Economia

Economia 7 Novembre 2018

Grande successo per le noci dell'azienda Caci, che per il 2019 prepara un nuovo impianto a Sasso Morelli

Alla Caci la vendita delle noci è cominciata il 17 ottobre scorso e da subito al casolare di via Carpe, là dove si trova anche il noceto, la fila dei clienti è arrivata fin fuori dalla porta. «Il primo giorno in cinque ore abbiamo servito oltre 300 persone» dice soddisfatto Daniele Morini, vicepresidente e responsabile amministrativo della società agricola, controllata dalla cooperativa Cti.

I clienti se ne vanno con grandi borse rigonfie, che contengono la scorta di noci per tutto l’inverno, spesso da regalare o condividere con parenti e amici. «Il più delle volte 10 chili sono il quantitativo minimo che ci viene richiesto» aggiunge Morini, mentre l’addetta alle vendite, Antonella, impugnando una grande paletta, riempie le borse con movimenti energici e fragore di gusci.

Per la Caci quello delle noci è decisamente un ottimo business, avviato nell’ormai lontano 2006, quando in zona non c’erano altri impianti simili. Dopo la messa a dimora di circa 3 mila piante su 11 ettari, nel tempo la superficie coltivata nel podere di via Carpe è aumentata fino agli attuali 33 ettari, ma la previsione è di aggiungerne altri. «Il prossimo anno – anticipa il presidente, Sauro Calderara, che partecipa attivamente alla raccolta in tuta da lavoro – pianteremo altri 7 ettari su un’area di nostra proprietà a Sasso Morelli, oggi coltivata a peschi. Ora stiamo preparando il terreno per la messa a dimora delle prime piante, che si farà tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo».

Affinché il nuovo noceto entri in piena produzione, però, occorrerà aspettare sei anni. In via Carpe, invece, la produttività è ormai a regime, la raccolta è meccanizzata e impegna un paio di persone, che diventano una decina considerando l’intero ciclo di raccolta, lavaggio ed essiccazione. Anche queste due ultime fasi avvengono in loco, in un capannone a poca distanza dal casolare. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 1° novembre

Grande successo per le noci dell'azienda Caci, che per il 2019 prepara un nuovo impianto a Sasso Morelli
Economia 6 Novembre 2018

Lavoro, tornano le Settimane della sicurezza promosse dal Tavolo 81: primo appuntamento il 7 novembre

«Quest’anno, per le Settimane della sicurezza, ci siamo fatti in quattro», spiega Stefano Bulgarelli, presidente del Tavolo 81, l’associazione che da circa vent’anni promuove e diffonde nel territorio imolese la cultura della sicurezza sul lavoro. Quattro, infatti, le iniziative programmate nei mercoledì del mese entrante.

Eccone date e argomenti: 7 novembre (auditorium Cefla di via Bicocca, dalle ore 14.15) Il sovraccarico biomeccanico lavorativo: esperienze a confronto e nuove prospettive; 14 novembre (sala delle Stagioni di Legacoop, in via Emilia 25, dalle ore 14.30), Sicurezza delle coperture e di impianti e postazioni di lavoro sopraelevate: a che punto siamo?; 21 novembre (Trascoop di Castel San Pietro Terme, dalle ore 14.30) La sicurezza in logistica: dentro e fuori dal magazzino; infine 28 novembre (auditorium Sacmi, sempre dalle ore 14.30) Startup e idee innovative per la sicurezza sul lavoro. La partecipazione è gratuita, ma quest’anno tutti gli eventi sono a numero chiuso e ad iscrizione obbligatoria (online sul sito www.tavolo81imola.org).

Le Settimane della sicurezza giungono a corollario di un anno particolarmente intenso e impegnativo per il Tavolo 81. Il 28 aprile l’associazione ha festeggiato la Giornata mondiale della salute e sicurezza sul lavoro aggregandosi al movimento Italia loves sicurezza. Dal 2016 ad oggi, grazie all’opera di proselitismo condotta dal primo ambassador imolese, Andrea Zaratani, questo movimento è cresciuto anche nel circondario imolese. Così quest’anno da metà aprile a metà maggio si sono svolti ben 15 eventi, legati dal filo conduttore «salute e sicurezza sul lavoro» e che hanno coinvolto circa 7.800 persone.

