Cronaca

Cronaca 6 Febbraio 2019

Le nuove frontiere delle app e dei videogiochi con gli imolesi di Just Funny Games

«Il gioco che abbiamo contribuito a creare con più successo è stato MayDay-Atterraggio d’emergenza, che ha ottenuto circa 15 milioni di download in tutto il mondo. Anche la collaborazione con Digital Tales è stata un successo e il prodotto finale è il gioco ufficiale della Superbike Sbk official mobile game, di cui lo studio milanese è licenziatario, nelle edizioni dal 2014 al 2016». A parlare è Gianluca Marani, ingegnere informatico trentottenne co-fondatore di Just Funny Games Srl, società imolese specializzata nello sviluppo di videogiochi e applicazioni principalmente per dispositivi mobile (smartphone e tablet). Sono loro che hanno partecipato all’appalto pubblicato dal Comune sul Mepa prima di Natale e dovranno quindi realizzare entro giugno un’app turistica per Imola. Just Funny Games è nata dieci anni fa dopo la chiusura di Javaground; Marani e il suo ex capo, oggi suo socio, Ludovico Cellentani, lavoravano nell’ufficio imolese dell’azienda americana e hanno dovuto reinventarsi un’attività.

Così è scaturita la proposta di creare una società tutta loro che si occupa di sviluppare software aggiungendo un pizzico di entertainment, principalmente per telefoni cellulari. Anche pc tradizionali e console rientrano, però, nella loro rosa di competenze. Attualmente i soci sono tre (oltre a Marani e Cellentani anche Eleda Srl), affiancati dal resto del team, cioè Nicholas Roncatti, Alberto Zimino, Marco Mandia, Fabio Gaudenzi, Samuele Granzotto e Luca Dal Corso. Quasi tutti ingegneri. Operano soprattutto per le aziende, anche se non mancano le richieste di privati. «Tra le nostre collaborazioni abbiamo anche libri digitali per bambini con le storie di Ulisse e Pinocchio e il progetto I Vitamini della Coop, per il quale abbiamo ideato un’applicazione per Android. Per l’azienda Crif di Bologna (realtà leader dei servizi informatici per il settore bancario e del credito con sede anche a Varignana di Castel San Pietro, ndr) abbiamo inventato una specie di libro con mini-giochi all’interno sotto forma di applicazione intitolato Il viaggio di Saver e Spender per insegnare ai più piccoli il concetto di finanza e risparmio, con tanto di lettore virtuale. La storia racconta di due alieni, uno spendaccione e uno risparmiatore, che fanno un viaggio spaziale verso la Luna per raggiungere il luna park…».

Spesso l’idea da cui partono è quella di un gioco tradizionale, ma l’obiettivo è realizzare un prodotto più fruibile e creativo di un’applicazione standard. Un esempio? Trasformare una lezione formativa (una specie di tutorial) su un prodotto in qualcosa di «funny» e nel contempo che possa essere sfruttato ad alto livello nell’ambito medicale piuttosto che pubblicitario o industriale. Un altro caso, su richiesta di un committente, prevedeva che «attraverso la realtà virtuale, creassimo una simulazione di colloquio al fine di formare gli addetti alla vendita di diversi settori. In questa demo virtuale il lavoratore-giocatore doveva scegliere accuratamente le risposte per raggiungere l’obiettivo finale, cioè vendere il prodotto, che poteva variare a seconda del settore a cui era destinata la demo. Alla fine del gioco si otteneva un punteggio che poteva essere consultato dai responsabili per valutare la performance lavorativa». Il target non sono solo i più piccoli, quindi, ma l’utilizzo della logica del «funny» per app innovative e strutturate per il mondo del lavoro. (s.z.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 31 gennaio.

Nella foto: parte del team di «Just Funny Games»

Le nuove frontiere delle app e dei videogiochi con gli imolesi di Just Funny Games
Cronaca 5 Febbraio 2019

Completato il nuovo impianto di riscaldamento nel santuario della Madonna delle Grazie

Chi frequenta il santuario della Beata Vergine delle Grazie, che fa parte del complesso conventuale dell”Osservanza a Imola, ora potrà farlo potendo contare sul confort assicurato da un impianto di riscaldamento nuovo di zecca. E” stata infatti completata in questi giorni la parte dell”intervento sul complesso conventuale che prevedeva proprio la realizzazione del nuovo impianto, mentre sono tuttora in corso i lavori sul primo chiostro (quello più antico), che comprendono il rifacimento degli intonaci, la tinteggiatura globale e la sistemazione dell’impianto di illuminazione sia del chiostro sia delle lunette affrescate. 

