in eredità un ambiente migliore, più vivibile. Ecco perché il biologico dovrà diventare quello che oggi è il convenzionale». (ale.gio.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 5 settembre

Nella foto Fabrizio Piva, amministratore delegato del Ccpb, l’organismo di certificazione e controllo di prodotti biologici 

I prodotti biologici piacciono sempre di più agli italiani, anche nei supermercati spazi appositi per ciò che è «bio»
Economia 9 Settembre 2019

Economia circolare e crescita rispettosa dell'ecosistema, se ne parla in un convegno a palazzo Sersanti

La Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, attraverso il suo centro interno Cseti (Centro per lo sviluppo economico del territorio imolese), in collaborazione con l’Alma Mater bolognese, ha organizzato un convegno, in programma a palazzo Sersanti (piazza Matteotti 8) martedì 10 settembre,alle ore 18.30, per rispondere alla domanda «E’ possibile sostenere una crescita economica che al contempo possa migliorare la qualità della vita nel rispetto dell’ecosistema?» e ad altri quesiti correlati con questo argomento. Durante l’iniziativa, dopo i saluti di Fabio Bacchilega, presidente della Fondazione, Fabio Fava- professore ordinario di Biotecnologie industriali ed ambientali presso la Scuola di ingegneria ed architettura dell’Università di Bologna e attualmente Delegato del rettore dell’Università di Bologna alla Ricerca industriale, cooperazione territoriale ed innovazione– terrà una relazione su tematiche relative alla sostenibilità e all’innovazione tenendo come riferimento il modello dell’economia circolare che non produce scarti o rifiuti non necessari, ma che cerca di riutilizzare costantemente le risorse, senza sfruttarne di nuove.

Seguirà una tavola rotonda, coordinata da Fabrizio Binacchi, direttore regionale della sede Rai Emilia Romagna, nella quale si confronteranno settori economici e punti di vista differenti. Tra i partecipanti al convegno si ricordano Carlo Andriolo, amministratore delegato Aliplast (Gruppo Herambiente); Germano Bianchi, responsabile infrastrutture e Croce del Nord, Istituto nazionale di astrofisica, Istituto di radioastronomia – stazione di Medicina; Carlo Dalmonte, presidente Caviro; Eugenio Guerrieri, direttore generale Curti costruzioni meccaniche; Luca Montroni, presidente Cooperativa trasporti Imola; Marco Versari, responsabile relazioni istituzionali Novamonte presidente Assobioplastiche. (r.cr.)

Nella foto l”impianto di Caviro per sperimentare l”utilizzo di poliidrossialcanoati ottenuti tramite la fermentazione di scarti agroalimentare per la produzione di plastica biologica e biodegradabile
Economia circolare e crescita rispettosa dell'ecosistema, se ne parla in un convegno a palazzo Sersanti
Economia 5 Settembre 2019

Lavoro, diritti e legalità per la Festa Cgil, la segretaria Collina avverte: «Territorio fermo. Istituzioni non ascoltano» – VIDEO

Lavoro, diritti, legalità e territorio sono i temi al centro della Festa della Cgil edizione 2019 presso il centro sociale La Tozzona. Il primo e l’ultimo strettamente intrecciati nel locale, secondo il sindacato, che non ha dubbi sulla necessità sempre più pressante di un cambio di passo: «Il nostro territorio ci pare fermo e isolato. Istituzioni, imprese e sindacati devono avviare al più presto un confronto per capire come affrontare la situazione e elaborare un piano di sviluppo per i prossimi anni» avverte Mirella Collina, segretaria generale della Camera del lavoro di Imola.