«Eventi non solo tecnici – ha tenuto a sottolineare Bulgarelli -: abbiamo organizzato una camminata salutista, abbiamo partecipato ad una maratona partita dal sud Italia e che ha raggiunto Milano; abbiamo inserito un nostro gadget nel pacco gara della maratona di Rimini; abbiamo svolto eventi in aziende… Tutto questo per diffondere il messaggio della tutela della salute e della sicu-rezza sul lavoro».

Poi c’è il rapporto avviato con le scuole. Piccoli leader in safety è un format sviluppato dalla Fondazione Leadership in health and safety (organizzazione no-profit attiva nella promozione della cultura della salute e sicurezza) e dal Muba (il Museo dei bambini di Milano) e messo a disposizione dei partner del progetto Italia loves sicurezza a cui il Tavolo 81 aderisce. Obiettivo: diffondere una cultura della sicurezza tra i piccoli per avere, in futuro, adulti che si comportino in maniera più sicura.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 1° novembre

Nella foto un momento della conferenza stampa di presentazione delle Settimane della sicurezza 2018

Lavoro, tornano le Settimane della sicurezza promosse dal Tavolo 81: primo appuntamento il 7 novembre
Economia 2 Novembre 2018

Alla scoperta del caco, frutta di stagione, i giovani lo preferiscono a polpa soda

Piace ai giovani per il sapore dolce e delicato, per la croccantezza. E la possibilità di tagliarlo a fette, sbucciarlo e mangiarlo senza sporcarsi le mani rappresenta un valore aggiunto (è utilizzabile anche per insalate). E’ il caco a polpa soda, la cui raccolta in Emilia Romagna è partita proprio in questi giorni. Una coltivazione, quella del caco a polpa soda, che la cooperativa faentina Agrintesa (primo player nazionale nei cachi) ha avviato tra i primi in Italia ormai più di dieci anni fa, con investimenti in produzione e nelle tecnologie in stabilimento che si stanno rivelando decisamente azzeccati. Per la campagna 2018 appena iniziata, Agrintesa stima una produzione di circa 2.800 tonnellate della varietà Rojo brillante. «Il caco Rojo brillante si sta affermando sempre più come un’alternativa molto interessante per i nostri produttori – spiega Enrico Bucchi, vicedirettore di Alegra, business unit di Agrintesa -. Attualmente, abbiamo 130 ettari suddivisi tra la Romagna e l’areale modenese, con impianti che vanno dai 12 anni fino a quelli più recenti di 2 anni che ancora devono entrare in produzione. Pertanto prevediamo un aumento delle quantità in futuro di almeno il 10 per cento. Sono circa 250 le aziende agricole del nostro gruppo che hanno investito in questa coltura con metrature significative, trovando nuovi sbocchi commerciali alle loro produzioni e soddisfazioni in termini di redditività».

Al contrario per il caco tipo (quello più tradizionale e aromatico, a polpa morbida e che si consuma al cucchiaio) si stima una produzione di 3.600 tonnellate, con un significativo calo (attorno il 20%) rispetto alla passata stagione. «Si tratta di una riduzione fisiologica – chiarisce Bucchi – che arriva dopo un’annata, come quella del 2017, nella quale si era registrato un considerevole aumento delle produzioni. Ci sono stati fenomeni di cascola (caduta prematura dei frutti, Ndr) e le condizioni meteorologiche di primavera ed estate hanno contribuito a questa riduzione, tuttavia sono situazioni che rientrano nella naturale alternanza produttiva di questo comparto».

Quella appena iniziata sarà anche la prima campagna nella quale entrerà in funzione il nuovo impianto di lavorazione di Agrintesa, dedicato prevalentemente al caco tipo. Un impianto tecnologicamente all’avanguardia, innovativo e unico in Italia, capace di suddividere i frutti per pezzatura e grado di maturazione tramite selezione ottica, ma salvaguardando al massimo la qualità dei frutti. Mentre la commercializzazione sarà compito di Alegra e Valfrutta Fresco, le due business unit del gruppo. (Redazione economia)

L”articolo completo su «sabato sera» del 25 ottobre.

Nella foto: frutti a polpa soda della varietà «Rojo brillante»

Alla scoperta del caco, frutta di stagione, i giovani lo preferiscono a polpa soda
Economia 31 Ottobre 2018

Aperture festive, impazza il dibattito. I sindacati invitano a scioperare il 1° novembre

Aperture festive sì, aperture festive no. E’ la vigilia di Ognissanti e anche in questa occasione tiene banco il tema delle aperture dei negozi e dei centri commerciali la domenica e nelle festività.  