L”intervento è interamente finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, che per il triennio 2018-2020 ha concesso un contributo di 140.000 euro. Oltre ai lavori eseguiti e a quelli in fase di ultimazione, con il finanziamento sarà realizzato anche prossimamente il restauro del gruppo scultoreo “Compianto sul Cristo morto”, meglio noto con il nome di “I Piagnoni”, le sette statue a grandezza naturale che si trovano nella cappella affacciata sul giardino esterno (quest”ultimo di proprietà del Comune, ndr). 

Il Comitato RestaurOsservanza, intanto, procede con la sua opera di raccolta fondi che serviranno per completare il recupero del complesso monumentale. Finora le varie iniziative organizzate hanno permesso di raccogliere circa 85.000 euro, ma ne serviranno altrettanti per finire il primo stralcio dei lavori. Tra le iniziative in programma è da segnalare il 28 febbraio alle ore 20, nella Sala polivalente-Media center dell”autodromo Enzo e Dino Ferrari, il concerto di beneficenza “Da Beethoveen a Sarasate, sonate e zingaresche per violino e pianoforte”, offerto dal Gruppo Isaf in collaborazione con l’Accademia Pianistica Internazionale di Imola, con il supporto dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari e del contributo di MarsigliLab, Imola Assicurazioni, Allestimenti e Pubblicità. (r.cro.)

Nella foto il santuario della Beata Vergine delle Grazie, che fa parte del complesso dell”Osservanza

Completato il nuovo impianto di riscaldamento nel santuario della Madonna delle Grazie
Cronaca 5 Febbraio 2019

Il «puzzle Varignana» si sta lentamente componendo. Ora tocca al centro civico

Un domani il centro storico della frazione di Varignana, sulle colline castellane, sarà completamente rinnovato: un nuovo parcheggio vicino al cimitero, piazza libera dagli attuali posti auto e attrezzata con arredi urbani, un centro civico polifunzionale nell’ex oratorio di San Giuseppe che affaccia proprio sulla piazza, la vecchia scuola ristrutturata come alloggi uso foresteria per clienti e dipendenti di Crif Spa (che da anni investe nella Varignana Valley con uffici e il resort Palazzo di Varignana).

A suo tempo l’Amministrazione pensava di ristrutturare il vecchio edificio scolastico per ricavarne un centro civico, poi l’accordo con Crif e Palazzo di Varignana ha spostato l’attenzione sul recupero dell’ex oratorio. «Il vantaggio – motiva il sindaco Fausto Tinti – è che la capacità edificatoria aggiuntiva prevista per il lotto ex scuola-via Alfieri è stata spostata in un’altra area all’interno del perimetro della proprietà di Palazzo di Varignana, in questo modo non si aumenterà la densità di edifici nel centro storico della frazione».

I vari pezzi del «puzzle Varignana» sono però interconnessi e se tutto non va liscio come l’olio la complessiva e corposa riqualificazione potrebbe complicarsi. Se non altro come tempi. Il destino della piazza dipende dal nuovo parcheggio, ma il contratto con la ditta assegnataria è appena stato rescisso per gravi inadempimenti. L’ex oratorio di San Giuseppe è stato acquistato dal Comune in ottobre, ma prevedibilmente sarà ristrutturato non prima del prossimo anno.

L’Amministrazione ha utilizzato per il progetto del nuovo centro civico 500 mila euro derivanti ancora dal primo accordo urbanistico con le società Palazzo di Varignana e Crif, quello che ha portato qualche anno fa alla realizzazione del grande complesso alberghiero. Si tratta della quota destinata ad «un’opera di interesse pubblico per la frazione castellana, nel dettaglio solo 150 mila euro sono serviti per acquistare l’edificio, di proprietà dell’associazione Fraternità cristiana opera di padre Marella città dei ragazzi, mentre gli altri 350 mila per la ristrutturazione e riqualificazione per trasformarlo nel centro civico. Il progetto prevede che nell’ex oratorio trovino posto gli ambulatori dei medici di base, che la Consulta locale chiede da tempo, nonché il seggio elettorale, poi le associazioni, lo spazio per mostre o esposizioni temporanee e, secondo le idee dell’Amministrazione, anche per ricordare la storia della Linea Gotica e pure padre Marella, che in passato reggeva l’asilo e un ricovero per bambine e ragazze sole che aveva sede proprio nell’ex canonica di Varignana (l’associazione possedeva l’immobile fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso).

Prima di arrivare a ciò occorrerà, come detto, mettere mano all’edificio con un consolidamento strutturale per il miglioramento sismico, rifacimento impianti, rifacimento finiture e serramenti interni ed esterni. Le tempistiche sono però incerte. Già il percorso che ha portato a formalizzare l’acquisto è stato travagliato: l’approvazione in Consiglio comunale risale al 2017 ma prima si è dovuto attendere il cambio di presidente dell’associazione Fraternità cristiana, poi il diritto di prelazione da parte del ministero dei Beni culturali.