Da stasera a domenica 8 si alterneranno sul palco della Festa i vertici del sindacato: Maurizio Landini, il segretario generale, l’aprirà facendo il punto su quanto sta succedendo a livello nazionale, mentre il vice, Maurizio Colla, la chiuderà quattro giorni dopo ragionando con il presidente della Regione Stefano Bonaccini e Amilcare Renzi del Tavolo delle imprese imolesi («Ma abbiamo invitato all’evento tutti i sindaci del circondario» precisa Collina). Sabato tornerà a Imola anche l’ex segretaria nazionale Susanna Camusso, oggi responsabile delle politiche di genere e internazionali della Cgil. Al centro del confronto la dignità delle persone declinata sia sui diritti delle donne, sia su solidarietà e immigrazione, con il Comitato pace e diritti entrato a pieno titolo nella Festa. Un appuntamento per confrontarsi sull’attualità quindi, ma dove è centrale «il lavoro attraverso un nuovo modello di sviluppo, rilanciando i diritti, per combattere le diseguaglianze, l”impoverimento economico e sociale». Anche e soprattutto a Imola. «Nel 2016 Imola fece l’accordo per la manufacturing zone, ma ora registriamo un arresto su tutti i fronti. Il nostro obiettivo è parlare di questo, innovazione, finanziamenti che portino sviluppo al territorio».

Altra questione aperta è il Circondario: «Occorre potenziarlo, perché così non funziona». Cosa occorre? «Figure in grado di trovare finanziamenti a livello metropolitano, regionale ed europeo, e di produrre dati del territorio. Se non ci sono statistiche, che in passato avevamo, non si riesce a progettare». (l.a)

Tutta l”intervista e il programma sono sul “sabato sera” in edicola da oggi (5 settembre). Il programma è anche su www.sabatosera.it e sull”applicazione AppU Imola

Nella foto Mirella Collina (Isolapress)

Lavoro, diritti e legalità per la Festa Cgil, la segretaria Collina avverte: «Territorio fermo. Istituzioni non ascoltano» – VIDEO
Economia 3 Settembre 2019

I produttori del territorio fanno il punto sul raccolto delle patate. «La qualità è buona, ma la quantità è in calo»

«Quest’anno la qualità delle patate è buona e buone sono le sue caratteristiche. La quantità, invece, è in forte contrazione, almeno del 10 per cento», sintetizza Massimo Cristiani, presidente del Consorzio patata italiana di qualità che ha il compito di gestire e coordinare la produzione e commercializzazione di Selenella, la marca di patate confezionate più diffusa nel Paese. Affermazioni condivise dai produttori che proprio in questi giorni hanno terminato la raccolta del tubero, vera eccellenza del territorio bolognese. Dunque, notizie in bianco e nero per questo prodotto che ha subito, come tanti altri, gli eccessi di una stagione anomala. Grazie all’andamento meteoclimatico favorevole nei primi mesi dell’anno nel nord dell’Italia le semine sono avvenute con tempestività e regolarità.

«Situazione diversa nel mese dimaggio – rileva Cristiani -, quando gli abbassamenti termici sono stati consistenti, con piovosità elevatissima e persistente. Per contro, nel mese di giugno si è verificata una condizione opposta: e cioè temperature che hanno subito repentini innalzamenti termici». Determinando situazioni di stress per le coltivazioni che hanno causato un calo di produzione. «Quasi 380 quintali di patate in meno», calcola Angelo Bassi, produttore di Sesto Imolese, che quest’anno ha raccolto circa 2.000 quintali di merce in 5 ettari di terra. Ma quello che oggi fa più paura sono i danni causati dagli elateridi, insetti terricoli che allo stadio larvale scavano gallerie nel tubero, rendendolo non più commercializzabile, la cui diffusione è favorita dall’umidità. «Io ho avuto solo qualche problema con le piante vicino ai fossi – conferma Flavia Montroni, circa 10.000 quintali raccolti in un’area di 20 ettari a Castel San Pietro Terme -. Ma è andata diversamente in alcune zone da Medicina verso il nord e la pianura del bolognese».

Ed anche se gli elateridi colpiscono a macchia di leopardo, prediligendo appunto le zone umide, la preoccupazione è tanta. Anche perché la progressiva eliminazione di principi attivi utilizzabili nella lotta a questi parassiti, in assenza di valide alternative, di fatto ha privato i produttori pataticoli di armi di contrasto. «Non abbiamo tante possibilità per combattere questo nemico – conferma Cristiani- e siamo molto preoccupati peri prossimi raccolti». La patata può essere bella nella forma e di buona qualità, ma se la larva del coleottero l’ha bucata, non può più essere commercializzata. «Siamo molto allarmati per i danni causati da questo parassita. Se le cose non cambiano in molti saranno costretti ad abbandonare la produzione», conferma pessimist aMaurizio Sandri di Sasso Morelli, che quest’anno ha raccolto circa 15.000 quintali di patate in 35 ettari di terreno e parla anche come consigliere dell’Agripat, l’associazione emiliano-romagnola che riunisce i pataticoltori. Insomma, a funestare l’agricoltura emiliano romagnola non c’è solo la cimice asiatica che attacca la frutta. (al.gi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 29 agosto