Nei giorni scorsi le sigle confederali del terziario di Cgil, Cisl e Uil Emilia Romagna hanno invitato, come già accaduto in altre occasioni, «i lavoratori e gli addetti di tutte le attività svolte all’interno dei centri commerciali ad astenersi dal lavoro», mentre le rappresentanze nazionali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno chiesto al Parlamento un’immediata modifica legislativa per regolare la materia e hanno formulato le loro proposte nel corso di un’audizione della Commissione Attività produttive della Camera dei deputati. Ricordiamo che la piena liberalizzazione delle aperture era contenuta nel decreto «Salva Italia» (201 del 2011) del Governo Monti, tuttora in vigore.

Il Governo M5s-Lega ha già detto che è sua intenzione limitare le aperture, sullo strumento da utilizzare si parlava di fissare un numero di domeniche annuali di apertura oppure un meccanismo di turnazione tra gli esercenti. Una posizione avversata dalla maggior parte delle opposizioni, preoccupate che l’eventuale stretta metta a rischio molti posti di lavoro.

Storicamente contro le aperture domenicali e festive la Chiesa cattolica, mentre per una revisione del regime di totale liberalizzazione sono anche le associazioni dei commercianti, in particolar modo a tutela dei piccoli negozianti. A favore, pur con qualche distinguo, le associazioni dei consumatori e gran parte dei marchi della grande distribuzione (anche in questo caso però non mancano esempi contrari).

Intanto, nel territorio imolese domani la grande distribuzione risulta regolarmente aperta, per mezza o per l’intera giornata a seconda degli orari festivi normalmente osservati da ciascun marchio. (m.t.)

Nella foto l”immagine che i sindacati confederali del terziario dell”Emilia Romagna hanno scelto per il volantino che invita i lavoratori del commercio all”astensione dal lavoro il 1° novembre

Aperture festive, impazza il dibattito. I sindacati invitano a scioperare il 1° novembre
Economia 30 Ottobre 2018

Danni in campagna e fastidi in città per l’inarrestabile avanzata delle cimici asiatiche

E’ arrivata nel 2016 nelle campagne dell’Emilia Romagna e in tre soli anni ha già provocato danni ingenti ai frutteti. E’ la cimice marmorata asiatica, un insetto che si nutre di un’ampia varietà di specie vegetali, privilegiandola frutta, in particolare le pere. Non a caso le prime infestazioni sono state rilevate nelle province che producono maggiormente questo tipo di frutta, Modena e Ferrara, ma ben presto la sua presenza si è estesa al bolognesee alle province frutticole della Romagna, dove ha attaccato anche pesche, mele e kiwi.

Insetto originario dell’Asia orientale, in particolare Taiwan, Cina, Giappone, il suo nome scientifico è Halyomorpha halys. E, in ordine di tempo, è soltanto l’ultimo dei parassiti alloctoniche, favoriti dai cambiamenti climatici, hanno invaso l’Italia, provocando danni per milioni di euro alle coltivazioni agricole. Secondo Coldiretti Emilia Romagna, i danni provocati dalla sola cimice asiatica sulla frutta in generale si aggirano attorno al 10%, con punte fino al 30-40% in alcune aziende e determinati territori. La cimice asiatica, così come le consorelle verdi, si nutre infatti di linfa. Oltre alle punture, la saliva determina reazioni biochimiche che provocano la successiva necrosi dei tessuti vegetali. E nei frutti colpiti, in corrispondenza delle punture si osservano gravi deformazioni, indurimenti con necrosi che determinano un deprezzamento della produzione o addirittura la perdita totale dei requisiti di commercializzazione. La cimice asiatica in Italia non ha antagonisti naturali e per di più è una specie particolarmente prolifica in quanto nei climi più caldi depone le uova almeno due volte all’anno, con 3-400 esemplari ogni volta. «La lotta in campagna – informa Coldiretti regionale – per ora può avvenire solo attraverso protezioni fisiche come le reti anti insetti a difesa delle colture perché non è possibile importare insetti antagonisti dalla Cina per motivi sanitari».