L’intenzione della Giunta Tinti era progettare la ristrutturazione quest’anno (al momento c’è un documento di fattibilità redatto dall’ufficio tecnico comunale a dicembre) ed eseguire il lavoro nel 2020, tanto che l’opera è stata inserita nel piano triennale l’anno scorso. Occorrerà fare i conti con alcune complicazioni, prima fra tutte i tempi della Soprintendenza, dal momento che lo stabile è vincolato dal punto di vista architettonico. Poi, come già per altri progetti, si vorrebbe presentare prima pubblicamente alla Consulta cittadina il progetto, confrontandolo poi con le richieste e i suggerimenti dei residenti. Senza dimenticare che in primavera ci sono le elezioni amministrative. La vendita delle ex scuole, però, formalizzata a dicembre, potrebbe far diventare pressante trovare una collocazione per le attività che fino ad oggi vi si trovavano. (mi.mo.)

Nella foto la piazza di Varignana oggi occupata dal parcheggio

Il «puzzle Varignana» si sta lentamente componendo. Ora tocca al centro civico
Cronaca 5 Febbraio 2019

Dal 10 al 12 febbraio If andrà alla Bit di Milano a promuovere i borghi, il cibo e i grandi eventi del 2019

Parte dalla Bit di Milano, una delle più importanti fiere turistiche italiane, l”attività 2019 di If Imola Faenza. L”appuntamento milanese, in programma dal 10 al 12 febbraio, sarà la prima occasione per la società turistica dei territori di Imola e Faenza per promuovere il territorio e gli eventi in programma nell”anno appena iniziato.

Cinque saranno, a questo proposito, i temi portanti della stagione:

Ricordando Ayrton. Il 1° Maggio saranno 25 anni dalla scomparsa di Ayrton Senna da Silva, che trovò la morte nel tragico incidente alla Curva del Tamburello, durante il Gp di San Marino di Formula 1 che si disputò a Imola, all’autodromo Enzo e Dino Ferrari, il 1° maggio del 1994. Ecco dunque l’Ayrton Day, con l’anteprima dell’assemblea degli ex piloti di F1, che si terrà il 29 e 30 aprile proprio a Imola. E poi mostre, visite guidate, eventi e la santa Messa alla curva del Tamburello, accanto al monumento dedicato al pilota brasiliano. 

A passo lento… gustando l’arte, la natura e il buon cibo. Il 2019 è l’anno del Turismo lento, che If interpreta promuovendo i borghi (Dozza e Brisighella in particolare), i cammini mistici e letterari (il “Cammino di Sant’Antonio” e il “Cammino di Dante”), le proposte per chi va in bici (il ciclobrevetto Romagna4Bike) o a piedi, le città slow come Castel San Pietro Terme e Brisighella, i luoghi termali e così via.

Sulle tracce del Genio di Leonardo. Il 2 maggio 2019 ricorre il 5° Centenario della morte di Leonardo Da Vinci, che nel 1502, al seguito di Cesare Borgia, si fermò in Romagna disegnando la mappa della Città di Imola ed apprezzando l’arte ceramica degli artigiani faentini.

Sempre e comunque… a tutto Gusto! L”enogastronomia resta comunque uno dei temi più importanti per un territorio dove abbondano i prodotti di qualità (la mora romagnola, la cipolla di Medicina, lo scalogno di Riolo Terme, l’olio extravergine di oliva DOP di Brisighella, i marroni di Castel del Rio, i vini), le sagre, i ristoranti. 

L’Arte con la A maiuscola. Il protagonista è il Museo internazionale delle Ceramiche di Faenza (Mic), dove prosegue la mostra “Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America”, che si concluderà il 28 aprile, ma dove entro l”anno si svolgeranno altre due mostre di rilievo, una dedicata a Pablo Picasso e l”altra a Miquel Barcelò.

Dopo la Bit, comunque, la stagione fieristica per If proseguirà a Parigi (14-17 marzo, Salon Mondial du Tourisme), una scelta legata al fatto che nel 2018 i turisti francesi hanno superato nella casella degli arrivi quelli tedeschi; poi sarà la volta di Napoli (22-24 marzo, Borsa Mediterranea del Turismo) e di San Paolo del Brasile (Wtm Latin America, 2-4 aprile). (r.cro.)