I produttori del territorio fanno il punto sul raccolto delle patate. «La qualità è buona, ma la quantità è in calo»
Economia 3 Settembre 2019

Crisi della frutticoltura, la Cia di Imola promuove una mobilitazione unitaria per affrontare la situazione

Una grande mobilitazione unitaria per contrastare la crisi della frutticoltura. E’ l’obiettivo della Cia di Imola che nei giorni scorsi ha promosso un incontro con i frutticoltori del territorio per fare il punto sui temi caldi del settore (i cali produttivi, le quotazioni della frutta troppo basse) e mettere a punto le strategie mettere in atto per far fronte alla situazione. Nell’occasione, si è parlato di un necessario sforzo comune tra tutte le associazioni agricole per rilanciare il settore, partendo dall’impegno congiunto di produttori, sindacati e amministratori locali per chiedere alla Regione Emilia-Romagna un sostegno immediato al comparto.

«Tutti i produttori – afferma Giordano Zambrini, presidente di Cia Imola – sanno benissimo che così non si può continuare, che la nostra frutticoltura è a rischio così come le nostre aziende e un intero sistema economico-produttivo. Le difficoltà, come hanno specificato gli agricoltori presenti, sono legate al contrasto delle patologie della frutta provocata da cimice asiatica e insetti ancora “sconosciuti”, dai cambiamenti del clima ma anche da prezzi non remunerativi, difficoltà di commercializzazione e di aggregazione. Questi problemi persistono da diverso tempo, ma sono diventati davvero insostenibili in un’annata come questa, quando praticamente nessun prodotto è in grado di portare un reddito alle aziende agricole».

«Se gli agricoltori smettono di produrre, perché farlo significa lavorare in perdita, non sono solo loro a rimetterci, ma l’intera economia del territorio, visto che le aziende agricole smetteranno di impiegare forza lavoro stagionale e anche di immettere sul mercato prodotti “made in Italy” di qualità – prosegue Zambrini -. Quindi è tutta la società, composta da lavoratori in agricoltura, famiglie e consumatori, che si troverà in difficoltà insieme a noi. Ecco perché la crisi della nostra agricoltura deve diventare un problema economico e sociale condiviso, anche dagli amministratori del Circondario, dal sindaco della Città metropolitana e dai sindacati agricoli. A loro invieremo in questi giorni una lettera per spiegare la situazione e chiedere che ci sostengano a livello regionale per chiedere contributi straordinari per i frutticoltori più colpiti dalla crisi».

Intanto, la Cia sottolinea l’apprezzamento per l’impegno dell’assessore regionale Simona Caselli, che si è impegnata, aggiungere il presidente, «a stanziare 250.000 euro per l’attivazione di mutui a tassi agevolati e sgravi fiscali e contributivi destinate alle aziende colpite da cimice asiatica e si è impegnata a portare il problema all’attenzione del nuovo Governo che si formerà e dell’Europa». «Si tratta sicuramente di un primo passo a sostegno del reddito per le aziende – sostiene Zambrini – ma non basta, perché serve soprattutto un sostegno diretto, liquidità a fondo perduto, per superare questo anno difficilissimo e ripartire. Naturalmente sono utili anche azioni indirette come la sospensione dei mutui che alcuni istituti bancari imolesi hanno già garantito».

Tornando all’assemblea dei produttori, tra gli argomenti affrontati inevitabilmente c’è stato quello dei parassiti e delle patologie più gravi che affliggono la frutticoltura, a partire dalla cimice asiatica, per affrontare i quali la richiesta è aumentare la ricerca che dovrà essere, conclude Zambrini, «pubblica e super partes».  «Stiamo pensando – conclude il presidente della Cia Imola – a una vera e propria mobilitazione, organizzata insieme ai produttori di altre province della nostra regione e di altre regioni colpite dalla crisi, per dare un segnale forte a tutti i livelli, dalle istituzioni ai consumatori». (r.cr.)