Con l’arrivo dell’autunno gli sciami di cimici si sono diretti verso i centri abitati alla ricerca di temperature meno fredde e di ripari ove svernare, prendendo d’assalto le case e costringendo i cittadini a barricare porte e finestre. «Oltre ai disastri provocati nei campi, gli sciami di cimici che si posano su porte, finestre e mura delle case creano fastidio all’uomo per via del cattivo odore che tali insetti emanano se schiacciati». Come detto, le temperature al di sopra delle medie ne stanno favorendo la diffusione. «Siamo di fronte – conclude Coldirett i- ai drammatici effetti dei cambiamenti climatici che si manifestano con una tendenza al surriscaldamento che si è accentuata negli ultimi anni, ma anche con il moltiplicarsi di eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi ed anche l’aumento dell’incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti che colpiscono l’agricoltura». (Redazione economia)

Nella foto: una pera deformata dalle punture di cimici

Danni in campagna e fastidi in città per l’inarrestabile avanzata delle cimici asiatiche
Economia 26 Ottobre 2018

Congresso Cgil Imola, Mirella Collina rieletta segretaria generale con l'86,36% dei voti

Sarà ancora Mirella Collina a guidare la Cgil di Imola. Il IX congresso della Camera del lavoro territoriale di Imola si è chiusa oggi con la conferma della segretaria generale, rieletta con l”86,36% dei voti, vale a dire 57 voti a favore, 3 contrari e 6 astenuti sul totale di 66 votanti. Un buon risultato per la Collina, migliore di quello ottenuto a gennaio 2018 (quando diventò segretaria generale in seguito alle dimissioni di Paolo Stefani).

Il congresso era cominciato ieri con una prima giornata aperta dalla relazione della segretaria, seguita dagli interventi degli invitati. Hanno preso la parola, tra gli altri, i rappresentanti della Città metropolitana, dell”Ausl, del Nuovo Circondario imolese, degli altri sindacati confederali e di varie associazioni.

Oggi è invece la giornata degli interventi interni, con 20 delegati di categorie e servizi che hanno dato vita alla discussione conclusa da Milco Cassani, in rappresentanza della Segreteria regionale della Cgil Emilia Romagna. Nel pomeriggio infine le votazioni, che hanno portato all”elezione, oltre che della segretaria, anche del Direttivo (60 delegati) e dell”Assemblea generale (72 delegati). Per i due organismi la percentuale di voti favorevoli raggiunta è stata del 94,54%. 

Congresso Cgil Imola, Mirella Collina rieletta segretaria generale con l'86,36% dei voti
Economia 24 Ottobre 2018

Marroni di Castel del Rio, contro la vespa cinese no al rastrellamento del sottobosco che uccide gli insetti amici

Il 2018 verrà ricordato per la castanicoltura locale come una buona annata, a parte qualche zona a macchia di leopardo a Firenzuola, penalizzata dalle grandinate, e una piccola recrudescenza della vespa cinese con 2 o 3 focolai tra Montefune e le Selve della Massa, a est di Castel del Rio, e Sestetto, a sud del comune alidosiano.

«La situazione – spiega il presidente del Consorzio castanicoltori di Castel del Rio, Giuliano Monti – è abbastanza circoscritta e inspiegabile, dato che gli insetti antagonisti della vespa sono presenti nell’ambiente. Probabilmente in quei castagneti sono state condotte delle pratiche non corrette. O sono stati fatti trattamenti chimici, tra l’altro vietatissimi, o si brucia e si rastrella via il sottobosco, cosa che comporta però anche l’uccisione degli insetti antagonisti. Pratiche che magari andavano bene cinquant’anni fa, ma che non sono più consone oggi. Ai castanicoltori lo abbiamo detto. In collaborazione con il Comune di Castel del Rio, lo scorso dicembre, è stata anche emessa una ordinanza per il “divieto di abbruciamento della parte apicale” (ovvero la parte fruttifera e vegetativa della pianta dove si installa l’antagonista della vespa cinese) dei rami di castagno, dal 1 luglio al 15 maggio, con l’obiettivo di salvaguardare la sopravvivenza del “Torymus sinensis”, che depone le uova all’interno delle galle, sull’apice vegetativo delle piante. Alcuni coltivatori tengono il castagneto come un campo da golf, rastrellano tutto, in continuazione, e in questo modo spazzano via la sostanza organica del castagneto, ricci, rami caduti, foglie, che invece andrebbero lasciati a terra, anche perché vanno a costituire il nutrimento del castagneto stesso. Invece c’è chi fa pulizia prima della raccolta, a settembre e addirittura anche a giugno. Dal punto di vista paesaggistico quei castagneti sono come giardini, ma dal punto di vista agronomico è uno sbaglio: non solo si va ad impoverire il castagneto, ma si uccide il torymus».  ( lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 ottobre