Nella foto un gruppo durante una visita guidata in autodromo

Dal 10 al 12 febbraio If andrà alla Bit di Milano a promuovere i borghi, il cibo e i grandi eventi del 2019
Cronaca 5 Febbraio 2019

Dai centri diurni agli assegni di cura, i servizi per sostenere le famiglie nell'assistenza di anziani e disabili

Accanto all’assistenza domiciliare ci sono altri strumenti pensati per aiutare le famiglie nell’assistenza di un congiunto anziano, disabile o con problemi di salute: i centri diurni, che offrono attività sociali e assistenziali durante il giorno, con ritorno la sera a casa; gli assegni di cura, cioè contributi economici erogati proprio al fine di aiutare a mantenere anziani e disabili al proprio domicilio; i ricoveri di sollievo, brevi periodi (da 10-15 fino a 30 giorni) pensati per consentire alle famiglie un periodo di pausa nell’attività di assistenza del proprio congiunto. Infine, quando la domiciliarità non è più possibile, ci sono le strutture residenziali, case di riposo per gli anziani e residenze per disabili gravi e gravissimi.

Per attivare questi servizi occorre una valutazione da parte dell’equipe specializzata, ma, per prima cosa, che la persona o la famiglia lo richieda. Sembra banale, ma non sempre chi ha bisogno lo fa o sa esattamente a chi rivolgersi. «La prima “porta di accesso” è il proprio medico di base – spiega Cristina Bortolotti, responsabile infermieristico di Imola e Vallata -, è il medico che conosce le problematiche del paziente o della famiglia ed è anche il primo professionista abilitato ad attivare l’assistenza domiciliare». Poi ci sono gli Sportelli sociali, presenti in tutti i comuni. «A seconda del bisogno si potrà trovare già una prima risposta oppure essere indirizzati verso il servizio più adatto».

«Tre Sportelli sono aperti cinque giorni a settimana e sono a Imola presso il “Silvio Alvisi” (dove c’è la sede Asp), a Castel San Pietro nella Casa della Salute e a Medicina in via Saffi, sempre a Medicina un operatore sociale è presente anche ogni giovedì presso la Casa della salute – informa il direttore dell’Asp, Stefania Dazzani -. Presso la Casa della salute di Borgo Tossignano, invece, lo Sportello è aperto due volte a settimana, il martedì e il giovedì mattina. Negli altri comuni l’operatore è presente una volta a settimana: a Castel Guelfo e Mordano il lunedì mattina, a Dozza il martedì. Ci si può comunque recare in qualsiasi Sportello per fissare un appuntamento».

Discorso a parte meritano le dimissioni protette, ovvero il caso in cui, durante un ricovero ospedaliero, si manifesti la necessità da parte del paziente di essere assistito al ritorno a casa. La segnalazione viene inviata dal reparto al Punto unico di accesso (Pua) del nosocomio di via Montericco e sono gli infermieri e gli assistenti sociali che si attivano mentre la persona è ancora in ospedale, effettuando colloqui con il paziente e i familiari e organizzando i servizi necessari. (mi.ta.)

Nella foto la Casa della Salute di Borgo Tossignano

Dai centri diurni agli assegni di cura, i servizi per sostenere le famiglie nell'assistenza di anziani e disabili
Cronaca 5 Febbraio 2019

L'assistenza domiciliare, l'ospedale “invisibile' che assiste oltre mille persone che hanno bisogno nella loro casa

C’è l’ospedale classico, con i reparti, i letti, i degenti. E c’è un ospedale invisibile ai più, fatto anch’esso di medici, infermieri e operatori socio-sanitari che si recano a casa di anziani, disabili o malati, che grazie a questi servizi possono evitare il ricovero in struttura protetta e rimanere in famiglia oppure nella propria abitazione. Uno strumento che è aumentato di intensità negli anni come numero di prestazioni svolte a domicilio dagli operatori sanitari. E a volte gli assistiti possono avere necessità di prestazioni sia sanitarie che sociali.

Un esempio è quello di Marilena, 72 anni, che convive con un’invalidità al 100 per cento. «Mia madre è caduta due anni fa e si è rotta il bacino, ma per via di una patologia non hanno potuto farle l’intervento per ridurre le fratture, così oggi è in carrozzina», racconta la figlia. Basta poco, a volte una banale caduta cambia per sempre la vita di una persona. Marilena ora ha bisogno dell’aiuto dei servizi domiciliari. «Una volta alla settimana un’operatrice l’aiuta a fare il bagno e periodicamente il personale sanitario viene per il prelievo del Cumadin», prosegue la figlia. Per fortuna, Marilena ha il marito che può occuparsi della preparazione dei pasti e delle varie commissioni. «Altrimenti sappiamo che esiste anche la possibilità di richiedere il pasto a domicilio – dice ancora la figlia -. Siamo soddisfatti del servizio, abbiamo sempre avuto a che fare con persone professionali e molto umane».