Nella foto il presidente della Cia Imola Giordano Zambrini

Crisi della frutticoltura, la Cia di Imola promuove una mobilitazione unitaria per affrontare la situazione
Economia 28 Agosto 2019

L'allarme di Coldiretti: «Problema sicurezza per i troppi cinghiali, serve un piano di abbattimento straordinario»

Sono oltre un milione ormai in cinghiali in Italia. Lo dice la Coldiretti Emilia Romagna, lanciando l”allarme per l’escalation dei danni, delle aggressioni e degli incidenti provocati dalla crescita di questi pericolosi e aggressivi animali. Incidenti anche mortali: è deceduto infatti, dopo un mese di coma, il motociclista di 47 anni che, in Calabria, è stato coinvolto in uno scontro con un cinghiale che gli ha improvvisamente tagliato la strada mentre percorreva una strada provinciale. Dopo la caduta, tra l”altro, era stato attaccato dall”animale, che gli aveva procurato altre ferite gravi al volto e all”addome.

La proliferazione incontrollata dei cinghiali ha numeri inequivocabili: negli ultimi dieci anni, secondo le stime fornite da Coldiretti, il numero degli esemplari presenti in Italia è praticamente raddoppiato. «La sicurezza nelle aree rurali e urbane – denuncia la Coldiretti – è a rischio per il loro proliferare con l’invasione di campi coltivati, centri abitati, strade ed anche autostrade dove rappresentano un grave pericolo per le cose e le persone. Gli animali selvatici che distruggono i raccolti agricoli, sterminano gli animali allevati, causano incidenti stradali per un totale di danni stimato in quasi 100 milioni di euro all’anno, senza contare i casi in cui ci sono state purtroppo anche vittime».

Per l”associazione agricola, dunque, il problema non è solo legato ai risarcimenti, ma è diventato «un fatto di sicurezza delle persone che va affrontato con decisione». Per questo la Coldiretti chiede un intervento «in modo concertato tra Ministeri e Regioni per avviare un piano di abbattimento straordinario senza intralci amministrativi». (r.cr.)

L'allarme di Coldiretti: «Problema sicurezza per i troppi cinghiali, serve un piano di abbattimento straordinario»
Economia 27 Agosto 2019

Cimice asiatica, la Regione Emilia-Romagna convoca un tavolo con associazioni agricole e consorzi dei produttori

Si svolgerà domani mercoledì 28 agosto a Bologna il vertice convocato dalla Regione Emilia Romagna per studiare le misure più efficaci per combattere la cimice asiatica, al quale sono state invitate le associazioni agricole e le organizzazioni dei produttori ortofrutticoli. L”assessore regionale all”Agricoltura, Simona Caselli, dichiara in proposito: «Siamo assolutamente consapevoli dell”impatto negativo sulle coltivazioni della cimice asiatica. Al vertice valuteremo e adotteremo le misure più efficaci per sostenere un comparto come quello agricolo, fondamentale per l”economia regionale».

Il tavolo era già stato convocato quando, nei giorni scorsi, è arrivato l”ennesimo allarme da parte di Coldiretti Emilia Romagna, che ha denunciato la situazione particolarmente difficile proprio nella nostra regione, dove i danni alle produzioni causati dal parassita, in particolare alle pere ma non solo, hanno compromesso dal 40 al 100% della produzioni. «Da un lato è necessario accelerare il più possibile i lanci degli insetti antagonisti – sostiene l”associazione -, ma dall”altro è importante che le istituzioni non facciano mancare il loro apporto con risorse economiche da mettere in campo a sostegno del mondo agricolo. Il settore frutticolo dell”Emilia Romagna è a rischio: chiediamo a tutte le istituzioni competenti di mettere subito in campo soluzioni che vadano a prevenire e risarcire i danni alle aziende agricole».

Alla Regione, Coldiretti chiede poi di attivare, come già avvenuto in passato per altre emergenze, «una serie di interventi finanziari e agevolativi per far fronte al mancato reddito delle imprese, attraverso convenzioni con le banche, l”intervento dei Consorzi Fidi, la sospensione di mutui, pagamenti, tasse, contributi per compensare e non appesantire il bilancio delle aziende gravato  dalle spese colturali sostenute per una produzione che rischia di venire azzerata e di non produrre quindi alcun reddito».