Marroni di Castel del Rio, contro la vespa cinese no al rastrellamento del sottobosco che uccide gli insetti amici
Economia 24 Ottobre 2018

Marroni di Castel del Rio, il 2018 buona annata per quantità e qualità. Anche il prezzo soddisfa i produttori

Dopo il minimo storico toccato nel 2017 a causa della siccità, quest’anno il raccolto e la qualità dei marroni nostrani tornano nella norma. «La produzione è buona – conferma Giuliano Monti, presidente del Consorzio castanicoltori di Castel del Rio che riunisce una sessantina di produttori – e la previsione è di arrivare a 5 mila quintali come nel 2016, a fronte dei circa 2 mila quintali del 2017. Quest’anno i marroni sono tanti e molto buoni. I primi che sono stati raccolti a inizio ottobre erano un po’ “cotti” per le alte temperature che abbiamo avuto a settembre, ma la richiesta dei consumatori è stata soddisfatta. La stagione naturale è la prima decade di ottobre e al momento circolano solo prodotti belli, anche se la pezzatura non è eccezionale».

Anche il prezzo è buono. «Le quotazioni all’ingrosso – elenca Monti – sono sui 5 euro al chilo per i marroni grossi di Castel del Rio, mentre al dettaglio il prezzo oscilla sui 7-7,5 euro al chilo per la pezzatura grossa e 5-6 euro al chilo per la pezzatura media. Va anche detto che all’inizio tutto il commercio riguarda prodotti freschi, mentre, ora questi sono destinati a essere conservati in acqua, cosa che fa scendere il prezzo. Mi aspetto quindi un assestamento fisiologico sui 4 euro al chilo all’ingrosso».

Non così bene, invece, al sud, dove le temperature molto alte hanno inciso sui risultati, a vantaggio della produzione del nord Italia. «Nelle zone di Roma, Viterbo e monte Amiata – conferma Monti – il prodotto è poco e di scarsa qualità».

Alla luce di tutto ciò, la concorrenza delle castagne non fa paura. «Al momento sono pochissime – aggiunge il presidente dei castanicoltori -. Costano meno, ma valgono anche meno qualitativamente: se il marrone arriva anche a 8 euro al chilo, le castagne sono sui 4-5 euro al chilo». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 ottobre

Marroni di Castel del Rio, il 2018 buona annata per quantità e qualità. Anche il prezzo soddisfa i produttori
Economia 23 Ottobre 2018

La Cefla punta sempre di più sul business della luce a led con la nuova divisione Lighting

In casa Cefla nasce la nuova divisione Lighting, dedicata al mondo dell’illuminazione a led. Un settore, questo, che si sta sviluppando a ritmo esponenziale, come dimostra la rapida crescita di C-Led, la società nata nel 2016 dallo scorporo del ramo d’azienda Cefla sviluppatosi a partire dalla controllata Elca Technologies.

Un percorso partito nel lontano 1998, quando l’allora Elettronica Candori entrò nel perimetro del gruppo Cefla, in concomitanza con l’incorporazione della Cir. Attorno al 2010, alla progettazione e produzione di schede elettroniche per l’automazione industriale, utilizzate ad esempio su poltrone e macchinari per la radiologia dentale, così come per i banchi cassa dei supermercati, si è aggiunto il business della luce, ovvero lo sviluppo di schede di controllo per l’illuminazione a led di potenza, prima per le sole attività del gruppo (lampade del settore dentale, scaffali della grande distribuzione, impianti di illuminazione esterna dei centri commerciali, forni di essiccazione delle vernici Uv) e, dal 2015, anche per clienti esterni.