Quello della signora Marilena è solo uno dei tanti casi di persone che, grazie ai servizi finanziati attraverso il Fondo regionale per la non autosufficienza, rimpolpato da risorse dei Comuni nel caso del nostro circondario imolese (oltre un milione di euro nel 2018 per tutti i servizi accreditati), possono continuare a vivere in famiglia o nella propria casa.  «Il numero negli ultimi dieci anni si può considerare sostanzialmente stabile, ma sono aumentati di parecchio il grado di gravità e la complessità dei casi, che abbisognano quindi di un numero di visite decisamente maggiore» spiega il direttore del Distretto dell’Ausl di Imola, Alberto Minardi. Un mondo che per noi utenti significa semplicemente assistenza domiciliare ma che ha vari aspetti e servizi da «ritagliare» e attivare a seconda delle persona e del problema. I numeri li dettaglia sempre Minardi: «A dicembre 2018 avevamo 236 pazienti che usufruiscono dell’assistenza domiciliare integrata che prevede visite del medico, dell’infermiere e, a volte, anche dell’operatore sociale – elenca -. I casi di assistenza programmata sono invece 517, con questa modalità abbiamo solo il medico che a scadenze pre-ise viene a domicilio. Infine, ci sono 413 pazienti in carico all’assistenza infermieristica, che non contempla l’intervento del medico se non al bisogno» dettaglia Minardi.

Chi decide quale tipo di assistenza attivare? «Il proprio medico di medicina generale». «Siamo noi l’anello che si interfaccia con tutti, anche perché noi abbiamo pazienti di ogni tipo: anziani, disabili, psichiatrici – precisa Anna Maria Severino, per l’appunto medico di base e animatore della formazione per la medicina generale -. Il lavoro di equipe è molto importante, portiamo avanti i progetti e discutiamo i casi. E’ la bellezza della rete e del lavorare insieme. Noi medici di base siamo un po’ isole, ognuno ha una sua autonomia e un suo modo di lavorare diverso da quello dei colleghi, per questo è importante il fatto di collaborare con altre figure professionali. In questi giorni, ad esempio, ho una paziente in dimissione, abbiamo già fatto riunioni per coordinare l’assistenza ed è un lavoro che continuerà anche dopo».

L’assistenza domiciliare ha mosso i primi passi nel nostro territorio circa trent’anni fa, nel tempo non solo sono aumentate le persone seguite, ma anche la complessità dei casi gestiti. Merito della preparazione del personale infermieristico e della formazione dei caregiver, che non significano solo le assistenti familiari, meglio conosciute come badanti, ma anche parenti, vicini di casa, amici, tutte coloro che si prendono cura in qualche modo di una persona presso il suo domicilio. «La richiesta e il conseguente obiettivo di evitare il ricovero di pazienti sempre più gravi, ha fatto sì che si siano sviluppate competenze dei caregiver su tematiche inconcepibili fino a pochi anni fa – conferma Minardi -.Parlo di pratiche per le quali sarebbero stati necessari interventi infermieristici e che ora svolgono, invece, figli, coniugi, badanti, come la gestione del sondino naso-gastrico per l’alimentazione parenterale, per la tracheocannula o dell’ossigenoterapia a domicilio».

Inoltre, gli interventi sono sempre più integrati tra aspetti sanitari e sociali, un tema complesso, che in passato ha creato non poche difficoltà ed oggi superato o quasi grazie alla gestione integrata tra sociale e sanità. Lo conferma Stefania Dazzani, direttore dell’Asp che gestisce i servizi sociali per i Comuni del circondario imole-se. «Nell’ultimo anno e mezzo – informa Dazzani – abbiamo introdotto i primi 30 giorni di assistenza gratuita per le fami-glie che, a causa di un problema di salute improvviso, dall’ictus alle cadute che compromettono la mobilità, si ritrovano a carico un anziano oppure un disabile al momento della dimissione dall’ospedale, cioè una persona in condizioni molto diverse da prima della malattia. L’obiettivo è consentire ai parenti di prendere coscienza della nuova situazione e di formare i caregiver, se ci sono. Successivamente è prevista una compartecipazione economica in base all’Isee. In queste condizioni abbiamo una quindicina di utenti al mese che si rivolgono a noi con un investimento sul territorio, ad oggi, di 50.000 euro». (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 31 gennaio

Nella foto un”infermiera del servizio di assistenza domiciliare

L'assistenza domiciliare, l'ospedale “invisibile' che assiste oltre mille persone che hanno bisogno nella loro casa
Cronaca 4 Febbraio 2019

Tre corsie al posto di due per eliminare il collo di bottiglia del sottopasso sull'asse attrezzato

Le corsie di via della Cooperazione saranno ridisegnate per ricavarne due larghe 3 metri ciascuna per chi viaggia verso la zona industriale e una larga 3 metri e mezzo per chi viene dalla parte opposta. Questa, in estrema sintesi, è la proposta delineata da Area Blu, come richiesto dal Comune, per risolvere il collo di bottiglia del sottopasso ferroviario (e di via Pambera) e delle relative lunghe file che si formano negli orari di punta sull”asse attrezzato. In pratica una corsia viene sacrificata un po’ per allargare l’altra e dividerla in due.