La “cimice marmorata asiatica”, nota semplicemente come cimice asiatica, arriva dalla Cina ed è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché depone le uova almeno due volte all”anno, con 300-400 esemplari alla volta che con le punture rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili e compromettendo seriamente parte del raccolto. «La diffusione improvvisa di questi insetti che non hanno nemici naturali nel nostro paese – spiega ancora la Coldiretti – è favorita dalle alte temperature e dalla loro polifagia, potendosi spostare su numerosi vegetali, coltivati e spontanei. La lotta in campagna per ora può avvenire attraverso protezioni fisiche come le reti a difesa delle colture. Per contrastare la proliferazione dell’insetto alieno è dunque importante proseguire a marcia spedita con la ricerca». (r.cr.) 

Sull”argomento leggi anche gli articoli del 23 luglio e del 30 luglio.

La foto è tratta dal sito della Regione Emilia-Romagna

Cimice asiatica, la Regione Emilia-Romagna convoca un tavolo con associazioni agricole e consorzi dei produttori
Economia 6 Agosto 2019

L'albana made in Imola è la migliore di Romagna, premiati a Faenza i vini di Monticino Rosso e Tre Monti

L’albana made in Imola è la migliore di Romagna. L’hanno stabilito sia una giuria tecnica sia il pubblico nel corso della selezione organizzata dall’Ente tutela vini di Romagna. Due i riconoscimenti che erano da assegnare: l’Albana Dèi, ai migliori albana di Romagna Docg di tipologia secco e L’Indigeno del Cuore. La cerimonia di premiazione si è svolta nei giorni scorsi a Casa Spadoni, a Faenza. Ebbene, la giuria tecnica ha fatto salire sui gradini più alti del podio due vini imolesi: il Codronchio 2016 di Monticino Rosso, seguito dal Vitalba 2018 di Tre Monti; terzo, Nora 2018 del Podere Baratta di Bertinoro.

Mentre il giudizio popolare ha assegnato la vittoria al Vitalba 2018 di Tre Monti, seguito dal Codronchio 2016 di Monticino Rosso, confermando al terzo posto il Nora 2018 di Podere Baratta. La selezione per giungere all’assegnazione dei riconoscimenti ha previsto due fasi. Nella prima fase la giuria tecnica (composta da critici delle principali guide di settore, esperti enogastronomici, sommelier professionisti e commerciali enologici) ha degustato alla cieca i vini in concorso determinando la classifica dell’Albana Dèi e selezionando i vini finalisti. Questi ultimi, poi, hanno affrontato il giudizio del pubblico, che li ha degustati e votati nel corso di quattro appuntamenti «di piazza» itineranti, che si sono svolti in giugno a Faenza, Bertinoro, Oriolo e Dozza, per determinare la classifica de L’Indigeno del Cuore.

«Al di là della soddisfazione personale per la vittoria nella sezione “L’indigeno del Cuore” con la Vitalba 2018, che bissa il successo ottenuto lo scorso anno con la Vitalba 2017, quello che mi preme sottolineare è l’altissimo livello dell’albana prodotta nel territorio del Comune di Imola», tiene a sottolineare David Navacchia, che con il fratello Vittorio ed il padre Sergio guida la cantina Tre Monti di Imola. «Vorrei ricordare infatti anche il successo di “Codronchio” 2016 di Monticino Rosso e la presenza fra le sette albana finaliste anche di “Mezzelune” 2017 dell’azienda Ca’ dei Quattro Archi,sempre di Imola», aggiunge David Navacchia.

A crescere, in sostanza, è tutto il territorio imolese, che è in grado di conquistare la ribalta e di superare territori d’elezione come Bertinoro e Predappio, diventando un punto di riferimento a livello di tutta la Romagna. Ma a vincere è anche una filosofia del produrre vino da un vitigno ben radicato in terra imolese, l’albana appunto. «Un’albana – spiega David Navacchia – prodotta secondo la tradizione, con la macerazione sulle bucce, che dà colori caldi,in alternativa, per non dire in contrasto, con una nouvelle vague che vuole un’albana meno intensa e più fresca».

