#MOTORI&DINTORNI – Villeneuve stavolta è primo, l’ultimo elmo del grande «27»
La notizia è di circa un mese fa, ma riguarda una persona eterna di nome Gilles Villeneuve. Presi come siamo a ricordarci di Ayrton Senna, moltissimi tendono a dimenticarsi che la morte di Gilles si consumò, almeno spiritualmente, ad Imola il 25 aprile del 1982. In una serie convulsa di situazioni, Didier Pironi fregò Villeneuve e si aggiudicò il 2° Gp di San Marino, l’ultima disputata dal mitico «27» prima della morte durante le prove di Zolder (8 maggio).
Ebbene, dopo essere rimasto per circa trent’anni in una collezione privata, il casco utilizzato ad Imola in una delle giornate più ingarbugliate della F1 è stato venduto all’asta per 1 milione 250 mila dollari, divenendo il casco usato in gara più valorizzato in un’asta. Ha aumentato di circa 290 mila dollari il precedente record, appartenuto alla transazione di un casco proprio di Ayrton Senna, mentre rimane molto distanziato, in questa «speciale» classifica, il terzo cimelio: un casco di Hamilton utilizzato in Giappone nel 2023 e fermo a soli 387 mila dollari e spicci.
In tutto questo se la ride Darren Jack, proprietario della società «Hall of Fame Collection» che, grazie a questo momento di notorietà fuori dal circus (ottenuto anche tramite una bella intervista assieme alla figlia di Villeneuve, la signora Melanie) è già pronto a piazzare altri pezzi.
Il casco di Gilles era un Gpa francese, molto in voga in quegli anni e subito apprezzato anche dal pubblico per una linea molto pulita. Era altrettanto gradito ai piloti per una particolare chiusura fatta da due semicerchi che arrivavano a toccarsi tra di loro, evitando il cinturino sotto al mento, per questo denominato «sans jugulaire», ovvero «senza cinturino».
Nelle tante ricostruzioni dell’incidente di Zolder, questa struttura del casco stesso venne messa in forte discussione in quanto cedette ma, purtroppo, l’impatto contro la March di Jochen Mass fu talmente forte e con una dinamica altrettanto particolare che con i «se» e i «ma» non si può andare molto oltre. Fatto sta che, poco tempo dopo, questi caschi non vennero più omologati.
Rimane il ricordo di un «elmo» da guerriero conosciutissimo, la cui livrea venne disegnata con delle matite dallo stesso Gilles dentro il suo camper, probabilmente in una pausa di una gara di Formula Atlantic in Nord America, cercando un disegno e dei colori che lo rendessero riconoscibile da lontano. Ci penseranno, poi, la sua guida, la sua determinazione, i suoi eccessi e il suo tutto a farlo entrare fra le leggende. Ma quella livrea così particolare nella sua apparente semplicità ci rimarrà sempre stampata negli occhi: «Salut Gilles»!
(Nelle cuffie «Ho difeso il mio amore», Nomadi, 1968)
Massimiliano Regazzi
©riproduzione riservata
Villeneuve davanti a Pironi il 25 aprile 1982 (dal libro «L’autodromo di Ferrari» di Ezio Pirazzini, Marabini editore)
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