Il tratto interessato è quello da via Marzabotto, all’incirca dove finisce lo spartitraffico, fino alla rotatoria con le vie Di Vittorio-Mazzanti. Un’idea anticipata già a novembre dall’assessore ai Lavori pubblici Massimiliano Minorchio, alla quale la Giunta ha destinato 70 mila euro dell’avanzo sbloccato in autunno per gli investimenti. L’incarico per il progetto di fattibilità è arrivato ad Area blu la vigilia di Natale. «L’obiettivo è ricavare due corsie verso la zona industriale perché abbiamo i maggiori problemi di congestione del traffico li abbiamo la mattina, mentre gli orari di uscita dal lavoro sono più scaglionati – precisa Minorchio -. Vogliamo vedere se in questo modo si riesce a risolvere il problema con una modifica non molto costosa perché l’intervento sul sottopasso sappiamo che ha tempi e costi non immediatamente spendibili» aggiunge. In effetti l’impegno preso a gran voce durante la campagna elettorale dalla sindaca Sangiorgi era invece l’allargamento del sottopasso, definito una «priorità», ma, come ammesso in seguito dallo stesso Minorchio in Consiglio comunale, la faccenda si presenta, nei fatti, molto complessa (ad esempio, per fare i lavori occorrerà accordarsi con le Ferrovie per fermare i treni). Da qui l’idea di una soluzione a colpi di pennello modificando la segnaletica a terra e spostando alcune cordolature.

«Sicuramente sarà migliorativa, se sarà risolutiva lo vedremo» conclude l”assessore. A prima vista le corsie sembrano un po’ strette ma lo spazio è di appena 12 metri nel sottopasso ma tra banchine e spazio centrale tra le carreggiate i conti sono presto fatti.

Quanto dovremo aspettare? Ad Area Blu l’incarico è arrivato dalla Giunta come priorità, con progetto esecutivo a febbraio ed lavori entro giugno-luglio. «Vaglieremo progetti e cronoprogrammi» conclude senza sbilanciarsi troppo.

L”articolo completo sul “sabato sera” del 31 gennaio.

Nella foto traffico sull”asse attrezzato all”altezza del sottopasso ferroviario

Tre corsie al posto di due per eliminare il collo di bottiglia del sottopasso sull'asse attrezzato
Cronaca 4 Febbraio 2019

Diecimila euro in più alla coop che gestisce il gattile per potenziare tutela e controllo della popolazione felina

Diecimila euro in più per la Gatto Nero. E’ la cifra che l’Amministrazione imolese ha destinato alla cooperativa che gestisce il gattile all’interno di un progetto sperimentale, della durata di un anno, che ha come obiettivo potenziare la tutela e il controllo della popolazione felina nell’imolese e non solo. Fra le novità vi è il soccorso, in tutto il circondario (a parte Medicina) ai gatti che hanno subito danni da incidenti stradali al di fuori degli orari in cui è attivo il servizio di assistenza zooiatrica, che fa capo all’Ausl.

L’accordo prevede che, nel caso il gattile soccorra un felino di proprietà di qualcuno, toccherà poi a quest’ultimo andarlo a recuperare entro 24 ore e occuparsi delle eventuali cure; in caso contrario, ad esempio per un gatto che vive libero sul territorio, sarà direttamente il gattile ad occuparsene, a proprie spese e con i propri veterinari convenzionati. Tutti i felini soccorsi dovranno essere registrati mediante microchip, una pratica non ancora molto diffusa (mentre per i cani è obbligatoria).

Secondo l’assessore Andrea Longhi, che ha la delega all’Ambiente, «i gatti imolesi con chip sono meno del dieci per cento». Le operatrici del gattile consigliano caldamente di mettere il chip al micio di casa, fondamentale per «rintracciare il proprietario in caso di gatto smarrito», come sottolinea Cristina Ferri della Gatto Nero. Visto il carattere sperimentale del progetto, tutti gli interventi e le relative spese sostenute dalla Gatto Nero dovranno essere comunicati e rendicontati. La durata è collegata alla convenzione con la quale la cooperativa gestisce il gattile imolese, la cui scadenza è il 31 dicembre. Entro tale data la Giunta della sindaca Manuela Sangiorgi dovrà individuare il prossimo gestore, prevedibilmente a seguito di un bando da pubblicare nei prossimi mesi.