Nella foto la cerimonia di premiazione con gli organizzatori e i vincitori dei due concorsi che l”Ente tutela vini di Romagna dedica ogni anno all”Albana di Romagna Docg

L'albana made in Imola è la migliore di Romagna, premiati a Faenza i vini di Monticino Rosso e Tre Monti
Economia 6 Agosto 2019

Crescono i vigneti in Emilia Romagna e la Regione premia soprattutto la viticoltura biologica

Cresce il vigneto Emilia Romagna e, in particolare, guadagna terreno la viticoltura biologica. E’ l’esito del bando nazionale per l’assegnazione gratuita per il 2019 di appezzamenti aggiuntivi per gli impianti viticoli, nel quarto anno di applicazione del nuovo regime europeo che ha introdotto il meccanismo delle autorizzazioni (con un limite dell’1% di superficie vitata in più rispetto all’anno prima) al posto del vecchio sistema dei diritti di impianto, liberamente negoziabili e trasferibili. La Regione Emilia Romagna, in applicazione delle nuove regole, ha rilasciato nei giorni scorsi le autorizzazioni per l’impianto di nuovi vigneti a 2.684 aziende vitivinicole che hanno presentato domanda, per una superficie complessiva di 512,79 ettari, pari appunto all’1% di quella totale regionale del 2018.

Vista la limitata superficie da ripartire a fronte della domanda, la Regione, oltre a fissare un tetto massimo di 3 ettari per ogni singola richiesta, anche quest’anno ha deciso di premiare i viticoltori bio, dando loro la priorità nell’assegnazione delle nuove autorizzazioni. A 13 bio-viticoltori in possesso dei requisiti previsti dal bando nazionale è stata pertanto autorizzata l’intera superficie richiesta, per un totale di 19 ettari di nuove vigne. Ci sono poi 140 viticoltori che, avendo richiesto una superficie inferiore o uguale ai 1.500 metri quadrati, il minimo da garantire a tutti i pretendenti, si sono ritrovati con un’assegnazione uguale a quanto richiesto. Ad altri 2.531 viticoltori sono stati ripartiti i restanti 480 ettari, con una media di quasi 0,2 ettari a testa in più. In Emilia Romagna in totale sono stati richiesti quest’anno 5.784 ettari di nuove vigne, ben 11 volte oltre la disponibilità di partenza. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”1 agosto

Crescono i vigneti in Emilia Romagna e la Regione premia soprattutto la viticoltura biologica
Economia 5 Agosto 2019

L'Ima punta sulla trazione elettrica e acquisisce la maggioranza di Atop, azienda tra i leader mondiali del settore

A inizio luglio Ima ha perfezionato l’acquisizione della maggioranza di Atop, azienda di Barberino Val d’Elsa (Firenze) fra i leader mondiali nel settore dell’automazione industriale per la produzione di motori elettrici nel settore automotive ed e-mobility. In particolare, Atop sviluppa e progetta tecnologie per l’industrializzazione e produzione di statori e rotori elettrici destinati alla trazione elettrica, a elettrodomestici, elettroutensili e ad applicazioni industriali. Con questa operazione Ima, che dal 2017 era già azionista della società con una quota del 21%, ha raggiunto una partecipazione complessiva pari a circa l’84%.

L’intervento finanziario è di circa 230 milioni di euro, interamente versati. Fondata nel 1993, Atop prevede per l’esercizio 2019 un fatturato di 89 milioni di euro, in crescita del 50% rispetto ai 60 milioni del 2018, un Ebitda (ovvero l’utile prima di interessi, imposte, deprezzamento e ammortamenti) pari a 25 milioni di euro, in crescita del 59% rispetto ai 15,8 milioni del 2018. Conta inoltre circa 250 dipendenti (oltre 50 assunzioni negli ultimi due esercizi), e ha un indebitamento finanziario netto di 13,5 milioni di euro.

L’accordo di acquisizione è stato raggiunto con i fondatori della società e con Charme Capita lPartners Sgr (società di gestione pan-europea dei fondi Charme). I fondi Charme sono stati creati nel 2003 da Luca di Montezemolo con il figlio Matteo e sviluppano investimenti industriali di lungo periodo in società dal forte potenziale di crescita e di sviluppo internazionale. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”1 agosto

L'Ima punta sulla trazione elettrica e acquisisce la maggioranza di Atop, azienda tra i leader mondiali del settore

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