Dal 2016 a oggi, il fatturato di C-Led è passato da 2 milioni di euro a quasi 8 milioni attesi nel 2018, mentre gli addetti, da poco meno di dieci, sono arrivati a 25. «In agosto – spiega il presidente di Cefla, Gianmaria Balducci – abbiamo completato l’acquisizione del 60 per cento della società bolognese Lucifero’s (37 dipendenti e un fatturato di 5,4 milioni di euro, Ndr), specializzata nello sviluppo di soluzioni illuminotecniche architetturali di design, in particolare per negozi e alberghi. Questo ci permette di integrare e ampliare la nostra proposta e di crescere in modo significativo. Da qui la decisione di creare una nuova business unit, più per la prospettiva di sviluppo che per le dimensioni attuali, ancora inferiori a quelle delle nostre altre quattro business unit. Il settore in cui opera C-Led è caratterizzato da una continua rincorsa delle tecnologie migliori, più performanti e meno costose. In questi anni, infatti, il prezzo medio del prodotto venduto si è abbassato, ma sono cresciuti i volumi. Bisogna quindi essere reattivi e pronti a seguire questo trend, per restare competitivi nel tempo».

Nella sede C-Led in via Gambellara in un anno si assemblano dagli 80 ai 100 milioni di «chip led», ovvero i «puntini» che compongono un corpo illuminante. Ma il grande valore aggiunto è la tecnologia che ne controlla il funzionamento. «Puntiamo molto sulla ricerca – spiega Alessandro Pasini, direttore della nuova business unit Cefla -. Nel 2017 abbiamo investito circa il 5 per cento del fatturato, una percentuale più alta rispetto alla media delle altre business unit Cefla. Abbiamo un reparto di ricerca e sviluppo con 8 addetti, ingegneri elettrici, meccanici ed elettronici; in più, collaborano con noi 5 centri di ricerca e laboratori esterni».

In questo campo le lampadine a bulbo sono davvero preistoria. I punti luce del futuro sono personalizzati per dimensione e ottica, temperatura di colore (ovvero tonalità calda o fredda) e resa cromatica. «Abbiamo già prodotti – racconta – che possono essere impostati attraverso una app sul proprio telefono. Quando si arriva a casa, un sensore capta la tua presenza e le luci delle stanze si regolano in modo automatico in base a quello che devi fare e agli impegni inseriti sul telefono o in base alle preferenze selezionate. Il tutto senza dover toccare un solo interruttore. Allo stesso modo le luci della vetrina di un negozio si possono cambiare a seconda, ad esempio, della stagione». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 ottobre

Nella foto le postazioni di assemblaggio in C-Led

La Cefla punta sempre di più sul business della luce a led con la nuova divisione Lighting
Economia 19 Ottobre 2018

Congressi Cgil Imola, cambio nella categoria grafici e impiegati delle poste: Michele Boffa nuovo segretario

C”è un altro volto nuovo nella truppa dei segretari usciti dai congressi di categoria della Cgil. E” quello di Michele Boffa, che sostituisce Franco Mingotti alla guida della Slc Cgil, la sigla che tutela chi lavora in imprese grafiche e cartotecniche, poste e telecomunicazioni.

Boffa ha iniziato l”attività sindacale nel 1990 come delegato della Wienerberger  Spa (ex Laterizi Brunori). In distacco sindacale dal 2005, è entrato prima in Fillea come funzionario, poi ha fatto esperienze in altre categorie: Flai, Fiom, Filctem e, dall’aprile di quest’anno, Filcams. Dal 2015 è il referente del Coordinamento artigiani.

«Continueremo a monitorare la situazione delle aziende cartotecniche e le litografie – sono state le prime parole di Boffa da segretario generale Slc -, alcune delle quali sono in cassa integrazione e in un caso l’azienda non anticipa l’ammortizzatore per mancanza di liquidità. Difficoltà causate dalle modifiche degli ultimi anni che hanno interessato il mercato dei libri scolastici, fortemente in calo, per via del progressivo utilizzo di supporti digitali. Per quanto riguarda le Poste continueremo a prestare attenzione all’organizzazione del lavoro, nel rispetto della condizione lavorativa degli addetti, a seguito dei cambiamenti organizzativi adottati negli ultimi tempi».

Il segretario uscente, Franco Mingotti, lascia l”incarico dopo otto anni alla guida della Slc territoriale. Al congresso di categoria ha preso parte anche Loris Sermasi, del coordinamento regionale Slc Emilia Romagna, oltre a Mirella Collina e Morena Visani della Segreteria confederale della Cgil.

Nella foto il neo segretario

Congressi Cgil Imola, cambio nella categoria grafici e impiegati delle poste: Michele Boffa nuovo segretario

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