A confermarlo è lo stesso assessore Longhi: «Stiamo lavorando anche ad un nuovo regolamento, che introdurrà tariffe per prestazioni oggi non ben dettagliate che il gattile comunale elargisce comunque a proprie spese – dice -. Ad esempio per la gestione di un animale affidato dal tribunale, situazione già accaduta in passato». Verosimilmente nel nuovo bando saranno considerate anche le attività inserite nel citato progetto sperimentale. «L’abbiamo stilato proprio per andare incontro alle esigenze del gattile – conferma Longhi -. Il gestore si è sempre occupato di recuperare i gatti incidentati a seguito di segnalazioni dei cittadini, un servizio che veniva svolto per gli animali e per il territorio, ma fino ad ora non veniva esplicitamente rimborsato. L’interesse dell’Amministrazione – aggiunge Longhi – è orientato all’accoglienza e al benessere degli animali».

Oltre al soccorso dei felini incidentati, il progetto sperimentale prevede anche l’avvio di una campagna straordinaria per il controllo delle nascite dei gatti che vivono in libertà sul territorio (per legge, diversamente dai cani, si può fare). (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 31 gennaio

Nella foto Cristina Ferri della cooperativa «Gatto Nero»

Diecimila euro in più alla coop che gestisce il gattile per potenziare tutela e controllo della popolazione felina
Cronaca 4 Febbraio 2019

Marcello Flores D'Arcais il 5 febbraio alla Sala delle Stagioni per parlare della nuova destra europea

Anpi e Cidra, con la collaborazione dell’associazione culturale “Imprese e professioni”, organizzano la conferenza «La nuova destra europea: come capirla e come combatterla», che si terrà martedì 5 febbraio, alle ore 20.30, presso la sala delle Stagioni in via Emilia 25, a cura del professor Marcello Flores D’Arcais, docente di Storia comparata e Storia dei diritti umani nell’Università di Siena, dove dirige anche il Master europeo in Human Rights and Genocide Studies; fa parte del Comitato scientifico e del Comitato editoriale di «Storia della Shoah. La crisi dell’Europa, lo sterminio degli ebrei e la memoria del XX secolo» (Utet) di cui sono usciti sei volumi.

Marcello Flores D’Arcais affronta dunque questo tema di grande attualità e lo inquadra con queste parole: «La situazione politica internazionale si è caratterizzata, negli ultimi anni, dalla comparsa e poi dalla crescita di movimenti nazionalisti di tipo nuovo, caratterizzati principalmente dall’ossessiva difesa di una presunta identità nazionale coerente e da reiterate campagne contro gli immigrati (prima dai Paesi dell’Europa orientale, poi dell’Asia e dell’Africa) e particolarmente contro quelli di religione islamica, rivitalizzando fermenti razzisti che hanno anche riproposto un accentuato antisemitismo. Per quanto questi fenomeni – soprattutto il razzismo dichiarato – siano estremamente limitati, essi sono presenti all’interno o accanto i diversi movimenti di destra radicale che l’Europa ha visto crescere in questi anni.

Da questo punto di vista il percorso più significativo può essere considerato forse quello del Rassemblement National in Francia guidato da Marine Le Pen, che è stata capace di trasformare un movimento – quello guidato da suo padre – con forti e sicuri connotati razzisti, che si richiamavano al fascismo e al collaborazionismo di Vichy, in un movimento che ha ripudiato formalmente il razzismo ma ha fatto della battaglia per un’identità francese forte e unica e per il rifiuto della presenza di immigrati che indebolirebbero quella identità la propria ragione di esistere, ottenendo un lusinghiero successo.

Interrogarsi oggi sulle destre in Europa credo debba voler dire sostanzialmente due o tre cose tra loro diverse. La più importante è cercare di capire le ragioni di un successo che si può caratterizzare attorno al 20-35% in quasi tutti i paesi, dal momento che queste formazioni hanno attratto elettori e consensi che negli ultimi decenni erano invece andati a partiti della destra conservatrice ma ancora di orientamento liberale. La seconda è individuare il nuovo tipo di linguaggio, di propaganda, di politica «irrazionale» che viene sollecitata e portata avanti, che ha spesso contatti con alcune tipolo-gie propagandistiche e autoritarie di passati regimi totalitari.La terza è comprendere quanto le trasformazioni in atto nel mondo -quella che si chiama in modo sintetico la «globalizzazione» – hanno reso obsolete le risposte tradizionali, di tipo liberale, socialdemocratico, cristiano-sociale, che erano state date dal dopoguerra all’inizio di questo secolo e che non sembrano più capaci di offrire una prospettiva politica chiara; facilitando così le promesse illusorie e contraddittorie – oltre che spesso generiche e prive di reale senso – che le destre radicali propongono».

Nella foto a sinistra la manifestazione di Forza Nuova a Imola del dicembre 2016 e a destra la contromanifestazioni di partiti, movimenti e associazioni antifascisti

Marcello Flores D'Arcais il 5 febbraio alla Sala delle Stagioni per parlare della nuova destra europea
Cronaca 3 Febbraio 2019

Al magazzino del Banco Alimentare, dove ogni anno passano oltre 5.000 tonnellate di alimenti destinati ai poveri

Nemmeno la neve ferma il lavoro al magazzino del Banco Alimentare di via Zello. Nonostante cadano i primi fiocchi e il freddo pungente delle raffiche di vento, alle 9 di una mattina di gennaio le operazioni di carico dei pacchi alimentari destinati agli assistiti delle varie associazioni convenzionate con la Onlus procedono senza sosta. A seguire le operazioni è il responsabile della logistica del magazzino, Daniele Ferrari. Questa è la sede regionale della Fondazione, qui si movimentano ogni anno circa 5.500 tonnellate di merci, il 60% di tutto il giro del Banco Alimentare Emilia Romagna, che gestisce un secondo magazzino a Parma. E qui, scherza Daniele, «quel che succede è sempre colpa mia. O merito, dipende. Gestisco tutto ciò che entra e che esce, i mezzi, come viaggiano, quando, chi li guida».

I dipendenti sono nove: con Daniele, al magazzino, lavorano Marco (che si occupa anche di grafica) e Daniela, che provvede alle pratiche burocratiche relative a ritiro e consegna delle merci. In ufficio a Imola, con il direttore del Banco Alimentare Emilia Romagna, Gianluca Benini, ci sono altre tre persone. E poi ci sono Angelo, autista e aiuto magazziniere, più un altro magazziniere di stanza a Parma. Una cinquantina di volontari aiutano nella distribuzione, più due che guidano i due Ducato della Fondazione, addetti alle consegne per chi non riesce a ritirare le merci direttamente. Quando si avvicina la Colletta alimentare, l’ultimo sabato di novembre, altri 50 volontari si attivano, fino al boom di 19.000 persone impegnate il giorno dell’evento in negozi e supermercati.

Uno di questi volontari che non manca praticamente mai una mattina di lavoro è Giancarlo,76 primavere (ma proprio non li dimostra). Lo incontriamo nellacella frigorifera dove vengonostoccati i generi alimentari freschi. «Anagraficamente sono il più vecchio- commenta -, ma diciamo che sono diversamente giovane. Perché sono qui? Mi ha spinto un amico, anche lui volontario. Lo faccio per la soddisfazione di servire a qualcuno e per non essere il solito, vecchio pensionato che sta a casa a litigare con la moglie», conclude con un sorriso.

Dovunque si vedono scaffalature traboccanti di merce. «I canali di arrivo – spiega Ferrari – sono tre: il primo è quello delle donazioni delle industrie alimentari: ci contattano loro, ma siamo noi in questo caso ad andare a ritirare i prodotti. Dall’industria arrivano generi alimentari prossimi alla scadenza, oppure con errori nell’etichettatura, nel dosaggio degli ingredienti. Comunque prodotti buoni da mangiare, ma che devono essere distribuiti più rapidamente. Il secondo canale è quello della Comunità Europea, che affida appalti ad aziende alimentari per realizzare prodotti per associazioni come la nostra, che vengono etichettati appositamente come aiuti non commerciabili. Sono merci senza problemi di scadenza, quindici permettono una permanenza più lunga e una distribuzione più mirata a tutti i nostri ‘clienti’. Sono molto diversificati: latte, pasta, riso, biscotti, legumi, farina, zucchero, formaggi, pomodoro, tonno, biscotti per l’infanzia. In alcune occasioni ricordo forniture di carne in scatola, cracker, marmellate, anni fa anche olio d’oliva, ora invece di semi. Poi c’è l’ortofrutta, dato che le organizzazioni dei produttori hanno un budget per fare beneficenza. In entrambi i casi i viaggi sono a carico del fornitore, mentre a nostro carico ci sono lo scarico, lo stoccaggio e successivamente la distribuzione».

Esiste poi un quarto canale, lo ricorda la responsabile della Comunicazione e della Raccolta fondi Elena Mazza, che è la Colletta alimentare, l’evento che dà più visibilità all’attività del Banco Alimentare e che serve per recuperare quei generi che dai canali ordinari non arrivano, in primis quelli per l’infanzia. Ma si tratta di un’occasione speciale, che rappresenta un picco di lavoro, ma non fa parte della routine quotidiana. Della quale, invece, fa parte il via vai di volontari delle varie associazioni convenzionate. Sono tra le 20 e le 25 quelle che, ogni giorno, vengono a ritirare i pacchi per i loro assistiti,su un totale di 600 che fanno capo a Imola (800 in tutta la regione). (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 31 gennaio

Al magazzino del Banco Alimentare, dove ogni anno passano oltre 5.000 tonnellate di alimenti destinati ai poveri

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